Ucraina: la morte dell’unipolarismo e l’UE bella addormentata

Aggiornamento: 14 mar

di Alessandro Vivaldi

Ucraina Russia Mappa attacco
Fonte: Live Universal Awareness Map

1. Una guerra che si poteva evitare con un po’ di serietà

In una mossa che taluni auspicavano fosse evitabile, la Russia attacca l’Ucraina, disintegrando in meno di due ore l’apparato difensivo aereo e quello aeronautico. Chi scrive era tra coloro che sostenevano un’invasione fosse improbabile, e non eravamo pochi, tra cui molti analisti militari. Sbagliavamo? Non ne sono convinto, perfino Biden negli ultimi giorni ha notato che la tattica di Putin era prettamente reattiva. Non a caso arriva a poche ore dalle sanzioni USA a North Stream 2 AG e al suo management (di cui 3 delle quattro figure principali, tra l’altro, non sono russe).

In un breve intervento su Linkedin il Gen. Vitale – già all’AISE -, come altri ex generali italiani, notava giustamente che una crisi del genere, più di 30 anni fa, sarebbe stata gestita diversamente e con un savoir faire diplomatico di altro tipo. Non posso non concordare, essendo io tra quelli che notifica costantemente e pubblicamente una degenerazione di non poco conto circa la preparazione delle classi dirigenti europee.

L’attacco arriva nel momento in cui l’establishment ucraino, peraltro, ha mosso una sorta di ricatto tanto alla NATO quanto all’UE circa le loro politiche di adesione.

Serietà vuole, in politica come in analisi, che si guardi alle cose per come stanno, e non per come vogliamo vederle. Il che significa comprendere cosa sta accadendo e perché, evitando l’ipocrisia tipicamente occidentale del “brutto e cattivo”. Ferma restando, ovviamente, una generale condanna nei confronti della Russia, non perché Putin sia brutto e cattivo, appunto, ma perché ha comunque scelto la guerra a fronte della diplomazia. Tale condanna, tuttavia, non deve impedire una seria riflessione sulle incapacità occidentali, sulla situazione europea e nondimeno sulle ragioni (oggettive) della Russia.


2. Quanti hanno provato a capire la Russia?

Un conflitto non accade mai perché un tiranno brutto e cattivo decide di mettere in piedi un impero. Guardatevi da chi vi ha spacciato guerre – soprattutto negli ultimi 30 anni – con questo ridicolo motivo. Che esistano regimi piuttosto brutali è un dato di fatto. Che all’Occidente alcuni facciano comodo anche. Anche la propaganda esiste dall’alba dei tempi, e non è un’invenzione di oggi, checché ne dicano alcuni. Un Paese – quale che sia – va in guerra per motivi complessi, e non è mai sufficiente un singolo leader a decidere o imporre. La Russia va in guerra perché ha delle motivazioni ampie, che affondano le loro radici tanto nella situazione attuale quanto nella sua storia. Così come gli americani hanno portato guerra negli ultimi anni ovunque per motivazioni complesse che non possono essere ridotte al solo petrolio.

Oggi c’è da chiedersi quanti si siano davvero chiesti: abbiamo provato a comprendere la Russia, o ci siamo limitati a raccontarci la favoletta che Putin è brutto e cattivo e vuole fare lo zar?

Quando le leadership e l’opinione pubblica “se la cantano e se la suonano da soli”, cioè si tessono la propria narrazione, il rischio è quello di distaccarsi totalmente dalla realtà e non avere più il controllo delle proprie azioni.

Questo è quello che è successo in Europa negli ultimi 30 anni: ci siamo raccontati una bella storia in cui ci siamo convinti ancora una volta (come se non fossero bastati i periodi di colonialismo) che la nostra economia, la nostra raffinata economia, l’avanzamento tecnologico, le nostre libertà, fossero araldi di civiltà superiore da portare al mondo, su spinta dello strumento militare americano: porteremo il liberalismo a suon di sanzioni ovunque nel mondo unipolare dominato da Zio Sam.

La leadership, soprattutto quella europea, ha fatto orecchie da mercante nei confronti di chi, da un decennio, spiegava che questa narrazione stava crollando, che oramai eravamo nel mondo multipolare e gli strumenti avrebbero dovuto evolversi, soprattutto nell’ambito europeo.


3. Il bacio avvelenato di Putin: l’Europa si sveglia?

Sorpresa: nel 2022 uno strumento militare fa ancora la differenza. Mentre il petrolio vola, il gas anche, lo spread si impenna e Borrell pensa di spaventare Putin negandogli lo shopping a Milano (triste, ma vero, il che la dice lunga…), i russi si fanno vivi con uno strumento militare oramai raffinato dopo l’avventura siriana. Come a dire: “cari amici occidentali, mentre voi giocavate con le sanzioni, noi negli ultimi dieci anni abbiamo fatto quello che ci riesce meglio: sopravvivere e rafforzarci, perché mentre voi vi lamentavate perché la pandemia vi portava via la settimana bianca,