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Un Requiem per la Wagner?

Aggiornamento: 11 ott 2023

Fig.1: The Wagner Group. Fonte: The Times, https://rb.gy/pbset

1. Il retroscena


Tra il 24 e il 25 giugno, il conflitto di potere tra le fazioni armate interne alla Federazione Russa ha raggiunto vertici mai toccati prima e, da una tensione fredda e latente, si è giunti a un pericoloso stato di ebollizione.


La Wagner è una Private Military Company (PMC) che non deve la propria fortuna esclusivamente alla guerra in Ucraina, dato che è stata uno strumento militare nelle mani della dirigenza russa da ben prima del febbraio 2022, con l’ingaggio non solo in Ucraina, ma anche in Africa e Medio Oriente. Dai teatri operativi africani, questa PMC ha anche veri e propri introiti, come fosse un’autonoma azienda. Attualmente, sono circa 50.000 le unità al comando di Prigozhin, definito cuoco di Putin (per via dei contratti di ristorazione) e suo fedele collaboratore. Fedele almeno fino a pochi giorni fa.


Il potere militare e mediatico acquisito da un anno a questa parte ne hanno accresciuto il ruolo, le responsabilità e in parte le ambizioni. I migliori successi sul teatro di combattimento sono attribuibili proprio ai suoi mercenari. Bakhmut ne è l’esempio più lampante. Piccolo centro abitato ucraino nell’oblast di Donetsk, è stato conquistato dai russi dopo 427 giorni di combattimento principalmente grazie alla Wagner. Più volte, durante l’impresa, Prigozhin ha accusato il ministro della difesa Shoigu e il Capo di Stato Maggiore della difesa Gerasimov di non fornirgli le munizioni necessarie per completare le operazioni. Perché questa ritrosia da parte delle gerarchie militari? Il motivo è appunto gerarchico. La Wagner non essendo inquadrata nell’esercito non risponde ai suoi vertici. Più che un mercenario, Prigozhin assomiglia a un vero e proprio signore della guerra perché dotato di una propria agenda personale, ma già Machiavelli, all’inizio del Cinquecento, aveva evidenziato i limiti dei capitani di ventura. Peccato che forse, in Russia, Machiavelli non sia letto abbastanza.


2. Gli eventi


Nella notte a cavallo tra 24 e 25 giugno, Prigozhin ha occupato indisturbato Rostov sul Don, che non è solo uno dei centri abitati più numerosi al confine con l’Ucraina – e quindi facilmente raggiungibile dalla Wagner che opera nella zona –, ma è soprattutto uno degli snodi principali della logistica russa che rifornisce il fronte. Da lì, con qualche debole opposizione, ha marciato verso Pavlovsk e poi ha proseguito in direzione di Mosca fermandosi a circa 200 km dalla capitale. In tutto il tragitto, non ha avuto con sé che uno sparuto gruppo di uomini, non più di 25.000 che sono oltretutto diminuiti durante il viaggio. Troppo pochi per occupare una capitale.


La sera del 25, incredibilmente è arrivata la mediazione del presidente bielorusso Lukashenko che ha permesso alla Wagner di rifugiarsi in Bielorussia, dopo che una dichiarazione di Putin aveva accusato i wagneriti di tradimento, ricordando come già nel 1917 le spaccature interne congiunte a guerre esterne avevano indebolito la Russia. Per Putin, leader che tiene in alta considerazione la Storia – sicuramente più di quanto non facciano le sue controparti occidentali – questa è una storia che non deve ripetersi. In un secondo videomessaggio pubblico diffuso una volta terminata l’apparente rivolta, Putin ha infine offerto l’arruolamento nell’esercito a tutti i wagneriti. Proprio questo potrebbe essere il punto nevralgico della questione: Prigozhin non voleva diventare un subordinato di Shoigu e Gerasimov, i quali già da tempo avevano cominciato a dare segnali di voler sciogliere il gruppo di mercenari e inglobarli tra le fila dell’esercito.


Questo requiem [la] Wagner non voleva suonarlo.

Fig.2: La strada percorsa dalla colonna della Wagner verso Mosca. Fonte: The Wall Street Journal

3. L'Analisi della situazione


Interpretiamo ora gli eventi.


