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Il triangolo del litio: peculiarità e problemi comuni dell’estrattivismo verde

Aggiornamento: 1 feb 2022

Figura 1. Fonte: National Geographic España.

1. La febbre del litio


L'uso del litio ha avuto un rapido sviluppo industriale negli ultimi due decenni dovuto alla diffusione sul mercato di dispositivi elettronici mobili e all’avvento dei veicoli elettrici[1]. Il suo impiego industriale su scala mondiale è legato per oltre il 70%[2] al settore delle batterie ricaricabili, sotto forma di carbonato di litio o di idrossido di litio per produrre il catodo. Questo metallo alcalino fa parte di quella lista di minerali chiave per realizzare la transizione energetica e la decarbonizzazione. Si stima, infatti, che nel 2040 la sua domanda legata alle batterie aumenterà 13 volte rispetto al 2020[3] e, in caso di incentivi di sostegno alla mobilità elettrica a livello globale, addirittura 42 volte. Basti pensare che il litio contenuto in uno smartphone e in un computer portatile è rispettivamente 3 grammi e 30 grammi, mentre la quantità necessaria ad alimentare una Nissan Leaf è circa 22 kg e una Tesla model S oltre 50 kg[4].


Per la sua alta reattività, il litio non si trova in natura allo stato metallico, ma è sempre legato ad altri elementi o composti. Le principali fonti sono tre: la roccia dura, i depositi argillosi e la salamoia[5] di cloruro di litio. Quest’ultima è la meno costosa da estrarre e costituisce la maggioranza delle risorse[6] di litio mondiali. Attualmente la produzione si concentra nelle mani di pochi Stati: Australia, Cile, Cina e Argentina, che da soli rappresentano il 95% dell’offerta globale.

Figura 2. Fonte: USGS.

2. Il triangolo del litio


A oggi Argentina, Bolivia e Cile racchiudono il 58%[7] delle risorse mondiali di litio. Dal punto di vista minerario esiste una porzione di territorio che costituisce il “Triangolo del litio” sudamericano, ubicato tra il Salar de Uyuni in Bolivia, i Salares de Atacama in Cile e i Salares de Salinas Grandes, Olaroz-Cauchari e Hombre Muerto in Argentina. Questa regione dell’Altiplano andino comprende decine di saline naturali tipiche di una zona arida, con precipitazioni molto scarse e temperature estreme dovute alle altezze che oscillano tra i 2300 e i 4500 metri[8].


Se da una prospettiva mineraria questo ‘triangolo’ mostra una certa omogeneità, dai punti di vista politico e legale così come economico e tecnologico la situazione è ampiamente eterogenea, definendo una situazione unica per ciascun Paese.

Figura 3. Fonte: Inspimundo.

2.1 Cile: produzione precoce, ma di pochi


Il Cile ha una normativa specifica in materia di litio che risale alla seconda metà degli anni Settanta, quando la dittatura dichiarò tale metallo di uso esclusivo dello Stato e non concessionabile perché ritenuto materiale di interesse nucleare. Da quel momento in poi qualsiasi atto giuridico in materia di litio avrebbe dovuto ricevere la previa approvazione da parte della Commissione Cilena per l’Energia Nucleare. Durante gli anni Ottanta lo Stato, attraverso l’agenzia pubblica Corporación de Fomento de la Producción (CORFO), firmò contratti con due imprese che operano ancora oggi nel Paese: Albemarle e la Sociedad Química de Chile (SQM), stabilendo luoghi, volumi di estrazione e tasse sulle operazioni svolte. Nei primi anni Novanta CORFO cedette le proprie partecipazioni alle due imprese produttrici e lo Stato si limitò a regolare lo sfruttamento delle saline.


Nel 2014 fu convocata una Commissione Nazionale del Litio allo scopo di incentivare lo sviluppo sul suolo nazionale di nuove attività industriali a maggiore valore aggiunto. Negli anni successivi furono rinegoziati in modo più stringente gli accordi con Albemarle e SQM fissando le date di scadenza dei contratti e il pagamento di una cospicua commissione dal 6,8% al 40% in base al prezzo del prodotto venduto[9]. Furono introdotti dei contributi obbligatori annui destinati ad attività di ricerca e sviluppo presso istituzioni locali e fu stabilito che 1/4 della produzione sarebbe stato venduto a un prezzo preferenziale a future industrie nate sul territorio. Le comunità locali avrebbero ricevuto delle somme annue mai viste prima, ma allo stesso tempo la quota di estrazione concessa alle imprese aumentò considerevolmente[10].


