top of page

Riconoscimento del Somaliland da parte di Israele. Dieci punti per capire


Con la sua posizione geografica sul Mar Rosso, il Somaliland rappresenta un avamposto strategico sin da tempi antichi e con esso, la Somalia, nazione di cui fa parte. Il suo riconoscimento ufficiale da parte di Israele asseconda le sue aspirazioni indipendentiste. Al contempo, però, vede reazioni contrastanti a livello nazionale, regionale e internazionale, sollevando questioni geopolitiche e giuridiche in un’area cruciale per il commercio e la sicurezza mondiali, facendone emergere la complessità.

Dieci punti per esplorare più da vicino fatti, contesti, aspetti specifici.


1. I fatti: Israele riconosce il Somaliland?

(di Andrea Speziale)


Il 26 dicembre 2025 Israele ha riconosciuto il Somaliland come uno Stato sovrano indipendente con una dichiarazione congiunta e reciproca del Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, del Ministro degli Esteri Gideon Sa'ar e del Presidente del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi.

Nell’occasione, Netanyahu si è congratulato con il suo omologo Abdullahi lodandone l’impegno per la pace, la sicurezza e la stabilità, invitandolo ad una visita ufficiale in Israele e sostenendo che questo riconoscimento fosse nello spirito degli Accordi di Abramo sostenuti dall’amministrazione Trump.

Analogamente, Abdullahi ha rilasciato una dichiarazione con cui ha confermato che il Somaliland sarebbe entrato negli Accordi di Abramo e ha dimostrato apprezzamento per l’impegno israeliano nella lotta al terrorismo e per la pace nella regione.

Secondo quanto pubblicato dall’account ufficiale sul social X del Ministro Gideon Sa’ar, la dichiarazione dei due Paesi prevede il riconoscimento reciproco e l'instaurazione di piene relazioni diplomatiche, che includerà la nomina di ambasciatori e l'apertura di ambasciate.

Israele è il primo Stato a riconoscere la sovranità del Somaliland, il cui nome ufficiale è Repubblica del Somaliland e che si è proclamato indipendente il 18 maggio 1991.



2. Il Somaliland in breve 

(di F. Adele Casale)


La Repubblica del Somaliland è uno degli Stati membri settentrionali della Repubblica Federale di Somalia, la sua capitale Hargeisa.

Sin dai secc. VII - X numerose colonie costiere, tra cui l’attuale Zeila, nascono come importanti snodi delle rotte commerciali tra il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano, dove si scambiano materie prime, culture, religioni e idee. 

Tra i secc. XVI - XVIII tali linee di navigazione attirano l’interesse degli europei, seppur l’ influenza ottomana rimane forte. L’area acquista maggiore importanza con l’apertura del Canale di Suez nel 1869. 

Tra il 1886 e il 1887 la Gran Bretagna dichiara il protettorato sul Somaliland di fronte alla sua base ad Aden ( Yemen). Il progetto inglese di costituire una colonia effettiva viene impedito dalla rivolta nazionalista del Mad Mullah e dei suoi cavalieri dervisci, che dal 1899 e per circa 20 anni agitano la zona. Gli anni ‘80 rimangono cruciali per la costituzione del Somaliland come lo conosciamo oggi (trattati e accordi su confini e relazioni vengono suggellati con gli attori confinanti e della regione). 

Nel 1960 questo si unisce alla neonata Repubblica Unita Somala indipendente, sebbene si consideri un’entità a sé stante. Di qui le sue vicende si inquadrano nell’ambito della storia nazionale della Repubblica, fino al 18 maggio 1991, quando si dichiara indipendente. La Repubblica del Somaliland, islamica e a maggioranza Isaaq (uno dei macro clan principali nel territorio somalo nord-ovest) è un’area relativamente stabile nel più ampio contesto complesso e precario somalo. 

Nonostante non sia stato mai riconosciuto ufficialmente, almeno fino al 26 dicembre 2025, molti sono gli attori che sfruttano la sua posizione strategica e di stabilità, e molti sono i Paesi che intrattengono relazioni politiche ed economiche con il suo governo, tra cui Etiopia (firmataria del contrastato MoU nel 2024), UK, Taiwan. 

