Le Terre Rare nella Strategia Cinese

Aggiornamento: 27 gen

di Lorenzo Tubani

1. L’importanza delle terre rare


Le terre rare - conosciute anche come Rare Earths Elements (REE) in inglese - sono sempre più fondamentali per lo sviluppo di un'industria ad alto contenuto tecnologico. Vengono infatti utilizzate in settori come l’elettronica, le energie rinnovabili, le batterie, ma anche per i sistemi di guida dei missili balistici. Per questo motivo un argomento, fino a pochi anni fa quasi sconosciuto, si è imposto all’attenzione dell’opinione pubblica.


Cosa sono le terre rare? Si tratta di elementi presenti nella tavola periodica, per la precisione scandio, ittrio e lantanoidi che, a differenza di quanto si potrebbe intuire dalla definizione di “terre rare”, non sono affatto rari. Secondo l’USGS (United States Geological Survey) nella crosta terrestre sono presenti 120 milioni di tonnellate di terre rare, sufficienti a soddisfare l’attuale fabbisogno globale per secoli. Sono la bassa concentrazione dei loro depositi e l’essere legate ad altri minerali, a renderne l’estrazione poco conveniente a causa degli elevati costi. Per questa ragione le terre rare vengono estratte prevalentemente in concomitanza di determinate condizioni: basso costo della manodopera e/o presenza di cospicui sussidi statali.


2. Il ruolo cinese come maggiore produttore mondiale


Le condizioni appena citate sono riscontrabili senza dubbio in Cina, ad oggi il maggior produttore di terre rare al mondo. Benché la presenza complessiva di terre rare sul territorio cinese sia pari al 35% - circa 44 milioni di tonnellate - la Cina è stata responsabile nel 2018 del 70% della fornitura globale di questi preziosi elementi.

Produzione mondiale di terre rare. Fonte: https://www.statista.com/chart/18278/global-rare-earth-production/.

Di fatto la Cina detiene il monopolio dell'estrazione e lavorazione di terre rare, ma non è sempre stato così. Fino agli anni Ottanta infatti erano gli Stati Uniti il primo produttore mondiale, poi la Cina iniziò a saturare il mercato con terre rare a un prezzo così basso da estromettere altri produttori, tra cui gli Stati Uniti.


Ciò è stato possibile grazie a ingenti investimenti statali che hanno portato alla costruzione, non solo di enormi siti di estrazione come quello di Bayan Obo (Baotou), ma anche di strutture volte alla lavorazione delle terre rare. Queste difatti, per essere separate dagli altri minerali ai quali si trovano legate, necessitano di lunghe lavorazioni industriali. La creazione di una filiera così strutturata, unita ai bassi salari e alle leggi meno stringenti sulla tutela ambientale, hanno consentito alla Cina di ottenere un enorme vantaggio rispetto agli altri competitor. Secondo un rapporto del Dipartimento della Difesa americano del 2018, si è trattato di una scelta consapevole e mirata all’ottenimento di un monopolio che la Cina non esita ad utilizzare come strumento di soft power, come ha fatto nel 2010 con il Giappone.