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Ucraina: la morte dell’unipolarismo e l’UE bella addormentata

Aggiornamento: 14 mar 2022

Ucraina Russia Mappa attacco
Fonte: Live Universal Awareness Map

1. Una guerra che si poteva evitare con un po’ di serietà

In una mossa che taluni auspicavano fosse evitabile, la Russia attacca l’Ucraina, disintegrando in meno di due ore l’apparato difensivo aereo e quello aeronautico. Chi scrive era tra coloro che sostenevano un’invasione fosse improbabile, e non eravamo pochi, tra cui molti analisti militari. Sbagliavamo? Non ne sono convinto, perfino Biden negli ultimi giorni ha notato che la tattica di Putin era prettamente reattiva. Non a caso arriva a poche ore dalle sanzioni USA a North Stream 2 AG e al suo management (di cui 3 delle quattro figure principali, tra l’altro, non sono russe).

In un breve intervento su Linkedin il Gen. Vitale – già all’AISE -, come altri ex generali italiani, notava giustamente che una crisi del genere, più di 30 anni fa, sarebbe stata gestita diversamente e con un savoir faire diplomatico di altro tipo. Non posso non concordare, essendo io tra quelli che notifica costantemente e pubblicamente una degenerazione di non poco conto circa la preparazione delle classi dirigenti europee.

L’attacco arriva nel momento in cui l’establishment ucraino, peraltro, ha mosso una sorta di ricatto tanto alla NATO quanto all’UE circa le loro politiche di adesione.

Serietà vuole, in politica come in analisi, che si guardi alle cose per come stanno, e non per come vogliamo vederle. Il che significa comprendere cosa sta accadendo e perché, evitando l’ipocrisia tipicamente occidentale del “brutto e cattivo”. Ferma restando, ovviamente, una generale condanna nei confronti della Russia, non perché Putin sia brutto e cattivo, appunto, ma perché ha comunque scelto la guerra a fronte della diplomazia. Tale condanna, tuttavia, non deve impedire una seria riflessione sulle incapacità occidentali, sulla situazione europea e nondimeno sulle ragioni (oggettive) della Russia.


2. Quanti hanno provato a capire la Russia?

Un conflitto non accade mai perché un tiranno brutto e cattivo decide di mettere in piedi un impero. Guardatevi da chi vi ha spacciato guerre – soprattutto negli ultimi 30 anni – con questo ridicolo motivo. Che esistano regimi piuttosto brutali è un dato di fatto. Che all’Occidente alcuni facciano comodo anche. Anche la propaganda esiste dall’alba dei tempi, e non è un’invenzione di oggi, checché ne dicano alcuni. Un Paese – quale che sia – va in guerra per motivi complessi, e non è mai sufficiente un singolo leader a decidere o imporre. La Russia va in guerra perché ha delle motivazioni ampie, che affondano le loro radici tanto nella situazione attuale quanto nella sua storia. Così come gli americani hanno portato guerra negli ultimi anni ovunque per motivazioni complesse che non possono essere ridotte al solo petrolio.

Oggi c’è da chiedersi quanti si siano davvero chiesti: abbiamo provato a comprendere la Russia, o ci siamo limitati a raccontarci la favoletta che Putin è brutto e cattivo e vuole fare lo zar?

Quando le leadership e l’opinione pubblica “se la cantano e se la suonano da soli”, cioè si tessono la propria narrazione, il rischio è quello di distaccarsi totalmente dalla realtà e non avere più il controllo delle proprie azioni.

Questo è quello che è successo in Europa negli ultimi 30 anni: ci siamo raccontati una bella storia in cui ci siamo convinti ancora una volta (come se non fossero bastati i periodi di colonialismo) che la nostra economia, la nostra raffinata economia, l’avanzamento tecnologico, le nostre libertà, fossero araldi di civiltà superiore da portare al mondo, su spinta dello strumento militare americano: porteremo il liberalismo a suon di sanzioni ovunque nel mondo unipolare dominato da Zio Sam.

La leadership, soprattutto quella europea, ha fatto orecchie da mercante nei confronti di chi, da un decennio, spiegava che questa narrazione stava crollando, che oramai eravamo nel mondo multipolare e gli strumenti avrebbero dovuto evolversi, soprattutto nell’ambito europeo.


