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Ruolo e interessi cinesi in Afghanistan, tra questioni logistiche e risorse naturali

Aggiornamento: 1 apr 2023

Figure 1 - Photographs by Kaveh Rostamkhani for The Wall Street Journal

1. Introduzione


In seguito alla presa del potere da parte dei talebani e al ritiro delle truppe statunitensi nell’agosto 2021, molti si sono interrogati sul ruolo che la Cina avrebbe potuto e voluto ricoprire nel futuro del Paese, sia a livello regionale in quanto potenza confinante, che come potenza di portata globale. Nonostante lo scetticismo di molti rispetto alla volontà cinese di investire dal punto di vista economico in Afghanistan dopo il ritorno dei talebani, qualcosa sembra essersi mosso nell’ultimo periodo con la firma del primo accordo internazionale da parte del governo talebano lo scorso 6 gennaio. Tale contratto, firmato con la società petrolifera cinese CAPEIC, concerne l'estrazione e lo sviluppo di giacimenti petroliferi lungo il bacino del fiume Amu, nel nord del Paese, per un'area che si estende per 4.500 chilometri quadrati comprendente le province settentrionali di Saripol, Jowzjan e Faryab. Si prevede che tale accordo, della durata di 25 anni, possa portare circa 150 milioni di dollari all'anno di investimenti cinesi.


2. Interessi cinesi in Afghanistan


Soprattutto a partire dall’ultimo decennio la Cina ha svolto un ruolo sempre più importante nella promozione del dialogo e della cooperazione regionale ed extraregionale. Nel 2014, anno in cui l’amministrazione Obama aveva già annunciato di voler ritirare le truppe statunitensi dall’Afghanistan, la Cina aveva nominato il suo primo inviato speciale, diventando sempre più proattiva nella mediazione politica tra il precedente governo afghano e i talebani, partecipando al Gruppo di coordinamento quadrilaterale (GCQ), insieme a Pakistan e Stati Uniti. La Cina ha anche ospitato più volte i Talebani nel proprio territorio tra il 2014 e il 2019 e dal 2014 l’Afghanistan ha ottenuto il ruolo di Paese osservatore all’interno della Shanghai Cooperation Organisation (SCO).


Nonostante la sicurezza rimanga una delle priorità cinesi nel Paese, in quanto direttamente legata alla ‘minaccia’ terroristica proveniente dalla regione occidentale dello Xinjiang, la politica estera cinese di non interferenza attuata fino ad adesso, rende la presenza di truppe cinesi su suolo afghano poco probabile.

Dal punto di vista economico, invece, la posizione dell’Afghanistan, al crocevia tra Medio Oriente e Asia Centrale, ricopre un ruolo strategico per lo sviluppo della Belt and Road Initiative (BRI) cinese. Nel quadro della BRI, infatti, la Cina sembrerebbe interessata a estendere il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC) verso l'Afghanistan. Lanciato nel 2013, il CPEC è incentrato sulla costruzione di infrastrutture chiave, tra cui l'autostrada transfrontaliera del Karakoram e la costruzione del nuovo aeroporto internazionale di Gwadar, nella provincia pakistana del Balochistan. I leader cinesi avrebbero già negoziato un accordo con le autorità di Kabul per investire in infrastrutture afgane nell'ambito della BRI. Di importanza particolarmente strategica, inoltre, sarebbe il Corridoio di Wakhan, una striscia di terra di circa 98 km che collega la Cina all’Afganistan e una delle vie storiche della Via della Seta, ormai inaccessibile da anni. Delle discussioni si sono svolte tra i due Paesi per una possibile riapertura di questo corridoio, ma nessun accordo è stato ancora firmato a tale scopo. [1]

Corridoio Wakhan
Figure 2 - Corridoio di Wakhan. Fonte: Oxford Analytica

Dal punto di vista degli scambi commerciali, nel 2020 la Cina è diventata uno dei maggiori partner commerciali afghani fino a diventare la seconda destinazione delle esportazioni afghane dopo gli Emirati Arabi Uniti, il Pakistan e l'India. Inoltre, le due parti hanno istituito il Comitato congiunto Cina-Afghanistan per l'economia e il commercio (JCET), che si è tenuto nel 2010, 2015 e 2017. Dal 2015, inoltre, il 97% delle merci originarie dell'Afghanistan godono di tariffe zero quando vengono esportate in Cina.