Nel panorama politico la governance clanica è estremamente pertinente. I partiti principali sono tre: Kulmiye, UCID,  Waddani. A quest’ultimo è affiliato l’attuale sesto Presidente H.E. Abdirahman Mohamed Abdullahi, in carica dal novembre 2024.



3. L’importanza strategica del Somaliland

(di Andrea Speziale)


Il Somaliland occupa un territorio che si trova in una posizione di rilevanza strategica per gli equilibri di potere nella regione del Corno d’Africa. Lo Stato riconosciuto da Israele, infatti, è lambito a nord dalle acque del Golfo di Aden e da Gibuti, a ovest e a sud condivide un lungo confine con l’Etiopia, mentre a est confina con la Somalia.

Il Golfo di Aden è per il Somaliland uno sbocco al mare fondamentale in quanto rappresenta la porta d’accesso che collega l’Oceano Indiano al Mar Rosso e quindi al Canale di Suez, al Mediterraneo e infine all’Europa. Da qui passa una grossa fetta del commercio mondiale e in particolare di navi portacontainer che percorrono la rotta dall’Asia all’Europa. Secondo le stime dell’UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development), nel 2023 il Canale di Suez ha visto transitare il 12-15% del commercio mondiale. Negli ultimi anni, però, questo traffico ha subito una importante riduzione dovuta principalmente agli attacchi portati dagli Houthi alle navi nei pressi dello Stretto di Bab-al Mandeb, un vero e proprio collo di bottiglia largo appena 32 km che separa le coste di Gibuti da quelle dello Yemen, sulla costa settentrionale del Golfo di Aden e da cui partono gli attacchi degli Houthi

Infatti, la regione del Mar Rosso, seppur così importante per i traffici marittimi, sta vivendo negli ultimi anni una fase di profonda crisi dovuta ai numerosi conflitti nell’area. In particolare, sulla sponda africana, oltre alle spinte indipendentiste del Somaliland (fonte di tensione con la Somalia) si segnala la guerra civile in Sudan che dura dal 2023, mentre sulla riva opposta è in corso una guerra civile nello Yemen (che nell’ultimo periodo ha visto il coinvolgimento anche di altre potenze locali quali l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti).

Appare dunque evidente come il Somaliland, con la sua posizione ideale all’ingresso del Mar Rosso e di fronte alle coste dello Yemen, possa svolgere un ruolo cruciale sia per quanto riguarda la sicurezza della navigazione nell’area sia per la presenza di future basi militari di potenze con mire nella regione. Il riferimento è agli Stati Uniti, che potrebbero vedere il Somaliland come il punto ideale per contrastare la presenza cinese nella regione (a Gibuti è infatti presente la prima base militare all’estero di Pechino, ma il Paese ospita anche basi militari di USA, Francia, Italia e Giappone).

Infine, occorre menzionare rapidamente come l’Etiopia potrebbe accogliere con molto favore un Somaliland indipendente in quanto rappresenterebbe il potenziale sbocco al mare tanto desiderato da Addis Abeba.



4. Perché la Somalia condanna l’avvenimento?

(di F. Adele Casale)


Un’aggressione illegale da parte del PM Netanyahu, un atto di ingerenza e di attacco all’unità nazionale somala. Queste le parole del Presidente della Somalia Hassan Sheikh Mohamud cui fa eco il suo Primo Ministro Hamza Abdi Barre.

Quali sono esattamente le preoccupazioni della Repubblica Federale di Somalia? In breve: 

  • Preservare l’ unità politica e territoriale. 

  • Consolidare la legittimità internazionale.



L’attuale governo eletto nel maggio 2022, si inquadra nella più ampia storia regionale del Corno d’Africa, caratterizzata da identità sociopolitiche claniche, e quella nazionale, iniziata, per la Somalia, all’ indomani della decolonizzazione nel 1960. Sistemi amministrativi differenti, distorsioni sociali, politiche economiche e psicologiche ereditati dalle politiche imperialiste e coloniali si uniscono nella neonata Repubblica di Somalia. Il fragile sistema sociopolitico complesso, multilivello, mobile, favorisce il colpo di stato del Generale Siad Barre (1969-1991) il cui regime prende sempre più una piega dittatoriale, fino allo scoppio di una guerra civile negli anni ‘80 che diventa cronica, favorita sia dai conflitti interni e ai confini, sia da pressioni di attori regionali ed extraregionali interessati alla posizione strategica sul Mar Rosso.

