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Inflazione e tasso d'interesse, un cambio di passo per la BCE

Aggiornamento: 20 ott 2021

Fonte: https_investire.biz_articoli_analisi-previsioni-ricerche_societa-comunicazione_l-inflazione-sara-motivo-di-nuov-sell-off-per-i-mercati

1. Introduzione


La pandemia ha giocato un ruolo molto importante nel mercato delle materie prime, che ne è stato grandemente influenzato. Se nell’immediato il loro costo è crollato, nel giro di poche settimane ha subito un’impennata di senso opposto. Un esempio su tutti è il rame, il cui costo aveva toccato i 4.300 dollari la tonnellata nel marzo 2020 e che a maggio di quest’anno è arrivato alla cifra record di 10.745 dollari.

Prezzo del rame tra gennaio 2020 e maggio 2021. Fonte London Metal Exchange.

Ci si potrebbe dunque chiedere cosa nel concreto abbia scatenato questa inaspettata risalita. Da un lato viene spontaneo pensare che i produttori abbiano posto in essere manovre speculative, cosa che sicuramente ha avuto il suo peso, tuttavia la causa più probabile è il boom dei consumi. I governi dei differenti paesi, infatti, hanno risposto alla crisi pandemica sostenendo l’economia tramite stimoli sia fiscali che monetari, spingendo così i consumatori a spendere. Questo tipo di strategia è stata messa in campo in primo luogo dalla Cina, che ha assistito ad una crescita del proprio PIL pari al 2,3%, forse supportata anche dall’aumento della domanda estera di apparecchiature mediche e di device per l’implementazione del lavoro da casa. Ad ogni modo l’approccio cinese è stato poi seguito in buona parte del mondo, producendo una enorme domanda di materie prime, cosa che ne ha fatto evidentemente lievitare il costo.


2. L'aumento dell'inflazione ed il nuovo approccio monetario europeo


L’aumento del costo delle materie prime solitamente genera una spinta inflazionistica, che è stato possibile osservare anche in Italia, come rilevato dall’ISTAT. Se il costo delle materie prime aumenta, infatti, lo stesso fanno i costi di produzione dei beni di consumo, cosa che causa un’impennata generalizzata dei prezzi, ossia inflazione.


In ambito europeo ciò ha portato ad un cambiamento nella strategia di politica monetaria della BCE (Banca Centrale Europea) che, sebbene a prima vista possa sembrare piuttosto modesto, in realtà pone le basi per future manovre di ben più ampio respiro. Tale cambiamento si può sostanzialmente riassumere in un diverso approccio al fine di mantenere la stabilità dei prezzi dell’Area Euro, obbiettivo che verrà d'ora in poi perseguito in maniera differente. Infatti, mentre fino ad ora il livello di inflazione veniva mantenuto inferiore ma vicino al 2% nel medio periodo, ora l’obbiettivo diventa proprio il 2% di inflazione annuo, che la BCE si impegna a mantenere “simmetricamente”. Ciò significa che qualora il livello di inflazione dovesse salire o scendere troppo, la Banca Centrale Europea interverrà per correggere tale tendenza, tuttavia ciò si traduce anche nel tollerare un’inflazione sopra il 2%, seppur per brevi periodi. Se prima, infatti, l’inflazione non doveva mai superare la soglia del 2%, ora ciò sarà consentito. Il tasso di inflazione dell'Area Euro ad agosto 2021 ha toccato il 3%, segnando un aumento del 2,2% rispetto al mese di luglio dello stesso anno, cosa che quindi conferma il nuovo corso della politica monetaria della Banca Centrale Europea.


3. Sfuggire alla “trappola della liquidità”


Il cambio di passo è probabilmente causato dal fatto che il precedente atteggiamento, così rigido nei confronti dell’aumento dell’inflazione, era stato formulato prima della crisi dei mutui sub-prime del 2008, di quella del debito del 2011 e di quella pandemica. In seguito a ciò la crescita economica europea è stata fortemente frenata e per stimolarla la BCE ha costantemente abbassato i tassi di interesse, finendo per raggiungere un tasso di interesse nullo.

