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Wagner in Africa: focus Sahel

Aggiornamento: 12 mag 2023

Fig.1: Mercenari della società russa Wagner. Fonte: Aujord’hui au Faso.

1. Introduzione


Dopo le operazioni militari di grande portata in Repubblica Centrafricana, Sudan e Libia, la società russa Wagner ha iniziato ad espandere le proprie sfere di influenza in altri stati del Sahel. Con il caso più eclatante della sua presenza in Mali e la mossa dei primi passi in Burkina Faso, il gruppo, pur formalmente negando di essere presente in questa regione, costituirebbe di fatto, e sempre più, il braccio operativo della presenza militare e del soft power russo nella regione. La sua influenza sembra determinata da diversi fattori, alcuni dei quali saranno analizzati in quest’analisi, primo fra tutti il sempre più crescente benestare da parte delle popolazioni degli stati del Sahel, deluse di fronte all’assenza di apparati statali solidi nella lotta al terrorismo.


2. Il gruppo Wagner: cos’è?


Per capire il funzionamento del gruppo Wagner, dobbiamo partire dal presupposto che non si tratti di una società regolarmente registrata e conosciuta. Tutte le informazioni che abbiamo su Wagner provengono infatti da fonti occidentali più o meno ufficiali, inchieste e report che lo definiscono come una società criminale internazionale, e sanzioni (come quelle del Dipartimento americano del Tesoro) contro molteplici entità del gruppo coinvolte in varie attività paramilitari, di disinformazione, di propaganda anti democratica.


Il Gruppo Wagner è apparso per la prima volta durante la crisi in Ucraina nel 2014, apportando il suo supporto alla Russia durante l’annessione della Crimea. A capo del gruppo vi è il magnate russo Yevgeny Prigozhin, agli occhi del mondo un imprenditore russo nell’industria del food, ma di fatto un alleato di Putin, fra gli uomini più ricercati dagli Stati Uniti. Questi lo descrivono come l’individuo alla testa dell’organizzazione russa Internet Research Agency (una troll-factory[1]) che sarebbe stata la fautrice della vasta campagna di disinformazione americana durante le elezioni del 2016 e del 2018. L’agenzia avrebbe rubato dati di mezzo milione di elettori americani dal sito web di un comitato elettorale statale. Durante la campagna elettorale, più di 3 milioni di tweet sui troll russi sarebbero stati volti ad indebolire i partiti di opposizione a Donald Trump. La US Defense Intelligence Agency la descrive come uno strumento per controllare la popolazione e influenzare stati geopoliticamente avversari, cambiando le convinzioni delle persone a favore del governo russo. In quello stesso periodo, il Cremlino sarebbe stato scoperto nel tentativo di influenzare il voto sulla Brexit nel Regno Unito nel 2016 e le elezioni presidenziali francesi del 2017.

Fig.2: Yevgeny Prigozhin, magnate russo. Fonte: Reuters

3. I primi passi della Russia e l’oggi di Wagner nel Sahel


Come sottolinea Francesco Bortoletto nella sua analisi per Africa Rivista (Armi, alleanze e risorse naturali: la penetrazione russa in Africa | Rivista Africa (africarivista.it) la Russia guarda all’Africa da almeno i primi anni 2000, mossa dal desiderio di riaffermare la propria potenza, come in una sorta di rinascita dell’Unione Sovietica. Tra giochi geopolitici e accesso alle risorse naturali, l’obiettivo primario di Putin sarebbe quello di mettere progressivamente in disparte l’influenza occidentale sul continente, che comincia a barcollare complice il disimpegno forzato della Francia.


Per fare ciò, il modello proposto dalla Russia, anche via Wagner, sembra essere quello della garanzia della sicurezza dei paesi africani in cambio di vantaggi economici e con poco riguardo al rispetto dei diritti umani: il modello già impiegato con successo in Siria, dove il gruppo combatté a fianco del presidente Bashar-al Assad ottenendo il controllo di porti e basi militari, prevalentemente sulla costa.


Diverse inchieste sembrano dimostrare come, a partire dal 2010, Prigozhin abbia sviluppato (sempre tramite i suoi trolls) un’ampia rete di consulenti politici in Africa, creando delle vere e proprie lobby russe, prima influenzando le elezioni in almeno una ventina di paesi africani, e poi fomentando il malcontento generale della popolazione e presentandosi come la nuova soluzione ai problemi dell’Africa. Fra le società russe detenuta dal magnate in RCA figura la Lobaye Invest, specializzata nell’estrazione di diamanti, oro e altri minerali, apparentemente affiliata a M Invest, società russa attiva in Sudan.


