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Lo sviluppo dell’intelligence canadese: un processo tra cautela e necessità. Prima parte

Fonte: https://www.pexels.com/photo/globe-and-puzzle-pieces-on-a-wooden-table-8828633/ Autore: Lara Jameson

1. Introduzione


Il Canada è uno dei paesi più sicuri al mondo e con una lunga tradizione di pacifismo alle spalle. Se da un lato questo aspetto rappresenta un punto di forza, dall’altro rende il paese vulnerabile e sprovvisto di mezzi adeguati per difendersi dalle minacce provenienti dall’esterno. Questa combinazione esclusiva di idealismo e pragmatismo rende il paese nordamericano interessante da approfondire specie dal punto di vista geopolitico. Secondo una considerazione comune nell’ambito della sicurezza internazionale il Canada è un paese tradizionalmente affetto dal cosiddetto ‘deficit di Intelligence’, il che vuol dire una scarsa propensione alla raccolta di informazioni per fini esterni.[1] In effetti, a differenza dei suoi Alleati occidentali, il paese nordamericano rappresenta un unicum nel sistema di sicurezza internazionale in quanto non dispone di un’agenzia governativa di intelligence che sia direttamente incaricata di raccogliere o acquisire informazioni umane straniere (HUMINT). Inoltre, per prassi non partecipa ad attività di intelligence che coinvolgano atti violenti o operazioni come quelle dei suoi maggiori alleati quali Regno Unito, Stati Uniti e Australia. La prima parte di questa ricerca si soffermerà sull’ evoluzione storica dell’apparato di intelligence canadese analizzandone le strutture, le mansioni e le limitazioni. Nella seconda parte si concentrerà sugli eventi che hanno segnato la storia dell’intelligence e sulle vulnerabilità riscontrate nella lotta al terrorismo con un occhio alle nuove sfide e alle minacce provenienti dall’esterno.


2. La forza SIGINT e la dipendenza HUMINT


Nel periodo precedente il 1945, anno che, come si vedrà in seguito, porterà ad un capovolgimento della situazione, il dibattito sulla necessità o meno di dotare il Canada di un’agenzia di intelligence esterna che raccogliesse HUMINT simile all’americana CIA, ai britannici MI6 e MI5 o all’australiana ASIS è sempre stato molto acceso. Sebbene il Canada possegga delle riconosciute capacità SIGINT (intelligence dei segnali) che gli permettono di sfruttare assets ad alta tecnologia, esso ha plasmato i propri obiettivi e la propria produzione sulle direttive di Stati Uniti e Gran Bretagna. L’attività SIGINT prevede la raccolta e l’analisi di informazioni da segnali radar e radio e sono condotte via terrestre, navale, satellitare e aerea. Durante la Guerra Fredda, l’attività SIGINT è stata un vero e proprio punto di forza in quanto ha permesso al paese di perseguire sia scopi militari sia diplomatici. In questo contesto, secondo Maria Robson, lo sviluppo delle abilità SIGINT per un paese di grandi dimensioni ma con una relativa proporzione militare risponde a tre esigenze fondamentali: il potenziamento della sicurezza nazionale canadese, il miglioramento della conoscenza delle minacce sfruttando i canali di informazioni dei partners e l’ampliamento delle alleanze diplomatiche.[2]


Questa strategia, se da un lato ha permesso al Canada di mantenere saldi i legami con i due maggiori produttori di intelligence, Stati Uniti e Gran Bretagna, dall’altro ha portato a fare eccessivo affidamento agli alleati per l’accesso all’intelligence straniera. Tra l’altro, secondo la maggior parte dei professionisti dell’intelligence (in modo particolare quelli coinvolti nell’analisi), le attuali capacità SIGINT a disposizione del Canada non sarebbero adatte a fronteggiare la moderna guerra asimmetrica né tantomeno, lo sarebbero le competenze, piuttosto limitate, del personale umano deputato alla raccolta di informazioni. Senza un’agenzia specifica per la raccolta umana HUMINT di tipo clandestino all’estero, il paese non avrebbe i mezzi necessari per acquisire le informazioni di cui necessita.


