Next Generation EU. Piano storico e necessario, ma a quale costo?

Aggiornamento: 30 ott 2020

(di Marco D’Amato)

Introduzione

Il Consiglio europeo straordinario del 17-18 luglio era visto, dalla maggior parte degli addetti ai lavori, come una tappa intermedia per un successivo accordo tra i 27 paesi europei. Tale percezione veniva confermata anche dalla governatrice della BCE, Christine Lagarde, che in una intervista ad inizio mese auspicava un accordo “entro la fine di luglio” e non prima. Contro ogni pronostico, il Consiglio europeo, che per poco più di mezz’ora non batteva il record di durata superando quello di Nizza del 2000, si è concluso con una fumata bianca che ha portato all’accordo sul Next Generation EU e sul Quadro finanziario pluriennale (QFP). Questo accordo è frutto di un faticoso compromesso dove si è rinnovata la sfida tra i c.d. frugals e ambiziosi [1], nel quale tutti ne sono usciti vincitori, anche gli outsiders Ungheria e Polonia che hanno ottenuto una significativa concessione. Tuttavia, sebbene ogni leader europeo abbia potut