Separatismo e nation-bulding nel Caucaso

Aggiornamento: 14 dic 2020

(di Riccardo Cattaneo)

La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha sconvolto le dinamiche politiche, economiche e sociali delle popolazioni che vivevano sotto il ferreo controllo del Cremlino. Le lotte di potere innescatesi negli anni Novanta hanno spinto milioni di persone a fare ritorno in Russia o a vedere in Mosca l’unica alternativa al caos e al malcontento[1]. Se da un lato questo fornisce al Cremlino una formidabile leva di influenza politica, dall’altro rappresenta per i Paesi post-sovietici un cruciale elemento di instabilità. Sebbene nel Caucaso la presenza di russi etnici sia limitata, le lotte di potere tra il Cremlino e i governi locali hanno reso la regione una delle più instabili dello spazio post-sovietico. Con la crescente ingerenza nella politica sui Paesi del suo vicinato, la Russia risponde alla necessità di invertire la tendenza che ha visto gli Stati post-sovietici emanciparsi dai loro legami con Mosca.

A differenza dei Paesi dell’Europa sud-orientale, Georgia, Armenia e Azerbaigian sono culturalmente molto distanti dalla Russia. Ciononostante, la presenza di popolazioni filorusse ha permesso al Cremlino di estendere la propria influenza su Abcasia