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Tra Algeria e Russia l’Italia deve mettere il dito

Bandiera, Russia, Algeria
Fig. 1: bandiera russa e algerina. Fonte: aps.dz

1. All’origine del rapporto


I rapporti tra Russia e Algeria affondano le radici nella guerra d’indipendenza, quando il Fronte di Liberazione Nazionale, impegnato nella lotta anticoloniale con la Francia, aveva bisogno di un supporto esterno per compiere il rivoluzionario atto di ribellione dalla secolare proiezione francese su quelle coste e quell’entroterra di arabi, berberi e Islam. E se si tratta di rivoluzionare l’ordine stabilito, la seducente retorica offerta dal sogno socialista sovietico tra gli anni 50 e 60 del novecento, offre uno strumento ideologico ammantato di valori epici: il subalterno caccia il padrone e si riscatta, stabilendo un nuovo ordine, più giusto, più equo. Se poi lo sponsor mondiale di questi valori di giustizia sociale può aggiungerci armi capaci di competere con quelle dell’uomo bianco colonialista, il sodalizio di necessità si deve fare virtù.


La genesi dei rapporti tra i due stati, quindi, avviene benedetta dal reciproco riconoscimento del comune obiettivo di sconfiggere un rivale, che per gli algerini era francese, ma più in generale europeo, mentre per la Russia sovietica era capitalista. Ma se la storia si limitasse ai soli paradigmi ideologici, non si comprenderebbe cosa mantenga attiva la complicità tra russi e algerini e in che modo l’Italia dev’esserne vigile.


Gli interessi geopolitici sono dati dalle circostanze nelle quali il mondo è immerso. Ai tempi della guerra fredda, il Fronte di Liberazione Nazionale doveva in tutti i modi scardinare il giogo europeo e per farlo si è avvalso di ogni strumento utile. D’altra parte, l’Unione Sovietica poteva mettere i bastoni tra le ruote ai rivali e vendersi ai paesi del terzo mondo come tutore degli oppressi contro gli oppressori. Una volta ottenuta l’indipendenza, la neonata Algeria è riuscita a darsi una parvenza di equidistanza rimanendo formalmente un paese non allineato, ma ha saputo intrattenere rapporti di comodo con entrambi i fronti, stabilendo un certo partenariato prima con l’uno poi con l’altro. Dal blocco comunista ha ricavato per lo più armi, prima indebitandosi con l’Unione Sovietica e, infine, riuscendo a farsi cancellare il debito di 4,7 miliardi di dollari dalla Russia di Putin, dimostrando così quanto fosse indispensabile per il leader del Cremlino mantenere buoni i rapporti con l’Algeria, tanto da arrivare al punto di cancellare tale debito e ristabilire la fornitura di armi, che aveva conosciuto un arresto solo negli anni di fine millennio e inizio di quello nuovo.


2. Dal rapporto del passato a quello del presente


Ripresi i rapporti una volta terminata la febbre socialista, la realtà geopolitica ha riportato i due paesi a un interscambio bellico notevole. Ancora oggi, però, tanto quanto durante la guerra fredda, obiettivi pragmatici si accompagnano a una certa complicità nel modo in cui si vorrebbe ordinare il mondo. Nel momento in cui il 24 febbraio del 2022 la Federazione Russa ha intrapreso la guerra in Ucraina, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato una risoluzione di condanna a cui l’Algeria si è astenuta, parimenti ad attori come Cina ed India. Congedato il socialismo e decolonizzato il mondo, qualcosa lega ancora determinati paesi che apparentemente non avrebbero nulla in comune. Questo trait d’union è l’idea di voler sovvertire un ordine internazionale già stabilito per sostituirlo con uno nuovo. Se l’Unione Sovietica sperava di vincere il blocco capitalista vendendo l’idea socialista e affermando attraverso quella il suo dominio, il Fronte Nazionale di Liberazione voleva guadagnare l’indipendenza del proprio paese. Ma il fallimento del primo si è accompagnato a un’incompiutezza della seconda e oggi entrambi condividono di nuovo il medesimo obiettivo: mettere in questione l’ordine internazionale con lo scopo di guadagnarci qualcosa.