La febbre del litio ha contagiato anche le imprese statali del rame: CODELCO ed ENAMI, che hanno iniziato la ricerca di partner strategici per lo sfruttamento delle saline di Pedernales y Maricunga[11].


2.2 Argentina: estrattivismo regionale di mercato


L’Argentina non possiede un quadro normativo specifico in materia di litio, ma solo disposizioni relative al settore minerario in generale. I codici e le norme che disciplinano l’odierno settore minerario sono stati promossi negli anni Novanta, in un periodo di profonde liberalizzazioni di vari settori dell’economia, accompagnate dal federalismo introdotto con la riforma costituzionale del 1994 che assegna alle regioni la potestà di regolare l’attività estrattiva. Il Codice minerario prevede che la proprietà del sottosuolo spetti allo scopritore, il quale può sfruttare i minerali presenti previa concessione, mentre la Legge sull’attività mineraria offre agli imprenditori vantaggi tributari e stabilità fiscale per un periodo di trent’anni[12].


Le provincias o regioni amministrative argentine coinvolte nello sfruttamento del litio sono tre: Catamarca, Salta e Jujuy. La produzione del carbonato di litio su scala industriale risale alla fine degli anni Novanta, tuttavia, solo nell’ultimo decennio i governi regionali hanno cercato di trarre maggiori benefici da questa industria, seguendo due approcci distinti.


Nel 2011 il governo di Jujuy, mosso da una visione industrialista, ha fondato la Jujuy Energía y Minería Sociedad del Estado (JEMSE) negoziando partecipazioni dell'8,5% con le imprese già presenti nei territori dei salari: Sales de Jujuy e Minera Exar. Negli anni scorsi JEMSE ha costituito, assieme all’italiana SERI Group, l’impresa Jujuy Litio che in futuro dovrebbe mettere in piedi una fabbrica di assemblaggio di batterie e successivamente fabbricare materiale attivo e celle di batterie agli ioni di litio. Parallelamente, sono stati promossi progetti di R&D nel campo delle batterie e dei sottoprodotti del litio in generale, sotto l’ombrello del Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas.


Le regioni di Catamarca e Salta procedono invece nella strategia estrattivista orientata all’incremento degli investimenti nelle attività di esplorazione, estrazione e lavorazione. I due governi regionali puntano ai benefici connessi a un aumento dei volumi di produzione, ovvero maggiori imposte e nuovi posti di lavoro[13].


2.3 Bolivia: controllo dello Stato totale e improduttivo


Il sistema di governance del litio dello Stato Plurinazionale della Bolivia è diametralmente opposto a quello argentino. Il quadro normativo vigente prevede un controllo statale assoluto su proprietà, accesso al mercato e processi di estrazione e di produzione del minerale. Gli investimenti privati sono permessi in numero limitato e solo su progetti finalizzati alla lavorazione industriale della risorsa[14].


Ciò è frutto del cambiamento politico-istituzionale promosso dall’ex Presidente Evo Morales, che nel 2006 iniziò un processo di nazionalizzazione delle risorse naturali. Il litio fu inscritto in un quadro normativo specifico e la nuova Costituzione del 2009 lo considerò una risorsa strategica per il Paese. Seguì la risoluzione dei contratti con le imprese straniere presenti nel Salar de Uyuni, proprio come chiedevano le federazioni e i comitati della regione del Potosí.


Nel 2010 fu lanciata una strategia di industrializzazione del litio in tre fasi: costruzione di un impianto pilota di carbonato di litio, produzione su scala industriale e produzione di batterie agli ioni di litio. Viste le difficoltà riscontrate nelle fasi due e tre, il Governo modificò tale strategia nel 2017 e con l’istituzione del Ministero dell’Energia fondò l’impresa pubblica nazionale Yacimientos de Litio Bolivianos (YLB). Tuttavia, le carenze tecniche di YLB resero evidente la necessità di flessibilizzare il controllo statale sul litio. Da allora l’impresa è andata alla ricerca di partners strategici per la realizzazione di impianti industriali, stringendo accordi societari con la cinese Xinjiang TBEA Group e la tedesca ACISA, quest’ultimo annullato nel 2019 a seguito delle proteste nelle aree potosine. Dopo l’uscita di scena di Morales nel 2019 e chiusa la parentesi di Áñez nell’anno successivo, il nuovo Presidente Luis Arce ha ripreso il piano d’industrializzazione del litio sul territorio nazionale[15].


