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Memoria e libertà di stampa, scenari pericolosi della crisi peruviana.

Aggiornamento: 10 giu 2023

Fig.1: Foto Murales Lima Maria Ciampi

1. Attacchi alla libertà di stampa e informazione.


Il Perù degli ultimi mesi ha riproposto scenari profondamente scioccanti, le proteste provocate dalla crisi politica innescata a fine anno 2022 (si veda l’Analisi di Carmen Forlenza, “Conflitti interistituzionali, autogolpe, proteste e repressione in Perù”) hanno riaperto la discussione sull’instabilità politico sociale e la crisi della democrazia del Paese. Una discussione mai terminata in realtà ma che negli ultimi mesi ha provocato un profondo choc al suo interno, sicuramente a causa del dilagare della violenza che durante le proteste ha portato a diverse morti. Vista attraverso le lenti della popolazione a prima vista colpiscono le grida durante le proteste, Terrorismo nunca más, che riaprono ferite ancora non curate adeguatamente. Nel lessico della crisi della democrazia rientrano anche le denunce delle organizzazioni della società civile e del mondo della stampa. L’associazione nazionale dei giornalisti del Perù ha mostrato preoccupazione su come si stanno sviluppando le proteste, con atti per silenziare e impedire il lavoro della stampa e il diritto all’informazione. Diversi giornalisti negli ultimi mesi sono stati minacciati mentre svolgevano il loro lavoro. L’associazione Nazionale dei Giornalisti (ANP) ha identificato almeno 72 casi di violazione del lavoro della stampa e attacchi contro i giornalisti. A gennaio l’ANP preoccupata della situazione dei lavoratori della stampa nel Paese ha pubblicato un manifesto firmato dalle 115 associazioni provinciali di rappresentanza dei lavoratori della stampa illustrando come il contesto politico e sociale non premette di salvaguardare il diritto all’informazione.


Gli attacchi alla stampa non sono azioni nuove in Perù, anche durante crisi politiche precedenti a quella cominciata alla fine del 2022, il Paese si è ritrovato a negare la tutela del diritto d’informazione. Ad esempio, nel 2020, in seguito alla rimozione del presidente Martín Vizcarra da parte del Congresso e al successivo giuramento di Manuel Merino. In quella circostanza più di 40 giornalisti denunciarono aggressioni fisiche e detenzioni, soprattutto da parte delle forze di polizia.


Per la popolazione certi modi di agire delle forze dell’ordine li riporta direttamente indietro a quegli anni durissimi del terrorismo e la guerra civile.


Per il consiglio di stampa peruviano la libertà di espressione in Perù è stata sistematicamente erosa dal 2016, oggi però si trova nella situazione peggiore dal ritorno della democrazia nel 2000. Tra dicembre 2022 e febbraio 2023, più di 170 giornalisti sono stati aggrediti, molestati, minacciati, picchiati e detenuti arbitrariamente mentre coprivano le proteste in tutto il Paese. Circa il 60% di questi sono stati aggrediti da agenti della Polizia nazionale peruviana, ma si sono innescate nuove dinamiche che conducono a sentieri molto più scivolosi per la libertà di espressione. Gli stessi cittadini nutrono sfiducia nei confronti dei giornalisti, infatti durante le inondazioni ad Arequipa, gli abitanti delle zone colpite non hanno permesso ai giornalisti della capitale di entrare nonostante si trattasse di un disastro naturale.

Fig. 2: LUM. Luogo della Memoria, della tolleranza e inclusione sociale.

2. Memoria a rischio.


Probabilmente gli eventi degli ultimi mesi che hanno scosso la politica non sono l’unica causa della condizione critica in cui si trova la stampa peruviana. Il grado di disaffezione verso la democrazia è sicuramente una spiegazione di alcuni dei comportamenti della popolazione nei confronti della stampa ma è necessario comprendere chi ha la responsabilità di questa diffidenza. Nel mese di febbraio, il The Economist ha pubblicato un indice di democrazia nel quale ha analizzato lo stato di democrazia in 165 Paesi nel mondo. In esso il Perù è passato da una democrazia difettosa a un sistema ibrido: secondo il report la causa di questa discesa risiede nell’instabilità politica che si protrae da anni. Sicuramente il periodo d’instabilità prolungato ha coltivato il sentimento di diffidenza generale della popolazione verso le istituzioni, sviluppando effetti tragici anche per uno degli elementi portanti e fondanti della democrazia, la libertà di stampa.


Tuttavia, un altro elemento fondante della democrazia con un legame ben stretto alla libertà di stampa è stato colpito dagli attacchi di una politica completamente inconsapevole delle dinamiche interne di riappacificazione sociale interna: negli ultimi mesi nella capitale una serie di eventi legati al concetto di memoria storica hanno causato agitazione e smarrimento. Alcuni politici hanno dato voce a un approccio negazionista sul discorso della memoria, colpendo in maniera evidente la pacificazione nazionale che con molta amarezza non si è ancora raggiunta. Le parole del sindaco di Lima, Rafael López Aliaga, riguardo i luoghi della memoria, in particolare il LUM (Luogo di memoria, tolleranza e inclusione sociale), ne sono un esempio. Aliaga ha affermato che lo spazio del Ministero della Cultura offre una falsa narrativa del periodo 1980- 2000 e ha chiesto una nuova gestione guidata dalle forze armate.


