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Riforestare le menti per la cura della terra: II marcia delle donne indigene

Aggiornamento: 21 nov 2021

Continua la lotta in Brasile. Danze, rituali, canti, grida di protesta hanno svegliato gli austeri palazzi del potere intorno al memorial dedicato all’ex presidente Juselino Kubitschek. I monumenti di Brasilia, con le sue strade vuote e ordinate - fin troppo composte e silenziose per poter reggere il tumulto di un evento così caotico - sono diventati lo sfondo della marcia organizzata da delegazioni e popoli indigeni che arrivati da tutti i biomi della nazione hanno occupato il suolo della capitale per proteggere i propri diritti sulle terre che occupano tradizionalmente. L’evento si è tenuto dal 7 al 12 settembre, in continuità con la prima marcia avvenuta invece a fine agosto. Per circa venti giorni il planalto di Brasilia è stato il centro del consolidamento di un movimento volto a “riforestare le menti”. Le donne indigene sono state le principali protagoniste: Associando il loro corpo al territorio hanno espresso l’importanza della terra come spazio necessario alla vita[1]; spazio ancestrale e necessario al progresso biologico, sociale e culturale, un diritto costituzionale – e originario – che viene negato alle popolazioni da oltre cinquecento anni.

Figura 1 - Una bambina viene sollevata da un gruppo di manifestanti per rimarcare l’importanza e il peso delle nuove generazioni nella lotta indigena

Nel polverone rosso alzato dai piedi danzanti si intravedono bandiere insanguinate, maracas,corpi dipinti e facce agguerrite, sotto ad un palco organizzato nel centro dell’accampamento, come la maloca di un villaggio. “Siamo il futuro delle prossime generazioni” recitano alcuni cartelli. Lo spazio amministrato dai popoli indigeni è il futuro dell’umanità intera, perché le terre sulle quali risiedono sono protette dalle conoscenze ancestrali legate alla propria memoria. Senza queste grandi diversità culturali capaci di preservare il proprio bioma non vi sarebbe quella grande varietà di ecosistemi che coordina l’equilibrio ambientale. La minaccia a questa armonia risiede principalmente in due progetti dilegge: il “marco temporal” (limite temporale )e il pl490.

Il primo riguarda una tesi giuridicache, se approvata, porterebbe alla demarcazione delle terre indigene soltanto qualora le persone che vi abitano, riescano a dimostrare la loro presenza su tale territorio durante la data di promulgazione della costituzione del 1988. Non basterebbe più, dunque, l’”occupazione tradizionale” di tale terra, criterio definito dalla costituzione. La tesi deve passare dalla votazione di tutti i ministri componenti del Supremo tribunale federale, l’organo più importante del Paese. Edson Fachin ha già dimostrato la sua contrarietà alla proposta del limite temporale, mentre il ministro Kassio Nunes Marques si è detto favorevole. Per tale motivo i popoli indigeni rimangono in mobilitazione, giacchè la votazione rimane sospesa fino a data ancora da definire. La proposta di legge 490, in stretta correlazione con il marco temporal, limita l’autorità tradizionale delle comunità indigene e apre alla esplorazione mineraria, idrica ed energetica senza la previa consultazione dei popoli che vi abitano. Unico criterio: suolo di utilità pubblica


Figura 3 - Manifestante indigena regge una bandiera nazionale insanguinata

Queste proposte rappresentano le forti pressioni di una grande parte del corrente governo, la “bancada ruralista”, o “frente parlamentar da Agropecuaria” (FPA), una formazione di diversi partiti e deputati federali per i quali la demarcazione delle terre indigene rappresenterebbe un grande ostacolo per l’industria dell’agro-business, per i loro interessi finanziari ed economici. Nel frattempo la campagna elettorale per il rinnovo della presidenza nel 2022 è già iniziata per Bolsonaro, non esente da critiche per la gestione della pandemia da covid-19. Il 7 settembre, il giorno dell’indipendenza nazionale, il presidente ha presenziato alle manifestazioni di Brasilia e Sao Paulo, con il suo elettorato a fargli da spalla mentre le strade si dipingevano dei colori della bandiera. Dio, patria, famiglia (e armi): “Salviamo la nostra democrazia”, salvo poi profetizzare un golpe attraverso minacce non troppo velate alla corte suprema, la quale in pronta risposta attraverso la massima carica- il ministro Luiz Fux - ha tuonato“Nessuno! Nessuno chiuderà questa corte. Il tribunale federale non si stancherà di rimanere fedele alla costituzione.”


Dunque giorni di estrema tensione in tutto il Paese, visti i grandi eventi che portavano a confronto rappresentanti le cui idee sono evidentemente in conflitto per quanto riguarda l’usufrutto delle terre.

Figura 4 - Donne Munduruku marciano a Brasilia contro il progetto di legge 490 e il marco temporal

Per questo motivola marcia delle donne indigene è stata rimandata per due volte fino allo scorso venerdì, quando finalmente la maggioranza delle delegazioni presenti ha potuto manifestare il proprio dissenso marciando fino alla Praça do Compromisso, dove nel 1997 il leader del popolo Pataxós-hã-hã-hães fu ucciso brutalmente da cinque giovani di classe medio alta della capitale brasiliana.






Figura 5 - Una bambina mostra un cartello che recita “Siamo il futuro delle prossime generazioni”.

Altri hanno deciso di rimanere nell’insediamento evitando ogni ipotetico conflitto sanguinoso; d’altronde scopo dell’evento è manifestare il proprio dissenso ai progetti di legge che tolgono le terre ai popoli indigeni. “Noi stiamo già lottando qua, stiamo già marcando il territorio per proteggere i nostri diritti”, come afferma Telma Taurepang, coordinatrice della UMIAB (União das Mulheres Indígenas da Amazônia Brasileira), una delle maggiori delegazioni presenti alla manifestazione insieme alla COIAB (Coordenação das Organizações Indígenas da Amazônia Brasileira), APIB (Articulação dos Povos Indígenas do Brasil) e ANMIGA (articulação Nacional de Mulheres Indígenas Guerreiras da Ancestralidade). Più di cinquemila donne indigene, appartenenti a 175 popoli, si sono presentate all’evento dimostrando la forza dell’unione, celebrando l’armoniosa diversità dei popoli, piantando i semi della giustizia ancestrale laddove si decidono le sorti di un ecosiste ma devastato dai roghi e dalla stagione delle fiamme appena iniziata in Brasile. Non resta che tornare alle proprie terre e cercare di “riforestare” le menti.


(scarica l'analisi)

Riforestare le menti per la cura della terra_II marcia delle donne indigene_ Grieco
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Note


[1] Sull'associazione tra territorio e corpo femminile, del culto della Pachamama alla base dei diversi femminismi latinoamericani, si consiglia la visione del webinar gratuito “Femminismi in/dall’America Latina” dello scorso 5 marzo 2021.

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