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Casa Bianca e Quirinale: tra tensioni e equilibri strategici

Aggiornamento: 28 feb 2022

Introduzione


Pur mantenendo saldo il legame atlantico, negli ultimi quindici anni il Quirinale ha oscillato tra un appoggio alle posizioni di critica della Casa Bianca nei confronti di Palazzo Chigi, alle accuse nei confronti di alcune scelte compiute, invece, dalle differenti amministrazioni statunitensi succedutesi negli anni.


Appare complesso comparare le relazioni tra Quirinale e Casa Bianca, anche e soprattutto in ragione della diversa natura delle due cariche presidenziali. È però possibile analizzare il rapporto tra le due figure istituzionali mettendo a confronto alcune questioni e decisioni politiche assunte tanto dal Governo italiano quanto dalla Casa Bianca e misurando il grado di valutazione che il Quirinale, caso per caso, ha deciso di offrire.


1. Perché il Quirinale non fu favorevole alla volontà statunitense di invasione dell'Iraq?


Durante il settennato di Carlo Azeglio Ciampi il Quirinale ricoprì un ruolo tutt'altro che secondario sullo scacchiere internazionale: nel difficile contesto del post 11 settembre, il Colle non mancò di esprimere i propri giudizi critici nei confronti della Global War on Terror del presidente statunitense George W. Bush. Se riguardo all'intervento in Afghanistan il Quirinale non ebbe nulla da eccepire, diverso fu invece il giudizio nei confronti dell'attacco contro l'Iraq (marzo 2003). Lo sfaldamento del fronte europeo, con Francia e Germania contrarie all'interventismo statunitense, che invece vedeva l'appoggio dell'Italia, furono elementi che preoccuparono Ciampi, tali da indurlo a catechizzare il governo, presieduto da Silvio Berlusconi, a rispettare “la complementarità fra l'integrazione europea ed il legame transatlantico”[1]. Le pressioni esercitate dal Quirinale affinché ogni iniziativa sul suolo iracheno avvenisse sotto l'egida delle Nazioni Unite contribuirono a far sì che l'Italia non prendesse parte, almeno inizialmente, alle operazioni in Iraq. La visita di Ciampi alla Casa Bianca fornì l'occasione al Colle per ribadire che l'Italia si era impegnata in Iraq “non per partecipare a una guerra ma per contribuire alla ricostruzione del Paese”[2].


2. In che modo l'intesa tra Bush e Berlusconi fu sostenuta dal Quirinale?


Per la Casa Bianca e per la diplomazia Usa, il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, successore di Ciampi al Colle, è sempre stato “l'amico Giorgio”. La stima riposta da Washington per Napolitano è emersa in tutta la sua evidenza nei “cable” diffusi da Wikileaks e inviati nell'agosto del 2008 dall'allora ambasciatore statunitense in Italia Ronald Spogli al vice presidente degli Stati Uniti Dick Cheney in occasione di una sua visita a Roma. Fu in questa occasione che il diplomatico americano definiva il Capo di Stato italiano “una forza stabilizzatrice per il governo e il sistema”[3].

Didascalia nr.1: Bush e Napolitano (https://georgewbush-whitehouse.archives.gov/news/releases/2007/06/images/20070609-2_wg8o7083-515h.html)

L'incontro di Washington del dicembre del 2007 fornì l'occasione al Capo di Stato italiano ed a quello della Casa Bianca di auspicare una stretta cooperazione dei rispettivi Paesi in Libano, Afghanistan, Kosovo. Nel giugno successivo le buone relazioni tra Roma e Washington trovarono conferma in occasione del summit di Roma, evento durante il quale il governo italiano espresse tutto il suo sostegno per l'iniziativa statunitense denominata “Community of Democracies” che si prefigurava l'obiettivo di diffondere i principi democratici nel mondo, mentre l'amministrazione statunitense encomiò il lavoro italiano nelle pratiche di addestramento della polizia afghana[4].


3. Quali motivi spinsero Obama a definire Napolitano un “leader visionario”?


Nel suo messaggio in occasione della VI edizione della Conferenza degli Ambasciatori, Napolitano ribadì il necessario “ancoraggio alle fondamentali scelte euroatlantiche”[5]. Il Capo di Stato italiano rappresentò un'importante fattore di continuità all'interno del sistema politico italiano, caratterizzato da ben quattro governi diversi nell'arco di otto anni, motivo per il quale Barack Obama, il nuovo presidente statunitense che succedette a Bush, coniò in onore di Napolitano l'appellativo di “leader visionario”[6]. Anche la rielezione di Napolitano, primo Capo di Stato italiano ad essere rieletto per un secondo mandato, venne valutata in senso favorevole dalla Casa Bianca[7].