Secondo Aliaga le forze armate nella narrativa del museo vengono rappresentate come aggressori, dimenticando che in quegli anni di terrore le forze militari nella lotta contro Sendero Luminoso avevano utilizzato la strategia di uccidere qualsiasi sospettato senza alcun tipo d’investigazione, e anzi applicando torture di qualsiasi tipo alle comunità indigene maggiormente coinvolte nelle azioni di Sendero Luminoso.


Il contraccolpo di queste dichiarazioni - secondo molte organizzazioni della società civile - è stata la chiusura ingiustificata del LUM il 28 marzo 2023 per conto della municipalità di Miraflores. Il museo non disponeva di un certificato d’ispezione tecnica della sicurezza dell'edificio (ITSE), ma secondo molti attivisti la mossa coincide con il lancio di un rapporto di Amnesty International sulla condizione dei diritti umani nel Paese. Le diverse critiche hanno portato a una dichiarazione della ministra della cultura Leslie Urteaga che ha rassicurato che stanno lavorando internamente su temi tecnici alla riapertura del museo.

3. Costruire identità.


L’incapacità politica di dialogare tra le parti per costruire identità sui temi del risarcimento, della memoria, dei diritti, della giustizia e della libertà di stampa ha fatto sprofondare il Perù in una condizione artificiosa.


Le leadership governative hanno dato vita a menzogne semplicemente per danneggiare la reputazione dell’opposizione, menzogne create per finalità politiche. Luciano Violante in Democrazie senza memoria ci ricorda che anche i cittadini si trasformano inconsapevolmente in responsabili del potere della menzogna - “le menzogne dei cittadini comuni nascono dalla difficoltà di distinguere il vero dal falso, dalla tendenza al cospirazionismo determinata dalla crisi di fiducia nelle classi dirigenti, nel sapere scientifico e nel principio di autorità”[1]. Gli attacchi alla libertà di stampa in primis attuate dalle istituzioni peruviane sono il primo fattore di creazione delle menzogne: eliminando dalla discussione gli esponenti dell’informazione si è fatto ricadere il Paese e la popolazione in un meccanismo di menzogna diffuso.


“La libertà di stampa è una componente essenziale della democrazia e al tempo stesso un formidabile fattore della vitalità di un regime democratico. Mette in luce gli errori di chiunque eserciti poteri pubblici; aiuta questi poteri a correggersi, contribuire alla vitalità dei regimi democratici e alla fiducia dei cittadini nei confronti di questi regimi. Dove manca la libertà di stampa, i cittadini ignorano la verità sul proprio Paese; ma questa libertà ha spesso vita difficile, tanto nei regimi autoritari quanto in quelli democratici…I regimi democratici, a differenza di quelli autoritari, non possono impedire inchieste sul loro operato e devono poi risponderne in Parlamento e all’opinione pubblica…la possibilità di conoscere la verità è un grande requisito della democrazia.[2]”


Non sorprendono a questo punto i report di Amenesty International e The Economist che illustrano chiaramente un Paese dove è in atto una retromarcia della democrazia. Va notato inoltre, che i media così come la cultura contribuiscono alla ricostruzione della verità sulla stessa linea della giustizia, trasmettono alla popolazione una ricostruzione dei fatti con informazioni fondanti, svolgono un ruolo dominante nella costruzione della memoria, possono aggiungere qualità pubblicando nuovo materiale di quanto successo. La situazione in cui versa la libertà di stampa e l’attacco ai luoghi di cultura e memoria nel Paese colpisce chiaramente l’ormai lungo percorso che si è cercato di delineare riguardo ai fatti che si riferiscono agli anni del terrorismo e del conflitto armato interno. Raccontare ci permette di sviluppare una società più giusta, libera dalle ingiustizie ma ciononostante - senza l'appoggio di altre agenzie di socializzazione della società - questa condizione risulta impossibile da sviluppare. La costruzione dell’identità è insieme un processo politico e culturale, con una prevalente direzione dall’alto verso il basso, dal potere verso la società. È responsabilità dell’intero establishment costruire l’identità, utilizzando in proprio - attraverso cerimonie, anniversari, celebrazioni, musei, statue, mausolei, opere letterarie e artistiche, insegnamento della storia nelle scuole, scelte politiche e iniziative pubbliche che riescano a coinvolgere intellettuali ed esperti specializzati”[3]. Bisogna permettere a questi intellettuali ed esperti di diffondere informazioni veritiere e libere da condizionamenti politici e storici.


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Note

[1] Luciano Violante, Democrazie senza memorie, Einaudi, 2017, p. 70 [2] Luciano Violante, Democrazie senza memorie, Einaudi, 2017, pp. 21, 22, 24 [3] Marcello Flores, Cattiva Memoria: perché è difficile fare i conti con la storia/ Marcello Flores, Il Mulino, 2020, p.15


Bibliografia/Sitografia

  • Luciano Violante, Democrazie senza memorie, Einaudi, 2017.

  • Marcello Flores, Cattiva Memoria: perché è difficile fare i conti con la storia, Il Mulino, 2020.


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