Caratterizzata da una tradizione di dinamiche elettorali contestate e manipolate e da sistemi clientelari e corrotti, con molta fatica, nel 2000 si raggiunge l’istituzione di un Governo di Transizione, prima nazionale, poi federale, sostenuto dalle principali missioni di pace internazionali.

L’attuale presidenza eredita un Paese dalle élites politiche polarizzate, in particolare tra Mogadiscio (la capitale, sede del governo centrale) e gli Stati membri e regioni federali; dalle condizioni umanitarie critiche tra catastrofi ambientali e conflitti tra attori non statali; dalla presenza ingombrante del terrorismo, rappresentato in primis dal gruppo armato di matrice islamica al-Shabaab. 

Hassan Sheikh sale al potere con obiettivi di pace, unità e riconciliazione interna con l’intento di ottenere maggiore equilibrio con i rapporti con i Paesi confinanti, con gli attori regionali ed extraregionali, tra cui i Paesi del Golfo.

Il riconoscimento di Israele del Somaliland crea un precedente per altri membri federali indipendentisti come, per esempio, Puntland e Jubaland, rappresentando un forte ostacolo al mantenimento di un’unità nazionale stabile, e, di conseguenza, alla legittimità internazionale che la nazione somala cerca di guadagnarsi a fatica data la sua fama di instabilità.



5. Frammentazione e instabilità: attori interni e poste in gioco

 (di Marisa Cocchiaro)


La scena politica del Somaliland è caratterizzata da un sistema ibrido composto da istituzioni statali, la Camera degli Anziani (Guurti), che serve a istituzionalizzare la leadership dei clan, e da leader religiosi, diaspora e settore privato, seppur in maniera informale. 

Altro elemento da tenere in considerazione sono gli attori criminali che costituiscono una componente strutturale dell’economia politica interna del Somaliland e operano come reti economiche e sociali sofisticate. I settori principali includono la pirateria marittima (particolarmente attiva nel Golfo di Aden rendendo vulnerabile la costa del Somaliland), il traffico di migranti (xambaar / tahriib) e il commercio del khat, quest’ultimo formalmente legale ma dominato da circuiti opachi. I profitti che ne derivano vengono reinvestiti in attività lecite e nell’acquisto di armi leggere. Spesso, i capitali iniziali provengono dalla diaspora o da segmenti del settore commerciale locale, che agiscono come investitori silenziosi in cambio di quote sui riscatti o sui profitti finali.

Il traffico di migranti costituisce oggi uno dei pilastri più destabilizzanti: i migranti, perlopiú giovani residenti diretti verso l’Europa, lo Yemen e i Paesi del Golfo, vengono detenuti, sottoposti a violenze ed estorsioni e strumentalizzati per generare flussi finanziari che alimentano circuiti criminali transnazionali.

Sul piano politico-istituzionale, tali organizzazioni prosperano sfruttando le zone grigie del diritto nazionale e internazionale e la corruzione delle amministrazioni e delle forze di sicurezza locali. Altro aspetto critico riguarda il finanziamento illecito di attori politici attraverso canali informali o donazioni mascherate, che contribuiscono a distorcere i processi decisionali e a rafforzare clientele locali. Nel rapporto con la politica interna, il ruolo dei clan aiuta a capire la persistenza di queste economie illecite: da un lato i trafficanti godono di protezione dovuta alla necessitá di negoziare la propria presenza con le autorità tradizionali, dall’altro i profitti criminali sono indirizzati verso il finanziamento di milizie claniche che alterano l’equilibrio di potere nel più ampio contesto nazionale somalo. 


Tali dinamiche strutturali indeboliscono il sistema di governance del Somaliland. 

In questo contesto, il miglioramento delle relazioni con lo Stato di Israele apre la strada sia al riconoscimento internazionale, che la presidenza e il Guurti utilizzano per rafforzare la legittimità interna, sia a investimenti israeliani in settori che spaziano dalla sicurezza, con tecnologie di sorveglianza e formazione antiterrorismo, ai settori piú importanti dell'economia locale

Sebbene alcuni residenti esprimano preoccupazione per le reazioni negative a livello regionale, la leadership considera questi vantaggi strategici essenziali per l'interesse nazionale.



