top of page

La sospensione di Novaya Gazeta come ennesimo attentato alla libertà di stampa russa

Aggiornamento: 31 mag 2022

Figura 1: Tomba della reporter Anna Stepanovna Politkovskaja. (USPI)

1. Introduzione


“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Così la Dichiarazione universale dei diritti umani definisce, all’articolo 19, il diritto alla libertà di espressione, sottolineando la stretta interconnessione esistente tra quest’ultimo, la libertà di stampa e l’accesso all’informazione. Tuttavia, se da una parte tali diritti e libertà sono ampiamente riconosciuti e tutelati sia dal diritto internazionale sia nell’ambito delle costituzioni di molti Paesi, dall’altra la prassi interna di alcuni governi sembra disconoscere la loro rilevanza, venendo meno agli obblighi di promozione e tutela e ponendo in essere gravi violazioni dei diritti umani.


È quanto si sta verificando all’interno della Federazione Russa, dove lo scorso 28 marzo il noto periodico Novaya Gazeta, unico giornale di opposizione rimasto libero e indipendente, è stato sospeso su iniziativa del suo direttore, Dimitrij Muratov, a seguito delle sempre più frequenti ingerenze da parte del governo di Vladimir Putin nel settore dell’informazione.


2. La libertà di stampa nella storia e nel mondo: alcuni dati e nozioni


La stampa, i media e, in generale, i mezzi di divulgazione delle informazioni costituiscono “un’arma a doppio taglio”: se, da un lato, essi garantiscono la libertà di pensiero, espressione e informazione a favore del popolo, dall’altro possono rappresentare un mezzo utile ai governi per legittimare le proprie politiche e consolidare il proprio potere. La forza di tale insieme di strumenti è talmente significativa da poter parlare di un “quarto Stato” o un “quarto potere”, accanto ai tre tradizionali poteri dello Stato democratico, o di diritto, individuati da Montesquieu (ovvero legislativo, esecutivo e giudiziario).


La censura e la strumentalizzazione della stampa sono spesso associate ai regimi dittatoriali (si pensi al nazismo in Germania o allo stalinismo in Unione Sovietica), tuttavia alcuni dati e classifiche recenti dimostrano che il problema dell’accesso e della divulgazione delle informazioni è un tema quanto mai attuale, anche alla luce della facilità con cui è possibile diffondere fake newse alla sempre maggiore capacità dei governi di interferire nel settore.


Secondo il World Press Freedom Index, la classifica sulla libertà di stampa stilata ogni anno da Reporters without Borders (RWB), nel 2021 il giornalismo risultava “gravemente ostacolato in 73 Paesi e limitato in altri 59, ovvero nel 73% del totale dei 180 Stati analizzati”, una situazione in cui la pandemia da Covid 19 ha giocato un ruolo rilevante nel fornire ai governi il pretesto per limitare l’accesso alle fonti e distogliere l’attenzione da politiche impopolari e repressive.


Secondo il dossier di RWB, “i giornalisti si sono trovati di fronte a una ‘chiusura dell’accesso’ al campo così come alle fonti, a causa o con il pretesto della crisi sanitaria”, un fenomeno che ha interessato non solo i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, dove continuano a verificarsi noti episodi di repressione della libertà di stampa (si pensi, ad esempio, alle politiche repressive che le autorità egiziane pongono in essere dal 2016 nei confronti di giornalisti e altri operatori dell’informazione o ai forti limiti alle libertà in esame in Turchia, dove la gran parte dei media mainstream più diffusi è legata al governo), ma anche e soprattutto l’Europa Centrale e l’Asia Orientale. Infatti, sebbene l’Europa si collochi in un’ottima posizione all’interno della classifica mondiale, a livello regionale si evidenziano differenze significative tra le democrazie occidentali e quei Paesi che vengono indicati come regimi più o meno autoritari, tra cui appunto numerosi stati dell’Europa Centro-Orientale, dei Balcani o della sponda Nord del Mediterraneo. (vedi mappa, fig. 2).

