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Il nuovo caso della grazia a Fujimori, la lunga lotta per la giustizia e il dialogo sui diritti

Aggiornamento: 4 ago 2022

di Maria Ciampi

Fig.1: per gentile concessione di Gloria Pardo

1. Il nuovo caso della grazia a Fujimori


Il 17 marzo 2022 una sentenza emessa dalla Corte costituzionale peruviana ripristinava gli effetti della grazia a favore dell’ex dittatore Alberto Fujimori. In quello stesso giorno migliaia di persone sono scese in piazza a Lima e in altre città per protestare contro questa decisione. L’ex dittatore Alberto Fujimori era stato condannato nel 2009 a venticinque anni di carcere per corruzione e crimini contro l’umanità. La grazia gli era stata concessa nel 2017 dall’ex presidente Pedro Pablo Kuczynski per ragioni umanitarie per poi essere annullata un anno dopo, quando un gruppo di vittime e parenti delle vittime dei massacri di Barrios Altos e La Cantuta - commessi nel 1991 e 1992 - presentò una richiesta di controllo di convenzionalità alla magistratura, mettendo in discussione la forma, la velocità e le irregolarità della procedura concessa dall'allora presidente. La decisione di annullare la grazia da parte di un tribunale della Corte Suprema fu vista come la correzione di una decisione profondamente irregolare oltre a trasmettere un chiaro messaggio di appoggio alle vittime. “L'annullamento della grazia contribuiva a rafforzare l'ordine giuridico in generale e il rispetto dei diritti umani in particolare”[1]. Il messaggio che le istituzioni peruviane trasmisero a quei tempi fu di incoraggiare a costruire gli elementi costitutivi di una società aperta e giusta, riflettendo su Stato di diritto, tutela delle minoranze, diritti, memoria e riparazione delle vittime, ruolo forte della società civile, lotta alla corruzione e molto altro.


2. La lotta continua per la difesa dei diritti

Fig. 2: per gentile concessione di Gloria Pardo

Le proteste di quest’anno contestano l’ultima sentenza della Corte costituzionale peruviana. Una sentenza interpretata come un passo indietro nell’avanzamento dello Stato, ripristinando la grazia non si considera l’impatto su una società che in parte comincia a costruire un rapporto di fiducia con le istituzioni. Ciononostante, anche stavolta la società civile ha dato un chiaro messaggio al Paese, quello di essere pronta a richiedere istituzioni incisive, forti ed efficaci nella promozione e difesa dei diritti umani e l’ha fatto scendendo in piazza, collaborando con organizzazioni in difesa delle vittime, contestando con decisione il ripristino della grazia. Poche settimane dopo la Corte interamericana dei diritti umani si è espressa riguardo la sentenza della Corte costituzionale peruviana e ha emanato un’ordinanza in cui intimava allo Stato peruviano di astenersi dal rilasciare Fujimori.


3. Gli anni del terrorismo


La società peruviana dal 1980 al 2000 ha vissuto il periodo di violenza più letale, diffuso e duraturo della sua storia, che ha causato la perdita di vite umane e molteplici danni individuali e collettivi, disarticolando i progetti di vita di migliaia di vittime, e causando la perdita di capacità e opportunità di sviluppo. Nel 2018, il Registro unico delle vittime identificò 33.500 vittime fatali, attraverso uno studio statistico, la Commissione della Verità e della Riconciliazione (CVR) stimò la cifra totale di 69.280 morti. Il Registro Nazionale delle persone disabili e dei Luoghi di Sepoltura registrò 20.511 persone riportate come disperse durante le due decadi. In quegli anni il Paese fu catapultato in un conflitto dove le forze armate e la polizia affrontarono il terrorismo di Sendero Luminoso. Lo fecero utilizzando metodi che violavano i diritti umani e lasciando ferite difficili da curare. L’esercito non era preparato per questa lotta e non conosceva bene i senderistas, né la filosofia maoista e la loro maniera di lottare. Il terrorismo approfittò delle diverse crisi in atto nel Paese, sociale economica e politica e lo utilizzò come argomento contro lo Stato peruviano e per giustificare i suoi atti di violenza. In questo contesto Fujimori salì al potere mettendo al centro del suo piano di governo la lotta alla sovversione, attuando diverse norme per incrementare il potere delle forze dell’ordine. Le denunce di violazione dei diritti umani crebbero con la scoperta della fossa del massacro della Cantuta, dove un professore universitario e nove studenti furono rapiti e fatti sparire da un gruppo paramilitare dell’esercito peruviano.