3. Un triangolo scaleno


Dei tre Paesi sudamericani il Cile è stato il primo a dichiarare il carattere strategico di questa risorsa e ad avviare l’estrazione e la produzione industriale di carbonato di litio negli anni’80, diventando un fornitore chiave su scala globale con una quota di mercato media del 38% tra il 1998 e il 2016[16]. Sebbene non sia più il primo produttore mondiale a causa dell’Australia, il Cile mantiene un certo vantaggio competitivo in questo settore: possiede il maggior numero di riserve di litio al mondo[17], le salamoie della regione di Atacama sono di alta qualità e l’accesso alle rotte marittime internazionali è distante poche decine di chilometri dalle saline.


L’Argentina, per il suo modello minerario di libero mercato, è il Paese del ‘triangolo’ con il maggior numero di investimenti previsti per i prossimi anni: 39 progetti in diverse fasi di sviluppo che riguardano 23 saline e includono un ampio numero di imprese multinazionali australiane, canadesi e francesi, ma anche cinesi, coreane e giapponesi[18]. In tale contesto di decentralizzazione normativa, l’esecutivo argentino svolge il ruolo di mediatore per attenuare la concorrenza mineraria tra regioni, che pur di attrarre investimenti sul proprio territorio sono disposte ad allentare alcuni standard socio-ambientali[19].


Sebbene la Bolivia disponga delle maggiori risorse di litio al mondo, la produzione e la vendita in larga scala non sono ancora state possibili. La strategia di estrazione e lavorazione del litio e di produzione di batterie, interamente sotto il controllo e la proprietà dello Stato, si è scontrata con i limiti di un Paese che deve ancora fare i conti con un ritardo tecnologico, finanziario e di know-how.

Figura 4. Fonte: USGS.

4. Problemi comuni dell’estrattivismo verde: comunità, terra e acqua


Nonostante il litio sia un minerale fondamentale per la mobilità sostenibile e per lo sviluppo delle energie rinnovabili, il suo sfruttamento nelle saline andine ha prodotto gravi problemi socio-ambientali che sono sfociati in conflitti e resistenze da parte delle popolazioni locali contro il recente “estrattivismo verde”.


4.1 Terre deserte, ma non disabitate


L’idea che il “Triangolo del litio” sia un altopiano contraddistinto da terre aride disabitate dall’uomo è errata. I primi a occupare questa regione nella storia furono dei popoli nomadi arrivati 13 mila anni fa, che intorno al 3000 a.C. si insediarono stabilmente nelle oasi presenti in questi deserti[20]. Nel corso dei millenni si costituì un’unità culturale attorno alle comunità sedentarie che commerciavano sale, quinoa, mais e prodotti legati all’allevamento di camelidi e di ovini. Nell’epoca coloniale e durante i processi d’indipendenza del XIX secolo, le comunità indigene delle saline furono espropriate delle proprie terre e costrette a pagare una tassa sull’estrazione del sale. Nel secolo successivo i proprietari delle miniere di nitrato, assieme ai governi dei tre Paesi sudamericani, li obbligarono a pagare l’affitto per la terra, provocando anche processi migratori interni.


Lo scenario mutò in parte a partire dagli anni Novanta, con l’inizio dei processi di recupero d’identità e di autonomia[21]. Oggi, queste comunità sparse in gruppi di poche centinaia di persone, si autodefiniscono per la maggior parte atacameñas (lickanantay), aymara e quechuas, e in alcuni territori di Argentina e Cile anche kollas e diaguitas[22].


4.2 La lotta per l’acqua


Il processo di estrazione del litio comincia con le perforazioni delle croste saline e consiste nel pompaggio di milioni di litri di salamoia giornalieri, che vengono poi scaricati in enormi vasche di evaporazione, dove sosteranno per circa un anno. Il risultante è una salamoia con alte concentrazioni di litio pronta per essere ‘pulita’ negli stabilimenti industriali che, per mezzo di sostanze chimiche, lo separano da altri elementi quali potassio, boro e magnesio[23].


Il forte stress idrico prodotto dalle imprese estrattive minaccia l’equilibrio di ecosistemi fragili, da cui dipendono la sopravvivenza delle specie animali e vegetali, ma anche gli stili di vita delle comunità indigene e la sostenibilità del turismo nei salari.


