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Kenya: State House ha un nuovo inquilino

Aggiornamento: 24 ott 2022

Fig.1: Il nuovo presidente del Kenya. Fonte: Billy Mutai – Anadolu Agency

1. Introduzione


William Ruto è ufficialmente il nuovo presidente del Kenya, il quinto dall’indipendenza del paese. Eletto con il 50,49% dei voti contro il 48,85% di Raila Odinga (poco più di 233.200 voti, in un paese di 22 milioni di elettori) anche se ha avuto la meglio in soli 20 dei 47 distretti del paese, occorre notare che in questi 20 l’affluenza degli elettori si registra al 70%, in 6 addirittura al 75%. Al contrario, nei distretti “di Odinga” l’affluenza è stata solo del 64%, superando solo in uno il 75%. Questo risultato traduce la scarsa abilità di Odinga nell’attirare il suo elettorato nelle regioni costiere, come a Mombasa, dove aveva vinto lo scorso anno e dove nel 2022 l’affluenza è stata solo al 44%.


2. Cenni sul sistema elettorale kenyano


Il Kenya è una repubblica democratica indipendente dal 1963 con un ordinamento di tipo presidenziale: la carica più alta della Repubblica kenyana esercita le funzioni sia di capo del governo che di capo di Stato, per un massimo di due mandati. La Costituzione del Kenya prevede un sistema parlamentare bicamerale, costituito dall’Assemblea Nazionale e dal Senato. L’Assemblea Nazionale è formata da 349 membri più uno speaker (presidente), mentre il Senato ne presenta 67 più uno speaker.


Il sistema elettorale del Kenya si basa sul doppio turno, che prevede un primo turno in cui viene eletto il candidato con più del 50% dei voti a livello nazionale e almeno il 25% a livello dei 47 distretti (contee) in cui si organizza il paese. Se questa soglia non viene raggiunta, al secondo turno viene eletto il candidato con il maggior numero dei voti. È possibile il rinnovo della carica di un solo anno.


Il parlamento viene eletto con il sistema First-past-the post, secondo il quale in ciascuno dei collegi uninominali l’elettore esprime una sola preferenza, eleggendo quindi il candidato che ottiene la maggioranza relativa dei voti, senza necessità di soglie minime. Il Senato è composto da 68 membri provenienti dai distretti ed eletti per un periodo di cinque anni.


Ogni contea ha la propria Assemblea composta da membri eletti per un mandato di cinque anni: questa è composta da un presidente d' ufficio e da tanti funzionari eletti quante sono le suddivisioni municipali della contea (ward). Se il numero di funzionari eletti (escluso il presidente) è inferiore a 25, viene aumentato a 25.

3. Come sono andate le elezioni


Le elezioni del 9 agosto si sono svolte, secondo i media locali, in un clima tutto sommato pacifico, come pacifica è stata la campagna elettorale. Non sono tuttavia mancati episodi di terrore legati allo scrutinio. A seguito di un miscuglio di materiale elettorale, l'Independent Electoral and Boundaries Commission (IEBC) ha posticipato (per alcuni seggi) i conteggi al ​​29 agosto. La polizia ha anche registrato una dozzina di incidenti di sicurezza legati alle elezioni: un funzionario elettorale è stato colpito da colpi di arma da fuoco e ferito durante un attacco a un centro di conteggio nel distretto di Wajir, nel nord del Kenya, costringendo la commissione a fermare il conteggio. Un altro funzionario dell'IEBC, Daniel Musyoka, è stato trovato strangolato dopo essere scomparso nel distretto orientale di Embakasi a Nairobi. Il suo omicidio è una macchia particolare: rimane inspiegabile, nessun sospetto identificato. Alla sepoltura di Musyoka il 26 agosto, il presidente della commissione elettorale Wafula Chebukati ha condannato i persistenti attacchi al personale della commissione, citando anche la breve detenzione da parte della polizia di diversi alti funzionari durante il conteggio dei voti.


Questa confusione ha impedito la dichiarazione finale del risultato presidenziale il 15 agosto, anche se l'IEBC aveva pubblicato online i moduli dei risultati e annunciato ogni conteggio elettorale in televisione dopo la verifica da parte delle campagne presidenziali rivali.