4. Violenza e razzismo

Fig. 3: per gentile concessione di Gloria Pardo

Fujimori verrà successivamente condannato per crimini contro l’umanità ma il governo in quel periodo non assunse le sue responsabilità e non supportò la società nel riconoscere il diritto alla giustizia. L’autoritarismo di Fujimori porta con sé diversi massacri ed eventi tragici nella storia del Perù. Il particolare le violenze si verificarono nelle zone più povere del Paese, nei confronti delle comunità quechua. Il genocidio fu perpetrato contro coloro che erano emarginati dalla società meticcia o bianca del Perù, contro coloro che non parlavano lo spagnolo. Il razzismo nei confronti delle comunità rurali insito nella società peruviana fu il principale motore delle violenze, e lo Stato e il terrorismo perpetuarono questa tendenza facendo sprofondare il Paese in un conflitto violento.


La popolazione peruviana soffrì la violenza in maniera distinta. Molti furono sequestrati, torturati, assassinati, di altri non si ebbero più notizie. Altri furono feriti restando infermi per sempre. Moltissimi bambini rimasero orfani, altri soffrirono lesioni psicologiche. Centinaia furono ingiustamente incarcerati, molte donne furono vittime di violenza sessuale. La maggioranza non poté contare sull’appoggio statale né sulla solidarietà del Paese e la stigmatizzazione delle vittime o dei parenti delle vittime da parte della società ebbe aspetti differenti. Era comune pensare che chi proveniva dalle zone rurali o era legato a una vittima, di conseguenza, fosse un terrorista.


5. Il caso delle sterilizzazioni sulle donne


Nonostante la violenza sia terminata da tempo, la discriminazione culturale, sociale ed economica persiste nella società peruviana. Il razzismo, l'instabilità economica e la corruzione del governo sono le ragioni per cui il terrorismo e un governo autocratico hanno colpito il Perù. Il popolo quechua soffre ancora della discriminazione e del genocidio del suo popolo, un genocidio che molti non accettano come verità.

Fig.4: per gentile concessione di Gloria Pardo

Questo ci riporta a un’altra tragica pagina della storia di questo Paese. Negli stessi anni del terrorismo, esattamente negli anni Novanta, Fujimori portò avanti un Piano nazionale di Pianificazione Familiare con il finanziamento dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), una normativa che contemplava la vasectomia per gli uomini e la legatura delle tube di Falloppio per le donne. Un metodo anticoncezionale per controllare l’esplosione demografica delle popolazioni più povere del Paese. Si stima che 314.605 donne furono sterilizzate nell'ambito del Programma nazionale, inclusi alcuni uomini. Il Comitato latinoamericano e caraibico per i diritti delle donne (CLADEM) concluse che solo il 10% delle donne sterilizzate in quel periodo diede il suo consenso per sottoporsi alla sterilizzazione.


6. Metodi crudeli e gli obiettivi numerici delle sterilizzazioni


Ricerche e testimonianze raccolte da organizzazioni come Amnesty International e Cladem[2], dal Congresso peruviano e dai media, elencano i metodi di molestie, minacce o ricatti utilizzati dal personale sanitario dell'epoca per eseguire le legature sulle donne peruviane. Alcuni di questi metodi erano: minacce di aborto alle donne incinte che non accettavano di essere sterilizzate, pressioni psicologiche con argomentazioni sull'irresponsabilità o sull'instabilità economica dei mariti per indurre le donne a optare per la contraccezione chirurgica, visite casa per casa da parte di infermiere che minacciavano di tornare "con la polizia" se le donne non avessero accettato di recarsi al centro sanitario, festival e campagne volte a convincere le donne che il miglior metodo contraccettivo fosse la legatura delle tube piuttosto che altre forme di pianificazione familiare non definitive, pagamento di "incentivi" finanziari ai mariti affinché firmassero l'autorizzazione per sottoporre le donne a sterilizzazione "volontaria", l'offerta di cibo e medicine come meccanismo per reclutare donne con mezzi limitati o in condizioni di bisogno urgente, uso della forza per portare le donne nei centri sanitari. I giornali dell'epoca e il rapporto del Congresso del 2002 riportano che durante quel periodo furono stabiliti degli "obiettivi numerici" da raggiungere da parte dei funzionari sanitari e incentivi per le sterilizzazioni da parte dello Stato peruviano[3]. La maggioranza delle donne sterilizzate in quegli anni furono donne di origine quechua.


