Un mondo di sanzioni

Aggiornamento: 9 dic 2021

di Chiara Giuliani

Negli ultimi anni il ricorso alle sanzioni economiche internazionali da parte delle Organizzazioni internazionali e dei singoli Stati è aumentato considerevolmente. Per tale ragione è importante interrogarsi sulla natura delle misure economiche restrittive alla luce del diritto internazionale. Inoltre, lungi dall'essere una questione meramente teorica, il tema delle sanzioni economiche internazionali ha anche un significativo impatto sul commercio internazionale. Infatti, le imprese che operano sul mercato globale sono chiamate ad adottare adeguate procedure di due diligence al fine di rispettare le restrizioni imposte dai vari regimi sanzionatori


1. Il concetto di “sanzione” nel diritto internazionale


Il concetto di sanzione nel diritto internazionale è stato oggetto di numerose indagini nell'ambito della teoria generale del diritto, in ragione della sua innegabile importanza nell'ordinamento internazionale. Senza poter analizzare in questa sede i numerosi studi teorici che sono stati portati avanti sul tema, è sufficiente sottolineare come i lavori di celebri studiosi della teoria generale del diritto, come Hans Kelsen, John Austin, Herbert Hart, e altri, abbiano mostrato un'ampia varietà di punti di vista sulla nozione di sanzione, la sua forma, il suo contenuto, le condizioni per la sua applicazione e le sue finalità. Sebbene le speculazioni teoriche siano state numerose, si può però concordare su un fondamentale presupposto: non è possibile analizzare l’argomento delle sanzioni nel diritto internazionale attraverso istituti propri del diritto interno, ma si deve costantemente tener conto delle peculiarità dell’ordinamento internazionale, prima fra tutte l’assenza di un’autorità di vertice sovraordinata ai soggetti che compongono la Comunità internazionale.


Alla luce di tale assunto, è quindi necessario sottolineare come il carattere punitivo-afflittivo della sanzione, tipico del diritto interno, risulta essere assente nel diritto internazionale, dal momento che si porrebbe in contraddizione con il principio par in parem non habet imperium. La funzione di accertamento e di enforcement del diritto internazionale è infatti tipicamente decentrata a livello dei singoli componenti della Comunità internazionale e il tradizionale strumento di reazione contro le violazioni del diritto internazionale è rappresentato dalla contromisura, la cui funzione fondamentale è quella di indurre lo Stato che ha commesso l’illecito internazionale, a cessare la propria condotta illecita e ripristinare, ove possibile, lo status quo ante. I caratteri essenziali della contromisura si possono riassumere come segue: essa costituisce la conseguenza giuridica di una violazione del diritto internazionale; consiste a sua volta in una violazione dei diritti soggettivi della parte contro cui sono adottate; rappresenta, infine, una circostanza di esclusione della responsabilità per la parte che applicandole compie una violazione del diritto internazionale.


2. Le sanzioni economiche multilaterali


Tuttavia, a seguito della Seconda guerra mondiale, il proliferare di trattati costitutivi di organizzazioni internazionali ha introdotto nell'ordinamento internazionale delle forme istituzionalizzate di relazioni interstatali, che hanno rappresentato un tentativo di centralizzazione e concertazione della reazione contro la più grave minaccia alle relazioni pacifiche tra gli Stati: la violazione della pace e della sicurezza internazionale. In particolare, la Carta delle Nazioni Unite prevede che il Consiglio di Sicurezza possa decidere di adottare delle misure restrittive implicanti o meno l’uso della forza qualora venga accertata l’esistenza di una minaccia alla pace, una violazione della pace o un atto di aggressione[1].


Tra le sanzioni non implicanti l’uso della forza armata, l’art. 41 della Carta annovera a titolo esemplificativo l’interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, nonché la rottura delle relazioni diplomatiche. Tuttavia, nel tempo, i concetti di minaccia alla pace e violazione della pace sono stati interpretati dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in maniera sempre più estensiva fino a ricomprendere, ad esempio, il terrorismo internazionale e la proliferazione delle armi di distruzione di massa. Inoltre, anche la tipologia di misure restrittive che sono state adottate ai sensi dell’art. 41 della Carta ha subito una progressiva evoluzione. Inizialmente, si prediligeva l’applicazione di embarghi omnicomprensivi nei confronti degli Stati colpiti dalle sanzioni, ma questo tipo di restrizioni generalizzate aveva delle conseguenze nefaste sulle condizioni di vita della popolazione locale[2]. Pertanto, si è cominciato a prediligere l’applicazione delle cosiddette smart sanctions che consistono nel congelamento degli assets di singoli individui o entità che si ritengono responsabili di minacciare o violare la pace in determinati Paesi[3].


3. Le sanzioni economiche internazionali imposte unilateralment