Punto primo, Prigozhin non ha messo in atto un tentativo golpista. A sostegno di questa constatazione valgano le sue dichiarazioni esplicite in cui afferma di non voler sostituire né Putin né il governo, prendendosela piuttosto con i quadri dirigenziali dell’esercito accusati di essergli ostili in due modi. Da una parte con un debole supporto durante la guerra, d’altra parte firmando un documento che ufficializzava la volontà del Capo di Stato Maggiore della difesa di non collaborare con la Wagner, segno di insofferenza per l’autonomia concessale rispetto ai ranghi militari.


L’intera operazione della Wagner si è configurata come una questione privata nei confronti degli alti comandi militari dato che la «marcia per la giustizia» di Prigozhin è proseguita quasi del tutto indenne e senza interferenze da parte dell’esercito che ne ha permesso il passaggio, proprio perché non si trattava di un colpo di stato.


Punto secondo, il fattore di destabilizzazione. La Wagner non ha marciato indisturbata perché le autorità militari russe sono state colte alla sprovvista o erano incapaci di reagire, ma perché ha acquisito autorevolezza per poterlo fare, seppur non abbastanza da arrivare fino in fondo, venendo meno l’appoggio dell’esercito – e della popolazione – ricercato da Prigozhin. La reazione delle autorità del governo ha comunque reso il Paese più debole sul piano interno aprendo un conflitto tra poteri militari che minano il monopolio della forza da parte dello Stato e apparendo sull’orlo di una guerra civile.


Di guerra civile, in realtà, nemmeno l’ombra. Ma l’instabilità del settore militare, tra le colonne portanti della struttura di uno Stato, appare evidente ed è grave.


Punto terzo, Prigozhin ha smontato la narrazione con la quale il governo ha legittimato la guerra. Ha accusato il clan oligarchico che governa la Russia di aver scatenato il conflitto per interessi personali, per sostituire il governo ucraino con un proprio fantoccio e non certo per autodifesa rispetto all’aggressività della NATO o per contrastare il presunto nazifascismo ucraino. Se però la Wagner non aveva intenzione di sostituirsi al governo né di porre fine ai combattimenti, perché mettere in dubbio la narrazione che legittima il conflitto? Questo è stato un tentativo di delegittimare gli avversari davanti all’opinione pubblica russa, cercando di coinvolgerla nella faida interna. Un tentativo che evidentemente non ha funzionato ed è esplicativo della cifra socioculturale russa. Non tanto perché prona alle narrative dominanti, ma più per disinteresse nei confronti delle diatribe e dei conflitti interni ai quadri dirigenziali. Le conseguenze di tale critica alla narrazione ufficiale attorno alla guerra – cosa non permessa nemmeno ai media – è di avere indebolito ulteriormente il fronte interno poiché sentirsi decostruire il motivo per cui si combatte da parte degli eroi della Wagner, non dev’essere piacevole. Per nessuno.


Punto quarto, la Federazione Russa perde in questo modo un corpo d’élite dal teatro ucraino. Sul piano militare, difficilmente rimpiazzabile in termini di efficacia bellica. Sul piano umano, è sempre più difficile giustificare la morte di un soldato di leva ai propri cari, che non quello di un mercenario spesso ex detenuto. Anche in questo caso, la Russia ne esce indebolita. Nonostante la Wagner non fosse più impiegata già dal termine della conquista di Bakhmut, adesso è certo che non tornerà in battaglia.


Punto quinto, non scontato per molti osservatori, tutto ciò non si traduce nell’imminente capitolazione del Cremlino. Tantomeno nel suo disimpegno dall’Ucraina. Ma di certo, testimonia una forte instabilità, diretto prodotto della guerra nella quale la Russia si è calata di propria iniziativa. La guerra logora e imbrutisce, rischiando di esacerbare gli animi e infondendo una dose di violenza dura da digerire persino per quegli Stati che, come la Russia, sono dotati di istituzioni e vertici tendenzialmente dal polso fermo e dal sangue freddo anche nei momenti di difficoltà.