Figura 2 Mappa elaborata da RWB sulla situazione in merito alla libertà di stampa nel mondo. Ai colori più scuri corrisponde una situazione maggiormente critica, viceversa i colori più chiari indicano condizioni migliori. (atlanteguerre)

3. Libertà di espressione, di stampa e di accesso all’informazione: riconoscimento, tutela e limiti


Come accennato nelle righe precedenti, le libertà di espressione, di stampa e di accesso all’informazione sono oggetto di tutela da parte di strumenti regionali e internazionali, i quali possono talvolta riconoscere la possibilità di applicare, in determinati casi e in conformità alla legge, delle restrizioni nell’esercizio dei diritti da queste derivanti. Un esempio emblematico in tal senso è costituito dall’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, il quale sancisce, al comma 1: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. Il presente articolo non impedisce agli Stati di sottoporre a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, cinematografiche o televisive”.


Viene precisato, al comma 2:“L’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario”.


Come altri diritti umani di carattere fondamentale, anche le libertà di espressione, di stampa e di accesso alle informazioni possono dunque essere limitate per garantire il libero esercizio di altri diritti, di pari importanza, come il diritto alla privacy e alla riservatezza, oppure per motivi altrettanto rilevanti quali la pubblica sicurezza o l’integrità territoriale, a patto che le restrizioni non vengano stabilite e applicate arbitrariamente, non abbiano carattere discriminatorio, siano necessarie allo scopo e, in definitiva, siano in linea col diritto internazionale in materia. Tuttavia, per quanto la giurisprudenza tenti di essere precisa, nella prassi risulta complicato stabilire i confini legittimi dell’ingerenza statale nel settore della libera informazione, tanto che i limiti e le restrizioni previste negli ordinamenti interni si traducono spesso in strumenti utili all’autorità al fine di interferire col libero esercizio dei diritti in questione.


Per quanto riguarda la Federazione Russa, uscita dal Consiglio d’Europa il 15 marzo 2022 nell’ambito della guerra contro l’Ucraina, essa riconosce le libertà di espressione, di stampa e di accesso all’informazione all’interno della propria Carta costituzionale la quale recita, all’art. 29, comma 4: “Ciascuno ha diritto di cercare, ricevere, trasmettere, produrre e diffondere liberamente l’informazione con ogni mezzo legale”. Tuttavia, è ormai nota la capacità del governo russo di reprimere queste libertà, anche sfruttando a proprio favore la dicitura “con ogni mezzo legale” dell’articolo appena citato, per “marchiare” come illegali tutte quelle fonti non in linea con la politica del Cremlino.

Figura 3: Gran Palazzo del Cremlino, residenza ufficiale del Presidente russo.

4. Il dominio dei media statali e l’emarginazione dei canali di informazione indipendenti


Sebbene l’attuale conflitto contro l’Ucraina abbia inasprito, se non reso impossibile, il libero accesso alle informazioni e l’esercizio della libertà di espressione e di stampa, il declino del giornalismo e, in generale, dei media russi è in atto ormai da tempo e la sospensione di Novaya Gazeta costituisce solo l’ultima fase di un processo che, almeno allo stato attuale, sembra irreversibile.


Secondo l’European Journalism Observatory, già nel 2016 il dominio dei media statali era tale da comportare una sostanziale emarginazione dei canali di informazione alternativi, segregando le voci libere in una nicchia isolata nell’ambito del panorama mediatico russo. Stando ai dati a disposizione, infatti, “i fruitori dei media indipendenti russi sono spesso pochissimi relativamente alla grandezza del Paese e ai suoi 140 milioni di abitanti: mentre quasi il 90% della popolazione si informa prevalentemente tramite la televisione statale, che si riceve persino nei villaggi più remoti, le tirature di giornali indipendenti come Novaya Gazeta, o del giornale economico Wedemosti sono tanto basse quanto i click sui siti indipendenti”.


