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Sergio Mattarella e il suo settennato nella storia della Repubblica

Aggiornamento: 7 feb 2022

Fonte: Adnkronos

Il ruolo che il Presidente della Repubblica svolge nel nostro ordinamento viene, sempre più spesso, considerato di secondo piano, quasi accessorio. Benché questi eserciti un potere “neutro”, al di fuori della tripartizione dei poteri (legislativo, esecutivo o giudiziario) e con una precisa funzione di sorveglianza e coordinamento, in realtà, specialmente con l’inquilino uscente del Quirinale, si è assistito a un crescente cambiamento, con una sua sempre più attiva presenza sul panorama nazionale e internazionale.


Non più un ruolo di mera rappresentanza, ma un vero e proprio baluardo per la politica estera e punto di riferimento per quella nazionale.


1. Uno spunto biografico


Sergio Mattarella nasce a Palermo il 23 luglio 1941, e si laurea in Giurisprudenza nel 1964 all’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi sulla funzione di indirizzo politico, per poi iscriversi all’albo degli avvocati del Foro di Palermo dal 1967. Ha insegnato diritto parlamentare presso l’Università di Palermo fino al 1983, per poi essere eletto alla Camera dei Deputati, dando inizio alla sua importante esperienza politica. Viene eletto deputato per la Democrazia Cristiana, con una carriera durata sette legislature nel corso delle quali ha fatto parte della Commissione Affari costituzionali, della Commissioni Affari esteri e del Comitato per la Legislazione, di cui è stato anche Presidente.


Già Ministro dei Rapporti con il Parlamento (luglio 1987-luglio 1989) e poi Ministro della Pubblica Istruzione (luglio 1989-luglio 1990), dall’ottobre 1998 è stato Vice Presidente del Consiglio dei Ministri sino al dicembre 1999 quando è stato nominato Ministro della Difesa, incarico presieduto fino al giugno del 2001. In quel periodo, l’Italia ha sviluppato una intensa presenza nelle missioni di pace dispiegate sotto l’egida delle Nazioni Unite e ha contribuito significativamente alle operazioni di interposizione e mantenimento della pace in Bosnia-Erzegovina, Kosovo e in Macedonia. L’avvio della Politica europea di sicurezza e difesa ha visto l’Italia tra i più convinti sostenitori, con l’introduzione, tra le altre, del primo corpo d’armata europeo.


Sergio Mattarella conclude la sua attività politica nel 2008, per poi essere eletto (maggio 2009) componente del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, di cui è stato Vice Presidente. Il 5 ottobre 2011 viene eletto Giudice Costituzionale dal Parlamento e, infine, Presidente della Repubblica il 31 gennaio 2015.

Fonte: Il Tempo

2. Le questioni interne e le crisi politiche


Il settennato di Mattarella ha visto alternarsi schieramenti diametralmente e concettualmente opposti per quanto riguarda l’assetto politico del Paese, protagonisti di varie e ravvicinate crisi politiche. Circostanza, questa, che - assieme alla pandemia da Coronavirus - ha contribuito a rendere il mandato dell’attuale Capo dello Stato uno dei più importanti e delicati della storia recente.


La prima delle crisi politiche gestite da Sergio Mattarella è quella del dicembre 2016, quando la bocciatura referendaria del disegno di riforma costituzionale, promossa dal governo Renzi, ha costretto quest’ultimo a dimettersi. Il successivo insediamento del primo Governo Gentiloni avrebbe poi traghettato il Paese verso le elezioni politiche del 2018, che hanno avuto la rilevante peculiarità di spostare la centralità della politica italiana da partiti canonici e schierati a movimenti diventati poi la principale rappresentanza in Parlamento.


L’avvio della XVIII legislatura (24 marzo 2018) è stato segnato da un lungo periodo di consultazioni parlamentari, avviatosi il 15 aprile e conclusosi 23 maggio: infatti, dopo un accordo tra M5S e Lega di sostanziale sintesi e compromesso dei loro due programmi politici, Mattarella conferisce a Giuseppe Conte l'incarico di formare un nuovo governo. Prima del giuramento del 31 maggio da parte del cosiddetto governo “Giallo-Verde”, il Presidente Mattarella è intervenuto nella formazione del nuovo esecutivo manifestando la sua contrarietà alla presenza al ministero dell’Economia e delle Finanze di Paolo Savona, noto soprattutto per le sue posizioni anti-euro.


