Il triangolo del litio: peculiarità e problemi comuni dell’estrattivismo verde

Aggiornamento: 1 feb

di Alberto Mazzuca

Figura 1. Fonte: National Geographic España.

1. La febbre del litio


L'uso del litio ha avuto un rapido sviluppo industriale negli ultimi due decenni dovuto alla diffusione sul mercato di dispositivi elettronici mobili e all’avvento dei veicoli elettrici[1]. Il suo impiego industriale su scala mondiale è legato per oltre il 70%[2] al settore delle batterie ricaricabili, sotto forma di carbonato di litio o di idrossido di litio per produrre il catodo. Questo metallo alcalino fa parte di quella lista di minerali chiave per realizzare la transizione energetica e la decarbonizzazione. Si stima, infatti, che nel 2040 la sua domanda legata alle batterie aumenterà 13 volte rispetto al 2020[3] e, in caso di incentivi di sostegno alla mobilità elettrica a livello globale, addirittura 42 volte. Basti pensare che il litio contenuto in uno smartphone e in un computer portatile è rispettivamente 3 grammi e 30 grammi, mentre la quantità necessaria ad alimentare una Nissan Leaf è circa 22 kg e una Tesla model S oltre 50 kg[4].


Per la sua alta reattività, il litio non si trova in natura allo stato metallico, ma è sempre legato ad altri elementi o composti. Le principali fonti sono tre: la roccia dura, i depositi argillosi e la salamoia[5] di cloruro di litio. Quest’ultima è la meno costosa da estrarre e costituisce la maggioranza delle risorse[6] di litio mondiali. Attualmente la produzione si concentra nelle mani di pochi Stati: Australia, Cile, Cina e Argentina, che da soli rappresentano il 95% dell’offerta globale.

Figura 2. Fonte: USGS.

2. Il triangolo del litio


A oggi Argentina, Bolivia e Cile racchiudono il 58%[7] delle risorse mondiali di litio. Dal punto di vista minerario esiste una porzione di territorio che costituisce il “Triangolo del litio” sudamericano, ubicato tra il Salar de Uyuni in Bolivia, i Salares de Atacama in Cile e i Salares de Salinas Grandes, Olaroz-Cauchari e Hombre Muerto in Argentina. Questa regione dell’Altiplano andino comprende decine di saline naturali tipiche di una zona arida, con precipitazioni molto scarse e temperature estreme dovute alle altezze che oscillano tra i 2300 e i 4500 metri[8].


Se da una prospettiva mineraria questo ‘triangolo’ mostra una certa omogeneità, dai punti di vista politico e legale così come economico e tecnologico la situazione è ampiamente eterogenea, definendo una situazione unica per ciascun Paese.

Figura 3. Fonte: Inspimundo.

2.1 Cile: produzione precoce, ma