top of page

Mafie e narcotraffico: la ‘Ndrangheta in America Latina

Aggiornamento: 9 giu 2023

Figura 1: Forum Terapéutico Sevilla

1. Introduzione


Pare che uno tra i primi capi mafiosi a stabilire contatti con il cartello di Medellin di Pablo Escobar sia stato negli anni ’80 il trapanese Matteo Messina Denaro, latitante per quasi trent’anni e infine arrestato il 16 gennaio 2023. Gli uomini di Escobar rifornivano di cocaina Cosa Nostra, che si occupava della distribuzione negli Stati Uniti e in Italia, e da lì al resto d’Europa.


La siciliana Cosa Nostra è molto presente nell’immaginario americano grazie alle incursioni hollywoodiane dal Padrino in poi, ma nella realtà l’organizzazione mafiosa più presente e incisiva oggi nel narcotraffico interoceanico è la ‘Ndrangheta. Un po’ per caso, un po’ per alcune sue caratteristiche peculiari, la mafia calabrese è stata capace di creare un sistema pervasivo e altamente flessibile di alleanze con i fornitori di cocaina in tutti o quasi i Paesi dell’America Latina.


Diverse indagini congiunte tra la Drug Enforcement Agency (DEA) statunitense, l’Europol e diverse polizie nazionali, inclusa ovviamente quella italiana, hanno portato negli anni a scoprire filiere e stretti contatti tra affiliati della ‘Ndrangheta o intermediari indipendenti, come Roberto Pannunzi e Salvatore Mancuso.


Anche se oggi il monopolio della ‘Ndrangheta nella distribuzione della cocaina in Europa è minacciato da altri gruppi criminali emergenti nel nostro continente e dalla competizione di porti europei più importanti e centrali rispetto a quello di Gioia Tauro, l’esperienza e le reti di contatto in America Latina permettono alla mafia calabrese di mantenere un ruolo di primo piano nel narcotraffico.


2. Roberto Pannunzi


Un coinvolgimento italiano nel commercio di cocaina si era registrato ancora prima dell’emergere dei cartelli colombiani, con arresti di membri della mafia arrestati in Brasile già nel 1972; però in quell’epoca il business della cocaina era minoritario, all’interno di un portafoglio di diverse attività, in primis il commercio di eroina, ma anche estorsioni e traffico di rifiuti.


Al momento dell’emergere dei cartelli di Medellin e Cali negli anni ’80 la mafia italiana era il principale compratore all’ingresso in Europa, che però lasciava spazio perlopiù ai trafficanti galiziani nella fase di distribuzione. A poco a poco, tuttavia, gli italiani cominciarono a intuire che si poteva sfruttare molto di più il traffico di cocaina e che conveniva mettere radici in Colombia per approvvigionarsi alla fonte invece che occuparsi solo di ricevere gli invii nei porti europei.


Negli anni ’90 i primi intermediari o brokers italiani si stabilirono in Colombia ridisegnando a poco a poco le filiere del commercio di cocaina. Tra questi c’era Roberto Pannunzi, soprannominato dallo scrittore Roberto Saviano il “Copernico della cocaina”. Questi capì che in quel momento per i trafficanti latinoamericani l’eroina valeva molto di più della cocaina da inviare in Europa e cominciò a scambiare un chilo di eroina per venticinque chili di cocaina.


Pannunzi faceva da intermediario tra i capi del cartello di Cali e Cosa Nostra e ‘Ndrangheta, senza un’esclusiva con una delle due mafie. Venne catturato pochi mesi dopo la morte di Escobar, quando i cartelli colombiani diedero origine a una pluralità di gruppi più piccoli e disorganizzati.

Figura 2: Getty Images

3. Salvatore Mancuso


Una figura emblematica dell’alleanza ‘ndrangheta – narcos è stato Salvatore Mancuso Gómez, un ex comandante dell’esercito paramilitare della Colombia ovvero le forze dell’Autodefensas Unidas de Colombia o AUC e figlio di un migrante italiano. L’operazione Galloway-Tiburon nel 2001 ha portato all’arresto di Mancuso, rivelatosi leader mondiale del narcotraffico sulla rotta Colombia-Calabria e del suo socio, l’imprenditore romano Giorgio Sale, referente in Europa, che si occupava del riciclaggio dei profitti derivanti dal commercio di cocaina, attraverso una rete di ristoranti molto apprezzata dall’élite colombiana.


