Fezzan: la regione in cerca di riscatto tra petrolio, milizie e migranti

Aggiornato il: 16 dic 2020

di Mario Savina

Membro della tribù Tebu

Introduzione


Il Fezzan è una regione strategica del sud-ovest della Libia. La sua stabilità è vitale per la sicurezza dell’Europa e per quella della più ampia area mediterranea. La regione ospita due dei più importanti giacimenti petroliferi del Nord Africa ed è un hub per il traffico di essere umani le cui reti si estendono in Mali, Niger, Ciad e sulle sponde dell’Europa meridionale. Mentre la maggior parte dell’attenzione della comunità internazionale sull’attuale situazione libica è concentrata sul conflitto tra il Governo di accordo nazionale (GNA) e l’Esercito nazionale libico (LNA), il ruolo del Fezzan nella geopolitica più ampia è sottovalutato. Il Fezzan soffre di molteplici problemi: l’economia lecita della regione è depressa, ma le istituzioni economiche e finanziarie nazionali che potrebbero aiutare al suo rilancio sono in gran parte paralizzate; al contrario, l’economia illecita è in forte espansione. Sebbene la regione sia dotata di risorse naturali, soffre dell’assenza di un’autorità statale centrale in grado di imporre ordine e regole. Le tensioni etniche e tribali, amplificate dal vuoto politico e dalla competizione economica, sono state sfruttate da fazioni rivali in competizione per il controllo del paese. Anche forze straniere – potenze regionali, mercenari straniere e gruppi jihadisti – si sono intromesse, unendosi ai conflitti locali o utilizzando il sud come zona di transito. Oggi è spesso rappresentato come una zona di insicurezza sistemica, lontana e scollegata dalle questioni politiche del nord del paese. La sua importanza, tuttavia, è cruciale per la stabilizzazione nazionale e la sicurezza regionale nel Sahel.


1. La complessità interna del Fezzan


Il Fezzan ospita meno del 10% della popolazione libica, ma i suoi residenti sono sia etnicamente che politicamente fratturati. Ci sono tribù arabe: alcune grandi e potenti, come gli Awlad Suleiman e i Qadhadhfa; alcune più piccole, sebbene intellettualmente e religiosamente influenti, come gli Hodairi. Esistono anche gruppi etnici minoritari non arabi, come i Tebu, i Tuareg e i Fezzana. I Tebu sono un gruppo composto da diverse tribù che si trovano nel Ciad settentrionale, parti del Niger e sud della Libia appunto. I Tuareg sono un popolo storicamente nomade berbero che si incontra a cavallo dei confini del Sahara occidentale dalla Libia al sud dell’Algeria e del Mali. I Fezzana sono una comunità locale interamente arabizzata. Tutti e tre i gruppi sono musulmani sunniti.

Nonostante i conflitti localizzati e le tensioni sociali in molte zone del sud, due città principali si sono sviluppate e svolgono un ruolo chiave nella regione: Sabha e Ubari. Etnicamente e tribalmente diverse, entrambe le città risentono della mancanza di una governance centralizzata, soprattutto nei settori della sicurezza e della giustizia pubblica. Le economie locali di questi centri urbani si basano principalmente sulle rotte di contrabbando e sui giacimenti petroliferi.

Sabha è una città strategicamente molto importante e storico snodo delle rotte di approvvigionamento nord-sud. Dopo la rivoluzione del 2011, ha svolto un ruolo enorme nel traffico dei migranti: la città è l’emblema della porosità del confine meridionale libico. Ubari, altra città strategica per la presenza di giacimenti petroliferi, è situata nei pressi del confine algerino-nigeriano. La maggior parte della sua popolazione è composta da africani arabizzati; i Tuareg sono il secondo gruppo più numeroso, mentre i Tebu sono una minoranza. Le conseguenze della rivoluzione hanno devastato l’economia locale: è emersa la competizione per il potere, la necessità di beni e mezzi di sussistenza alternativi, ed è aumentato sia il malcontento tra le comunità povere che il contrabbando transfrontaliero.

