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Aborto: Es Ley. Dall’Argentina un vento di cambiamento

di Isabella Bourlot

Figura 1: festeggiamenti per l’approvazione della proposta di legge sulla legalizzazione dell’aborto a Buenos Aires, il 30 dicembre 2020. Fonte: Internazionale.

1. Legalizzazione dell’aborto in Argentina: fine di un privilegio


Es Ley. È legge. Lo scorso 29 dicembre le vie di Buenos Aires e di tutta l’Argentina sono state invase da un solo colore: il verde. Chi c’è stato sostiene che anche alzando lo sguardo verso il cielo non si scorgessero altri colori nella notte. Il verde si vedeva e si respirava. Un verde dal sapore di libertà, una libertà sognata e inseguita a lungo, ora diventata realtà. Grazie a quel verde in Argentina nessuna donna verrà più condannata per omicidio dopo aver abortito, né colpevolizzata da uno Stato assente e punitivo, che anziché tutelare le più deboli chiude un occhio di fronte a una pratica che, se realizzata clandestinamente, diventa pericolosa e spesso mortale. Secondo l’organizzazione Human Rights Watch in Argentina si realizzano circa 500.000 aborti clandestini l’anno, circa il 40% di tutte le gravidanze, causando complicazioni che portano l’aborto ad essere la principale causa di mortalità materna [1].


Chi ha le disponibilità economiche può farne ricorso in modo più sicuro, rivolgendosi a un medico privato o a una clinica; ma il costo medio per un aborto è di 2000 euro e la maggioranza delle donne non può permetterselo. Così, molte di loro sono costrette a rivolgersi a metodi fai da te portati avanti da persone non qualificate. Capita quindi spesso che l’aborto comporti complicazioni tali per cui la donna deve essere ricoverata in ospedali pubblici dove, quando c’è il sospetto che le sue condizioni cliniche siano causate da un aborto, viene trattata in modo disumano e denunciata allo Stato. Nel 2019 uno studio portato avanti dalla Campagna Nazionale per il Diritto all’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito insieme all’istituto di ricerca Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS), parla di almeno 825 denunce contro le donne che hanno abortito e il personale sanitario che ha praticato un’interruzione volontaria di gravidanza solo nella capitale Buenos Aires [2]. Abortire è stato per troppi anni un privilegio per poche. Finalmente l’aborto in Argentina è stato riconosciuto per quello che è: un problema di salute pubblica che riflette le disuguaglianze sociali di un paese.


2. Tappe storiche principali


Allo scoccare del centenario dall’anno in cui venne legalizzato l’aborto - ma solo in circostanze limitate e poco rispettate nella pratica - l’Argentina depenalizza totalmente l’aborto. Le donne potranno accedere legalmente all’interruzione di gravidanza fino alla quattordicesima settimana, entro un massimo di dieci giorni dal momento della richiesta.

Nel 1921 il Codice penale, all’articolo 86, riconobbe la legalità dell’interruzione volontaria di gravidanza solo in circostanze molto limitate: in caso di pericolo per la vita o la salute della donna e quando la gravidanza fosse il frutto di una violenza commessa contro una persona mentalmente invalida o affetta da demenza [3]. In tutti gli altri casi la donna poteva essere condannata fino a quattro anni di reclusione, così come chi l’avesse aiutata ad abortire. Nel 2003, per la prima volta in un Incontro Nazionale delle Donne (ENM), si svolse una marcia per chiedere la legalizzazione dell'aborto e si scelse il pañuelo verde, il fazzoletto verde, come simbolo della lotta per il diritto di aborto. Nel 2005, poi, è stata fondata la Campagna Nazionale per il Diritto all'Aborto Legale, Sicuro e Libero, che include oltre trecento organizzazioni in tutto il Paese tra cui movimenti sociali, femministi, LGBT, partiti politici, sindacati, gruppi scientifici e accademici e di sostegno ai diritti umani.

Figura 2: manifestazione davanti al Congresso argentino a favore dell'aborto legale, novembre 2020. Fonte: El País.