Nelle saline cilene dove lo sfruttamento del litio avviene da oltre trent’anni la lotta per il diritto all’acqua va avanti da decenni, promossa da organizzazioni della società civile, in particolare il Consejo de Pueblos Atacameños (CPA) che unisce 18 comunità del popolo likanantay. La lotta per l’acqua si accompagna a quella per la terra: il CPA chiede che il territorio venga riconosciuto giuridicamente come un tutt’uno, mentre l’attuale legislazione assegna terra e acqua a diversi soggetti economici. Inoltre, le imprese non considerano la salamoia acqua, ma le comunità sì[24]. L’avvento della Commissione nazionale del litio e la rinegoziazione dei contratti hanno favorito la redistribuzione della ricchezza alle comunità e alle autorità locali, seppur trascurando le comunità e i contadini estranei al CPA.


Sia in Cile che in Argentina le popolazioni indigene hanno denunciato l’inadempimento del diritto di consultazione preventiva e di consenso libero e informato previsto dal Convenzione OIL 169. Su questo tema 33 comunità atacameñas e kollas del bacino argentino di Salinas Grandes – Guayatayoc hanno presentato nel 2010 un’azione collettiva contro i governi regionali di Jujuy e Salta e contro l’autorità nazionale. A seguito della bocciatura da parte della Corte Suprema argentina nel 2012, hanno portato l’azione legale davanti alla Corte interamericana dei diritti umani. Nel dicembre 2015 le 33 comunità hanno redatto il protocollo Kachi Yupi: un documento che stabilisce una procedura di consultazione e di consenso, libero, preventivo e informato, conforme alla legislazione nazionale e internazionale vigente in Argentina[25]. Il protocollo però non è stato rispettato e i progetti minerari si sono moltiplicati, provocando dal 2019 una nuova ondata di proteste e azioni legali contro i governi regionali e nazionale, basate non più sul diritto indigeno, ma su quello ambientale (norme sui ghiacciai)[26].


In Bolivia il ritardo dell’industria del litio ha fatto sì che le problematiche socio-ambientali legate all’acqua siano ancora ridotte. Per il momento la maggior parte dei conflitti nel Salar de Uyuni riguarda la distribuzione di royalties e di utili attorno ai progetti di sviluppo industriale. La strategia dello Stato si basa sul coinvolgimento delle strutture sindacali regionali e sull’assunzione di membri di cooperative e comunità locali, escludendo però le comunità più lontane dalle saline.


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Note

[1] Enrique Catalán Salgado, El litio como recurso estratégico del siglo XXI, Foreign Affairs Latinoamérica, dicembre 2020. [2] United States Geological Survey, Mineral Commodity Summaries 2021, USGS, january 2021, p. 98. [3] International Energy Agency, The Role of Critical World Energy Outlook Special Report Minerals in Clean Energy Transitions, IEA, 2021. p. 47. [4] Comisión Chilena del Cobre, El mercado del litio y la importancia de Chile, Cochilco, Slides 26 agosto 2020. [5] ENEA, Analisi dei flussi e studio dei mercati reali e finanziari delle materie prime presenti negli autoveicoli elettrici e nelle colonnine di ricarica, ENEA - Ministero dello Sviluppo Economico, 2017, p.7. [6] Secondo l’USGS e l’ENEA per ‘risorse’ si intendono i depositi indicati come probabili ma non ancora sfruttabili a costi competitivi. Le ‘riserve’, invece, sono i depositi già identificati e sfruttabili in maniera economicamente competitiva con le tecnologie disponibili. [7] USGS, Mineral Commodity Summaries op. cit. p. 99. [8] Bruno Fornillo (a cura di), Litio en Sudamérica, Geopolítica, Energía, Territorios, Buenos Aires, Clacso, 2019 pp. 173; 175. [9] Mauricio León, Cristina Muñoz, Jeannette Sánchez (a cura di), La gobernanza del litio y el cobre en los países andinos, Santiago, CEPAL, GIZ, 2020, pp 33-34. [10] CORFO, Modificación de contratos del Estado de Chile con Albemarle y SQM, Gobierno de Chile, 2018, p. 5. [11] M. León et al. La gobernanza del litio y el cobre en los países andinos, op. cit. p. 46. [12] Ivi, pp. 40-41. [13] Ivi,pp. 42-43. [14] Ivi, p. 30. [15] “Agencia EFE”, La industrialización del litio vuelve a la agenda gubernamental de Bolivia, 30 aprile 2021. [16] M. León et al. La gobernanza del litio y el cobre en los países andinos, op. cit. p. 21. [17] USGS, Mineral Commodity Summaries op. cit. p. 99. [18] Subsecretaría de desarrollo Minero, Argentina Advanced Lithium Projects in Salars, Presidencia de la Nación Argentina, 2019, p. 3. [19] M. León et al. La gobernanza del litio y el cobre en los países andinos, op. cit. pp. 61;63. [20] Amanda Romero, José Aylwin, Marcel Didier, Globalización de las empresas de energía renovable: Extracción de litio y derechos de los pueblos indígenas en Argentina, Bolivia y Chile (Triángulo del Litio), Observatorio Cuidadano, 2019, pp.12-13. [21] Nel 1993 in Cile fu legalmente riconosciuta l’identità indigena, decretando di fatto il ruolo d’interlocutore delle comunità locali nei confronti dello Stato e delle imprese. La Costituzione argentina del 1994 riconobbe le comunità aborigene Kollas e dieci anni dopo concesse alcuni titoli fondiari nella regione di Jujuy, ma non nel bacino di Salinas Grande. In Bolivia la Federación Regional Única de Trabajadores Campesinos del Altiplano Sud (FRUTCAS) nel 1996 iniziò la richiesta per i titoli delle terre del Salar de Uyuni, concessi nel 2010. B. Fornillo (a cura di), Litio en Sudamérica, op. cit. pp.176-182. [22] Altre ancora si definiscono omaguacas o humahuacas, chichas e calchaquíes. A. Romero et al. Extracción de litio y derechos de los pueblos indígenas, op. cit. pp. 12-14. B. Fornillo (a cura di), Litio en Sudamérica, op. cit. pp. 175-6. [23] Bárbara Jerez Henríquez, Impacto socioambiental de la extracción de litio en las cuencas de los salares altoandinos del cono sur, Santiago de Chile, OCMAL, 2018, pp.11-12. [24] B. Fornillo (a cura di), Litio en Sudamérica, op. cit. p. 189. [25] Julio César Valdiviezo, Pía Marchegiani, Kachi Yupi, un protocolo para la defensa de derechos territoriales indígenas. [26] Cristian Flores Fernández e Ramón Morales Balcázar, Dos caminos hacia la destrucción medioambiental: extractivismo verde en los salares de la Argentina y Chile, in Pandemia y crisis ambiental: dos caras de una misma moneda, Informe Ambiental FARN, Num. 13, 2021, pp. 5-6. B. Fornillo (a cura di), Litio en Sudamérica, op. cit. p. 210.