Mancuso si avvicinò a gruppi afferenti alla ‘ndrangheta proponendo loro un’alleanza, nel momento in cui - in seguito agli accordi con il governo colombiano - venivano smobilitati i paramilitari, dato che questi controllavano vaste aree produttive di coca e avevano bisogno di compratori. Mancuso e soci si occupavano di portare la cocaina nei principali porti della Colombia, da lì la merce veniva caricata su navi dirette in Venezuela, e poi in Europa.


Le grosse quantità di coca smerciate da Mancuso e Sale destarono l’attenzione degli Stati Uniti. Mancuso venne arrestato nel 2006 e denunciò il suo socio. A ereditare le alleanze con la ‘Ndrangheta di Mancuso fu Vicente Castaño, uno dei fondatori delle AUC che non accettò la smobilitazione e creò un altro gruppo chiamato Autodefensas Gaitanistas de Colombia o Urabeños.

Figura 3: Mancuso, primo a sinistra (BBC)

Nel giugno del 2022 un operativo delle autorità colombiane con la polizia italiana e altre forze europee, ha permesso di catturare 38 trafficanti legati a Urabeños e ‘Ndrangheta, confiscando più di 4 tonnellate di cocaina. Dall’altro lato dell’oceano pochi mesi dopo, nell’ottobre dello stesso anno, un’operazione al porto di Gioia Tauro ha distrutto una rete che importava dalla Colombia fino a 30 tonnellate di cocaina all’anno.


4. L’evoluzione del traffico


Dopo l’arresto di Mancuso il commercio europeo della cocaina si è andato espandendo, aprendosi sia geograficamente con un più ampio numero di rotte, sia strategicamente, con il moltiplicarsi degli attori coinvolti. Infatti, gli eredi dei cartelli di Cali e Medellin non avevano più le capacità di inviare la cocaina nei mercati dei consumatori finali, così entrarono in gioco i cartelli messicani per l’invio negli Stati Uniti e le mafie italiane per quello verso l’Europa.


L’Europol ha scoperto una alleanza tra la ‘Ndrangheta e il Primeiro Comando da Capital ovvero il più potente gruppo criminale del Brasile, ed è stata registrata più volte una presenza di criminali italiani nei traffici che dal Costa Rica portano la cocaina negli Stati Uniti e anche tra i principali finanziatori dei carichi di cocaina in uscita dal Perù.


Indagini congiunte hanno trovato broker collegati alla ‘Ndrangheta anche in Venezuela, Repubblica Dominicana, Ecuador, Uruguay, Argentina e Cile. Per l’Europol la ‘Ndrangheta opera in più di 30 Paesi del mondo. Nonostante ancora oggi il traffico di cocaina costituisca la prima fonte di reddito della ‘Ndrangheta, con un valore superiore ai 27 milioni di euro all’anno, ovvero il 60% dei suoi profitti totali, secondo il procuratore Nicola Gratteri, sia in Europa sia in America latina stanno acquistando peso altre organizzazioni criminali, in particolare gruppi albanesi che stanno acquistando potere di contrattazione anche con i fornitori in Sud America.


5. I vantaggi competitivi della ‘Ndrangheta nel traffico di cocaina


Alla fine degli anni ’80 la criminalità organizzata calabrese capì che il business dei sequestri di persona era ormai agli sgoccioli a causa delle nuove leggi sul sequestro di beni dei familiari e i controlli sempre più serrati degli inquirenti. Per questo la ‘Ndrangheta cominciò a guardare altrove, comprendendo le opportunità inesplorate della cocaina, come abbiamo detto divenuta la sua principale fonte di profitto, mentre Cosa Nostra partecipa nelle sole fasi di distribuzione finale nelle strade europee.