Il governo a maggioranza sovranista ebbe peculiari risvolti dal punto di vista sia di politica interna che estera, su tutti i controversi Decreti Sicurezza, baluardi dell’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, relativi prevalentemente al fenomeno migratorio. La costituzionalità di questi atti legislativi venne più volte messa in seria discussione, in primis proprio dallo stesso Mattarella, attraverso una lettera scritta direttamente all’allora Premier Conte al momento della loro promulgazione.


I risvolti negativi più evidenti dei decreti in questione furono, tuttavia, le tensioni che si ebbero con Malta e Spagna, Paesi interessati quanto l’Italia dal passaggio delle tratte migratorie che, diversamente da quanto sostenuto da Salvini, erano decisamente più propensi all’accoglienza di migranti.


L’inquilino del Quirinale ritorna protagonista l’anno successivo, quando dopo un lungo e animato confronto parlamentare in Senato, dove la Lega aveva presentato una mozione di sfiducia poi ritirata, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte presenta le proprie dimissioni.


Al termine delle consultazioni emerge una possibile nuova maggioranza, tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, e il 29 agosto Mattarella affida nuovamente l’incarico a Conte. Il 5 settembre 2019 il governo di coalizione con M5S, PD e LeU (Governo Conte II) giura al Palazzo del Quirinale.


Questo esecutivo fu il primo a dover affrontare la pandemia da Coronavirus, sviluppatasi dalla fine del 2019, tramite l’adozione di importanti misure restrittive per contenere e contrastare la diffusione del virus. Dall’istituzione di un Comitato Tecnico Scientifico (CTS) fino ai primi lockdown generalizzati, fu necessaria una risposta massiccia da parte di tutto l’apparato istitutivo, in cui il Quirinale fu in prima linea, specialmente in chiave comunitaria.


L’ultima crisi politica del settennato di Sergio Mattarella è stata quella del gennaio 2021, in piena pandemia, causata dall’acuirsi di tensioni all'interno della maggioranza di governo: Matteo Renzi, leader del neonato partito Italia Viva, ritira la propria delegazione di ministri e, nell’impossibilità di ottenere in entrambe le Camere una maggioranza sufficiente per l'approvazione di alcuni provvedimenti significativi, il 26 gennaio 2021 Conte rassegna le proprie dimissioni al Presidente Mattarella.


La situazione era particolarmente delicata, soprattutto perché imminenti erano le scadenze per il Recovery Fund[1] europeo. Era necessaria una figura importante, in sede comunitaria, per la presentazione di quello che era il piano di investimenti italiani attingenti ai fondi del Recovery Fund (che verrà successivamente conosciuto come PNRR, ovvero Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), oltre che un capo del governo carismatico che fosse in grado di trovare un accordo di larghe intese per poter attuare varie riforme strutturali necessarie al Paese.


Dopo diversi tentativi di individuare una maggioranza parlamentare stabile, il Presidente Mattarella decide di conferire l’incarico all’ex Presidente della BCE Mario Draghi, sulla base di una serie di emergenze e priorità esplicitamente indicate dall’inquilino del Quirinale quali vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, rilanciare l’economia del Paese per beneficiare al meglio dell’occasione epocale del PNRR. La mossa dunque di Mattarella è decisiva nell’affidare proprio a Mario Draghi del compito di costituire un governo di alto profilo istituzionale aperto a tutte le forze politiche. Trovato un accordo, con l'esclusione di Fratelli d'Italia e di Sinistra Italiana, il 13 febbraio 2021 il Governo Draghi giura al Quirinale nelle mani del Presidente Mattarella, ottenendo anche un'ampia maggioranza in entrambe le Camere.


