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La Banca Centrale Europea (BCE) nella guerra all’inflazione: un’analisi costi e benefici

Aggiornamento: 27 ott 2022

Fig. 1 La Banca Centrale Europea (Studyingram).

1. Introduzione


Il conflitto che si sta svolgendo in Ucraina da ormai sette mesi viene combattuto non soltanto sul campo dalle forze russe e ucraine, ma anche a livello informatico ed economico-finanziario. In quest’ultimo ambito l’Unione Europea ha varato una serie di pacchetti di sanzioni formidabili che, come affermava già nel maggio scorso il Presidente della Duma Vyacheslav Volodin, non hanno precedenti nella storia. Al di là delle valutazioni circa l’efficacia delle sanzioni nel dissuadere Mosca dal proseguire quella che definisce “operazione speciale”, queste hanno causato una ovvia reazione da parte russa. Infatti, similmente a quanto accade nelle guerre commerciali, dove al dazio si risponde con altri dazi (come evidenziato qui nel caso della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti), le sanzioni spingono la parte sanzionata ad agire. La Russia non fa eccezione ma, a differenza della risposta che può dare un Paese dal peso economico marginale, la riduzione delle esportazioni di gas da parte di Gazprom sta avendo un effetto mai visto prima sull’economia dell’Unione Europea. L’incremento del costo dell’energia, infatti, non interessa solo i consumatori che hanno visto le loro bollette raddoppiare rispetto all’anno precedente, ma anche tutte quelle imprese - dette “energivore” - che utilizzano una gran quantità di energia per produrre beni. L’aumento del costo dell’energia ha quindi generato un incremento del costo di produzione, con la conseguente esplosione dei prezzi di molti beni. Le stime sull’inflazione a livello europeo nel 2022 indicano un impressionante 8,1%, mentre in Italia ad agosto di quest’anno si era già raggiunto il valore dell’8,4%.

Fig. 2 L’inflazione nell’eurozona negli ultimi 18 anni (Reuters).

2. Inflazione obiettivo 2%


Se fino al 2021 l’inflazione nell’area euro viaggiava attorno al 2%, obiettivo peraltro perseguito dalla stessa BCE, l’attuale congiuntura economica cambia completamente il contesto in cui si gioca la partita. Lo scopo della BCE era quello di recuperare lo spazio di manovra che si era ridotto negli anni sempre più a causa della cosiddetta “trappola della liquidità” (se ne è parlato qui), ossia l’impossibilità di abbassare i tassi di interesse poiché sono già nulli.


In effetti, fino al 2021 i tassi di interesse applicati dalla BCE erano così bassi che non si sarebbe potuto abbassarli ulteriormente. Ciò limitava la capacità della Banca Centrale di stimolare la crescita economica giocando sui tassi di interesse. Si ritiene, infatti, che vi sia una relazione tra tassi di interesse e spesa: bassi tassi di interesse stimolano la spesa e l’investimento, mentre viceversa alti tassi spingono al risparmio. Per tale motivo la BCE aveva deciso di tollerare che l’inflazione raggiungesse il 2% annuo, superando occasionalmente tale limite. In tal modo, al fine di contenerla, la BCE avrebbe aumentato gradualmente i tassi di interesse, disincentivando la spesa, che a sua volta ha un effetto diretto sull’inflazione (maggiore è la domanda di beni, maggiore sarà il loro prezzo). Tutto ciò avrebbe permesso alla Banca Centrale Europea di sfuggire alla trappola della liquidità di cui si è parlato poc’anzi.


Tuttavia, il recente aumento del costo dell’energia, unito alla particolare fase storica in cui ci troviamo, caratterizzata da un forte dinamismo economico provocato dalla ripresa post-pandemica, ha prodotto una crescita incontrollata dell’inflazione. Ciò ha costretto la BCE a rivedere la sua politica monetaria, in quanto non può sperare di riuscire a contenere la spinta inflazionistica con dei graduali aumenti dei tassi di interesse.


3. La nuova politica della BCE sui tassi d’interesse


L’8 settembre scorso la BCE ha annunciato di voler aumentare, entro il 14 dello stesso mese, i tassi di interesse di 75 punti base (0,75%). Si tratta del secondo rialzo dopo quello dello 0,5% dello scorso luglio e, come confermato dalla stessa Christine Lagarde, ne seguiranno altri. Si è riconosciuto che l’inflazione è troppo elevata e rischia di rimanere ben al di sopra della soglia del 2% precedentemente stabilita. Ciò comporta un danno notevole all’economia e ai consumatori stessi e per questo la BCE ha scelto la linea dura, che si traduce in un forte rialzo dei tassi di interesse.