Sia la struttura flessibile e i legami familiari che caratterizzano la ‘Ndrangheta , sia l’esistenza di una grossa migrazione di massa dalla Calabria che aveva dato origine a comunità solide con forti legami con la regione di provenienza, hanno dato grossi vantaggi alla mafia calabrese rendendola la mafia internazionale per eccellenza. I forti legami familiari tra gli affiliati dei clan infatti riducono al minimo l’esistenza di pentiti e il fatto che l’organizzazione non sia altamente gerarchizzata ma che i singoli clan siano relativamente indipendenti l’uno dall’altro permette al sistema globale della ‘Ndrangheta di non indebolirsi e riorganizzarsi velocemente nel caso uno o più capi clan vengano arrestati o uccisi: infatti, l’arresto di una persona di riferimento non blocca l’intero sistema e di solito i principali broker non sono capi-clan.


La presenza di grosse comunità calabresi all’estero ha fornito una solida struttura di supporto, assumendo mano a mano un maggior controllo diretto sulle relazioni coi fornitori. La diaspora calabrese ha offerto inoltre quelle attività economiche necessarie per coprire le attività criminali e riciclare il denaro proveniente dalla cocaina, come ristoranti, o compagnie di import-export.

Figura 4: Porto di Gioia Tauro (AcquaTecno)

Un ultimo elemento molto importante nell’ascesa della ‘Ndrangheta nel narcotraffico è stato il porto di Gioia Tauro che, divenuto operativo nel 1995, ha da sempre rappresentato un percorso perfetto per la cocaina in Europa, dato che praticamente sin dalla costruzione la ‘Ndrangheta ne aveva preso il controllo. Il processo di internazionalizzazione delle attività della mafia calabrese coincise infatti proprio con la costruzione e l’attivazione del porto. Negli ultimi vent’anni però le forze dell’ordine italiane hanno intensificato le indagini sulle attività dei clan nel porto, con un ultimo grosso colpo alle reti criminali l’anno scorso.


Il 6 ottobre del 2022 un’operazione, condotta dal GICO (Gruppi d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata) e dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Reggio Calabria con la Guardia di finanza, ha permesso il sequestro di quattro tonnellate di cocaina, dal valore di circa 800 milioni di euro e l’arresto di 36 persone, tra scaricatori, funzionari doganali, autotrasportatori e supervisori che facilitavano il trasporto dei panetti di droga all’interno di scatole di banane, i controlli doganieri e gli spostamenti all’interno e dallo scalo.


6. Conclusioni


La ‘Ndrangheta, come abbiamo visto, è entrata con intermediari diretti nel flusso di cocaina dall’America Latina, quando i cartelli colombiani di Medellin e Cali sono stati smantellati e i gruppi paramilitari smobilitati. Nel 2006, secondo una relazione della Commissione Antimafia italiana, la ‘Ndrangheta controllava più dell’80% di cocaina importata in Europa.


Anche se oggi le attività antimafia della polizia e la competitività nell’importazione di beni hanno largamente diminuito l’importanza di Gioia Tauro nel flusso atlantico di cocaina, in favore di altri porti europei come Antwerp e Rotterdam e le ulteriori divisioni all’interno dei gruppi colombiani che controllano la produzione di coca hanno aperto spazi ad altre reti criminali europee, in particolare i gruppi albanesi, la ‘Ndrangheta resiste mediante alleanze con i nuovi clan emergenti che controllano i nuovi flussi.


Quella della ‘Ndrangheta in America Latina è una rete ormai fitta e multi-attore, ancora difficile da smantellare, dato che ha ramificazioni in molti Paesi diversi e rappresentati più o meno indipendenti dai clan in Italia. Sono alcune delle caratteristiche proprie della ‘Ndrangheta, come la centralità dei rapporti familiari tra affiliati e l’accettazione della non esclusività e controllo indiretto degli intermediari, a rendere questa realtà criminale più sfuggente e ostacolare ulteriormente la ricerca dei criminali coinvolti nel traffico di cocaina.

(scarica l'analisi)

Mafia e narcotraffico la ndrangheta in America Latina_Carmen Forlenza
.pdf
Download PDF • 640KB

Bibliografia


Post recenti

Mostra tutti

Comments


bottom of page