3. Risorse naturali e settore minerario in Afghanistan


Nonostante l’economia afghana dipenda quasi esclusivamente da aiuti esteri, il Paese ha un vasto potenziale economico, dato soprattutto dalla quantità delle sue riserve minerarie e petrolifere, in gran parte non sfruttate, del valore di circa 1-3 trilioni di dollari. Le vaste risorse naturali di cui è ricco il Paese sono, in particolare, il litio, il cobalto, il rame, l’oro, il gas naturale, il carbone e il petrolio. Secondo uno studio condotto nel 2020, infatti, il Paese possiederebbe circa 16 trilioni di piedi cubi di gas, 500 miliardi di barili di gas naturale liquefatto e 1,6 trilioni di barili di petrolio greggio. La maggior parte delle risorse petrolifere del Paese si trova nel nord intorno ai bacini di Amu Darya e al confine con il Tajikistan. Nel 2011, il Ministero afghano delle Miniere e del Petrolio aveva stimato la presenza di circa 1,95 miliardi di barili di riserve di greggio non esplorate nel nord del Paese e 16,2 trilioni di piedi cubi di riserve di gas naturale.


Riserve di terre rare si trovano, invece, soprattutto nel sud del Paese, nella provincia meridionale di Helmand, ricca di cerio, lantanio, praseodimio e neodimio, per un totale di circa 1,4 milioni di tonnellate. L’importanza delle terre rare oggi risiede soprattutto nel loro ruolo per la produzione di tecnologie avanzate nel settore elettronico, automobilistico, della difesa e delle energie rinnovabili. La forte domanda di metalli e terre rare al momento è elevata e il controllo economico su tali risorse gioca un ruolo politico fondamentale a livello globale.

Risorse Naturali
Figure 3 – Risorse naturali in Afghanistan in tonnellate metriche. Fonte: Afghanistan Ministry of Mines and Petroleum

Il settore minerario, in Afghanistan, rappresenta un grande potenziale per lo sviluppo economico del Paese. In passato, l'estrazione mineraria è stata una delle principali fonti di reddito per i Talebani, così come per Daesh e varie milizie locali, dopo il narcotraffico. Le entrate provenienti da tali attività minerarie provenivano sia da entrate dirette che da riscossioni illecite. Nel 2019, le esportazioni di metalli, gioielli e gemme rappresentavano il 45% delle esportazioni per un valore di circa 1 miliardo di dollari. Tuttavia, ad oggi, le attività minerarie di estrazione, soprattutto quelle relative a pietre preziose e oro, sono per lo più artigianali e condotte su piccola scala, informali e non regolamentate. Per quanto riguarda, invece, l’estrazione di litio, questa richiederebbe un ingente investimento di capitale in tecnologie più avanzate di estrazione.

Depositi Minerari
Figure 4 - Depositi minerari in Afghanistan. Fonte: DW

Come ben illustrato nell’analisi di Tubani sul ruolo delle terre rare nella strategia cinese, la Cina è il maggiore produttore di terre rare a livello globale e 34% delle riserve di terre rare si trovano sul suolo cinese. Sebbene la ricchezza dell’Afghanistan in terre rare e minerali rappresenti senza dubbio un’opportunità di investimento per la Cina, al momento non ci sono ancora degli accordi attivi in merito. Da un lato, la Cina dovrebbe investire in infrastrutture adeguate a rendere funzionali molte attività minerarie. Dall’altro lato, investimenti in tale settore hanno riscontrato non poche difficoltà in passato. Ad esempio, nel 2007, una società cinese di proprietà statale si era aggiudicata il diritto di sviluppare Mes Aynak, una grande miniera di rame nella provincia di Logar, per 3 miliardi di dollari. Tuttavia, il piano si è arrestato a causa di problemi di sicurezza, disaccordi contrattuali e preoccupazioni sul patrimonio culturale presente nella zona. Negoziati potrebbero essere intrapresi per la riapertura di questo accordo, così come per l’estrazione di litio, fino ad oggi negata dal governo talebano.


4. Conclusione


Le risorse presenti in Afghanistan rappresentano senza dubbio una fonte di reddito e sviluppo importante e una fonte di negoziazione e attrazione di investimenti esteri. Come il nuovo governo talebano deciderà di sfruttarle e che direzione prenderanno i vari negoziati rimane ancora un’incognita. Tuttavia, dopo il ritiro degli Stati Uniti, la Cina è diventata un attore di rilievo nell’economia del Paese, sfruttando il potenziale degli investimenti come merce di negoziazione per la promozione dei suoi interessi geopolitici a più ampio spettro.

(scarica l'analisi)

Ruolo e interessi cinesi in Afghanistan, tra questioni logistiche e risorse naturali_Giusy
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Note

[1] Per approfondire: Conseguenze di un Afghanistan talebano, Scenari, n.1/2022, 1e8357_f405ad135ffa4732b7d19772298b9510.pdf (amistades.info)


Bibliografia/Sitografia




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