6. Attori esterni: La posizione di Cina e Stati Uniti

 (di Federico Pani)


Tra i Paesi esterni alla regione del Corno d'Africa che hanno interessi di natura securitaria e economici possono includersi Stati Uniti, Cina e Turchia.

In Cina è scattato l’allarme quando Israele ha riconosciuto il Somaliland: Pechino si oppone infatti al separatismo, sostenendo fermamente l'integrità territoriale della Somalia, vedendo in tal modo minacciata la sua influenza nella regione, in quella che valuta come una sfida diretta alla sua Via della Seta marittima e dunque al suo commercio globale.


La posizione degli Stati Uniti non è ancora chiara. Washington, che non ha ancora riconosciuto il Somaliland, potrebbe però essere indotta a cambiare prospettiva valutando il Paese come alleato di rilevanza strategica. Una base in Somaliland amplierebbe, infatti, la presenza militare statunitense nella regione; consentirebbe una risposta rapida alla crescente minaccia degli Houthi che colpisce le principali rotte commerciali globali; contrasterebbe (come già peraltro sottolineato al punto 3) la Cina. Lo stesso Somaliland ha dimostrato un vivo interesse a raggiungere un accordo con gli Stati Uniti che si è concretizzato nella promessa di fornire a Washington il controllo del porto di Berbera, modernizzato grazie agli investimenti degli Emirati Arabi Uniti e hub logistico privilegiato dagli emiratini, in cambio del riconoscimento internazionale da tempo desiderato.


D'altra parte il riconoscimento formale del Somaliland è un'operazione non esente da rischi per Washington, in quanto potrebbe mettere a dura prova le relazioni con un prezioso alleato come la Somalia, visto come la cooperazione con Mogadiscio è essenziale nel contrasto al terrorismo di  Al-Shabaab per stabilizzare la Somalia meridionale (la minaccia terroristica si concentra infatti al centro e a sud della Federazione). Potrebbe inoltre creare un pericoloso precedente, incoraggiando altri movimenti secessionisti regionali e continentali.


Altri attori con interessi nell'area valutano che dal riconoscimento del Somaliland possa generarsi un pericoloso precedente. La Turchia, ad esempio, non vedrebbe di buon grado un precedente del genere visto come la stessa Ankara ha nel governo somalo un fedele alleato, suo principale partner strategico nella regione. Inoltre, i due Paesi intrattengono importanti rapporti economici, come il progetto di una base spaziale e l’imminente realizzazione di trivellazioni petrolifere.



7. Il Somaliland può essere giuridicamente considerato uno Stato o il suo riconoscimento è prematuro?

 (di Irene Piccolo)

Quando il Somaliland dichiarò l’indipendenza, la Somalia era appena diventata l'esempio "da manuale" di Stato fallito: ogni sua istituzione aveva cessato di esistere. La persecuzione condotta da Barre nei confronti dei clan del nord aveva portato alla nascita del Somali National Movement (1981) e, successivamente, all’indipendenza (1991). Si dibatte ancora se fu una secessione da parte del Somaliland oppure il fallimento dell’unione delle due ex colonie britannica e italiana che, nel 1960, avevano rinunciato alla loro recente indipendenza per creare la Repubblica somala. Mentre Mogadiscio non controlla ancor oggi il proprio territorio né riesce a garantire alla popolazione i servizi minimi, il Somaliland sembra godere di una relativa stabilità.


Snocciolando l’elenco degli elementi costitutivi di uno Stato stabiliti dalla Convenzione di Montevideo, il Somaliland ha sicuramente un territorio definito (elemento 1) corrispondente a quello dell’ex Protettorato britannico, nonostante le recenti rivolte pro-Mogadiscio avvenute nell’area di Las Anod, e un popolo permanente di 4 milioni di abitanti (elemento 2). Il Somaliland ha un inno, una bandiera, una Costituzione, adottata nel 2000, in base alla quale si sono tenute elezioni locali (2002, 2012) e nazionali (2005, 2021) monitorate da osservatori internazionali; ha un presidente eletto e un governo con attività documentate dai siti web ministeriali, un esercito, una polizia, un sistema giudiziario che applica diritto sciaraitico e common law britannico. Le date elettorali evidenziano l’assenza di un ricambio politico frequente tipico di una democrazia matura; cionondimeno, nel diritto internazionale è il principio di effettività a prevalere e la sovranità (elemento 3) si misura nella capacità di controllo del territorio e del popolo caratterizzata da esercizio autonomo dei poteri legislativo, esecutivo, giudiziario nonché da una generale indipendenza dalle influenze esterne.