In Repubblica Centrafricana, Wagner ha cominciato le sue attività nel 2018, quando dopo la sospensione dell’embargo sulle armi da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il governo russo e quello centrafricano firmarono un accordo di cooperazione militare in cambio di ingenti concessioni minerarie a Mosca. In virtù di questo accordo, formatori militari (fra i quali numerosi affiliati a Wagner) hanno potuto mettere piede a Bangui accompagnati da ingenti stock di armi. Benché questo quadro di cooperazione non prevedesse il coinvolgimento diretto di queste figure nelle operazioni militari, un’inchiesta delle Nazioni Unite del gennaio del 2019 ha rivelato atti di tortura su civili commessi dalle forze Wagner.


Con la degradazione della sicurezza in RCA, a partire da fine 2020 Wagner è ufficialmente intervenuto al fianco delle forze armate per combattere i gruppi ribelli; si stima che più di 1.000 soldati Wagner siano stati dispiegati dal 2018. Questo intervento di Wagner e del Cremlino ha coinciso con il reclutamento, da parte del presidente Faustin Archange Touadéra, di una squadra affiatata di consulenti russi che hanno tutti una partecipazione nella Lobaye Invest e include il suo consigliere per la sicurezza nazionale Valery Zakharov.


In Mali, Wagner ha iniziato ad allungare le proprie braccia sul finire del 2021, quando il consenso alle operazioni militari russe fu esplicitamente dato dalla giunta militare con a capo Assimi Goita, che nel maggio dello stesso anno aveva rovesciato il presidente eletto Ibrahim Boubakar Keita. Benché Goita neghi qualsiasi coinvolgimento di Wagner sul suo territorio (limitandosi a parlare di “addestratori militari russi”) di fatto Wagner ha combattuto al fianco delle forze armate maliane, anche qui a discapito dei civili (in particolare le comunità peul nelle regioni di Mopti, Ségou, Tomboutou e Koulikoro, torturate o uccise perché sospettate di avere dei legami con i gruppi jihadisti). Il successo della presenza di Wagner in Mali sembra essere stato generato da alcuni fattori determinanti:

  • in primis, la propaganda anti-occidentale e anti francese

  • l’obiettivo fallimento della decennale cooperazione militare francese nella lotta anti-djihadista

  • il malcontento della popolazione.

Di fronte a questa realtà, a luglio del 2021 la Francia ha annunciato la riduzione della presenza militare sul suolo maliano, e le tensioni con la giunta si sono aggravate ad inizio 2022, quando la Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest ha imposto delle nuove sanzioni al paese, giustificando il ritiro delle truppe francesi.


Lo scorso dicembre, la Francia ha condannato il dispiegamento di mercenari sul territorio maliano, accusando la Russia di appoggio logistico al gruppo Wagner (che in Mali vanta oggi di un effettivo di 300-350 uomini).


In Burkina Faso, nel gennaio 2023 il presidente della transizione e capo della giunta, Ibrahim Traoré, ha chiesto alla Francia di ritirare le sue forze anti terrorismo. Nonostante Traoré neghi la presenza di Wagner sul territorio burkinabé, i meeting di alto livello del premier in Russia e la constatazione della presenza di alcuni militari russi a dicembre, farebbero presagire che sia proprio la Russia uno di quei partner tanto elogiati come benvenuti dal capo di stato.


Se per la maggior parte dell’opinione pubblica burkinabé il partenariato con la Russia sarebbe fruttuoso e win-win, bisogna considerare che la fine delle relazioni bilaterali con la Francia avrà delle ripercussioni a lungo termine anche sul meccanismo degli aiuti e della cooperazione (con il divieto di esercizio di centinaia di ong francesi) di fatto intensificando il conflitto nel paese.


Dal punto di vista della transizione democratica, la presenza di Wagner potrebbe anche disincentivare la pressione sul processo di transizione, contribuendo ad una sfiducia nei confronti delle istituzioni statali e spingendo sempre più i giovani all’arruolamento nelle milizie jihadiste.

Questo deficit democratico alimenterebbe ulteriormente il malcontento e continuerebbe ad accrescere il conflitto, specialmente se - come probabile - il regime in carica non manterrà la sua promessa di migliorare la situazione della sicurezza sul lungo periodo.

Fig.3: Manifestanti pro-Russia in Mali. Fonte: AP

4. La guerra d’influenza


L’azione della Russia nel Sahel non è solo militare. Ad un costo relativamente basso, la Russia costruirebbe nella regione complesse campagne di disinformazione, principalmente attraverso i social network, i media e tra la classe politica e i membri della società civile.