7. La lunga lotta per la giustizia


Sotto la protezione di settori della Chiesa cattolica, furono lanciate le prime accuse di sterilizzazioni di massa. Per diversi anni Fujimori riuscì a eludere la responsabilità di uno degli aspetti più oscuri di quel decennio che coinvolgeva migliaia di donne peruviane. Il percorso per aprire il caso sulle sterilizzazioni forzate non fu facile. In realtà, le prime indagini furono avviate due anni dopo la caduta dell'autocrate, ma non ebbero mai successo. Nel 2018 si sono create le condizioni che hanno reso possibili i procedimenti giudiziari. Solo nel marzo di quest’anno è iniziato il procedimento penale per il caso di sterilizzazione forzata dove le vittime e la loro difesa legale chiedono che Alberto Fujimori e i suoi ex ministri della Sanità siano debitamente indagati. Il procedimento, che durerà non più di otto mesi, prevede che il giudice ascolti le testimonianze di oltre 750 persone coinvolte, sia imputati che vittime e loro familiari, le cui deposizioni sono previste almeno fino al 20 luglio[4]. Dopo quasi due decenni il Paese aspetta una risposta dalla giustizia peruviana.


8. Le vittime della comunità LGTB+

Fig.5: Commemorazione caso Las Gardenia, Ojo que llora, Lima, 31 Maggio 2022. Foto di Maria Ciampi

Oltre alle donne anche la comunità LGBT+ peruviana continua a chiedere da tempo giustizia e impegno nella riparazione delle vittime. Il 31 maggio 1989, un contingente armato dell'MRTA[5] entrò nella discoteca Las Gardenias, nella città di Tarapoto (dipartimento di San Martin), nella giungla peruviana, fece uscire otto gay e transessuali dal locale e li uccise a colpi di pistola per strada.


Nonostante il caso noto come "La notte delle gardenie" sia stato incluso nel rapporto finale della Commissione per la verità e la riconciliazione (2003) e nell'esposizione permanente del Luogo della memoria, della tolleranza e dell'inclusione sociale (2013) la comunità contesta l’indifferenza dello Stato nel supportare politiche attive per combattere l’oblio e risolvere il razzismo. Il Perù è un Paese multiculturale, è chiaro il sentimento d’indignazione della società verso le istituzioni che non decidono nel rispetto dei diritti delle vittime e di tutta la popolazione nella sua diversità e unicità. Nonostante il periodo del terrorismo sia terminato l'omofobia, la transfobia e la bifobia sono altre battaglie che non sono ancora state sconfitte.


9. Il Piano integrale di riparazione e la lotta al razzismo


La riparazione è un dovere dello Stato, è un’azione che cerca un giusto riconoscimento delle vittime che si possa estendere nel percorso futuro della società. Il Piano integrale di riparazione (PIR)[6] è stato il primo passo da parte dello Stato per riconoscere le sue responsabilità, ma il cammino appare ancora tutto in salita, specialmente se ci si aspetta cambiamenti che possano sradicare il razzismo e costruire una società giusta per tutti. Con il PIR sono stati fatti diversi passi avanti, soprattutto per quanto riguarda le riparazioni economiche e collettive. Tuttavia, l'attuazione della politica di riparazione non può essere analizzata considerando solo alcuni indicatori. Le diverse organizzazioni delle vittime si domandano come possano combattere il razzismo e condividere la memoria storica in un Paese così esteso e multiculturale senza l’appoggio deciso dello Stato. Il piano di Riparazione Integrale non è diretto solo alle vittime di quegli anni ma all’intera società affinché possa creare una memoria storica e costruire una società più giusta e libera dall’odio. È necessario discutere la riparazione con coerenza d’intenti e applicazioni sul lungo termine. Inoltre, nonostante sia presente un piano nazionale sui diritti umani, la volontà democratica convive con la politica dell’impunità che ha portato a ridiscutere la grazia di Fujimori. Uno Stato che rallenta l’implementazione dei diritti su larga scala rallenta la crescita su tutti i fattori.


