Crisi in Ucraina: le ripercussioni sui civili e il ruolo dell’UE nell’accoglienza dei profughi

Aggiornamento: 10 mag

di Davide Giacomino

Fig.1 Civili in fuga da Irpin in attesa dell’evacuazione sotto un ponte distrutto (Il Fatto Quotidiano)

1. Introduzione


Il conflitto in Ucraina segnerà gli equilibri mondiali futuri, un evento spartiacque nello scenario politico internazionale. Ma, come sempre accade in ogni guerra, le ripercussioni maggiori si riversano sulle popolazioni civili: i bombardamenti delle città, milioni di sfollati rimasti senza casa e di profughi costretti a fuggire, l’uccisone di civili e innocenti sono solo alcune delle tragiche conseguenze dovute alla guerra in Ucraina. Attraverso un breve excursus dei fatti che hanno portato all’invasione russa e delle possibili cause del conflitto questa analisi si pone l’obiettivo (nel suo piccolo) di evidenziare le conseguenze della guerra proprio nei confronti dei civili. Ripercorrendo alcuni episodi significativi di tale conflitto (come l’assedio e il bombardamento della città di Mariupol) si cercherà di analizzare la gestione a livello europeo dei flussi di milioni di profughi, un’emergenza migratoria che in Europa non accadeva dal secondo dopoguerra. Proprio la politica europea sull’accoglienza, tallone d’Achille dell’Ue negli ultimi anni a causa delle resistenze da parte di alcuni Stati membri sul sistema di redistribuzione dei migranti, potrebbe infatti trovarsi di fronte a un’opportunità di riforma sistemica, attuando finalmente una politica migratoria comune a livello europeo.


2. L’inizio dell’operazione militare speciale (ovvero l’invasione russa) in Ucraina


Il 24 febbraio 2022 prende il via quella che Vladimir Putin ha definito “operazione militare speciale” nei territori ucraini. Un evento facilmente prevedibile oggi, dopo aver assistito nei mesi di gennaio e febbraio alla più grande mobilitazione militare dai tempi della guerra fredda. Il Cremlino aveva ammassato lungo tutto il confine ucraino (anche in Bielorussia, ormai definitivamente stato satellite della Russia) oltre 160.000 truppe, adducendo come giustificazione a tale dispiegamento di truppe la necessità di esercitazioni militari.


I fatti degli ultimi due mesi sono ormai noti. L’episodio scatenante l’aggressione russa è stato il riconoscimento formale delle due autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhans’k, nella regione orientale del Donbass, il 21 febbraio. Il giorno seguente il Parlamento russo ha autorizzato la protezione delle popolazioni russofone presenti nelle due repubbliche dai “nazionalisti ucraini” con ogni mezzo, anche attraverso l’uso e l’impiego delle forze militari. 48 ore più tardi, alle prime luci dell’alba, è iniziata la vera e propria invasione da est nelle regioni di Luhans’k, Chernihiv e Kharkiv, contemporaneamente all’attacco via mare nei porti di Odessa e Mariupol. In poche ore l’Europa ritorna indietro di quasi ottant’anni, teatro ancora una volta di un conflitto potenzialmente mondiale.

Fig.2 Una cartina dell’invasione delle truppe russe in Ucraina (Corriere)

3. Un conflitto mai sopito: l’annessione della Crimea nel 2014