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Meglio tardi che mai: pronto a entrare in vigore il Protocollo n. 16 alla CEDU

Aggiornato il: 8 mar 2019



(di Claudia Candelmo) Dopo quasi cinque anni di attesa, è finalmente stato depositato il decimo strumento di ratifica (da parte della Francia), utile a consentire l'entrata in vigore del Protocollo n.16 alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (a questo link la notizia sul deposito dello strumento di ratifica).

A beneficio di chi non la conoscesse, è bene ricordare che la Convenzione è un trattato internazionale, adottato nell'ambito del Consiglio d'Europa (organizzazione internazionale paneuropea che nulla ha a che vedere con l'Unione europea - se non la condivisione di alcuni Stati Membri, comuni a entrambe le Organizzazioni), che protegge i diritti umani fondamentali, tramite l'azione di una delle Corti internazionali più attive al mondo: la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Oltre a esaminare ricorsi che gli Stati possono proporre contro altri Stati Membri (definiti ricorsi interstatali e, attualmente, procedura raramente utilizzata), i giudici della Corte hanno competenza a dirimere i ricorsi individuali, proposti dagli individui che rispettano i criteri di ricevibilità previsti dalla Convenzione. In altre parole, quando uno Stato viola i diritti fondamentali di una persona sottoposta alla sua giurisdizione, quella persona potrà (se falliscono tutte le vie di ricorso interne), adire la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, ricevere soddisfazione e, ove appropriato, un risarcimento per la violazione subita dallo Stato.

La Convenzione, firmata a Roma il 4 novembre 1950, è oggi vincolante per i 47 Stati Membri del Consiglio d'Europa, così come lo è la giurisdizione della Corte. Gli stessi Stati hanno adottato, nel corso del tempo, diversi protocolli addizionali per consentire una protezione sempre più incisiva da parte della Corte. L'ultimo sviluppo di questo lungo processo di aggiornamento è proprio il Protocollo n. 16 che ha raggiunto il 12 aprile scorso il numero minimo di ratifiche per entrare in vigore (cioè, 10) e che diverrà giuridicamente vincolante per gli Stati che lo hanno ratificato a partire dal 1 agosto 2018. La sua principale innovazione è che esso consente alle corti nazionali di istanza più elevata di richiedere alla Corte Europea un parere su questioni di principio che riguardano l'interpretazione o l'applicazione dei diritti e delle libertà fondamentali tutelati dalla Convenzione e dai suoi Protocolli. Un ulteriore passo in avanti nella protezione dei diritti umani, che dà un'arma in più direttamente alle corti nazionali, affinché si garantisca una protezione efficace e uniforme in tutti gli Stati ove la Convenzione trova applicazione.

E dove si trova l'Italia, in questo quadro? Pur avendo firmato il protocollo il 2 ottobre 2013, giorno della sua adozione, non l'ha mai ratificato, atto che è necessario per consentire a un trattato internazionale di divenire giuridicamente vincolante per lo Stato che vi aderisce. La speranza è che il nostro Paese, sebbene in ritardo, si allinei agli Stati Membri che hanno già ratificato il Protocollo e che così facciano anche altri, importanti Stati, che attualmente sono ancora vistosamente assenti dalla lista di coloro che hanno già ratificato (lista di Stati che hanno firmato o ratificato a questo link).

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