Un altro momento importante arrivò nel 2012 con la sentenza della Corte sul caso FAL [4], quando una giovane donna venne violentata dal patrigno all’età di quindici anni e la madre si rivolse al sistema giudiziario per farla abortire in un ospedale pubblico. La richiesta venne respinta in prima e seconda istanza, ma con l’intervento della Corte Superiore Provinciale di Giustizia (TSJ) la giovane poté abortire. Con tale sentenza, la Corte stabilì che qualsiasi interruzione volontaria di gravidanza derivante da uno stupro, indipendentemente dalla salute mentale della donna, non dovesse comportare responsabilità penale né per la donna né per il medico. Tuttavia, la sentenza del caso FAL del 2012 non ebbe poi la risonanza attesa nella pratica, perché come afferma Hernán Gullco, presidente della Associazione per i Diritti Civili [5], in ultima istanza sono i giudici che interpretano le legge e, in assenza di una vera e propria legge, non ci fu alcuna garanzia che la sentenza venisse rispettata.

Nel 2018 il progetto di legge elaborato nel 2006 dalla Campagna Nazionale per il Diritto di Aborto Legale, Sicuro e Gratuito, la Ley de Interrupción Voluntaria del Embarazo (IVE), (legge di Interruzione Volontaria della Gravidanza) fu respinto dal Senato dopo essere stato approvato dalla Camera [6]. Tale respingimento non va considerato come un fallimento ma come tappa fondamentale per arrivare alla legalizzazione del 2020. Dal 2018, infatti, le manifestazioni non si sono che intensificate e le voci unite, fino al 29 dicembre 2020, quando dopo oltre venti ore il Senato ha approvato la Legge sull’IVE con 38 voti a favore, 29 contrari e una astensione. La legge è stata promulgata dal Presidente Fernandez il 14 gennaio 2021 e pubblicata sul Boletin Oficial, la Gazzetta Ufficiale, il giorno seguente [7].


3. Elementi fondamentali per la vittoria dei pañuelos verdes


Ci sono stati alcuni elementi determinanti per l’approvazione della legge sull’aborto: il primo è stato l’appoggio del Presidente, il peronista Alberto Fernández, primo presidente argentino ad appoggiare pubblicamente la legalizzazione dell’aborto. Il disegno di legge sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza era stato presentato già diverse volte nelle prime due decadi del ventunesimo secolo, ma sempre da partiti di opposizione. Che il disegno di legge sia stato presentato dall’esecutivo ha sicuramente fatto la differenza.


"Dobbiamo rispettare sia la donna che sente che è un diritto sul suo corpo, sia la donna che sente che Dio non le permette di farlo. E quando si depenalizza e legalizza l'aborto, non lo si rende obbligatorio[...]. Vorrei che il dibattito non fosse una disputa tra progressisti e conservatori, tra rivoluzionari e retrogradi, è un problema di salute pubblica che dobbiamo risolvere” [8], ha dichiarato Fernández in un'intervista. La sua posizione differisce notevolmente da quella del suo predecessore Mauricio Macri, che aveva permesso il dibattito parlamentare per la prima volta, limitandosi ad ammettere l’esistenza del problema, per poi definirsi contrario.


Nettamente più vicino al popolo, Fernández ha ribadito la volontà di portare avanti la legalizzazione dell’aborto partecipando all’evento di presentazione di Somos Belén – Siamo Belén, il libro di Ana Correa che ricostruisce la storia di una donna (chiamata con il nome di fantasia “Belén” per mantenerne l’anonimato) che fu condannata a otto anni per omicidio aggravato e imprigionata per oltre due anni, prima di essere assolta dalla Corte suprema provinciale.

Figura 3: il Presidente argentino Alberto Fernández alla presentazione del libro “Somos Belen”. Fonte: Infobae.

La donna, che aveva subito un aborto spontaneo, fu ricoverata d’urgenza ma lasciata in manette e accusata di essersi liberata del feto in un bagno dell'ospedale. Fu condannata dallo Stato in assenza di prove. Il Presidente Fernandez era presente in prima fila ed è salito sul palco per esprimere il suo completo appoggio, in testimonianza del suo impegno per legalizzare l’aborto. [9].