Mentre Chebukati si preparava a nominare Ruto vincitore, gli alleati di Odinga presso il centro nazionale di conteggio hanno cercato di impedirgli di farlo. È scoppiata una rissa, anche se le forze di sicurezza hanno rapidamente ristabilito l'ordine. Allo stesso tempo, quattro dei sette commissari dell’IEBC – tutti nominati di recente da Kenyatta (il presidente in carica durante l’ultimo decennio) sono usciti dal centro di conteggio, tenendo una conferenza stampa al fine di mettere in discussione i risultati, in particolare accusando il presidente dell'IEBC di averli messi da parte mentre venivano compilati i totali dei voti. Le affermazioni dei commissari sono state minate dal fatto che avevano svolto un ruolo di primo piano nel trasmettere in televisione i precedenti conteggi provvisori, prima di mettere in scena la loro protesta dell'ultimo minuto.


Il giorno successivo, Odinga ha ufficialmente respinto il conteggio finale, citando le divisioni tra i commissari dell'IEBC come prova di illeciti. Il 22 agosto, insieme a molti sostenitori e ad altre ONG, ha presentato una serie di petizioni che esponevano rivendicazioni contro la commissione elettorale. Odinga ha messo in dubbio la trasparenza della tecnologia utilizzata per identificare gli elettori e trasmettere i risultati, affermando che gli hacker dell’azienda erano penetrati nei server dell’IEBC e avevano manomesso i moduli caricati sul suo portale. Ricordiamo che la regola vuole che alla fine di ciascun scrutinio il presidente del seggio legga ad alta voce i risultati, e compili una dichiarazione ufficiale (il formulario 34A) che viene firmato dai rappresentanti del partito prima di essere trasmesso in via elettronica al centro nazionale. Una delle principali argomentazioni dei firmatari è che in 41 seggi i formulari fossero stati modificati al fine di aumentare i voti, e che altrimenti Ruto potrebbe non aver ottenuto abbastanza voti per raggiungere il 50%.


A settembre, la Corte ha rifiutato il ricorso di Odinga, respingendo tutte le accuse per l’assenza di prove sufficienti e valide. La corte ha concluso che l'IEBC ha rispettato le leggi che richiedono che le elezioni siano "semplici, accurate, verificabili, sicure, responsabili e trasparenti". I giudici, tuttavia, hanno individuato le aree in cui l'IEBC potrebbe migliorare, evidenziando le comunque presenti divisioni e la sfiducia tra i commissari e sollecitando la commissione a seguire le raccomandazioni degli audit precedenti.

Fig.2: Scrutinio del 9 settembre in Kenya. Fonte: BBC

4. Ruto e Odinga: selfmade-man vs elite


Ciascuna delle due personalità faro delle recenti elezioni presidenziali in Kenya ha una storia, personale o professionale, che lo ha avvicinato al precedente presidente Kenyatta. Tuttavia, già dalla campagna elettorale, era ben chiaro come i programmi politici dei due avversari fossero tra loro opposti, anche dal punto di vista dell’elettorato su cui hanno puntato.


Raila Odinga è il figlio del primo ministro del primo Kenya indipendente (cosi come Kenyatta è il figlio del primo presidente del paese): si è presentato alle elezioni per ben cinque volte, promettendo poi nel 2017 di rinunciare alla candidatura, promessa tuttavia disattesa a seguito dell’annuncio della sua nuova candidatura per il 2022. Durante le elezioni del 2012 e del 2017, Odinga si è opposto a Kenyatta come candidato alla State House, vincendo le elezioni e ottenendo due mandati consecutivi. Da iniziale rivale, Kenyatta promise ad Odinga la garanzia del suo sostegno per le elezioni del 2022, concludendo con lui un accordo di collaborazione noto come “the handshake”.


Quanto a Ruto, benché non nuovo alla vita politica del paese (è stato per dieci anni il vice-presidente di Kenyatta), ha tentato di approcciare i suoi elettori partendo dalla (sua) storia del “bambino che da solo si è fatto uomo”, presentandosi proprio come uno self-made man. Le sue promesse si indirizzano alla parte più rurale e contadina della popolazione, destinataria innanzitutto di un piano di rilancio che prevede una serie di investimenti per l’agricoltura, con un conseguente abbassamento del prezzo delle materie prime. E così, il buon Ruto, ha conquistato la fiducia dei suoi concittadini, puntando sul modello dell’uomo semplice e tentando di mettere fine ad un’era incarnata da esponenti politici di una rigida casta di cui Odinga era espressione. Vero è, comunque, che quell’immagine di “uomo della terra” che vuole far passare Ruto non è più molto attendibile, se guardiamo all’enorme fortuna da lui accumulata negli anni nei settori dell’allevamento, dell’agricoltura, dell’alberghiero e della cultura, fortuna che lo ha di fatto classificato, insieme ad Odinga, tra gli uomini più ricchi del paese.