Fig.3: Le dichiarazioni di Putin. Fonte: https://rb.gy/vkk5y

4. Il futuro della Wagner


Con Prigozhin in Bielorussia e Putin che suggerisce ai wagneriti di seguire il loro leader all’estero, di abbandonare le armi o di arruolarsi nell’esercito per continuare a essere soldati, c’è da chiedersi se questo non significhi quindi la dissoluzione della PMC in questione. Non c’è voluto molto per rispondere a questo interrogativo. Lavrov, il ministro degli esteri russo, ha già affermato che la Wagner non si muoverà dall’Africa, rassicurando in questo modo alcune delle compiacenti autorità locali. Troppo indispensabile in quei Paesi per salvaguardare gli interessi russi e abbastanza lontana per non sfidare i vertici militari. Una sorta di esilio per la PMC russa più presente in Africa, che ricorda la vecchia tradizione degli autocrati di inviare rivali e teste calde in province lontane del proprio territorio affinché siano utili alla causa, senza che possano mettere in discussione il potere centrale.


Un requiem a metà, dunque. O un’ennesima trasformazione di un corpo paramilitare privato che è stato fermato prima che potesse fare più di quello che gli era stato chiesto.


C’è da compiere a questo punto due ulteriori riflessioni.


La prima riguarda Prigozhin. Rimarrà al vertice di comando della Wagner o verrà sostituito? In fondo, resta il fatto che non si è veramente opposto a Putin sebbene sia stato considerato un traditore. Il suo esilio in Bielorussia e la garanzia che i suoi mercenari serviranno per altre missioni in Africa lasciano intuire che anche per lui c’è ancora speranza.


La seconda riguarda una possibile futura autonomia della PMC. Se già in questa occasione ha tentato di salvare la propria autonomia rispetto alle gerarchie militari, non è detto che in futuro una volta calmate le acque e lontano dalla madrepatria, la Wagner non possa perseguire interessi diversi e non sempre coincidenti con quelli russi.


Staremo a vedere.


(scarica l'analisi)

Un requiem per la wagner_ Cristiano Rimessi
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Sitografia


  • Alex Onica, La marcia della giustizia di Prigozhin contro il ministero russo, parabellumhistory.net, 25 giugno 2023, reperibile al link: https://rb.gy/4sr4s

  • Approfondimenti suglie eventi sul canale youtube di Parabellum. Live 214 e 2015 reperibili rispettaviamente al link: https://rb.gy/fw15j e al link: https://rb.gy/0lhpn

  • Max Rust, Wagner Rebellion Ends in Russia but Putin, Prigozhin Remain Out of Sight: Live Updates, The Wall Street Journal, 26 giugno 2023, Reperibile al link: https://rb.gy/ac38h

  • Steve Holland and Jeff Mason, U.S. to impose new sanctions against Russia's Wagner private military group, Reuters, 20 gennaio 2023, Reperibile al link: https://rb.gy/spn66

  • Niccolò Machiavelli, Discorsi intorno alla prima Deca di Tito Livio, Rizzoli, 1984

  • David Ljunggren, Russia's Wagner group could soon cease to exist, founder tells blogger, Reuters, 29 aprile 2023 Reperibile al link: https://rb.gy/1rxqv

  • Wagner boss Prigozhin slams Russian officials from a field of corpses, The Times and The Sunday Times youtube channel, maggio 2023, reperibile al link: https://rb.gy/97677

  • Putin: "Prigozhin ha tradito Mosca per ambizione personale", sul canale youtube di Quotidiano internazionale, 25 giugno 2023, reperibile al link: https://rb.gy/sco2c

  • Dichiarazioni di Putin, VidTranslator - targum.video AI bot su twitter, 26 giugno 2023, reperibile al link: https://rb.gy/t1fgd

  • Daniele Angrisani, post riassuntivo della vicenda su Twitter, 23 giugno 2023, reperibile al link: https://rb.gy/o1ee1

  • Jason Burke, Wagner mercenaries will not be withdrawn from Africa, says Russia, The Guardian, 26 giugno 2023, reperibile al link: https://rb.gy/6j1iv

  • Mirko Mussetti, Laura Canali, Carta: La Russia in Africa, Limes online, 16 giugno 2023, reperibile al link: https://rb.gy/oor8r

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