Rapporto tra tasso di interesse e investimenti. Fonte: https://courses.byui.edu/econ_151/presentations/Lesson_06.htm

Di norma una congiuntura con bassi tassi d’interesse, infatti, dovrebbe stimolare investimenti e consumi, poiché tenere il denaro fermo non porterebbe alcun vantaggio a imprese e risparmiatori. In questo modo ci si potrebbe aspettare un'espansione della domanda e di conseguenza crescita economica. Quando però i tassi si abbassano al punto da toccare lo zero, si finisce in quella che J. M. Keynes definì “trappola della liquidità”[1], ossia quella situazione in cui – tra le altre cose – la banca centrale non è più in grado di stimolare crescita mediante il taglio dei tassi di interesse1. Uscire da una simile situazione è difficile.


Se guardiamo alle politiche della BCE negli ultimi anni, ci accorgeremo che vi è stato un aumento dell’emissione di moneta, cosa che in teoria dovrebbe generare un aumento dei prezzi e quindi inflazione. Tuttavia ciò non si è verificato e anzi l’anno scorso si è addirittura assistito alla contrazione dei prezzi. In una situazione di incertezza, difatti, le persone preferiscono accumulare liquidità invece di spenderla o investirla, rendendo eventuali politiche monetarie espansive della banca centrale poco efficaci.


4. Recuperare spazio di manovra


Questa aumentata tolleranza della BCE circa il tasso d’inflazione dovrebbe produrre nelle persone l’aspettativa che essa aumenti e, nel timore che il denaro possa svalutarsi, spingerle a spendere o investire. Tutto ciò non solo farebbe crescere i consumi e gli investimenti – generando crescita economica – ma anche i prezzi e dunque l’inflazione. In sostanza è probabile che la banca centrale stia cercando di influenzare la propensione al consumo e all’investimento creando delle aspettative. Al contempo, qualora i consumi effettivamente aumentino, accompagnandosi ad un ulteriore rialzo dell’inflazione, la BCE potrebbe compensare aumentando i tassi di interesse. Infatti tassi di interesse maggiori aumenterebbero la propensione al risparmio, riducendo quindi l’inflazione e consentendo infine alla BCE di riacquistare spazio di manovra, cosa che, come abbiamo già visto, è impossibile con gli attuali tassi.


5. Conclusioni


Si tratta di una scelta molto vicina a quella fatta dalla Federal Reserve americana, che già l’anno scorso aveva stabilito che avrebbe fissato l’obbiettivo dell’inflazione media del 2% sul lungo termine. È dunque evidente che la BCE sta assumendo un ruolo sempre più assimilabile a quello di una vera e propria banca centrale, trend peraltro già avviato con la politica di quantitative easing inaugurata dall’ex presidente della BCE, Mario Draghi.


A questo punto è lecito chiedersi se, indipendentemente dall'efficacia o meno delle misure prese, si tratta di un tentativo di “state building” che possa in qualche modo contribuire a inquadrare la BCE come una vera e propria banca centrale, oppure no. Sarebbe auspicabile che, se si vuole realizzare un qualche progetto di integrazione europea, la BCE agisca sempre più come una banca centrale farebbe: intervenendo sui tassi di interesse e, magari, ponendo le basi per un futuro riassetto del debito degli stati membri in senso comunitario, ma forse è un discorso troppo prematuro.


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Inflazione e tasso d_interesse, un cambio di passo per la BCE
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Note

[1] J. M. Keynes, Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della Moneta, UTET, 1936.


Bibliografia/Sitografia


[1] «Metals-Copper hits record high on higher demand hopes, tighter supply»,

[2] «China Is the Only Major Economy to Report Economic Growth for 2020»,

[3] «Prezzi al consumo (dati provvisori). Giugno 2021», https://www.istat.it/it/archivio/259040

[4] «Decisioni di politica monetaria»,

[5] «Ue-19: Eurostat conferma, inflazione agosto schizza al 3%»,

[6] «Perché prestiti BCE a interesse zero»,

[7] J. M. Keynes «Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della Moneta», UTET, 1936.

[8] «Measuring inflation – the Harmonised Index of Consumer Prices (HICP)»,

https://www.ecb.europa.eu/stats/macroeconomic_and_sectoral/hicp/html/index.en.html

[9] «Review of Monetary Policy Strategy, Tools, and Communications»,

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