Il Canada ha mosso i primi passi verso lo spionaggio umano al di fuori dei propri confini nazionali solamente nella Seconda Guerra Mondiale. La prima operazione di intelligence straniera ha avuto luogo durante la guerra con l’invio di ufficiali canadesi per garantire messaggi telegrafici a Stati Uniti e Gran Bretagna. A partire dalla fine della Seconda Guerra mondiale il paese ha cominciato ad essere un ampio consumatore e un beneficiario di intelligence umana ma un altrettanto scarso produttore.


Durante la Guerra Fredda il Canada si trovò a svolgere un ruolo di supporto al blocco occidentale e, soprattutto in materia di HUMINT, si trovò a dipendere fortemente dall’appoggio dei suoi alleati. Esso si concentrò principalmente su attività di ricognizione nel tentativo di contenere la minaccia sovietica attraverso la raccolta di intelligence esterna di tipo elettronico e tecnico (EEINT e SIGINT).[3] Infatti, il paese non intendeva acquisire informazioni da fonti umane esterne, utilizzando prevalentemente i prodotti finiti condivisi con esso dalle intelligence di Stati Uniti e Gran Bretagna anche al fine di poter così aumentare le risorse deputate alle attività SIGINT. Pertanto, è vero che l’intelligence canadese è stata modellata sulle esigenze degli alleati, ma è altrettanto vero che essa ha dovuto necessariamente evolvere la propria attività di intelligence per mantenere il passo con gli alleati che non avrebbero continuato a passare informazioni senza pretendere una contropartita da parte canadese.


L’intelligence canadese ha cominciato ad avere una propria architettura formalizzata solo dopo la creazione dell’Organizzazione del SIGINT del Commonwealth, un accordo stipulato tra Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda (rappresentata dall’Australia) nel 1947 ed entrato in vigore nel 1949. Nello stesso periodo gli Stati Uniti e il Regno Unito firmarono l’accordo UKUSA (successivamente divenuto Five Eyes). Questi due accordi hanno consentito al Canada di sviluppare un quadro istituzionale ufficiale per la propria intelligence attraverso le sue relazioni dirette SIGINT con il Regno Unito e gli Stati Uniti, senza però una adesione formale all’accordo. L’accesso all’intelligence umana è stato possibile attraverso la partecipazione al gruppo dei Five Eyes, (a tal proposito si rimanda all’analisi: https://www.amistades.info/post/accordo-aukus-ripercussioni-progetto-difesa-sicurezza-comune-ue). In questo contesto, si può affermare che la motivazione principale per lo sviluppo SIGINT è stata proprio la possibilità di entrare nel ristretto club di condivisione di intelligence.[4]


3. L’apparato di intelligence: funzioni e restrizioni

Immagine aerea del Quartier generale del CSIS a Ottawa Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e4/Si%C3%A8ge_du_SCRS-_Ottawa.jpg Autore: Normand Lester

La comunità dell’intelligence canadese è guidata da dipartimenti e gruppi articolati all’interno della burocrazia federale. La struttura dell’intelligence si è sviluppata con la tradizionale cautela che contraddistingue il paese nordamericano, iniziando dal concedere ai funzionari canadesi un maggiore accesso alle informazioni prodotte da agenzie estere. Dapprima, infatti, l’unica agenzia deputata all’intelligence straniera era il Dipartimento degli Affari esteri (DEA) dotato però di un esiguo corpo di funzionari dedicati all’intelligence dei segnali: in particolare all’intercettazione di messaggi telegrafici e comunicazioni via etere. Gli Stati uniti, attraverso la CIA, fecero pressioni affinché il paese creasse un apposito centro interno alla DEA che consentì al Canada di essere gradualmente ammesso come partner degli Stati Uniti e della Gran Bretagna nella condivisione di HUMINT senza però ottenere mai pieno accesso alle informazioni.[5] Ciò ha creato un contesto in cui lo stato canadese, pur riconoscendo di avere una evidente lacuna nella cultura dell’intelligence, non ha mai considerato la stessa come una priorità.