Novaya Gazeta, in particolare, ha ottenuto grande fama e prestigio all’estero grazie alla sua (spesso scomoda) cronoaca investigativa, un punto di forza che, com’era ovvio, è risultato poco gradito al Cremlino, il quale ha ostacolato l’attività del giornale con vari mezzi e strumenti, alcuni decisamente estremi e violenti. Se da una parte si è proceduto a un blocco informale della pubblicità, che ha portato a maggiori difficoltà nel trovare inserzionisti locali e a finanziare la pubblicazione del giornale nel suo formato cartaceo, dall’altra la morte di ben otto membri della redazione, tra cui la coraggiosa reporter Anna Politkovskaja, ha aumentato il “sospetto” nei confronti del coinvolgimento del governo e l’orrore dinanzi alla brutalità dei suoi metodi repressivi.


5. “L’operazione speciale” in Ucraina, l’inasprimento dei controlli sui media e la decisione di Novaya Gazeta


“Abbiamo ricevuto un altro avviso dal Roskomnadzor. A seguito di ciò, sospendiamo la pubblicazione del giornale sul sito Web, nelle reti e sulla carta, fino alla fine dell'‘operazione speciale sul territorio dell'Ucraina’. Cordiali saluti, i redattori della ‘Novaya Gazeta’”[1]. Questo è l’annuncio che appare sul sito di Novaya Gazeta, in cui la redazione della testata giornalistica comunica la decisione di sospendere le attività a seguito della seconda nota del Roskomnadzor, il Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia dell'informazione e dei mass media, per aver citato un “agente straniero” senza il contrassegno previsto dalla legge nazionale. Quest’ultimo, essendo una sorta di “marchio” col quale le emittenti e le testate di informazione russe che ricevono fondi stranieri vengono classificate come agenti stranieri, non solo ha portato ad ampie manifestazioni di protesta da parte dell’opposizione, i cui rappresentanti sono scesi in piazza a Mosca a favore dell’indipendenza dei media, ma è anche stato definito dal politico e attivista per i diritti umani Nikolay Kavkazsky “orwelliano”.


Prima di sospendere le pubblicazioni, il giornale aveva già cominciato a subire le conseguenze dell’inasprimento dei controlli sui media da parte del Cremlino a seguito dell’inizio dell’offensiva militare russa in Ucraina, dovendo sottoporre gli articoli in merito all’attuale conflitto a numerosi tagli richiesti dalle autorità, che comunque venivano segnalati dalla redazione. D’altra parte, l’aumento dell’ingerenza da parte del governo sulle attività dei canali di informazione statali viene giustificato con la necessità di impedire la diffusione di presunte notizie false circa il conflitto in corso, alla luce del carattere fortemente mediatico che la conduzione della guerra sta avendo da entrambe le parti.


Tuttavia, le numerose difficoltà riscontrate nel tentativo di informare i lettori su quanto sta accadendo in Ucraina ha condotto il direttore di Novaya Gazeta Dimitrij Muratov, premio Nobel per la pace nel 2021, a interrompere la copertura mediatica della testata in merito, una scelta che ha sicuramente pesato sulla successiva decisione di sospendere le attività del giornale.


6. Novaya Gazeta: l’araba fenice che rinasce dalle proprie ceneri per raccontare la guerra contro l’Ucraina


“Il team di @novayagazeta_eu è felice di annunciare che siamo qui e siamo pronti per combattere per la libertà di parola. Augurateci buona fortuna”[2]. Con queste parole Kirill Martynov annuncia, tramite il suo account Twitter, la (ri)nascita di Novaya Gazeta Europe, un nuovo canale di informazione, di cui egli assumerà il ruolo di caporedattore, con sede in Europa volto a raccontare e divulgare notizie e informazioni sul conflitto in Ucraina e dar voce al malcontento di quella parte del popolo russo che si oppone alla guerra.


«Dobbiamo combattere per la voce della Russia contro la guerra, sia in Europa che nel mondo. Dato che sono trascorsi meno di cinque mesi dalla consegna del Premio Nobel per la pace a Muratov e la chiusura di Novaya Gazeta, sento che dobbiamo trarre alcune lezioni, alzare la posta in gioco e creare qualcosa di globale»[3].