Per la Russia di Putin la questione è autoevidente. La guerra in Ucraina è il goffo e violento tentativo di ristabilire una propria sicurezza strategica nel suo spazio più prossimo. Poco conta che per noi il tentativo è anacronistico o insensato. Il punto di vista dei quadri dirigenziali del paese è quello e l’obiettivo è di lanciare una sfida all’occidente a guida stelle e strisce. Il livello di determinazione per portare a termine questo scopo è chiaro dal grado di violenza che la Russia è stata disposta a mettere in campo, cioè la guerra.


Per l’Algeria del presidente Abdelmadjid Tebboune, la questione è più complessa. Il paese è indipendente da sessant’anni, il mondo non è più colonia europea, ma l’occidente ha comunque costruito l’ordine internazionale cercando il più possibile di stabilirlo a proprio favore e c’è poco da stupirsi se ogni paese tenta di avere una propria autonomia strategica decidendo di non condannare l’invasione russa dell’Ucraina in sede ONU. Questo avviene non tanto per affinità ideologica con la Russia o per questioni di alleanze, ma più per questioni di divergenza strategica in tema di politica estera e di necessità di riscatto, con tanto di ricerca di pari dignità internazionale.

Ministri Esteri, Lavrov, Presidente, Tebboune
Fig.2: Il ministro degli esteri russo Lavrov (a sinistra) stringe la mano a Tebboune, presidente dell’Algeria (a destra). Fonte: Middle east Online

Questo meccanismo psicologico è reso alla perfezione da due dichiarazioni rilasciate dal ministro degli esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar il cui governo, come quello algerino, si è astenuto dal condannare l’invasione russa:


«I think I am entitled to have my own side, I am entitled to weight my own interests, make my own choices» e ancora «Europe has to grow out of the mindset that Europe’s problems are world’s problems but world’s problems are not Europe’s problems».

Dichiarazioni non isolate che si inseriscono in un contesto più ampio di accrescimento di rilevanza mondiale dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), paesi che molti cominciano a percepire come possibili garanti di un nuovo ordine internazionale.


Quello che si ravvisa, quindi, pare essere una situazione di caos e disordine mondiale nel quale ogni paese prova a far valere i propri interessi in maniera autonoma. La Russia, percependosi con le spalle al muro, cerca di farlo manu militari, mentre una serie di paesi non allineati come Algeria e India, ma anche Cina, cercano di guadagnarne quanto più possibile in base alla circostanza. Sullo sfondo, l’occidente in declino e spaesato, stretto insieme tra mille difficoltà e contraddizioni, teme di perdere rilevanza sperando che il castello costruito non si riveli di carta.


La contrapposizione ideologica della Guerra Fredda è terminata, ma per l’occidente a tutela statunitense il mondo è diventato in trent’anni dalla vittoria per abbandono dell’avversario, incredibilmente più complesso.


Lungi dal disperdersi nell’intero globo, concentriamo l’attenzione su una porzione geografica più specifica, cioè il Mediterraneo, mare di conflitti e opportunità, sperando che i paesi che ci si affacciano sappiano cogliere quest’ultime e scacciare i primi. Per farlo, però, occorre conoscere l’ambiente e i suoi attori, quindi ripartiamo dal rapporto tra Algeria e Russia per capirne meglio le implicazioni nei confronti dell’Italia.


Si è detto che la loro vicinanza non è ideologica, ma pragmatica, e di comune intento di ridefinizione dell’ordine internazionale. Il metodo scelto per questa ridefinizione però, è radicalmente diverso ed è su questa diversità che potrebbe essere possibile incunearsi. Se con la Russia il dialogo ora risulta impossibile, con l’Algeria va decisamente meglio e i rapporti in particolare con l’Italia si sono addirittura intensificati in campo energetico, proprio grazie alla guerra in Ucraina.


3. Come collaborano algerini e russi


Facciamo ora un passo indietro per capire l’approvvigionamento di armi russe da parte degli algerini in cosa consiste.


In campo militare, l’Algeria assorbe il 14% dell’export di armi russe ed è così il terzo partner più importante per il Cremlino in questo settore. Per il paese arabo, invece, la Russia è il primo fornitore in assoluto con un rapporto privilegiato tra i due incontrastato in tutto il continente africano. Negli ultimi 20 anni, l’Algeria ha acquistato più di 200 aerei e circa 500 carri armati e vari sottomarini Kilo, vale a dire circa l’80% del suo attuale arsenale.