3. La figura del Presidente come nuovo baluardo di Politica Estera


La politica estera ha rappresentato, nel mandato presidenziale di Sergio Mattarella, uno dei cardini nell'azione e nell'operato del Capo dello Stato. Il prestigio riconosciutogli da tutte le cancellerie è stato un sostegno e un riconoscimento al ruolo internazionale dell'Italia. Relazioni rilanciate soprattutto dopo il momento di maggiore difficoltà diplomatica a causa delle incomprensioni con Lega e Cinque Stelle durante la parabola del Governo Conte I, ma anche legate a vicende economico commerciali e di politica estera come la Libia. Mattarella è stato il primo presidente italiano a visitare Paesi emergenti, come Vietnam, Indonesia, Georgia e Azerbaigian, e tra quelli occidentali il più attento all'est europeo, così come all'Africa mediterranea e subsahariana. Pilastri della sua azione sono sicuramente l'integrazione e il rafforzamento dell'Unione Europea, dalla politica di difesa comune alla solidarietà e a un maggior coordinamento nella gestione dei flussi migratori.


3.1 Le tensioni con gli Stati Uniti


Di particolare interesse è soprattutto la guerra sui dazi che l’ex presidente americano Donald Trump aveva avviato contro le merci europee, a seguito della decisione della World Trade Organization (WTO) sugli aiuti Ue all'Airbus, considerati illegittimi. In quel contesto, si è assistito a un confronto acceso, che ha visto i due capi di stato scontrarsi apertamente: se da un lato, il Presidente Mattarella invocava un metodo collaborativo nello spirito transatlantico che evitasse uno scambio di provvedimenti ritorsivi, dall’altro il Tycoon contrapponeva proprio la decisone della WTO, aggiungendo peraltro che: "noi americani non possiamo perdere questa guerra dei dazi per squilibrio commerciale" pur mostrandosi disponibile a prendere in considerazione le contestazioni nostrane relativamente ai dazi.


Non solo, terreno di frizione sono stati anche i contributi italiani alla NATO, con il nostro Paese contestato per aver stanziato solamente l’1% del PIL invece che il 2% stabilito da statuto[2]. Piccata la risposta di Mattarella: “…La Nato rappresenta una comunità di valori in cui l'Italia si riconosce e a cui partecipa. Contribuiamo in maniera intensa e con efficacia alle operazioni Nato coadiuvando l'impegno dell'Alleanza. Siamo il quinto contributore Nato e il secondo in termini di forze e di militari". Si può evincere come il rapporto con l’amministrazione Trump non sia stato idilliaco. Tuttavia, i continui colloqui e l’avvicendamento di Joe Biden alla Casa Bianca, hanno recentemente portato a uno stop nell’applicazione dei dazi per un periodo di cinque anni[3].


3.2 Il rapporto con le istituzioni europee e il rafforzamento del processo di integrazione


Sergio Mattarella ha sempre visto il rapporto con le istituzioni europee, e con i partner europei, come uno dei capisaldi della nostra Repubblica, pensiero chiaramente manifestato nel rifiuto di Paolo Savona al MEF per via delle sue posizioni anti-euro. Allo stesso modo, si è fatto promotore di due punti cruciali del processo di integrazione europeo: l’implementazione di una politica di difesa comune e l’istituzione di una politica estera comune.


Il ruolo dell’Unione nello scacchiere internazionale è da sempre al centro del dibattito interno sia delle sue istituzioni, che dei rispettivi capi di stato e di governo dei paesi membri, soprattutto perché spesso accusata di immobilismo, quasi un’incapacità di agire, di fronte ad avvenimenti rilevanti nel panorama internazionale. L’ennesimo tavolo è stato aperto durante l’ultimo vertice di Arraiolos, del quale fanno parte 15 Capi di Stato non esecutivi europei. In questa sede, è stato ribadito come l’Ue senza la colonna diplomatico-militare è "incompleta" e bisognosa di costruire una propria autonoma credibilità nell'ambito delle relazioni internazionali. L’idea è diventare protagonisti attivi a fianco delle potenze militari del globo, soprattutto per difendere la popolazione europea[4]. È necessario delineare quella che può essere definita come una “bussola strategica” per fare dell'Europa un attore protagonista e non semplicemente un comprimario nella comunità internazionale, andando a tracciare una prospettiva strategica nella cui cornice si inquadra la politica di sicurezza. Questo perché, allo stato attuale, l’Unione è monca, ed è necessario “completare il suo edificio o si rischia che venga meno, con tutto ciò che ci ha consegnato, di pace, di diritti, di prosperità".