Il paese nordamericano ha, comunque, una lunga tradizione di intelligence condotta a livello nazionale che affonda le sue radici nella creazione dell’intelligence militare al confine nel XIX secolo, prosegue con l’istituzione del Royal Canadian Mounted Police Security Service (di qui in avanti RCMP) e arriva fino al moderno Canadian Security Intelligence Service (CSIS).


Attualmente il paese dispone di 3 agenzie deputate alla gestione della sicurezza ma di 8 reparti operativi che compongono l’architettura di intelligence: il sopracitato Royal Canadian Mounted Police, il Canadian Security Intelligence Service (di qui in avanti CSIS) e il Communications Security Establishment (di qui in avanti CSE). Queste tre agenzie sono responsabili rispettivamente della sicurezza nazionale, dell’intelligence straniera in Canada e dell’intelligence dei segnali. Assieme al Dipartimento della difesa nazionale e alle forze armate (DND/CAF) costituiscono il fulcro dell’intelligence nel paese.


Il Canadian Forces Intelligence Command (CFINTCOM) è un’altra struttura operativa che si serve di un’ampia gamma di metodologie di raccolta dati per le forze armate canadesi e il DND. É diretto dal capo dell’intelligence della difesa e i suoi obiettivi di raccolta di intelligence sono prevalentemente stranieri. A differenza delle altre agenzie le attività di controspionaggio possono includere la raccolta di informazioni sui cittadini canadesi. Il Global Affairs Canada gestisce le relazioni diplomatiche e consolari e guida lo sviluppo internazionale e l’assistenza umanitaria in Canada. Il Canada Border Service è responsabile per la gestione dei servizi di frontiera e contribuisce a combattere il terrorismo internazionale e la tratta di esseri umani.[6]

Il CSIS ha le sue origini nella cosiddetta Crisi di ottobre, una serie di eventi concatenati avvenuti nel 1970 in Québec ad opera del Front de Libération du Québec (FLQ), un movimento indipendentista militante che rapì il Commissario britannico per il commercio James Cross e uccise il Ministro dell’Immigrazione e del lavoro Pierre Laporte.


L’agenzia è stata creata nel 1984 in sostituzione del servizio della Royal Canadian Mounted Police in quanto quest’ultima era stata ritenuta responsabile di operazioni di intelligence illegali che vennero a galla solo alla fine degli anni 70 dopo l’istituzione di un’apposita Commissione. Infatti, nonostante avesse mansioni strettamente informative, l’RCMP cominciò ad utilizzare metodi poco ortodossi quali una serie di atti di sovversione e di spionaggio ai danni dei cittadini o l’utilizzo di comunicati falsi per fornire prove devianti nei processi giudiziari. Pertanto, si decise di spostare le operazioni di intelligence sulla sicurezza ad un’agenzia civile invece di delegarle alle forze dell’ordine. Ciò non toglie che l’RCMP detenga tuttora un mandato di applicazione della legge in materia di sicurezza nazionale.[7]


Il CSIS è soprattutto un’agenzia di intelligence umana, il che vuol dire che gestisce e prepara un corpo di funzionari dell’intelligence che si occupano di reperire informazioni in linea con le indagini autorizzate dai decisori politici sulle minacce alla sicurezza nazionale. Come secondo mandato ha la funzione di raccogliere informazioni sulle capacità, intenzioni e attività di Stati esteri ma con funzioni limitate. C’è da sottolineare che il Canada non ha una visione dell’intelligence straniera di tipo anglosassone, concepita in termini geografici, bensì la intende nel senso di natura stessa dell’intelligence. Questo vuol dire che, sebbene il CSIS abbia relative abilità di acquisizione di informazioni all’estero, espleta il proprio mandato esclusivamente quale missione di protezione della sicurezza canadese.[8]


Il CSIS Act, che regola l’agenzia, offre una distinzione tra l’intelligence sulla sicurezza che l’agenzia può condurre in tutto il mondo e l’intelligence straniera che può essere condotta solo all’interno dei confini nazionali. Ciò ha portato alla condizione per cui il CSIS può condurre attività di intelligence solo quando queste sono ritenute strettamente necessarie.