Un secondo elemento importante è stato la diversa posizione assunta da alcuni legislatori chiave: in questo tipo di voto, di solito c'è una differenza tra la camera bassa e la camera alta del Congresso, perché la rappresentanza del Senato non corrisponde alla popolazione [10], con la conseguenza che le province del nord, meno popolate e tradizionalmente conservatrici, sono sovra-rappresentate nella legislatura. Ha influito sull’esito della votazione il cambiamento di opinione di alcuni senatori chiave che in precedenza avevano votato contro [11].


Il fattore più importante a livello di influenza e diffusione del movimento pro-aborto dentro e fuori l’Argentina è rappresentato dalla cosiddetta “marea verde”, composta dalle migliaia di persone che per anni si sono riunite a protestare nelle strade, colorandole di verde. A capo di questa marea umana vi è stato fin da subito il movimento femminista argentino, uno dei più antichi dell’America Latina: proprio in Argentina nel 2015 è nato il movimento Ni Una Menos contro i femminicidi e la violenza di genere, diffusosi rapidamente in tutto il mondo. Negli ultimi tempi la depenalizzazione dell’aborto era diventata proprio la bandiera del movimento, che partendo dalle manifestazioni di piazza si è dato una vera e propria organizzazione politica con capacità mediatica, in grado di far sentire la propria voce al Congresso. Secondo la studiosa Jennifer Baumgardner, con il 2008 ha avuto inizio una nuova ondata di femminismo nel mondo, un femminismo più inclusivo e meno separatista, aperto a chiunque voglia combattere contro le discriminazioni [12].

Figura 4: la marea Verde. Fonte: TN.

A questo movimento, chiamato anche "movimiento de pibas" o “revolución de las hijas" (“movimento delle ragazze” o “rivoluzione delle figlie”) per la prevalenza di donne molto giovani, partecipano anche uomini, esponenti della comunità LGBT+ e di movimenti contro il razzismo. Tutti riuniti sotto un unico grande simbolo: il fazzoletto verde. Il pañuelo verde ricorda il fazzoletto bianco che portavano le madri e le nonne di Plaza de Mayo. La lotta per la depenalizzazione dell’aborto ha voluto, però, dotarsi di un colore nuovo, che non fosse legato a nessun orientamento politico o religioso.


4. Aborto sicuro, gratuito e legale: in America Latina è ancora l’eccezione


Con l’approvazione in Argentina della Legge sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza, un vento di cambiamento sta scuotendo l’America Latina [13]. Questo traguardo, però, si deve inserire in un contesto in cui la legalizzazione dell’aborto è ancora un’eccezione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel mondo si realizzano circa 25 milioni di aborti rischiosi all’anno. Nei paesi in cui l’aborto è proibito sempre o nella maggioranza dei casi, come per la gran parte dei Paesi latinoamericani, solo 1 caso su 4 avviene in modo sicuro, mentre nei paesi in cui è legale ciò avviene in 9 casi su 10. Ridurre l’accesso all’aborto non ne riduce il numero, ma aumenta il tasso di mortalità materna [14].


In America Latina le legislazioni che permettono alla donna di decidere di abortire liberamente entro i limiti di tempo stabiliti sono solo Cuba, Uruguay, Guyana, i territori francesi d’oltremare, Porto Rico e alcuni stati del Messico (Oaxaca e Città del Messico). Ci sono ancora diversi Paesi che, invece, vietano l’aborto senza eccezioni: El Salvador, Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Haiti e Suriname [15]. Tutti gli altri paesi presentano delle leggi miste, che permettono l’aborto in rari casi (pericolo di vita della donna, stupro o malformazione del feto) ma tendono a essere punitive e colpevolizzanti nei confronti della donna.

Figura 5: accesso all’ aborto in America Latina. Paesi colorati in base alla rigidità della legge sull’aborto da verde (aborto legale senza restrizioni) a nero (aborto mai legale). Fonte: El País.

Cuba è stato il primo paese dell’America Latina a depenalizzare completamente l’aborto, che dal 1965 è sicuro e gratuito. Al contrario della maggior parte dei paesi della regione, dove l’influenza della Chiesa cattolica è molto più forte, a Cuba c’è tolleranza sociale e morale verso l’aborto, che è diventato una pratica molto frequente [16].