3. Il bacio avvelenato di Putin: l’Europa si sveglia?

Sorpresa: nel 2022 uno strumento militare fa ancora la differenza. Mentre il petrolio vola, il gas anche, lo spread si impenna e Borrell pensa di spaventare Putin negandogli lo shopping a Milano (triste, ma vero, il che la dice lunga…), i russi si fanno vivi con uno strumento militare oramai raffinato dopo l’avventura siriana. Come a dire: “cari amici occidentali, mentre voi giocavate con le sanzioni, noi negli ultimi dieci anni abbiamo fatto quello che ci riesce meglio: sopravvivere e rafforzarci, perché mentre voi vi lamentavate perché la pandemia vi portava via la settimana bianca, noi siamo cresciuti in Siberia”.

L’attacco all’Ucraina è l’ultima sirena d’allarme per l’Europa: la bambagia è finita. Serve Potenza. Serve un’Europa Potenza. Perché chiariamoci, l’Ucraina è stata una bella trappola, lo è dal 2014. Una trappola americana, ovviamente. L’ennesima modalità per disintegrare l’asse di terra (sì, siamo ancora terra e mare alla Schmitt), una pericolosa saldatura che avrebbe economicamente azzoppato gli Stati Uniti, e qui sta proprio il famoso adagio “Fuck the EU” della Nuland del 2015. Il che, beninteso, non giustifica l’attacco russo. Ma ne detta il contesto: perché siamo passati dall’ante 2014 – la Russia sostanzialmente alleata – ad oggi?

Non di certo perché Putin è brutto e cattivo. Ci siamo arrivati perché la priorità americana era arginare la Russia economicamente e in termini di potenza, perché più terreno guadagnano gli altri (Europa inclusa), meno soldi guadagnano gli americani. L’ideologia, le solite banalità liberali, le ipocrisie propagandistiche democratiche, mettetele da parte: qua si parla di conflitto, e se è vero che la cultura detta anche i nostri frame cognitivi, è anche vero che l’ideologia è solo una narrazione, e la cultura americana non è quella che viene narrata dai diritti umani e dalla libertà. Di contro, quella russa è una cultura ambigua che ha sempre guardato all’Europa come civiltà, e alla “bullizzazione” da parte di questa ha però sempre risposto attraverso il suo gene asiatico: con brutalità.

L’Europa si sveglia oggi con un bacio avvelenato da parte della Russia. Si sveglia, speriamo. Perché il punto è proprio questo: o ci svegliamo, o continuiamo a dormire.


4. Concludendo: la NATO deve morire, l’UE deve rinascere

Non ci sono interessi prettamente economici russi in Ucraina, né tantomeno imperiali. Ai russi – lo ha capito Macron – sarebbe bastata una finlandizzazione di Kiev. Agli americani non andava bene. I russi attaccano, gli ucraini muoiono, l’Europa sprofonderà in una crisi economica ed energetica (si illude la Von der Leyen se spera di sostituire il gas russo con quello norvegese, e soprattutto stiamo messi male se dobbiamo pagare ben di più per lo shale gas americano).

E poi diciamocelo: ma veramente qualcuno pensava che l’Ucraina fosse accettabile nella UE? Che la questione fosse la libertà degli ucraini (al cui confronto le tensioni di estrema destra dell’Europa orientale sono di centro)? Davvero qualcuno pensava che le strutture NATO ai confini orientali dell’UE fossero qualcosa di più che una struttura propagandistica di soggiogamento ideologico? La NATO – lo hanno capito bene gli analisti francesi e perfino il Der Spiegel tedesco, lo ha apertamente manifestato Macron e sotto sotto lo sa anche la Farnesina, pur non volendolo ammettere – è un vetusto strumento di potere americano. E siamo tutti d’accordo che una postura atlantista è comoda. Solo che il mondo è cambiato e l’Unione Europea, i cittadini europei, devono smetterla con la loro visione naïve e cominciare a guardare al mondo per quello che è, senza ideologie: multipolare. E l’Europa deve farsi polo. E quello che sta succedendo in Ucraina ci dimostra alcuni punti fondamentali: il primo è che i nostri confini dobbiamo proteggerli noi, non la NATO: vale per quelli a sud, vale per quelli a est. Che le “zone di influenza”, che la Von der Leyen nega, esistono, anche perché altrimenti non avremmo Biden che decide su North Stream 2 e Obama che decise sul NOSTRO South Stream. Ultimo, e non per importanza: la potenza militare conta ancora molto, e comunque non meno di quella economica.

L’Unione Europea oggi deve scegliere: o essere zona d’influenza americana (e subirne le conseguenze in quanto PERIFERIA) oppure farsi CENTRO, farsi potenza, svegliarsi dal suo torpore e mettere in piedi uno strumento militare e una identità di potenza capace di decisioni autonome rispetto agli americani e mostrare ai vicini, a est e a sud, che non siamo una masnada di bambocci viziati, ma siamo ancora in grado di fare la guerra se infastiditi.

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