Il tatuaggio copto in Egitto: una prospettiva cristiana infra-culturale

Aggiornamento: 2 mag

di Alessio Briguglio e F. Adele Casale

Elaborazione grafica di Simone Esposito


Abstract


Il tatuaggio, come pittura corporea permanente, è una manifestazione simbolica che va sempre relativizzata culturalmente. Nell’area geografica analizzata nel presente lavoro, nello specifico, presso i copti, la minoranza etno-culturale egiziana più numerosa, circa il 10% della popolazione, il tatuaggio gode di uno status identificativo peculiare, seppur esso abbia cambiato il suo significato nel corso del tempo. Si tratta di una pratica molto antica che, nonostante le evoluzioni, conserva memoria delle sue radici afferenti alla sfera del sacro, che il viaggiatore non deve sottovalutare, soprattutto considerando il rischio socioculturale a cui è esposto circa un quarto della popolazione italiana tatuata tra i 35 e i 44 anni.


1. Introduzione


Il tatuaggio presso i Copti in Egitto è frutto di una pratica culturale molto antica che, pur seguendo diverse evoluzioni, afferisce ad uno spazio simbolico ben preciso, quello del sacro, entro il quale si organizzano i rapporti socio-politici. Questi ultimi sono ampiamente legati a meccanismi storici e culturali sviluppatisi non tanto in seno alle istituzioni e al cristianesimo dei Testi, quanto, piuttosto, nella vita quotidiana della minoranza egiziana copta che ne conserva la memoria. Si assiste a uno sviluppo complesso di pratiche identitarie etno-religiose locali, inclusa quella del tatuaggio, che emerge con caratteristiche proprie a partire dal sec. V, principalmente in seno al fenomeno monastico. La sua eredità culturale si ritrova anche nelle mete turistiche nelle aree settentrionali del Nilo. Di qui la presente riflessione su alcuni dei rischi socio-culturali nei quali dei viaggiatori, in visita ai suddetti, potrebbero imbattersi.


Nello specifico, il lavoro è rivolto a una ipotetica agenzia di viaggi che opera sul territorio nazionale nostrano, che vuole mettere in agenda un percorso culturale risalendo la porzione nord del Nilo, attraverso i luoghi copti. Esso rappresenta una riflessione introduttiva rispetto ad alcuni dei rischi legati a diverse interpretazioni culturali delle immagini sacre cristiane impiegate come soggetti tatuativi. Ciò, proprio considerando che, in Italia, “il numero maggiore di tatuati rientra nella fascia d’età tra i 35 e i 44 anni (23,9%).” Attraverso una breve presentazione politica nazionale e la contestualizzazione storico culturale, dunque, si spiega in cosa consiste il macro-rischio socio-culturale rappresentato dal portare sul proprio corpo immagini che, in determinati luoghi, rappresentano vere e proprie testimonianze di fede.

2. Pratica tatuativa e dimensione del sacro


Assumendo come punto di partenza la definizione del tatuaggio come segno identitario, è possibile affermare che presso i copti esso abbia rivestito, attraverso le epoche, un ruolo identificativo politico, religioso ed etno-culturale.