Il percorso di Ruto è d’altronde marcato da episodi che ne hanno messo in discussione l’integrità : fra tutti, si segnalano nel 2012 le accuse della Corte Penale Internazionale per crimini contrò l’umanità, a ragione del suo presunto ruolo durante le manifestazioni e gli scontri post-elettorali del 2008 che fecero più di 1.500 vittime.


Occorre osservare tuttavia una nota positiva dal punto di vista etnico: proprio durante i suoi discorsi da campagna, Ruto si è più volte fatto portatore di interessi popolari che dovrebbero prevalere sui soliti legami etno-politici: la sua elezione sembra presagire un cambio di rotta rispetto all’etnia dominante (quella kalenjin, di Kenyatta) che ha lungamente retto il paese e rappresenta il 21% della popolazione.

Fig.3: I due avversari alle elezioni. Fonte: Jeune Afrique

5. Le sfide economiche e politiche di Ruto


William Ruto si è dato 100 giorni per abbassare il costo della vita dei kenyani. Obiettivo ambizioso, se si considera che l’inflazione ha sfiorato l’8,5% nel mese di agosto 2022, raggiungendo il più alto livello da cinque anni, complici anche il covid-19 e la guerra in Ucraina. A questo si aggiunge un tasso di disoccupazione del 14%. Prima delle elezioni, numerose manifestazioni hanno minacciato di impedire il voto se qualcosa non fosse stato fatto contro l’aumento dei prezzi degli alimenti e della benzina, cosa che ha spinto il governo a promettere di adottare una misura urgente di sovvenzione per ridurre il prezzo della farina di mais, con cui si prepara il piatto nazionale, l’ugali. Promessa non mantenuta.


Anche la disoccupazione è alle stelle: ¾ della popolazione è sotto i 34 anni, ma l’inserimento nel mercato del lavoro resta problematico (nel 2020, 5 milioni di giovani kenyani erano disoccupati). Secondo l’ONG Oxfam, il 34% dei 17 milioni di poveri kenyani vive in aree urbane, per lo più slum, e questa percentuale è destinata ad aumentare esponenzialmente.


D’altro canto, l’economia kenyana è la terza per dimensione dell’Africa Subsahariana secondo la banca mondiale (109 miliardi di PIL nel 2021) potendosi considerare il fulcro della regione (la Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Est di cui fanno parte Tanzania, Sud Sudan, Ruanda, Burundi e Uganda) in termini di attività imprenditoriali, soprattutto di start up che utilizzano la telefonia mobile e hanno come obiettivo la transizione ecologica. L’enorme potenziale del paese è alimentato da tassi di educazione elevati rispetto ad altri paesi africani. Ruto crede in questo progetto della tecnologia come catalizzatore dello sviluppo locale, e fra i suoi obiettivi c’è innanzitutto quello di concretizzare la trasformazione digitale. Ha, in questo senso, annunciato un progetto di installazione della fibra ottica su 100.000 km su tutto il territorio nazionale, cosi come l’aumento a 80% del tasso di digitalizzazione dei servizi pubblici. L’accento sui giovani è ulteriormente confermato dalla riduzione dei costi della connessione internet. Gli investimenti nell’ambito del digitale ammontano a 40 miliardi di shillings (334 miliardi di dollari).


La stabilità economica altalenante del Kenya si accompagna a quella politica: il Kenya non ha mai conosciuto un colpo di stato. Tuttavia, la corruzione si fa sentire, ed il paese è classificato 128esimo su 180 nell’indice di percezione della corruzione di Trasparency International.


6. Conclusioni


Lo scorso 13 settembre Ruto ha prestato giuramento davanti a 60.000 persone riunite nello stadio Kasarani di Nairobi. Subito ha detto che avrebbe posto fine ai sussidi di carburante e cibo, giudicati costosi e inefficaci, e affermato che l’intero processo di sdoganamento delle merci sarebbe stato ripristinato al porto di Mombasa rompendo quindi con la prassi, introdotta da Kenyatta di trasferire i servizi portuali a Naivasha per garantire il rimborso di un prestito cinese per la costruzione di una ferrovia. Ha poi annunciato una diminuzione del prezzo degli intranti agricoli, al fine di permettere agli agricoltori di resistere contro il caro dei prezzi. Ha poi ha nominato sei nuovi giudici alla Commissione del servizio giudiziario, che presteranno giuramento mercoledì.


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