Nello specifico vengono interessati i tassi con cui le banche centrali prestano denaro alle altre banche, in modo tale da disincentivare un livello troppo elevato di attività economica che possa continuare ad alimentare la spinta inflattiva. In tal modo la BCE dovrebbe poter controllare l’inflazione, che le proiezioni danno ora a una media dell’8,1% per il 2022, 5,5% nel 2023 e 2,3% nel 2024. Nonostante ciò, l’economia dell’area euro subirà una forte contrazione nel 2023, crescendo solo dello 0,9%, mentre nel 2024 si dovrebbe attestare attorno all’1,9%.


Le contromisure studiate dalla BCE non sono prive di costi. In primis avranno ripercussioni su tutti i mutui a tasso variabile, le cui rate variano in funzione dei tassi di riferimento del mercato. Conseguentemente le rate dei mutui a tasso variabile saranno più care, con un incremento potenziale del 30% entro la metà del prossimo anno. Chiaramente questo andrà a incidere maggiormente su coloro i quali hanno acceso il proprio mutuo da poco tempo, mentre chi ha già versato una buona parte degli interessi passivi subirà un impatto minore.


Tuttavia, la problematica più rilevante causata dalla risolutezza di Francoforte è il rischio di dare avvio a una nuova crisi del debito pubblico. L’aumento dei tassi - unito allo stop agli acquisti netti di titoli attraverso l’Asset Purchase Program (APP) - andrà a pesare sui bilanci di quegli Stati che presentano un elevato debito pubblico. In questo quadro l’Italia si trova senza dubbio in una posizione difficile, visto che il valore del debito pubblico italiano ammontava a maggio di quest’anno a 2755 miliardi (pari al 152,6% del PIL). Un incremento del costo dell’emissione di titoli renderebbe ancor più gravoso per lo Stato italiano il pagamento degli interessi, che vale ogni anno circa 65,7 miliardi di euro (l’equivalente al 3,5% del PIL).

Fig. 3 Spesa per interessi nei paesi UE (Confartigianato).

4. Conclusioni


Il quadro che va delineandosi per l’Italia non è dei più rosei. La congiuntura economica a livello internazionale, che ha causato la recente impennata dell’inflazione, rischia di erodere il già ridotto potere d’acquisto degli italiani, mentre le politiche della BCE non aiutano la sostenibilità del debito pubblico italiano. Assieme alle difficoltà legate ai conti pubblici, torna anche lo spettro dello spread tra BTP e Bund tedeschi, che sale oltre i 220 punti base, rispetto ai circa 100 di un anno fa.


È evidente che il Governo che si insedierà dopo le elezioni del 25 settembre, si troverà a dover affrontare una situazione tutt’altro che semplice. Sembra che la BCE stia cambiando idea circa le politiche espansive ed è pertanto plausibile pensare che spingerà affinché i Paesi dell’eurozona riducano la spesa. C’è da chiedersi se l’Italia sarà in grado di trovare un equilibrio tra un doveroso sostegno alle imprese e alle famiglie in difficoltà per il caro bollette, e una spesa più oculata, che eviti un ulteriore deterioramento del debito.


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La BCE nella guerra all’inflazione_Tubani
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Sitografia


[1] «Russia, presidente della Duma: "Sanzioni sono oltre 10mila, mai così tante nella storia"», Sky TG 24.

[2] «USA contro Cina: dalla guerra commerciale al disaccoppiamento economico», Amistades.

[3] «La Bce alza i tassi di 75 punti base mentre l’Ue rischia la recessione: vincono i falchi. Lagarde ammette errori nelle stime sull’inflazione», Il Fatto Quotidiano.

[4] «Prezzi al consumo (dati provvisori) - Agosto 2022», ISTAT.

[5] «Decisioni di politica monetaria», Banca Centrale Europea.

[6] «Inflazione e tasso d'interesse, un cambio di passo per la BCE», Amistades.

[7] «Monetary policy decisions», Banca Centrale Europea.

[8] «La Bce alza i tassi di 75 punti base mentre l’Ue rischia la recessione: vincono i falchi. Lagarde ammette errori nelle stime sull’inflazione», Il Fatto Quotidiano.

[9] «Eurozone interest rates in record rise to fight inflation», BBC.

[10] «Mutui a tasso variabile sotto stress dopo l’aumento dei tassi deciso dalla BCE», Repubblica News.

[11] «Bce: fine degli acquisti dei bond dal 1 luglio», Ansa.

[13] «Spread BTP-Bund», Corriere della Sera - Economia.

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