Bibliografia/Sitografia

Fonti

  • “Agencia EFE”, La industrialización del litio vuelve a la agenda gubernamental de Bolivia, 30 aprile 2021.

  • Comisión Chilena del Cobre, El mercado del litio y la importancia de Chile, Cochilco, Slides 26 agosto 2020.

  • CORFO , Modificación de contratos del Estado de Chile con Albemarle y SQM, Gobierno de Chile, 2018.

  • ENEA, Analisi dei flussi e studio dei mercati reali e finanziari delle materie prime presenti negli autoveicoli elettrici e nelle colonnine di ricarica, ENEA - Ministero dello Sviluppo Economico, 2017.

  • International Energy Agency, The Role of Critical World Energy Outlook Special Report Minerals in Clean Energy Transitions, IEA, 2021.

  • Subsecretaría de desarrollo Minero, Argentina Advanced Lithium Projects in Salars, Presidencia de la Nación Argentina, 2019.

  • United States Geological Survey, Mineral Commodity Summaries 2021, USGS, gennaio 2021.

Studi

  • Enrique Catalán Salgado, El litio como recurso estratégico del siglo XXI, Foreign Affairs Latinoamérica, dicembre 2020.

  • Cristian Flores Fernández e Ramón Morales Balcázar, Dos caminos hacia la destrucción medioambiental: extractivismo verde en los salares de la Argentina y Chile, in Pandemia y crisis ambiental: dos caras de una misma moneda, Informe Ambiental FARN, Num. 13, 2021.

  • Bruno Fornillo (a cura di), Litio en Sudamérica, Geopolítica, Energía, Territorios, Buenos Aires, Clacso, 2019.

  • Bárbara Jerez Henríquez, Impacto socioambiental de la extracción de litio en las cuencas de los salares altoandinos del cono sur, Santiago de Chile, OCMAL, 2018.

  • Mauricio León, Cristina Muñoz, Jeannette Sánchez (a cura di), La gobernanza del litio y el cobre en los países andinos, Santiago, CEPAL, GIZ, 2020.

  • Amanda Romero, José Aylwin, Marcel Didier, Globalización de las empresas de energía renovable: Extracción de litio y derechos de los pueblos indígenas en Argentina, Bolivia y Chile (Triángulo del Litio), Observatorio Cuidadano, 2019.

  • Julio César Valdiviezo, Pía Marchegiani, Kachi Yupi, un protocolo para la defensa de derechos territoriales indígenas.

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