Quando si parla del controllo delle frontiere con Niger e Ciad, si tratta uno degli argomenti più complessi del paese nordafricano. Durante il suo regime Gheddafi non ha potuto esercitare il pieno controllo sulla zona perché voleva assicurarsi la lealtà delle tribù. Per ottenere il sostegno tribale bisognava lasciare spazio al contrabbando e il governo delle città doveva essere lasciato nelle mani delle comunità locali. Poiché i proventi dall’economia legale non erano sufficienti a garantire la sopravvivenza della comunità, il commercio illegale da e verso il Ciad e il Niger è diventato una caratteristica strutturale del quadro socio-economico. La maggior parte dei migranti illegali entra in Libia dal Niger o dal Ciad; numeri minori passano anche dall’Algeria. Le rotte sono suddivise in segmenti controllati dai diversi gruppi presenti sul territorio.


2. Una regione “sottovalutata”


Il Fezzan è ricco di risorse naturali: possiede vaste riserve di greggio e gas naturale, alcuni giacimenti di oro e grandi falde acquifere sotterranee. Il potenziale del Fezzan di pompare oltre 400mila barili di petrolio greggio al giorno più enormi riserve di gas naturale rende l’industria petrolifera centrale per la Libia nel suo insieme. La maggior parte di questa produzione è rimasta offline nell’ultimo periodo per essere riattivata solo recentemente. Dal 18 gennaio scorso, infatti, gruppi alleati all’LNA avevano bloccato le attività di export sia presso el-Sharara sia in altri giacimenti, tra cui el Feel, nella cornice di un movimento di “rabbia del Fezzan”. Ciò ha provocato un crollo della produzione petrolifera libica, passata da 1.2 milioni di barili al giorno ad appena 72mila.

Giacimento petrolifero El Feel

Le comunità che vivono nei pressi dei giacimenti petroliferi di Sharara e El Feel, entrambi nell’area di Murzuq, lamentano che c’è poca interazione con i residenti locali. Secondo la legge libica, le compagnie dovrebbero investire in progetti di sviluppo sociale locale, ma raramente questo succede anche altrove nel resto del paese. Per aiutare a stabilizzare l’economia locale e alleviare le tensioni locali, le compagnie petrolifere, in collaborazione con la Noc, dovrebbero fare di più sia per coinvolgere e assumere lavoratori locali sia per investire nello sviluppo locale.


3. Da un fronte all’altro


Dalla crisi politica che ha diviso il paese dal 2014, il sud è diventato un fronte di battaglia. Il conflitto tra le coalizioni militari, che hanno raggiunto un accordo sul cessate il fuoco lo scorso 23 ottobre a Ginevra, è forse la sfida più grande. Il GNA di Tripoli e il suo presidente Fayez al-Serraj hanno poca reputazione e pochi alleati nel Fezzan. Al contrario, le fazioni allineate guidate da Haftar e il governo orientale godono di maggiore influenza. Dal 2014, i Tebu si sono schierati col feldmaresciallo, rivelandosi un attore chiave nella campagna contro lo Stato Islamico nel 2016. Tale supporto venne dichiarato solamente dopo che i principali rivali dei Tebu, cioè Tuareg e Awlad Suleiman, confermarono il loro sostegno a Tripoli. Tuttavia, la fedeltà all’una o altra fazione è tutto fuorché solida. Bisogna sottolineare come i gruppi etnici e le tribù non sono entità monolitiche. L’appartenenza a uno schieramento o all’altro dipende prevalentemente dalla possibilità di vedersi assegnate cariche politiche e risorse petrolifere. I Tuareg, ad esempio, sono divisi internamente secondo linee militari. In ogni momento, alcuni membri potrebbero combattere in nome di forze allineate con il governo di Tripoli, altri per conto di Haftar e altri ancora sarebbero neutrali. Altra questione è la presenza di combattenti stranieri reclutati sia dalla coalizione allineata a Serraj che ad Haftar. L’origine è il numero esatto di questi combattenti rimane dubbio anche se la maggior parte sembra essere ciadiana e sudanese.