Inoltre, anche dal punto di vista energetico, Russia e Algeria hanno una notevole cooperazione. Prima di tutto, il paese nordafricano fa parte dell’OPEC e la Russia partecipa da alcuni anni al gruppo allargato OPEC+ per la gestione degli accordi petroliferi. Soprattutto, nonostante possano sembrare competitor in termini di vendita del gas, visto che per entrambi l’Europa è il principale acquirente, nel 2020 la Sonatrach, compagnia petrolifera e gasiera algerina, ha firmato un memorandum di intesa con la russa Lukhoil, mentre con la Gazprom si potrebbe presto avviare una cooperazione tecnica. Infine, la Russia ha reso più volte nota la disponibilità per il quinquennio 2025-2030 ad avviare la costruzione di centrali per l’utilizzo dell’energia nucleare in campo civile.


La Russia si prodiga con tanta intensità in Algeria perché ha una particolare vocazione mediterranea, frustrata da sempre dalle potenze europee, che hanno spesso cercato di ostacolare un potenziale sbocco fin dalla guerra di Crimea a metà ottocento. L’aggiramento russo dei rivali avviene per vie traverse, tra cui appunto anche l’Algeria oltre che la Siria e la Libia. Secondo Mirko Mussetti di Limes, questo farebbe parte di una strategia russa per aggirare la Nato da sud e proiettarsi non solo nel Mediterraneo, ma in buona parte dell’Africa.


Dal canto suo, il paese nordafricano sta mostrando uno degli eserciti armati più importanti dell’Africa e lo fa a ridosso delle acque nazionali italiane. Non preoccupano solo questioni securitarie, ma anche di sfruttamento economico dato che l’Algeria ha rivendicato dal 2018 delle Zone Economiche Esclusive in mare che coincidono con quelle italiane. Risulta evidente che se gli algerini non ci hanno messo in una lista di nemici come ha fatto la Russia pochi giorni dopo l’invasione in Ucraina, di certo si pone in una condizione nella quale potrebbe in un futuro arrivare ad avere un atteggiamento più aggressivo. Prospettiva remota, ma da non sottovalutare in un mondo che cambia.


Questo preoccupa ancor di più perché la riduzione della nostra dipendenza energetica dal dispotico Putin è stata in parte sostituita da approvvigionamenti gasieri dall’Algeria, che adesso è primo per fornitura di gas per l’Italia, come se questo paese non avesse noti problemi di stabilità politica o di democraticità. Nel mondo che cambia occorrerebbe fare pace con il fatto che non si può tagliare i ponti del tutto con tiranni come Putin, che comunque continua ad essere il secondo fornitore di gas per l’Italia, o con chi non ha ancora sperimentato una democrazia compiuta, come la intendiamo noi.

Tebboune, Draghi
Fig. 3: Il presidente algerino Tebboune e il primo ministro italiano Draghi. Fonte: startmag.it

4. Ripartire dall’Algeria


Tenere gli occhi puntati sull’Algeria risulta una priorità strategica. L’Italia, in virtù della sua centralità nel Mediterraneo e della necessità di acquisire risorse energetiche, dovrebbe puntare non solo al gas algerino, ma ad un riavvicinamento politico del paese al blocco europeo, in modo tale da stemperare possibili attriti futuri e dare al paese nordafricano un motivo in più per mantenere saldo l’attuale ordine internazionale e un motivo in meno per simpatizzare con chi quell’ordine auspica di cambiare. Dalla postura strategica dell’Italia nei prossimi anni e dal modo in cui saprà o non saprà guadagnarsi la fiducia e rispetto degli interlocutori, soprattutto della sponda sud del Mediterraneo, dipende la stabilità regionale mediterranea, compromessa dai tentavi di infiltrazione russa, dall’instabilità libica e dal ridestamento di attori come Turchia e Algeria.


Tutto ciò rappresenta un rischio ma anche un’opportunità per cooperare al mantenimento della pace nel mar Mediterraneo, dove nuotiamo.


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