Bolivia ed Evo Morales: un binomio che dura da 14 anni

Aggiornamento: 14 nov 2020

(Diego Battistessa [1])

Una traiettoria presidenziale ultradecennale, 3 fasi politiche diverse in una regione scossa da ombre di passato, proteste dilaganti e grandi incertezze.
(AP Photo/Juan Karita)

Il progetto Paese di Evo Morales ha significato una rottura strutturale con il passato boliviano. Si è basato sul ritorno a un protagonismo dello Stato, in una centralizzazione delle richieste delle popolazioni indigene e nella partecipazione politica dei sindacati dei “campesinos”. Un progetto che si colloca al di fuori della “democracia pactada”, il periodo storico politico boliviano compreso tra il 1985 e il 2003.


Gli inizi e la nuova Costituzione

Il primo periodo presidenziale di Evo #Morales e del suo partito, il MÁS (Movimiento al Socialismo), segna un punto di svolta nella storia del Paese e della regione latinoamericana tutta. Nel processo elettorale del 2005, Evo vinse le elezioni con la maggioranza assoluta dei voti (prima volta dal 1982 che non risulta necessario realizzare una segunda vuelta electoral) e venne eletto direttamente Presidente della Repubblica. I partiti chiamati “tradizionali” si ritrovano improvvisamente relegati a una marginalità politica. Nel convulso periodo storico politico immediatamente precedente all’elezione di Evo Morales, i partiti della “democracia pactada” sparirono dal panorama politico e sorsero nuove forze che rivendicarono protagonismo e potere decisionale. Queste forze si condensarono in partiti che si collocarono all’opposizione rispetto al #MAS: si tratta della agrupación ciudadana Poder Democrático Social - PODEMOS, della Unidad Nacional- UN, e dell’unico sopravvissuto dell’epoca passata, il Movimiento Nacionalista Revolucionario - MNR. La proposta di sinistra del partito di Evo Morales si può sintetizzare in questa analisi offerta da Fernando Mayorga:

La vittoria del MAS implica il ritorno della sinistra al potere dopo la fallita esperienza dell'Unità Democratica e Popolare (1982-1984), sebbene con caratteristiche distintive perché, a differenza della sinistra operaia di un tempo, il MAS è un movimento politico che rappresenta identità e richieste contadine ed etnico-culturali. Al suo interno si trova un conglomerato di organizzazioni sindacali, movimenti sociali e popolazioni indigene, che spingono verso un progetto di nazionalismo statalista. Il partito è articolato attorno alla guida di Evo Morales, “primo presidente indigeno”, leader dei sindacati dei produttori di foglie di coca e figura del movimento anti-globalizzazione o altermondialista.

Queste nuova sinistra rappresentata da Evo Morales ha puntato sulla redazione di una nuova Costituzione che ridefinisce, da una parte, le relazioni di potere e i paradigmi interni alle dinamiche del Paese e, dall’altra, le relazioni dello Stato con le imprese private e multinazionali.

Il movimento campesino/indigeno è stato il protagonista di questa nuova tappa nella quale sono stati nazionalizzati gli idrocarburi e si è ridefinito il concetto di decentralizzazione politica e le autonomie dipartimentali. Nonostante questi progetti facessero parte dell’agenda iniziale del MAS, non sono mancate divisioni politiche e scontri sociali. Quando nel 2007 venne approvata la nuova fonte primaria dello Stato boliviano, il paese si trovava immerso in gravi conflitti sociali. La Costituzione venne contestata in diversi dipartimenti del Paese, le cui amministrazioni affrontarono il governo in un contesto caratterizzato dalla polarizzazione politica. Questo portò a una situazione di alta tensione che obbligò il governo nel 2008 ad aprire un tavolo di dialogo con l’opposizione. Nel 2009 la nuova Costituzione venne ratificata da un referendum popolare con il 61,43% dei consensi, in una delle votazioni con la più alta partecipazione della storia del Paese.

Secondo la Costituzione ratificata nel 2009, il popolo boliviano si definisce Plurinazionale mantenendo però il suo carattere unitario, sociale e di diritto. Definendosi come Stato Plurinazionale, si riconoscono varie comunità politiche in uno stesso territorio e inquadrate in uno stesso contesto legale. Nel caso boliviano questo implica riconoscere nazioni e popoli indigeni originari i cui diritti vengono definiti come collettivi. Pertanto, si riconoscono in modo paritario, pratiche culturali e linguistiche, istituzioni giuridiche, norme e procedimenti politici e sociali, religioni, etc.… Questo significa che attraverso la nuova Costituzione si è provveduto a creare un nuovo soggetto legale portatore di Diritti Collettivi. Dal punto di vista politico, la definizione di Stato Plurinazionale implica che oltre alla democrazia rappresentativa e partecipativa, viene riconosciuta la democrazia comunitaria. Questa combinazione di tre forme di democrazia viene definita “modelo de democracia intercultural”.

Questa Costituzione dal carattere fortemente progressista generò un dibattito a livello internazionale considerando che fu promotrice di nuovi concetti giuridici come il “diritto alla natura” (che ritroviamo anche nella successiva Costituzione della Repubblica dell’Ecuador ratificata a Montecristi nel 2008).

Il nuovo Stato Plurinazionale della #Bolivia, sorto dalla Costituzione del 2007, iniziò a realizzare il progetto politico di Evo che si basava sulla nazionalizzazione delle imprese allineandosi con quanto sostenuto dalle sinistre progressiste del Socialismo del Secolo XXI (Chavez in #Venezuela, Lula in