In Uruguay, come a Cuba, le morti per aborto sono quasi pari a zero. L’Uruguay, con l’approvazione della Legge di Interruzione Volontaria di Gravidanza nel 2012, si conferma uno dei paesi più progressisti dell’America Latina: le coppie LGTB possono adottare congiuntamente bambini dal 2009, possono unirsi civilmente dal 2008 e sposarsi dal 2013. Il successo uruguayano è stato il frutto di una mobilitazione storica molto forte del movimento femminista e ha rappresentato un faro per il dibattito in Argentina [17]. Negli stati con le leggi più restrittive al mondo in temi di diritti delle donne, dove l’interruzione di gravidanza è illegale e vietata in qualsiasi caso, storie come quella di Evelyn Hernández non sono una rarità. A 21 anni Evelyn, salvadoregna, era stata condannata a 30 anni di carcere per aver avuto un aborto spontaneo dopo essere rimasta incinta a seguito di uno stupro di gruppo. Dopo 33 mesi di carcere è stata assolta dall’accusa di omicidio aggravato [18].

In Honduras, proprio all’ inizio del 2021 il parlamento a maggioranza conservatrice ha approvato una riforma costituzionale, che impedirebbe qualunque tentativo per legalizzare l'interruzione di gravidanza. Una nuova clausola prevedrebbe, infatti, possibilità di riforma solo con maggioranza dei tre quarti dei membri del parlamento [19].

Tra le legislazioni più rigide, quella di Haiti con l’entrata in vigore del nuovo Codice penale del 2022 potrebbe lasciare spazio alla depenalizzazione della interruzione volontaria di gravidanza in caso di stupro, incesto o quando sia in gioco la salute fisica e mentale della donna [20].


I segnali di maggior fermento arrivano dal Cile, che potrebbe essere il prossimo paese della regione a depenalizzare l’aborto: nel 2017 è stato legalizzato nei casi di rischio per la vita della madre, stupro e malformazione del feto. La scrittura della nuova Costituzione, decretata con la vittoria del “sì” al referendum del 2020, potrebbe essere l’occasione per inserire una nuova legge sull’aborto [21]. Anche se con il governo Piñera sembra difficile che possa venire legalizzato del tutto, il movimento femminista in Cile è forte e ha deciso che l’unica maniera di provare a partecipare al processo politico costituente senza dipendere dai partiti attuali è formare una nuova forza politica. Dal Brasile, invece, il Presidente Jair Bolsonaro non ha fatto attendere la sua disapprovazione.

La legalizzazione dell’aborto in Argentina è un evento storico che cambierà il futuro dell’America Latina la quale, insieme all’Africa, è la regione del mondo con leggi sull’aborto più restrittive e punitive nei confronti delle donne e di chi le aiuta a interrompere la gravidanza. I futuri paesi a renderlo legale saranno quelli in cui principalmente si verificheranno due condizioni in contemporanea: da un lato la mobilitazione popolare delle donne e di tutti i sostenitori delle libertà in generale, dall’altro il supporto di un governo che ammetta che l’aborto clandestino è prima di tutto un problema di salute, di disuguaglianza sociale e di controllo patriarcale sui corpi e sulla vita delle donne. L’Argentina ha aperto la strada alla conquista di maggiori diritti delle donne in tutta l’America Latina e, come ha scritto un famoso quotidiano [22] riferendosi alla tenacia del popolo argentino, nadie puede parar el viento – nessuno può fermare il vento.


Sul tema dei diritti sessuali e riproduttivi si consigliano, inoltre, i seguenti contributi pubblicati su www.amistades.info:


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Bibliografia/Sitografia


[1] Human Rights Watch: Women's Human Rights. «Abortion: Argentina». https://www.hrw.org/legacy/women/abortion/argentina.html

[2] Marta Facchini, Altreconomia, 2020. «Le Socorristas en Red e la battaglia per il diritto all’aborto in Argentina»https://altreconomia.it/le-socorristas-en-red-e-la-battaglia-per-il-diritto-allaborto-in-argentina/