Il riconoscimento da parte della comunità internazionale ha valore dichiarativo e non costitutivo: un nuovo Stato nasce nel momento stesso in cui sussistono i tre elementi costitutivi. Il riconoscimento consente l’applicazione, nelle relazioni con lo Stato che lo effettua, di norme ulteriori rispetto a quelle del diritto internazionale base (applicato, invece, in assenza di riconoscimento): Taiwan, ad esempio, riconosciuta solo da una dozzina di Stati, intrattiene relazioni e stipula accordi con moltissimi Paesi che non l’hanno riconosciuta. Sembra, infine, potersi escludere il riconoscimento prematuro (che, verificandosi prima del consolidamento dei tre elementi costitutivi, può contribuire a esacerbare i conflitti come avvenne per la Bosnia Erzegovina, nei primi anni ‘90): dopo quasi 35 anni dalla dichiarazione di indipendenza, il Somaliland sembra essersi dotato di strutture di funzionamento autonome ed effettive.



8. Perché Israele ha riconosciuto il Somaliland: strategia anti-Houthi e accerchiamento dell'Iran

(di Isabella De Sinno)


Il riconoscimento israeliano del Somaliland risponde a esigenze strategiche legate alla minaccia Houthi e l'accerchiamento dell'Iran. Il Somaliland si affaccia sul Golfo di Aden, a soli 300-500 km dalle aree dello Yemen controllate dagli Houthi. Dal 2023, i ribelli yemeniti sostenuti dall'Iran hanno attaccato centinaia di navi commerciali nel Mar Rosso, costringendo le compagnie di navigazione a deviare le rotte con costi economici enormi. Israele aveva bisogno di una base avanzata per monitorare e colpire gli Houthi. La posizione del Somaliland, con la sua costa strategica sul Golfo di Aden, offre a Israele capacità difensive avanzate simili a quelle che l'Azerbaijan fornisce contro l'Iran nel Caucaso. Gli Emirati Arabi Uniti hanno giocato un ruolo chiave nel facilitare questo riconoscimento. Essi gestiscono una base militare a Berbera dal 2017, con un porto militare e piste per caccia militari. Gli Emirati hanno mediato tra Israele e Somaliland, offrendo un accordo: Israele riconosce il Somaliland in cambio di accesso militare al territorio. Questa collaborazione UAE-Israele non è casuale: entrambi vedono gli Houthi come una minaccia esistenziale e condividono l'interesse a mantenere aperte le rotte commerciali del Mar Rosso. Il riconoscimento è stato presentato come un'estensione degli Accordi di Abramo del 2020, che hanno normalizzato le relazioni tra Israele e Paesi arabi sunniti contro la minaccia iraniana. Il Somaliland ha immediatamente dichiarato di voler aderire agli Accordi di Abramo. La mossa si inserisce in una strategia più ampia: circondare geograficamente l'Iran. Israele ha costruito alleanze a nord (Azerbaijan sul Mar Caspio), a est (Paesi del Golfo), a ovest (Giordania ed Egitto). Il Somaliland chiude il cerchio a sud, permettendo a Israele di intercettare le linee di rifornimento iraniane verso gli Houthi e creare una pressione multilaterale su Teheran.



9. Le reazioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e delle organizzazioni internazionali

(di Andrea Speziale)


Il riconoscimento del Somaliland del 26 dicembre 2025 da parte di Israele ha inevitabilmente provocato significative reazioni nella comunità internazionale.

Già il 29 dicembre si è riunita una sessione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite da cui sono emerse chiare indicazioni circa l’orientamento di alcuni dei Paesi maggiormente rilevanti per la questione.

La Somalia ha parlato di flagrante attacco di Israele all'unità e all'integrità territoriale del suo Paese. Risulta interessante rilevare come il rappresentante della Somalia si sia espresso anche a nome di Algeria, Sierra Leone e Guyana (i c.d. A3+, un gruppo di tre Paesi africani e della Guyana che agiscono di concerto all’interno del Consiglio di Sicurezza ONU). Inoltre, secondo quanto riportato nel comunicato stampa ufficiale delle Nazioni Uniti, anche diversi membri del Consiglio di sicurezza e Stati regionali hanno avvertito che la mossa è un passo provocatorio che potrebbe infiammare le tensioni nel Corno d'Africa e minare la sovranità e la coesione politica di Mogadiscio.