Il suo mandato e le sue funzioni sono definiti nella Sezione 2 del CSIS Act quali spionaggio, attività dall’estero quali atti di terrorismo e sovversione. Il CSIS si differenzia dalle altre controparti alleate perché, pur operando all’estero, lo fa sotto mandato di raccolta di intelligence sulle minacce alla sicurezza nazionale come espresso nella Sezione 12: «in presenza di ragionevoli condizioni per le quali una specifica attività rappresenta una minaccia per la sicurezza del Canada, il Servizio può adottare misure, all’interno e all’esterno del territorio nazionale, per contenere la minaccia suddetta».[9]


L’altra agenzia che lavora in tandem con il CSIS è la CSE, l’agenzia di intelligence dei segnali e crittografia, una struttura i cui poteri e le cui mansioni non sono ancora stati codificati dallo statuto. Si occupa principalmente della raccolta di comunicazioni via radio, telefoniche e verbali utilizzando sia la tecnologia satellitare sia la rete informativa globale per difendere le infrastrutture critiche del governo. É stata creata nel 1976 ed è afferente all’esercito e non alla CSIS, ha una maggiore libertà nella raccolta di informazioni e una maggiore velocità nella processazione dato che non richiede mandato giudiziario. Il CSE è sottoposto al Dipartimento della Difesa ed è la principale agenzia governativa responsabile per l’intelligence straniera attraverso operazioni di analisi ed intercettazioni radio, radar e altre emissioni elettroniche. Inoltre, svolge consulenza tecnica per il governo sulla sicurezza delle telecomunicazioni e l’elaborazione elettronica dei dati, chiamati INFOSEC.[10] La CSE è la porta di accesso alla comunità SIGINT e beneficia della sopracitata alleanza dei Five Eyes per ottenere notevoli quantità di intelligence da Australia, Stati Uniti, Regno Unito e Nuova Zelanda. L’agenzia, tuttavia, non è autorizzata a raccogliere dati sui cittadini canadesi, siano essi residenti permanenti o temporanei, né su tutti coloro che si trovano sul territorio nazionale.


4. La grand strategy canadese

Fonte: https://pixabay.com/it/photos/strategia-scatola-791197/

La cultura di intelligence canadese è prevalentemente difensiva e minimalista nei suoi obiettivi. Questo in virtù del fatto che, a livello storico, quando nel 1867 fu creato il governo del nuovo stato non fu previsto di creare un Ministero degli Affari esteri in quanto inglesi e canadesi consideravano i rapporti tra l’Impero e il resto del mondo come un’entità unica. Pertanto, al dominion era concesso di prendere decisioni su questioni interne mentre a Londra spettava il controllo della politica estera. Sebbene questa situazione favorisse entrambe le parti, il Canada mantenne una condizione per la quale poteva usufruire di rimando del prestigio e delle capacità della Gran Bretagna limitando così le necessità di spesa.[11] Secondo Philip Murphy, il Regno Unito avrebbe cercato di creare una cultura di intelligence del Commonwealth agli inizi della Guerra Fredda esportando oltreconfine il proprio modello di riferimento ma con scarso successo in Australia e Canada e, addirittura, con maggiore presa in Africa Centrale.[12]