[3] Página12, 2020. «Cronología de los intentos de legalización del aborto en la Argentina». https://www.pagina12.com.ar/314091-cronologia-de-los-intentos-de-legalizacion-del-aborto-en-la-

[4] Programa de Salud Sexual y Reproductiva, Nota Técnica 4/2017. «La regulación de la interrupción legal del embarazo en Argentina. Los principios que estableció la Corte Suprema de Justicia en el caso “FAL”, marzo de 2012»

[5] RT Actualidad, 2018. Leandro Lutzky. «Prisión en casos de aborto: ¿Qué dice el Código Penal de Argentina?» Prisión en casos de aborto: ¿Qué dice el Código Penal de Argentina? - RT

[6] Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito, 2021. «Proyecto de ley - interrupción voluntaria del embarazo» http://www.abortolegal.com.ar/proyecto-de-ley-presentado-por-la-campana/

[7] https://interrupciondelembarazo.org/

[8] Felipe Yapur e Victoria Ginzberg, Página12, 2019. «Alberto Fernández enviará un proyecto de legalización del aborto al Congreso» https://www.pagina12.com.ar/231474-alberto-fernandez-enviara-un-proyecto-de-legalizacion-del-ab

[9] Mar Centenera, El País, 2019. «Alberto Fernández se la juega por la legalización del aborto en Argentina». https://elpais.com/sociedad/2019/11/21/actualidad/1574324747_525988.html

[10] Diego Reynoso, Revista SAAP, 2004. «Bicameralismo y sobre-representación en Argentina en perspectiva comparada».

[11] Daniel Pardo, BBC News Mundo, 2020. «Aborto en Argentina: 3 claves que explican por qué esta vez sí se aprobó la ley de la interrupción del embarazo». https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-55483258

[12] Orizzonti Politici, 2020. «Come il quarto femminismo sta cambiando l’Argentina». https://www.orizzontipolitici.it/come-il-quarto-femminismo-sta-cambiando-largentina/

[13] Estefanía Santoro, Página12, 2021. «La ley IVE en Argentina impulsa las luchas por el aborto legal en toda América Latina». https://www.pagina12.com.ar/318306-la-ley-ive-en-argentina-impulsa-las-luchas-por-el-aborto-leg

[14] OMS, Comunicado de prensa, 2017. «En todo el mundo se producen aproximadamente 25 millones de abortos peligrosos al año».

[15] BBC News Mundo, 2020. «Aborto en Argentina: en qué países de América Latina es legal, está restringido o prohibido». https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-45132307

[16] Alejandra Guerrero, Programa Cuba, 2020. «En Cuba, el aborto legal, seguro y gratuito no es suficiente». https://www.programacuba.com/en-cuba-el-aborto-legal-seguro-y-gr

[17] Marianela Mayer, Télam, 2020. «La ley del aborto legal de Uruguay, un faro para el debate en la Argentina». https://www.telam.com.ar/notas/202012/539716-la-ley-del-aborto-legal-es-un-faro-para-el-debate-en-la-argentina.html

[18] Flora Charner e Kara Fox, CNN World, 2019. «Salvadoran woman at center of controversial abortion trial acquitted of all charges». https://edition.cnn.com/2019/08/19/americas/evelyn-hernandez-abortion-retrial-acquittal-intl/index.html

[19] Sally Palomino, El El País, 2021. «El Congreso de Honduras aprueba un proyecto de ley que prohíbe el aborto». https://elpais.com/sociedad/2021-01-22/el-parlamento-de-honduras-aprueba-un-proyecto-de-ley-que-prohibe-el-aborto.html

[20] France24, 2020. «Haití marcha hacia la despenalización del aborto». https://www.france24.com/es/20200717-hait%C3%AD-marcha-hacia-la-despenalizaci%C3%B3n-del-aborto

[21] Elena D’acunto, Orizzonti Politici, 2020. «Il referendum costituzionale e le donne in Cile». https://www.orizzontipolitici.it/la-riscossa-delle-donne-in-cile-passa-dal-referendum-costituzionale/

[22] Sebastian Abrevaya, Página12, 2018. «Nadie puede parar el viento». https://www.pagina12.com.ar/134017-nadie-puede-parar-el-viento

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