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Il mercato dei cereali statunitense nel post-pandemia, tra inflazione e guerra in Ucraina

Figura 1: (credit newyorker)

Introduzione


Con il termine cereale si intende ogni pianta erbacea, appartenente alla famiglia delle Graminacee, che produce semi amidacei, farinosi, commestibili (definiti cariossidi) ma comunemente chiamati “semi di chicchi”, utilizzati sia nell'alimentazione umana che in quella animale e dalla cui macinazione si ottiene la farina. Grano, mais, orzo e le loro farina e gli alimenti da loro derivati come pane, pasta, riso, giocano un ruolo fondamentale nell'alimentazione umana grazie al loro apporto di carboidrati, fonte energetica principale dell'organismo, vitamine del complesso B e minerali.


Nel 2020 i cereali preparati (ovvero preparati a base di cereali, farina, amido o latte; cereali ottenuti per rigonfiamento, tostatura di cereali) sono stati il 394º prodotto più commerciato al mondo, con uno scambio totale di 7,03 miliardi di dollari. Tra il 2019 e il 2020 le esportazioni di cereali preparati sono cresciute del 5,99%, passando da $ 6,64 miliardi a $ 7,03 miliardi. Nel 2020 i primi esportatori di cereali preparati sono stati Germania, Stati Uniti, Regno Unito, Polonia, Francia. Mentre, sempre nello stesso anno, i principali importatori risultano essere Stati Uniti, Canada, Germania, Regno Unito, Francia.


1. Quale impatto ha avuto la pandemia di Covid-19 sul mercato di cereali statunitensi?


È possibile quantificare l'impatto causato della pandemia globale di Covid-19 sul settore dei cereali negli Stati Uniti: i ricavi per il settore sono aumentanti del 4,3% nel 2020, trainati dal lockdown forzato che ha “costretto” migliaia di consumatori a fare la colazione a casa, tanto che Kellogg Co e General Mills, due dei principali marchi sul mercato, si sono viste costrette ad assumere lavoratori aggiuntivi per soddisfare l'aumento della domanda.


Il rapporto redatto dal Grand View Research che propone un'analisi delle dimensioni del mercato dei cereali per la colazione, della quota, delle tendenze del prodotto (cereali caldi oppure pronti da mangiare) e del canale di distribuzione, ne ha quantificato la dimensione globale in 36,5 miliardi di dollari (2021), prevedendo una crescita annuale del 3,7% dal 2022 al 2030. Si prevede infatti che le abitudini sviluppate dagli statunitensi durante la pandemia persisteranno anche nel lungo termine. Oltre gli Stati Uniti, il settore viene infatti anche trainato dal diffondersi della dieta occidentale nei Paesi emergenti: i cereali per la colazione, che sono stati a lungo un alimento base della dieta americana, stanno diventando sempre più popolari in tutta l'Asia, nel Medio Oriente, in Africa. Il marketing e i social media hanno ampliato il pubblico potenziale per i marchi di cereali. Il consumo nell'Asia, in particolar modo in India, sembra possedere le prospettiva di crescita più forte sul mercato globale.

Figura 2: Il mercato statunitense dei cereali da colazione (credit: grandviewresearch)

2. Perché quello dei cereali può essere considerato un mercato in continua evoluzione?


I produttori di cereali si stanno muovendo nell'intento di attirare quei consumatori che desiderano prodotti realizzati con componenti considerate più sane e meno trasformate: in particolar modo, in mercati consolidati, come appunto quello del Nord America, il contenuto nutrizionale viene considerato dai brand una componente importante nello sviluppo di un nuovo prodotto, come ad esempio per i cereali per la colazione senza glutine, biologici/non Ogm. Il segmento ready-to-eat (RTE) domina ora il mercato detenendone nel 2021 l'87% del suo valore complessivo: negli Stati Uniti questo rappresenta infatti una delle opzioni per la colazione più popolari in quanto risulta essere sia conveniente, che nutriente. Lo stile di vita frenetico della parte più giovane della popolazione attiva ha infatti portato allo sviluppo di cereali per la colazione pronti da mangiare: sono aumentati così di popolarità i cibi pronti, che possono essere consumati senza cottura e sembrano fare al caso giusto per i millenial.