4. Conflitti identitari e residui dell’era Gheddafi


La coesione sociale è inoltre indebolita da visioni contrastanti su etnia, identità e statualità. Agli occhi di molti arabi, i legami transfrontalieri delle etnie Tebu e Tuareg costituiscono un fattore destabilizzante, accentuato dalla proliferazione di gruppi armati provenienti da queste comunità. L’assenza di legge e ordine è certamente responsabile degli arrivi dai paesi vicini anche di mercenari stranieri. Ciò che tende a essere trascurato in molti dibattiti è che ci sono comunità di lunga data nel sud della Libia che non sono mai state completamente integrate. Questo è in gran parte causa delle politiche del regime ultraquarantennale di Gheddafi, che ha coinvolto l’immigrazione di massa sponsorizzata dallo Stato, ma anche l’uso della cittadinanza libica come strumento di politica estera e di controllo sulla società interna. Intere comunità si sono viste negare o revocare la cittadinanza e, conseguentemente, un gran numero di persone è rimasto – e lo è tutt’oggi – in un limbo legale. La politica dell’identità ha dato luogo a contese su chi detiene un legittimo diritto alla terra. Tebu e Tuareg sottolineano spesso che la presenza dei loro popoli nel sud risale a molti secoli prima della creazione dello stato libico: un modo per contrastare la narrativa dominante dell’identità araba libica e l’etichetta di “stranieri” per i membri delle tribù Tebu e Tuareg.

L’establishment militare ha una posizione forte nel sud, dovuta al forte reclutamento durante l’era Gheddafi, ma è frammentato e senza una chiara leadership dalla rivoluzione del 2011. I membri dell’esercito regolare sono stati smobilitati, rimanendo senza stipendio per anni. Molti si sono uniti a gruppi armati di composizione civile e militare, formati lungo linee tribali e strutturati in modi non conformi alla gerarchia militare. La maggior parte della popolazione meridionale desidera un esercito nazionale unificato che abbia il compito di migliorare la sicurezza dell’area e contrastare il trinceramento tribale. Il comando generale dell’LNA ha posto molta enfasi sul ruolo delle strutture militari, supportando le zone militari esistenti e creando nuove strutture. La sua narrativa militare e nazionalista ha motivato molti ex membri dell’esercito e della polizia pre-2011 a riprendere il servizio. Tuttavia, in alcune aree ci sono strutture di comando parallele: una risponde all’LNA e l’altra a Tripoli.


5. I gruppi armati nel Sud


I gruppi armati del sud sono connessi fortemente al loro ambiente sociale piuttosto che a qualsiasi etica militare. Sotto il pervasivo discorso rivoluzionario, le considerazioni tribali sono diventate un vettore più efficiente per la mobilitazione, specialmente nelle aree che hanno assistito a conflitti comuni. La stragrande maggioranza dei gruppi è quindi associata ad una tribù specifica, a un gruppo d’interesse o ad una famiglia all’interno di una tribù. Il radicamento sociale dei membri dei gruppi armati rende difficile distinguere tra attori civili e non civili. Il perseguimento di mandati ufficiali, affiliazioni e fondi ha portato i gruppi armati a cambiare ripetutamente alleanze politiche e a rinominare se stessi per adattarsi alle tendenze e ai requisiti. I gruppi tendono a utilizzare il riconoscimento statale (Tripoli o Tobruk) per distinguersi dai rivali ritenuti illegittimi.


I tentativi governativi di amalgamare le varie milizie del Fezzan, sia attraverso un approccio dall’alto che dal basso, hanno avuto un impatto abbastanza limitato. I gruppi armati misti rimangono un’eccezione, fra questi alcuni che sposano l’ideologia madkhali e sono allineati all’LNA. L’integrazione militare inter-tribale è limitata ad alleanze temporanee di convenienza. L’esercito orientale ha promosso questa integrazione, consentendo a gruppi alleati di reclutare al di fuori delle loro comunità di origine. Un esempio è il Batallion 128, il cui nucleo è composto dagli Awlad Suleiman di Harawa, vicino Sirte, ma che negli ultimi anni ha stabilito diverse unità nel paese, incluso un gruppo Tuareg a Ubari nel Fezzan. L’affiliazione all’esercito di Haftar ha costituito un vettore di potere attraverso il quale i gruppi armati hanno affermato il loro dominio all’interno delle loro comunità e ampliato la loro forza e i loro territori. Da parte sua, l’LNA ha rafforzato il suo punto d’appoggio nel sud conferendo potere ad individui selezionati come primi interlocutori.


