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Un modello di cooperazione euro-giapponese nel programma di esplorazione di Mercurio “BepiColombo”

Aggiornato il: mag 2

(di Ludovica Di Lullo)

Il 20 ottobre scorso, è stata lanciata con successo dalla base europea di Kourou, situata nella Guyana francese, la missione per l’esplorazione e lo studio di Mercurio rinominata BepiColombo, in onore del fisico e astronomo italiano Giuseppe Colombo. Nata dalla collaborazione tra l’Agenzia spaziale europea (ESA) e l’Agenzia spaziale giapponese (JAXA), la missione si propone di fornire maggiori informazioni inerenti il pianeta più vicino al Sole e di cui si conoscono meno informazioni, completando così gli studi precedentemente avanzati dalla NASA, nel corso delle missioni Mariner 10 e Messenger. A tal fine, a bordo del vettore europeo Ariane5 sono presenti due sonde per il monitoraggio del pianeta, l’europea Mercury Planetary Orbiter (MPO) e la giapponese Mercury Magnetospheric Orbiter (MMO), e un modulo di trasferimento atto a fornire parte della propulsione della missione, il Mercury Transfert Module (MTM).

Il lungo viaggio, che si completerà con l’entrata nell’orbita di Mercurio nel 2025, dopo il flyby attorno della Terra, due voli intorno Venere e sei intorno Mercurio, raccoglie numerose sfide sia per l’astronomia, quali ad esempio lo studio della composizione, la morfologia e l’atmosfera del pianeta, sia per l’avanzamento tecnologico-ingegneristico, data la peculiare posizione di Mercurio, le temperature e la velocità di rotazione.

Inoltre, la missione risulta di grande interesse anche sotto alcuni profili politici e giuridici, poiché il progetto si inserisce in un virtuoso programma di cooperazione bilaterale euro-giapponese. Rinnovato lo scorso marzo a Tokyo, l’accordo di cooperazione tra le due agenzie spaziali, ESA e JAXA, già precedentemente partners nei lavori per la realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale, mira fondamentalmente a tre specifici settori: l’esplorazione di Mercurio attraverso la missione congiunta BepiColombo; un vasto programma di esplorazione della superficie lunare, dell’uso delle risorse lì presenti e del possibile ritorno e stabilimento di essermi umani sulla Luna, da realizzare con la collaborazione del Canada; ed infine un progetto per lo scambio di informazioni e dati accurati in materia ambientale, rientrante tra le azioni per l’attuazione dell’Accordo di Parigi sull’ambiente, da realizzare attraverso le iniziative di osservazione della Terra, il programma GOSAT-2 per il Giappone, e i programmi Copernicus e Sentinel 5P da parte europea.


In questo contesto, la cooperazione internazionale, bilaterale o multilaterale, rappresenta da sempre non solo una grande risorsa economica e scientifica per lo sviluppo delle attività spaziali, ma anche uno dei fondamentali principi giuridici alla base di quest’ultime. Inserito per la prima volta nella risoluzione 1962 del 1963 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tale principio è stato ribadito a più riprese negli strumenti giuridici vincolanti in materia, ed è stato oggetto di una specifica dichiarazione, contenuta nella risoluzione 51/122 del 1996, dal titolo “Declaration on International Cooperation in the Exploration and Use of Outer Space for the Benefit and in the Interest of All States, Taking into Particular Account the Needs of Developing Countries”. Tale Risoluzione afferma che ogni Stato è libero di realizzare programmi di cooperazione internazionali nella forma ritenuta più idonea, al fine di promuovere lo sviluppo scientifico e tecnologico, promuovere lo sviluppo delle risorse e delle capacità spaziali, e facilitare lo scambio reciproco di expertise e tecnologia tra gli Stati.

Inoltre, la rilevanza e l’attuazione dei meccanismi di cooperazione internazionale rientrano tutt’oggi tra i principali compiti del Comitato per gli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico delle Nazioni Unite (COPUOS), il quale da un lato adotta annualmente una specifica risoluzione dal titolo “International cooperation in the peaceful uses of outer space”, dall’altro ha dato vita nel 2014 a un Working Group (WG) per la revisione dei meccanismi internazionali di cooperazione, al fine di incoraggiarne ulteriori sviluppi.

I lavori portati avanti da tale WG rilevano l’importanza dei meccanismi di cooperazione realizzati nel corso degli anni nel settore delle attività spaziali, in numerosi campi di interesse che variano dalle telecomunicazioni all’osservazione terrestre, dal controllo dell’export alla mitigazione dei detriti spaziali. Tale strumento è stato attuato in diverse forme giuridiche, e ha coinvolto soggetti non esclusivamente governativi, ma anche con organizzazioni internazionali, industrie e enti privati.

In tal senso, il rinnovato impegno tra Europa e Giappone, non può che considerarsi una buona prassi all’interno di un campo in cui, come dimostrato, la cooperazione tra più Stati, e in particolare tra i loro enti di ricerca spaziale, rappresenta lo strumento trasversale più efficace per lo sviluppo di numerose capacità e conoscenze di grande interesse per la comunità scientifica e la società. In questo caso, gli sforzi congiunti per la realizzazione della missione BepiColombo, permetteranno di rispondere a numerosi interrogativi riguardanti non solo uno dei più “misteriosi” pianeti, ma anche la genesi e l’evoluzione del sistema solare.















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