Fonte: Il Mattino

L'allarme lanciato dal Mattarella è tangibile, soprattutto nell’ottica del processo di integrazione. La pandemia da Coronavirus ha visto una risposta forte dell’UE, raramente osservata in precedenza. Allo stesso modo devono essere affrontate le problematiche principali da sopravanzare, ovvero: superare le ostilità e timidezze interne ai Paesi membri e far sì che questa sia complementare con la NATO. Chiave di volta potrebbe proprio essere il perenne doppio filo che ci lega agli Stati Uniti[5], sia in chiave militare che sotto l’aspetto di un rinnovato atlantismo, solo di stampo comunitario. Emerge l’importanza di un approccio multilaterale in un mondo sempre più multipolare. Non più competizione, ma dialogo e condivisione, benché la sempre più veloce globalizzazione ne abbia minato l’efficacia.


È necessario costruire un piano di crescita e sviluppo in seno alla struttura europea, andando a potenziare tutti gli elementi precedentemente citati, per far sì che il processo di integrazione continentale venga costantemente alimentato e condiviso.


Ciò è particolarmente importante perché avviene in un momento in cui la forte interdipendenza delle economie, e l’elevata mobilità delle merci, incontrano una forte competizione fra Stati e grandi corporazioni per l’acquisizione di tecnologie, brevetti e componenti essenziali della filiera produttiva. Il posizionamento nell’economia mondiale dei singoli Paesi, o gruppi di Paesi (come nel caso europeo), nonché il ruolo delle imprese transnazionali, sarà di vitale importanza per l’equilibrio internazionale. Questi mutamenti strutturali incideranno profondamente sul modello europeo di “economia sociale di mercato”, già peraltro duramente provato nei passati decenni. Per poterlo preservare, sarà necessaria una riformulazione soprattutto alla luce delle transizioni ecologiche e digitali.


4. Cosa ci aspetta per la prossima presidenza?


La presidenza Mattarella è stata, probabilmente, una delle più complicate e importanti della storia Repubblicana, caratterizzata da numerose crisi di governo, eventi importanti in ambito nazionale, altrettanti in campo internazionale e da sfide di difficile risoluzione. Nonostante sia logico pensare che il futuro Presidente della Repubblica si porrà in modo diverso alle sfide che il nostro Paese dovrà affrontare, è altrettanto vero che persisteranno degli elementi di collegamento.


La politica estera italiana ha sempre cercato di ispirarsi ai criteri precedentemente citati e, benché il mondo odierno sia in forte cambiamento, si sta assistendo a una messa in discussione concetto di globalizzazione che ne è alla base. Sarà necessario dare la dovuta importanza all’imminente fase di transizione e analisi che ne seguirà, senza dimenticare quelli che ad oggi sono i pilastri fondamentali della nostra politica sia interna che estera, l’ONU, la NATO e l’UE: «Le Nazioni Unite, l'Alleanza atlantica e l'Unione europea per l'Italia sono pilastri della politica di sicurezza e difesa».


(scarica l'analisi)

Sergio Mattarella e il suo settennato nella storia della Repubblica_Alessandro Galbarini
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Note

[1] Fondo dal valore di 750 miliardi di euro approvato nel luglio del 2020 dal Consiglio europeo, per poter sostenere gli Stati europei colpiti dalla pandemia di Coronavirus. [2] https://www.nato.int/cps/en/natohq/topics_67655.htm [3] https://www.ilsole24ore.com/art/la-fine-dazi-usa-salva-mezzo-miliardo-export-alimentare-made-italy-AE5ujXQ [4] È bene tener presente che, all’epoca del vertice, le immagini di Kabul assediata dai talebani erano ben vive, soprattutto perché l’UE non intervenne in maniera diretta, ma appoggiandosi ad iniziative personali dei vari stati. [5] Un’Europa militarmente coesa e forte rappresenterebbe un sicuro valore aggiunto anche per l’alleato americano.


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