Casa Bianca e Quirinale: tra tensioni e equilibri strategici

Aggiornamento: 28 feb

di Federico Pani

Introduzione


Pur mantenendo saldo il legame atlantico, negli ultimi quindici anni il Quirinale ha oscillato tra un appoggio alle posizioni di critica della Casa Bianca nei confronti di Palazzo Chigi, alle accuse nei confronti di alcune scelte compiute, invece, dalle differenti amministrazioni statunitensi succedutesi negli anni.


Appare complesso comparare le relazioni tra Quirinale e Casa Bianca, anche e soprattutto in ragione della diversa natura delle due cariche presidenziali. È però possibile analizzare il rapporto tra le due figure istituzionali mettendo a confronto alcune questioni e decisioni politiche assunte tanto dal Governo italiano quanto dalla Casa Bianca e misurando il grado di valutazione che il Quirinale, caso per caso, ha deciso di offrire.


1. Perché il Quirinale non fu favorevole alla volontà statunitense di invasione dell'Iraq?


Durante il settennato di Carlo Azeglio Ciampi il Quirinale ricoprì un ruolo tutt'altro che secondario sullo scacchiere internazionale: nel difficile contesto del post 11 settembre, il Colle non mancò di esprimere i propri giudizi critici nei confronti della Global War on Terror del presidente statunitense George W. Bush. Se riguardo all'intervento in Afghanistan il Quirinale non ebbe nulla da eccepire, diverso fu invece il giudizio nei confronti dell'attacco contro l'Iraq (marzo 2003). Lo sfaldamento del fronte europeo, con Francia e Germania contrarie all'interventismo statunitense, che invece vedeva l'appoggio dell'Italia, furono elementi che preoccuparono Ciampi, tali da indurlo a catechizzare il governo, presieduto da Silvio Berlusconi, a rispettare “la complementarità fra l'integrazione europea ed il legame transatlantico”[1]. Le pressioni esercitate dal Quirinale affinché ogni iniziativa sul suolo iracheno avvenisse sotto l'egida delle Nazioni Unite contribuirono a far sì che l'Italia non prendesse parte, almeno inizialmente, alle operazioni in Iraq. La visita di Ciampi alla Casa Bianca fornì l'occasione al Colle per ribadire che l'Italia si era impegnata in Iraq “non per partecipare a una guerra ma per contribuire alla ricostruzione del Paese”[2].


2. In che modo l'intesa tra Bush e Berlusconi fu sostenuta dal Quirinale?


Per la Casa Bianca e per la diplomazia Usa, il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, successore di Ciampi al Colle, è sempre stato “l'amico Giorgio”. La stima riposta da Washington per Napolitano è emersa in tutta la sua evidenza nei “cable” diffusi da Wikileaks e inviati nell'agosto del 2008 dall'allora ambasciatore statunitense in Italia Ronald Spogli al vice presidente degli Stati Uniti Dick Cheney in occasione di una sua visita a Roma. Fu in questa occasione che il diplomatico americano definiva il Capo di Stato italiano “una forza stabilizzatrice per il governo e il sistema”[3].

Didascalia nr.1: Bush e Napolitano (https://georgewbush-whitehouse.archives.gov/news/releases/2007/06/images/20070609-2_wg8o7083-515h.html)