Forte della grande intesa con la Casa Bianca, Napolitano giunse a ricoprire un ruolo chiave nei rapporti atlantici. In occasione della guerra contro la Libia (2011), ad esempio, furono i leader europei e la stessa Casa Bianca che si rivolsero a Napolitano per ottenere, vista la contrarietà del governo Berlusconi, un coinvolgimento dell'Italia nell'intervento contro Gheddafi[8]: nel suo messaggio alle Nazioni Unite, fu Napolitano a dettare la linea, e non Palazzo Chigi, occasione durante la quale il Capo dello Stato italiano spronò il mondo occidentale a fornire una risposta adeguata “alle distruzioni massicce inflitte dal leader libico”[9].

Didascalia nr.2: l'a.d. Fiat Marchionne e Obama (https://www.google.com/amp/s/www.repubblica.it/economia/2018/07/25/foto/marchionne_e_i_potenti_da_obama_a_trump_poi_berlusconi_monti_renzi_e_gentiloni-202484877/amp/)

I rapporti tra Italia e Stati Uniti furono ulteriormente rinsaldati dall'appoggio fornito dal governo italiano, che si concretizzò con l'invio di ulteriori mille soldati sul campo, nei confronti della strategia che l'amministrazione Obama riservò per l'Afghanistan[10]. Sul fronte della cooperazione economica, il salvataggio del colosso automobilistico statunitense Chrysler ad opera del Gruppo Fiat poi, avvicinò ulteriormente i due Paesi. Un'alleanza che, come disse lo stesso Obama, salvò oltre 30 mila posti di lavori[11].


4. La convergenza tra Casa Bianca e Quirinale nella critica al “ddl Intercettazioni”.


Casa e Bianca e Quirinale si trovarono inoltre concordi nel criticare il “Disegno di legge intercettazioni”, c.d. “ddl intercettazioni”[12], progetto di legge sostenuto dall'Esecutivo guidato da Berlusconi. Già nel luglio del 2009, il ddl innescò lo scontro istituzionale tra governo e Quirinale con Napolitano che palesò i vizi di manifesta incostituzionalità a colloquio con l'allora Guardasigilli Angelino Alfano[13].


Nel maggio del 2010, il sottosegretario alla giustizia statunitense Lanny Breuer sollevò le preoccupazioni della Casa Bianca sul progetto di legge che, se approvato, avrebbe ridimensionato il potere dei magistrati ed ostacolato la collaborazione transatlantica nella lotta contro i crimini mafiosi[14]. Nella stessa serata, tuttavia, allo scopo di scongiurare il rischio di un'incidente diplomatico, l'ambasciata statunitense dichiarò come non era intenzione di Breuer entrare “nel merito di decisioni politiche o giudiziarie riguardanti l'Italia”[15]. Sebbene l'amministrazione Obama non vedeva di buon occhio un provvedimento che indeboliva il potere dei magistrati nel contrasto alla criminalità, ad emergere fu la volontà della Casa Bianca di evitare ad ogni costo lo scontro diplomatico con l'Italia, in una fase nella quale la relazione tra i due Paesi era ancora più salda dall'impegno italiano in Afghanistan. Nell'incontro tra Napolitano e Obama che si tenne appena quattro giorni dopo le dichiarazioni di Breuer, il Capo della Casa Bianca elogiò lo sforzo italiano sul suolo afghano[16], mentre le questioni attorno al ddl intercettazioni non vennero neppure prese in esame dai due leader. Nel corso del 2010, il contingente italiano in Afghanistan raggiunse le 4000 unità, impegnate allora nella formazione e nell'addestramento delle Forze di Sicurezza afgane[17].


5. Dall'appoggio alle operazioni in Libia alle critiche per i dazi: gli alti e bassi tra Casa Bianca e Quirinale.


La collaborazione transatlantica ha continuato a caratterizzare anche il settennato di Sergio Mattarella, successore di Napolitano al Colle. Particolare rilevanza assunse l'apprezzamento di Washington per il ruolo svolto dall'Italia in Libia[18]: dopo che il Consiglio Supremo della Difesa valutò una “possibile missione militare di supporto” delle forze italiane sul suolo libico[19], il governo italiano, guidato da Matteo Renzi, autorizzò il decollo di droni statunitensi dalla base di Sigonella, diretti proprio in territorio libico, a protezione delle forze statunitensi presenti nel Paese[20].

Didascalia nr. 3: Mattarella e Trump (https://www.huffingtonpost.it/entry/lultima-teoria-complottista-dei-trumpiani-mattarella-e-un-agente-segreto-che-cospira-contro-gli-usa_it_5ffc1de1c5b6c77d85e832c2/)

Ben più tesi sono stati invece i rapporti tra il successore di Obama, il repubblicano Donald Trump e il Quirinale. Durante un incontro alla Casa Bianca, fu proprio Mattarella ad auspicare un maggior “confronto collaborativo”[21], sollevando la questione dei dazi imposti sui prodotti europei dall'amministrazione statunitense a seguito della vicenda Airbus. Ma tensioni fra i due leader si riscontrarono anche sul contributo che l'Italia riservava alla Nato, troppo esiguo secondo Trump che accusò Roma di spendere soltanto l'1.1% del Pil, invece che il 2%[22].