3. Il caso indiano: un mercato in continua espansione che mette a rischio il primato americano.

Figura 3: La crescita del mercato dei cereali in India (credit: mordorintelligence)

Seppur nel 2021 il Nord America possedeva la quota di mercato dei cereali più ampia a livello globale, rappresentando il 41% del valore[1], l'Europa e l'Asia stanno mostrando livelli di crescita più marcati e qualora questa tendenza venisse confermata nel corso dei prossimi anni, gli Stati Uniti potrebbero veder perduto il primato nel consumo di cereali a vantaggio proprio della regione asiatica, trainata dai consumi di Giappone, India e Cina. Secondo Kellogg's India le vendite dei suoi prodotti sono incrementati a seguito dell'aumento dei consumi interni durante la pandemia di Covid-19, tanto da indurre l'azienda a lanciare sul mercato indiano il suo marchio di fama mondiale, ovvero Froot Loops, dando conferma di come l'Asia si stia rivelando un mercato redditizio per i produttori di tutto il mondo.

In particolar modo, a risultare in crescita è il mercato di muesli e i prodotti a base di cereali caldi, che includono l'avena, la crusca, il porridge. Tuttavia a differenza degli Stati Uniti, la vendita al dettaglio online rappresenta una quota molto piccola del mercato ma sta comunque crescendo a un ritmo costante.


Nei Paesi in via di sviluppo, invece, la crescita delle infrastrutture di vendita al dettaglio, come supermercati e ipermercati, rappresenta un altro fattore che alimenta la crescita del mercato, compresa la proliferazione dell'e-commerce, che traina la crescita del settore. Si prevede che il segmento dei cereali caldi rappresenterà quello in più rapida crescita durante il periodo 2022-2030: fanno parte di questa categoria l'avena e il muesli, i quali stanno diventando componenti sempre più popolari nelle diete.


4. Perché non è solo la guerra in Ucraina ad aver causato l'aumento dei prezzi.


I prezzi delle materie prime, tra i quali quelli di mais e cereali, nonché quello dei fertilizzanti a uso agricolo, avevano già subito degli aumenti nel corso del 2021 a causa del combinarsi di diversi fattori[2]: la devastazione dell'uragano Ida negli Stati Uniti, l'aumento della domanda a seguito della pandemia di Covid-19, i problemi nella catena di approvvigionamento, l'aumento dei prezzi del gas naturale già nel periodo precedente alla guerra in Ucraina. Al tempo stesso due eventi hanno fatto impennare il prezzo dei fertilizzanti: in primo luogo la decisione della Cina, Paese che fornisce il 24% del fosfato mondiale, il 13% azoto e il 2% di potassio, che ha deciso di interrompere le esportazioni di fertilizzanti. Diversi operatori di fertilizzanti, sotto la longa manus del governo cinese, hanno sospeso le esportazioni per soddisfare la robusta domanda interna e proteggere il settore agricolo dalle forniture limitate e dai costi energetici in aumento[3]. In secondo luogo, la scoppio della guerra in Ucraina ha interrotto di fatto il commercio con il Mar Nero, mettendo a rischio l'approvvigionamento alimentare globale[4].


Gli aumenti di prezzo stanno suscitando preoccupazioni per la tenuta della sicurezza alimentare mondiale, in particolar modo per i produttori nei Paesi a basso redditto che sono stati costretti ad affrontare serie sfide nell'accesso ai fertilizzanti. L'allarme è giunto anche dall'ultimo rapporto prodotto dalla Fao che nel suo “Global Report on Food Crises: acute food insecurity hits new highs” ha affermato come l'insicurezza alimentare abbia raggiunto il suo livello più alto nel corso della storia e come nel 2021 circa 193 milioni di persone in 53 Paesi abbiano sperimentato sulla propria pelle un'insicurezza alimentare acuta[5].