Il Canada dapprima beneficiò di questa condizione che non era né di completa indipendenza né di passiva subalternità coloniale. Il paese ha sempre allineato le sue strategie al proprio ruolo di ‘media potenza’ sfruttando le abilità di mediazione del vicino americano nei negoziati bilaterali e nelle organizzazioni internazionali. La strategia di sicurezza del Canada è stata spesso definita una grand strategy all’interno di una grand strategy.[13] Inoltre, secondo David Pratt la sicurezza canadese è stata incentrata innanzitutto sulla difesa dell’Europa Occidentale in un reciproco asse di mutuo beneficio dato che mentre il Canada beneficiava dell’appoggio aiutava gli alleati contro l’espansionismo sovietico comunista.[14] Se inizialmente il Canada intrecciò solide relazioni diplomatiche con l’Unione sovietica e favorì lo sviluppo di una fiorente diplomazia culturale, l’evolversi delle relazioni sovietico-americane, la Crisi dei Missili di Cuba nel 1962 e la minaccia nucleare ebbero un forte impatto sulla politica estera canadese. Pertanto, la condivisione del territorio continentale con gli americani rese il paese consapevole del fatto di potersi ritrovare sotto la traiettoria dei missili sovietici e della necessità di una spinta internazionale, diventando il primo paese a sostenere forze militari dispiegate all’estero in tempo di pace. Tuttora, il paese beneficia di questo status quo per l’accesso a grandi quantitativi di informazioni grezze e finite filtrate attraverso gli alleati e i partners che rappresentano un surplus rispetto alle proprie necessità. Ma il rovescio della medaglia per il Canada è quello di non avere un peso specifico nel quadrante geopolitico in quanto tali fonti sono il risultato delle priorità strategiche degli altri paesi e il rischio è quello di dover subire le decisioni altrui.[15]


Secondo lo studioso Stéphane Lefebvre il Canada non dispone di una cultura della sicurezza la quale riconosce nell’intelligence un vettore del potere nazionale. La data dell’11 settembre 2001 rappresenta uno spartiacque strategico dato che ha permesso di ridefinire i ruoli del comparto di sicurezza, di aumentare il personale sia civile sia militare e di migliorare così anche la propria immagine pubblica. L’autore sostiene che i decisori politici discutono di previsione strategica e della necessità di dotare questa funzione pubblica di maggiori risorse e personale preparato soltanto in occasione di eventi avversi. Fa notare, inoltre, come il paese nordamericano offra pochissimi corsi di specializzazione sull’intelligence e sugli studi di sicurezza nelle Università e soffra di una cronica mancanza di conoscenza pubblica sia delle strutture di sicurezza sia del concetto più ampio di sistema di intelligence, il che potrebbe favorire la diffusione di teorie complottistiche.[16]


Della stessa idea è anche Peter Jones, professore dell’Università di Ottawa, il quale sostiene che il Canada non considera l’intelligence come parte integrante nel processo decisionale nazionale; pertanto, anche i governanti la concepiscono come un’attività disgiunta dalla prassi burocratica quotidiana. Gli attacchi terroristici hanno alterato significativamente la percezione della vulnerabilità del paese mettendolo di fronte al fait accompli: anche il Canada era facilmente raggiungibile dai terroristi facendo e, addirittura, un territorio potenzialmente utilizzabile come base per colpire negli Stati Uniti.[17] At tal proposito, il CSIS è stato duramente attaccato per la sua inabilità nel fronteggiare la minaccia terroristica sul proprio territorio e per aver favorito, grazie ad una politica liberale di immigrazione, un approdo sicuro per i terroristi che vogliano usarlo come corridoio per entrare negli Stati Uniti. In uno dei più recenti rapporti pubblici il CSIS stesso ha sottolineato che la raccolta di intelligence è fondata sulle informazioni derivanti esclusivamente da tre canali: «membri del settore pubblico, governi stranieri e intercettazione tecnica di telecomunicazioni combinate con informazioni provenienti da fonti aperte inclusi giornali, periodici, riviste accademiche, trasmissioni estere e nazionali, documenti ufficiali e altro materiale pubblicato».[18]


5. Conclusioni


Il dibattito pubblico riguardo la necessità per il Canada di definire in maniera più lineare e chiara le priorità di politica estera è sempre aperto, soprattutto alla luce di una dipendenza che nuoce al paese perché gli impedisce di sviluppare il settore della foreign intelligence e di avere un vantaggio competitivo e decisionale rispetto alle priorità alleate. Eppure, secondo alcuni addetti ai lavori, un servizio di intelligence autonomo sarebbe deleterio in quanto comporterebbe la gestione di un budget elevato e un’attesa considerevole prima di poter vedere gli effetti del nuovo flusso di informazioni oltre alla difficoltà di definire la responsabilità pubblica di una tale entità.