6. Il ruolo delle milizie nella comunità


Le comunità fanno affidamento su attori sociali e gruppi armati per la sicurezza e la giustizia. La sicurezza è vista come una responsabilità collettiva che richiede la collaborazione di attori sia formale che informali, almeno nelle città più piccole e a livello di quartiere. Pertanto, i gruppi armati irregolari spesso assumono funzioni di polizia all’interno di zone limitate. A volte tale milizie collaborano con organi giudiziali formali.

Le milizie del sud sfruttano il loro controllo del territorio e delle strutture strategiche per ottenere rendite dallo Stato, per consentire i flussi commerciali illeciti e impegnarsi in estorsioni e banditismo.


La loro capacità di ottenere risorse dallo stato è più disomogenea rispetto alle loro controparti nell’est e nell’ovest del paese. L’evidente confusione amministrativa derivante dal divario istituzionale tra i due governi in conflitto rende difficile tracciare i pagamenti e valutare quali gruppi nel sud sono attualmente pagati da chi, le informazioni parziali disponibili indicano che i comandanti hanno approfittato di molteplici canali di finanziamento. Sono stati molti i casi in cui il GNA di Tripoli ha autorizzato pagamenti di stipendio e bonus ad alcuni gruppi allineati ad Haftar, per un chiaro erroro di aggiornamento ed implementazione burocratica.


Nelle città del Fezzan, alcune milizie tassano le imprese in cambio di protezione. Dall’altra parte, le attività illecite, come la gestione di case di transito per migranti, sono una buona fonte di entrate per questi gruppi, in particolar modo a Sebha. Sebbene la maggior parte delle milizie non si dedichi direttamente al traffico di essere umani, molti richiedono il pagamento per consentire ai trafficanti non libici di operare nelle loro aree e proprietà.


7. Conclusioni


Stabilizzare il Fezzan è fondamentale e non solo per limitare la migrazione. Le milizie e le organizzazioni terroristiche rimangono una sfida seria e tra loro il gruppo dello Stato islamico è la minaccia più grave. L’organizzazione terroristica è in Libia da anni: dopo la sconfitta a Sirte, si è trasferita nel sud, dove si sarebbe organizzata in piccole brigate. L’altra sfida deriva sempre dalla componente demografica, che coinvolge le affiliazioni tribali ed etniche transfrontaliere di importanti segmenti della popolazione della Libia meridionale e le crescenti tensioni e conflitti lungo tali divisioni.


Le sfide poste dalla Libia meridionale si estendono oltre la questione della sicurezza, per quanto grave. Gli standard di vita nel sud testimoniano gravi carenze nelle infrastrutture e nei servizi pubblici che aggravano la situazione e rendono estremamente complicato trovare un rimedio senza una strategia comune. La comunità internazionale sembra incapace di attuare strategie per contrastare la criminalità organizzata e il contrabbando nel sud della Libia. Tuttavia, senza una stabilizzazione del Fezzan, nessun processo di pace può arrivare a un lieto fine. Le fazioni est-ovest che competono per il controllo nazionale sono supportate da milizie e tribù, alcune più di altre, coinvolte nei traffici illeciti. Rompere il nesso tra instabilità e criminalità organizzata deve essere una priorità per la comunità internazionale che dovrebbe sostenere un dialogo più comune nella regione. Sebbene il Fezzan abbia dinamiche tribali molto complesse che di solito ostacolano gli sforzi stranieri nei processi di stabilizzazione, bisogna dare l’opportunità agli attori locali di negoziare per trovare soluzioni ai propri problemi. E’ improbabile che le tribù, che controllano rotte e hub, acconsentano a combattere attività criminali redditizie e a sviluppare economie lecite, a meno che non esista una fonte di reddito altrettanto redditizia. La ridistribuzione delle entrate petrolifere potrebbero essere un’alternativa di reddito e costituire la base economica per una stabilizzazione, per lo sviluppo di economia legali e il ripristino dei servizi di base pubblici.


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Riferimenti bibliografici


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