Dopo il vertice Russia-Africa di Sochi del 2019, Facebook ha annunciato che le reti informatiche russe erano responsabili di campagne di disinformazione, inclusa la manipolazione elettorale in almeno otto nazioni africane, tra cui Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Madagascar, Libia e Sudan. Secondo il dipartimento di sicurezza di Facebook, la Russia pubblicherebbe informazioni politiche, inclusi argomenti caldi come la politica russa in Africa, le elezioni in Madagascar e in Mozambico. Si ritiene inoltre che la Russia acceleri tali campagne di disinformazione con il supporto di opinionisti africani reclutati localmente; ne sono un esempio le attività informatiche illecite particolarmente acute condotte in Repubblica Centrafricana, dove numerosi contenuti sul covid-19 erano fake news.


La Russia sarebbe riuscita a costruire una strategia di influenza mediatica, per esempio grazie alle due principali agenzie, Russia Today e Sputnik, le cui notizie sono diffuse da almeno 600 siti internet africani, spingendosi fino alla creazione di RT School e Sputnik Pro, strutture per la formazione dei giornalisti africani. Dal summit di Sochi del 2019, numerose agenzie stampa africane avrebbero infatti firmato degli accordi con le due agenzie, come la Radio Televisione Nazionale Congolese (RTNC) e l’Agenzia di Stampa Ivoriana (AIP).


Questa influenza mediatica si eserciterebbe anche in Mali, il primo dei dieci paesi francofoni africani per visite di RT France et Sputnik France. Ancora, la Russia si è appoggiata su influencer che si oppongono alla presenza francese nel paese, come “Ben le Cerveau” o Luc Michel, artefici di una rete di domini internet che ha assemblato circa 80.000 adepti soprattutto fra utilizzatori francofoni in Africa.


In RCA, il lungometraggio dal titolo Tourist, ufficiosamente sponsorizzato dal capo di Wagner, si propone di glorificare il coinvolgimento degli istruttori di sicurezza russi nella Repubblica Centrafricana, cercando di mettere in ombra le accuse di violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze del PMC. Il film apre con una voce fuori campo che narra che dall’inizio del conflitto in RCA, per la prima volta nel 2021 i soldati russi hanno contribuito alla liberazione del paese dai gruppi armati. Uno degli attori del film è Seth Wiredu, alias “Mr Amara” noto, per aver diretto Ebla, una fabbrica di troll situata in Ghana, attiva prima delle elezioni presidenziali americane, e collegata secondo la CNN e l'agenzia Graphika, alla Internet Research Agency (IRA). Pochi mesi dopo l'uscita di Tourist, alla fine del 2021, la stessa casa di produzione ha finanziato il film Granit, che racconta la storia dei soldati russi che aiutano il Mozambico a sbarazzarsi delle milizie Daesh.


L'influenza del soft power russo in Africa sarebbe stata in pieno svolgimento durante la pandemia di Covid-19, anche attraverso la diffusione di messaggi WhatsApp che rimandavano a notizie false a sostegno dell'efficacia dei vaccini russi affermando che i vaccini sviluppati negli Stati Uniti danneggiavano il sistema immunitario. Molti di questi messaggi sarebbero stati rintracciati su numeri di telefono nigeriani, con destinatari residenti nella Repubblica Democratica del Congo.


Nell'aprile 2020, la CNN ha riferito che la Russia stava portando avanti un'operazione di trolling sui social media, prendendo di mira gli utenti dei social media americani del Ghana e della Nigeria. I troll finanziati dalla Russia sarebbero stati pagati per alimentare le fiamme della divisione razziale negli Stati Uniti su Twitter e Facebook.

Fig.4: Video caricaturale di propaganda russa anti-francese. Fonte: Cartes du Monde

5. Conclusioni


Anche se la relazione tra il Gruppo Wagner e il Cremlino rimane poco chiara, è evidente come la Russia abbia trovato nel Sahel e nei suoi stati più problematici un terreno fertile per la promozione dei suoi interessi politici. Questo è stato senza dubbio reso possibile dal disimpegno dell’Unione Europea, che nonostante dichiari a più riprese come il Sahel sia strettamente connesso all’Europa, di fatto non si sta dimostrando come portatori di un’azione incisiva. Il risultato di questo processo è una guerra invisibile, definita guerra fredda 3.0, condotta dalla Russia contro l’Europa, in particolare contro la Francia, e che si rivela davvero efficace in considerazione della fragilità dell’opinione pubblica locale, facilmente influenzabile dai social media. Di fatto, il paradigma proposto dalla Russia potrebbe rivelarsi efficace, come una via alternativa tra l’Occidente, ormai decaduto, che si è fatto portatore per decenni di una democrazia fallimentare perché troppo intrusiva nei diritti umani, e la nuova strategia della Cina.


(scarica l'analisi)

Analisi Sahel Marzo 23_rev Alessandro_rev Elisa 28.03.2023.docx
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Note

[1] Gruppi istituzionalizzati di hacker che mirano ad interferire nell’opinione politica e sui processi di decision-making.


Bibliografia/Sitografia



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