Tra il presidente Mattarella e l'attuale Capo della Casa Bianca Joe Biden, vi è invece stata una sostanziale identità di vedute, tanto sulle sfide globali attuali, in particolar modo nella lotta ai cambiamenti climatici e nel contrasto alla pandemia di Covid-19[23], quanto sul terreno della salvaguardia della democrazia[24].


6. Conclusioni


In tal senso, analizzando le relazioni avvenute negli ultimi tre lustri tra il Capo dello Stato italiano e quello della Casa Bianca, è stato possibile rinvenire tre fasi. Nella prima, quella che riguarda i rapporti tra Giorgio Napolitano e George W. Bush, essi furono rinsaldati anche dalle scelte operate dall'Esecutivo guidato da Silvio Berlusconi, sensibilmente ancorato all'Alleanza Atlantica tanto sul piano teorico quanto su quello pratico, anche grazie al contributo offerto dai contingenti italiani nello scenario afghano e in quello iracheno.


Il cambio di guardia a Washington, con l'elezione del primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti, segnò un punto di congiunzione ancora maggiore tra il Quirinale e la Casa Bianca che si trovarono concordi nel criticare alcune scelte del governo Berlusconi, come il cosiddetto ddl intercettazioni, che incontrò i malumori tanto di Washington quanto del Quirinale.


Il cambio dei protagonisti nei rispettivi scenari politici nazionali, con il repubblicano Donald Trump che succedette a Obama, e il nuovo inquilino del Colle, Sergio Mattarella, che prese il posto di Napolitano, portò invece ad ulteriori attriti tra i due Paesi. A far scattare la scintilla fu principalmente la questione dei dazi imposti dal tycoon nei confronti dell'Unione Europea, criticati tanto dal Capo di Stato italiano tanto da quello del Governo Giuseppe Conte. L'elezione di Joe Biden pare comunque aver rasserenato gli animi tra Quirinale e Casa Bianca, in ragione, soprattutto, della concordanza di pareri tra Washington e Roma sulla difesa dei principi democratici.


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Note

[1]“Il testo integrale della lettera di Ciampi”, La Repubblica, 15 febbraio 2003. [2]“ Bush, Italian President Ciampi Discuss Iraq”, The White House, Novembre 2003. [3]“Wikileaks: amb. Usa loda Napolitano”, Ansa, 3 dicembre 2013. [4]“The President's News Conference with Prime Minister Silvio Berlusconi of Italy in Rome”, The American Presidency Project, 12 giugno 2008. [5]“Intervento alla VI edizione della Conferenza degli Ambasciatori”, 17 dicembre 2008. [6]“President Obama welcomes Italian President Napolitano”, The White House, 15 febbraio 2013. [7]“Statement by the President on the Re-election of President Giorgio Napolitano of Italy, 20 aprile 2013. [8]Cesare Merlini, “La stella del Quirinale sulla politica estera”, Istituto Affari Internazionali, 11 maggio 2011. [9]“Discorso del Signor Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Assemblea Generale delle Nazioni Unite), 28 marzo 2011. [10]“La missione Isaf in Afghanistan”, Camera dei deputati XVI Legislatura, 29 luglio 2010. [11]“Remarks by the president on the auto industry”, The White House, 30 aprile 2009. [12]“Disegno di Legge. Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali”. Camera dei Deputati XVI Legislatura. [13]Liana Milella, “Legge sulle intercettazioni arriva lo stop di Napolitano”, La Repubblica, 4 luglio 2009. [14]Reuters Staff, “Ddl Intercettazioni, critiche da Usa, sit-in a Roma”, Reuters, 21 maggio 2010. [15]“Il governo americano 'Intercettazioni utilissime', La Repubblica, 21 maggio 2010. [16]“Resoconto della Casa Bianca dell'incontro tra il Presidente Obama e il Presidente dell'Italia Napolitano”, Portale storico della Presidenza della Repubblica, 25 maggio 2010. [17]“Convegno 'Afghanistan: un impegno americano necessario. Le strategie militari italiane e della Nato nello scacchiere afgano', Ministero della Difesa, 30 novembre 2010. [18]“Remarks by President Obama and President Mattarella of Italy after bilatelar Meeting”, The White House, 8 febbraio 2016. [19]“ll Presidente Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa per il 25 febbraio 2016”, Presidenza della Repubblica, 18 febbraio 2016. [20]Gordon Lubold, Julian E. Barnes, “Italy Quietly Agrees to Armed U.S. Drone Missions Over Libya”, The Wall Street Journal, 22 febbraio 2016. [21]“President Trump Meeting with Italian President”, C-Span, 16 ottobre 2016. [22]“Remarks by President Trump and President Mattarella of Italy in Joint Press Conference”, U.S. Embassy&Consulates in Italy, 16 ottobre 2019. [23]“Resoconto dell'incontro tra il Presidente Biden e il Presidente Sergio Mattarella”, Ambasciata e Consolati degli Stati Uniti d'America in Italia, 29 ottobre 2021. [24]“Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia per la festa della Repubblica”, Presidenza della Repubblica, 2 giugno 2021.


Bibliografia/Sitografia

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