Figura 4: l'aumento del costo dei fertilizzanti (credit: business news)

5. Conclusioni: perché a pagare il prezzo più salato potrebbero essere anche gli statunitensi?


Anche il comparto agrario presente negli Stati Uniti si trova a dover fare i conti con una crescita del prezzo dei fertilizzanti e dei carburanti, spinti ancora più verso l'alto dopo l'invasione russa del territorio ucraino. I prezzi più elevati per materie prime, come grano e mais, hanno incoraggiato gli agricoltori a ricercare un aumento dei loro raccolti: la decisione, spingendo verso l'alto la domanda di fertilizzanti, ne ha anche incrementato il prezzo. I prezzi dei fertilizzanti statunitensi, aumentati già del 100% nel 2021, sono aumentati di un altro 10% dopo lo scoppio delle ostilità in Ucraina[6].


La fine della guerra in Ucraina potrebbe produrre come diretta conseguenza quella di abbassare i prezzi dei fertilizzanti seppur appare essere probabile che non si verifichino riduzioni sostanziali fino a quando non diminuiranno anche quelli delle principali colture, come mais e grano. A fornire una boccata d'ossigeno ai produttori sarà decisivo anche un calo del prezzo del gas[7].


I prezzi elevati dei fertilizzanti a base di azoto, fosforo e potassio (Npk) hanno condotto al rialzo anche quelli degli alimenti: secondo i dati forniti dall'International Food Policy Research Institute (IFPRI), i prezzi di Npk sono aumentati nel gennaio scorso del 125% rispetto all'anno precedente[8]. L'allarme è stato lanciato anche da Sweem Torey Holsther, CEO del produttore di fertilizzanti Yara International: la produzione dei raccolti sarebbe a rischio qualora gli agricoltori decidessero di servirsi di un quantitativo minore di fertilizzanti, incrementando in questo il rischio di malnutrizione per la popolazione con la conseguenza di possibili disordini di carattere politico e sociale.


Se i Paesi ricchi potrebbero continuare a convivere anche con i prezzi elevati, discorso a parte meritano quelli più vulnerabili, nei quali la situazione potrebbe diventare problematica. Lo stesso presidente statunitense Joe Biden ha intenzione di convocare una conferenza alla Casa Bianca nel settembre prossimo incentrata sulla fine della fame e sul miglioramento della nutrizione in tutta la nazione proprio allarmato dal fatto che gli Stati Uniti registrano tassi sempre più elevati di insicurezza alimentare. L'alto livello di inflazione, ha costretto poi tanti statunitensi a domandare aiuto alle banche alimentari. Il numero delle persone che si trovano in stato di incapienza sembra incrementare rapidamente e i dati dimostrano come la domanda per l'assistenza alimentare a febbraio sia aumentata in quasi tutte le banche alimentari. Un segnale di malessere sociale che Biden e i democratici farebbero bene a non sottovalutare, soprattutto ragionando in termini prettamente politici, in vista delle elezioni di medio termine del prossimo novembre.

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Note

[1]India Breakfast cereals market- growth, trends, Covid-19 impact, and forecast (2022-2027), Mordor Intelligence, 2021. [2]Brian Neeley, Rising fertilizer prices put global food securtity at risk, Business News, 6 maggio 2022. [3]Sutanuka Ghosal, Et Bureau, China's suspension of fertilisier exports likely to put upward pressure on international prices: ICRA, The Economic Times, 2 agosto 2021. [4]Il Wfp chiede la riapertura urgente dei porti ucraini per limitare la crisi alimentare globale, Wfp, 6 maggio 2022. [5]Global Report on Food Crises: acute food insecurity hits new highs, Fao, 4 maggio 2022. [6]High Fertilizer Prices: Supply and Demand at Work Muddled by War and Market Interventions, American Enterprise Institute. [7]Gary W. Brester & Vincent H.Smith, High Fertilizer Prices: Supply and Demand at Work Muddled by War and Market Interventions, Aei, maggio 2022. [8]Brian Neeley, Rising fertilizer prices put global food security at risk, Business News, 6 maggio 2022.


Bibliografia/Sitografia

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