Martynov specifica che la nuova testata giornalistica sarà indipendente, sia dal punto di vista legale che pratico, dalla sua omonima versione russa, mentre la nascente redazione sarà composta da giornalisti che hanno deciso il lasciare il Paese e che saranno liberi di scegliere se pubblicare gli articoli utilizzando il proprio nome o se ricorrere ad uno pseudonimo. Per motivi di sicurezza, non è stato rivelato se, al progetto, prenderà parte anche Dimitrij Muratov il quale, ancora in Russia, è stato vittima di un’aggressione da parte di uno sconosciuto che, al grido di “Questo è per i nostri ragazzi” ha versato addosso al direttore di Novaya Gazeta una mistura di pittura ad olio e acetone. L’episodio, reso ancora più emblematico dalle parole dell’aggressore (che si riferivano, verosimilmente, ai giovani soldati mandati in Ucraina a combattere), offre una rappresentazione della spaccatura interna al popolo russo circa la guerra in atto, tra desiderio di pace e libertà democratiche da una parte e nazionalismo, repressione e violenza dall’altra.


Conclusioni


I dati raccolti da RWB riportano un peggioramento delle condizioni lavorative di giornalisti e reporter e segnalano il declino della libertà di espressione, stampa e accesso alle informazioni non solo nei Paesi del Sud del mondo e in quelle aree in cui tali libertà sono storicamente ostacolate, ma anche e soprattutto in Europa Orientale e in Asia, dove governi sempre più autoritari e repressivi interferiscono nelle attività dei media al fine di legittimare politiche impopolari e creare una parvenza di coesione nazionale e consenso.


Questo trend ha interessato in particolar modo la Russia, dove l’ingerenza da parte del governo di Vladimir Putin nella sfera dell’informazione ha condotto molti canali indipendenti e non in linea con la politica del Cremlino, specie per quanto riguarda il conflitto in Ucraina, a un’operazione di “autocensura”, decidendo di non fornire più copertura mediatica in merito all’intervento russo, o a sospendere la propria attività fino al termine di quest’ultimo. Un esempio di tale presa di posizione è dato dalla decisione del canale televisivo Dozhd il quale, accusato dal già menzionato Roskomnadzor di aver divulgato notizie false in merito all’”operazione speciale russa” volte ad incitare la popolazione a manifestazioni e attività estreme e violente, ha deciso di sospendere le proprie attività in segno di protesta.


La medesima decisione è stata presa da Novaya Gazeta la quale, nell’impossibilità di narrare la guerra senza il “bavaglio” imposto dalle autorità, ha preferito non scendere a compromessi e ritirarsi dal panorama mediatico russo per riprendere la propria attività in Europa con la neonata Novaya Gazeta Europe, un giornale indipendente dall’omonimo originale ma il cui nome stesso lascia intendere una sorta di continuità negli ideali e nelle modalità di azione.


Nonostante il peggioramento dei livelli di rispetto, tutela e promozione della libertà di espressione, di stampa e di accesso alle informazioni sia confermato dai dati enunciati nei precedenti paragrafi, e malgrado l’intensificarsi di episodi di censura e violenza contro reporter e giornalisti, sembra comunque difficile “zittire” i sostenitori più coraggiosi e perseveranti dei diritti sopracitati. L’auspicio è che Novaya Gazeta Europe costituisca un esempio di resilienza in tutte quelle realtà dove la libera informazione è minacciata, nella speranza che nonostante le sempre crescenti difficoltà, questa trovi sempre terreno fertile non solo in nome della verità, ma anche per permettere a chiunque di manifestare liberamente, rispettosamente e consapevolmente, il proprio pensiero.


(scaricare l'analisi)

La-sospensione-di-Novaya-Gazeta-come-ennesimo-attentato-alla-libertà-di-stampa-russa REV
.p
Download P • 1.07MB

Note

[1]Testo originale in ucraino, traduzione di chi scrive [2] https://www.tag43.it/novaja-gazeta-europe-muratov-anna-politovskaja-putin-informazione-russia/, testo originale inrusso, traduzione di chi scrive [3] https://www.tag43.it/novaja-gazeta-europe-muratov-anna-politovskaja-putin-informazione-russia/ , testo originale in russo, traduzione di chi scrive


Bibliografia/Sitografia

160 visualizzazioni0 commenti

Comments


bottom of page