In particolare, Egitto, Giordania, Gibuti, Arabia Saudita e Turchia insieme ad altri, per un totale di circa 20 Paesi afro-arabi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per condannare e respingere l’azione di Israele.

Come riportato nel sopracitato comunicato stampa, numerose organizzazioni intergovernative si sono opposte al riconoscimento del Somaliland ribadendo la necessità di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Somalia. Tra queste vi sono la Lega degli Stati Arabi, la Comunità dell'Africa Orientale, l'Organizzazione della Conferenza Islamica e l’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD). Tra i paesi arabi, è importante segnalare come gli Emirati Arabi Uniti si siano astenuti dal firmare la dichiarazione di condanna, di fatto agendo in aperto contrasto con la maggior parte dei Paesi afro-arabi e inasprendo così le relazioni con il governo di Mogadiscio.

Anche l’Unione Europea si è espressa in favore dell’integrità territoriale della Somalia, come riportato in una nota ufficiale rilasciata già il 26 dicembre.

Tra i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, Russia, Cina, Francia e Regno Unito hanno respinto il riconoscimento israeliano, mentre gli Stati Uniti hanno mantenuto una linea più ambigua: il rappresentante di Washington all’ONU ha difeso il diritto di Israele di riconoscere il Somaliland, mentre Donald Trump si è opposto e ha detto che non ci saranno cambiamenti nelle politica americana.



10. Conclusioni e scenari futuri: una nuova destabilizzazione della regione?

(di Isabella De Sinno e Marisa Cocchiaro)


Il fatto che Israele abbia riconosciuto il Somaliland rischia di aggravare la frammentazione locale già esistente, nonostante i leader di Hargeisa vedano nel riconoscimento vantaggi strategici tanto per l'interesse nazionale, quanto per gli attori politici, economici e tradizionali interni. La minaccia più immediata alla stabilità interna è la possibilità che gruppi estremisti come al-Shabaab e Daesh (ISIS-Somalia) sfruttino il riconoscimento per reclutare nuovi membri dipingendo la mossa israeliana come una cospirazione sionista imposta dall’Occidente, e ponendosi come difensori della sovranità somala e della Palestina

Nel corso della crisi di Gaza, il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva ipotizzato il trasferimento della popolazione dei gazawi proprio in Somaliland, ma i residenti locali temono che accettare accordi legati a Israele provocherebbe risposte negative in tutto il Somaliland, comprese province precedentemente sicure come Awdal, con dirette ripercussioni sulla sicurezza. 


Sul fronte regionale, la condanna quasi unanime da parte di attori chiave come Somalia, Egitto, Turchia, Arabia Saudita, oltre che da organizzazioni internazionali quali l'Unione Africana e l'Organizzazione della Cooperazione Islamica, evidenzia l'isolamento diplomatico che il riconoscimento israeliano potrebbe generare. 

Un episodio recente che evidenzia l’ instabilità nella regione e le divisioni riguarda la rottura dei legami diplomatici tra Somalia ed Emirati Arabi Uniti, dopo che questi ultimi hanno fatto entrare il leader dei separatisti dello Yemen attraverso il Somaliland. Questo evento è particolarmente significativo perché dimostra come attori regionali come gli Emirati stiano di fatto trattando il Somaliland come un'entità separata e sovrana, bypassando completamente l'autorità del governo federale di Mogadiscio. L'utilizzo del territorio del Somaliland per movimenti politici legati al conflitto yemenita non solo espone la fragilità della sovranità somala, ma rivela anche come il Somaliland stesso stia diventando un attore autonomo nelle dinamiche regionali del Mar Rosso e del Golfo di Aden. 

Inoltre, emerge come il riconoscimento israeliano non sia un evento isolato, ma si inserisca in un processo già in corso di indipendenza de facto, processo che sta generando tensioni diplomatiche sempre più acute e mettendo a nudo l'incapacità di Mogadiscio di esercitare controllo effettivo sul territorio settentrionale. 


Gli altri temi affrontati in 10 Punti, dal nostro archivio:


Commenti


bottom of page