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Bibliografia/Sitografia


  1. Kott, R., Reinventing the Looking Glass: Developing a Canadian Foreign Intelligence Service, https://jmss.org/article/download/57812/43486

  2. Robson, M.A, The Third Eye: Canada’s development of autonomous signals intelligence to contribute to Five Eyes intelligence sharing, Intelligence and National Security 35, no. 7, 2020, p. 963. L’intelligence elettronica (ELINT) raccoglie e analizza le emissioni come quelle utilizzate nel rilevamento radar, nella telemetria missilistica e nei test nucleari.

  3. Ibidem.

  4. Philip Murphy, “Creating a Commonwealth Intelligence Culture: The View from Central Africa 1945– 1965,” Intelligence and National Security 17, no. 3 (2002), pp. 131–162. Si veda anche: https://www.limesonline.com/cartaceo/five-eyes-la-famiglia-delle-anglospie

  5. Rudner, M., Canada’s Communications Security Establishment: From Cold War to Globalization, Intelligence & National Security, 16 (1), pp.97-128, 2001. Visibile su: https://www.researchgate.net/publication/233142046_Canada's_Communications_Security_Establishment_from_Cold_War_to_Globalization

  6. https://d3n8a8pro7vhmx.cloudfront.net/cdfai/pages/41/attachments/original/1413661510/CFIS.pdf?1413661510

  7. Canada’s Human Rights History, October Crisis: Front de libération du Québec. http://www.historyofrights.com/flq2.html

  8. Kennedy, K. Canada and the Intelligence-Gathering Burden: Should Ottawa Spy Abroad?, Royal United Services Institution for Defence and Security Studies, Transatlantic Relations Program, 2006.

  9. Canadian Security Intelligence Service (CSIS) and Integrated Terrorism Assessment Centre (ITAC) Institutional Report Prepared for the Public Order Emergency Commission, visibile su: https://publicorderemergencycommission.ca/files/overview-reports/DOJ.IR.00000001.pdf?t=1672051818

  10. https://www.cse-cst.gc.ca/en/culture-and-community/history/our-story

  11. Munier, M. The Canadian National Intelligence Culture: A Minimalist and Defensive National Intelligence Apparatus, International Journal, Vol.76, pp. 427-445, 2021.

  12. Murphy, P., Creating a commonwealth intelligence culture: the view from Central Africa 1945–1965, Intelligence and National Security, Vol. 17, Issue 3, p. 160-165, 2002.

  13. Major-General Éric Tremblay e Dr. Bill Bentley, Canada Strategic Culture: Grand Strategy and the Utility of Force, disponibile su: http://www.journal.forces.gc.ca/vol15/no3/page5-eng.asp

  14. Pratt, D., 2003. Does Canada Need a Foreign Intelligence Agency? Disponibile su: http://www.davidpratt.net

  15. https://www.lawfareblog.com/canadian-foreign-intelligence-and-future-canada-us-relations

  16. Lefebvre S., 2003, The Difficulties and Dilemmas of International Intelligence Cooperation International Journal of Intelligence and CounterIntelligence, 16:4, pp. 527-542, disponibile su: https://doi.org/10.1080/716100467

  17. Jones, P. Jones A.R., Storsater L., I spy. Does Canada need a foreign intelligence service? Special to the Globe and Mail, 11 June, 2021, https://www.theglobeandmail.com/opinion/article-i-spy-does-canada-need-a-foreign-intelligence-service/

  18. CSIS Public Report 2019, “The Intelligence Cycle,” disponibile su: https://www.canada.ca/en/security-intelligenceservice/corporate/publications/2019-public-report/the-intelligence-cycle.html





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