10. Quel dialogo assente

Fig.6: per gentile concessione di Gloria Pardo

Bisogna confrontarsi con i dati del femminicidio, i dati della violenza omofoba e transofoba, i dati di analfabetismo, accesso all’educazione per le popolazioni indigene, il tasso di disoccupazione, la corruzione, etc. A livello di società infatti persistono idee e pratiche discriminanti su determinate fasce della popolazione. Probabilmente le cifre più preoccupanti sono quelle dei femminicidi, sono stati riportati 131 casi nel 2020 e 73 da gennaio a giugno 2021, secondo l’ultimo rapporto di Human Rights Watch. I popoli indigeni continuano a subire discriminazioni nella società, nell'occupazione, nell'istruzione e nella salute oltre a essere assassinati per la difesa ambientale (solo nel mese di marzo quattro leader delle comunità indigene sono stati assassinati). Sembra quasi che la negazione dei diritti riguardi solo alcune fasce della popolazione ma è evidente che riguarda in maniera diretta chiunque. Nonostante i cambiamenti necessitino di tempo la società non può più attendere, è deludente che la continuità dell'iniziativa sui diritti e il grado d’ impegno nel perseguire gli obiettivi della giustizia transizionale non siano garantiti. Risulta necessario considerare il rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali della persona come un filo conduttore che tiene unite le dimensioni della legalità e della civiltà giuridica. La politica e i governi hanno una grande responsabilità: quella di non danneggiare questo filo ma di mantenerlo presente e visibile.


La crisi economica e sociale degli ultimi mesi, l’aumento dei prezzi e del petrolio hanno riversato il Paese in una profonda insoddisfazione. Il presidente Castillo nella notte tra il 4 e 5 aprile stabilì con decreto supremo un coprifuoco di un giorno per l’intensificarsi delle proteste, due giorni dopo dichiarò lo stato di emergenza di un mese sulla rete stradale nazionale in seguito a varie proteste e scioperi degli autotrasportatori. Nel decreto in questione venivano annullati i diritti costituzionali di transito nel territorio nazionale, di riunione, di libertà oltre al diritto all’ inviolabilità della casa. A quanto pare la sfida più grande è ancora quella di lavorare sul miglioramento del dialogo tra istituzioni, politica e società civile.


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Note

[1] Felix Reátegui, sociologo, ricercatore dell'Istituto dei diritti umani dell'Università Cattolica Perú. Intervista rilasciata El País. [2] CLADEM è una rete femminista che lavora per contribuire alla piena realizzazione dei diritti delle donne in America Latina e nei Caraibi, utilizzando il diritto come strumento di cambiamento. [3]https://www.bbc.com/mundo/noticias/2015/11/151108_esterilizaciones_forzadas_historias_interes_nacional_peru_bm [4] L’ex presidente non testimonierà per il momento, il processo penale contro di lui è ancora sospeso in attesa che la giustizia cilena accetti l'estensione delle accuse di estradizione approvate nel 2005, dopo che l'ex presidente era stato arrestato in quel Paese. Un tribunale peruviano ha chiesto al Cile di estendere le accuse di estradizione contro l'ex presidente incarcerato, in modo che possa essere processato nel caso delle sterilizzazioni forzate di migliaia di donne peruviane tra il 1996 e il 2000. [5] Il Movimento rivoluzionario Túpac Amaru (MRTA) fu un'organizzazione terrorista armata marxista-leninista peruviana fondata nel 1982. [6] La legge N° 28592, pubblicata il 29 luglio del 2007 creò il Piano Integrale di Riparazione (PIR) per le vittime del conflitto armato interno. Il PIR prevede riparazioni individuali e collettive nei settori dell'istruzione, della salute e dell'economia, nonché la restituzione dei diritti dei cittadini e riparazioni simboliche.


Bibliografia/Sitografia

  • Pubblicazione dell’organizzazione Aprodeh: un pasado de violencia, un futuro de paz. 20 años de violencia 1980-2000.

  • Pubblicazione dell’organizzazione Aprodeh: Julie Guillerot. Para no olvidarlas más. Mujeres y reparaciones en el Perú.

  • Pubblicazione dell’organizzazione Paz y Esperanza Perú: Justicia, Memoria y Reparación. ¿Cuánto hemos avanzado?

  • Festival Libre de Censura. Aprile 2022. Lima. Evento Mujeres y Memoria. Violaciones de DDHH durante el conflicto armado. Proyecto Quipu.

  • https://agenciapresentes.org/2019/05/31/noche-de-las-gardenias-la-masacre-a-lgbt-en-una-discoteca-peruana/

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