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Di rivoluzionari e dittatori. Il Nicaragua tra occhi e penna di Gioconda Belli

Fig.1: De Sandino a Somoza, las dos caras de Ortega | Comunica

1. Bellezza e violenza


D'amore e d'ombra, Dell'amore e di altri demoni... Come nei migliori romanzi di letteratura latinoamericana, la presente analisi inizia con questa preposizione semplice e intende trattare di rivoluzionari, dittatori, rivoluzionari che sono rimasti tali, rivoluzionari che sono diventati dittatori e dittatori che sono stati burattini di altri.

Immagine 2: L'Altra America: Nicaragua - Lo Spiegone

Anche un libro di Gioconda Belli, scrittrice e attivista nicaraguense, ha un sottotitolo contenente questa “di”: El País bajo mi piel. Memorias de amor y guerra (2001). Proprio attraverso questo libro e questa donna vogliamo ripercorrere la storia del Nicaragua, raccontando come lei stessa ha vissuto sulla sua pelle il rapporto con e contro tre figure fondamentali di tale storia: Sandino, Somoza e Ortega.


2. Geografie (s)convenienti

Nicaragua, Mappa
Immagine 3: Colpo Del Fuoco Del Nicaragua Macro Sulla Mappa Del Globo Per I Blog Di Viaggio, I Media Sociali, Le Insegne Del Sito Web E Gli a Immagine Stock - Immagine di concetto, straniero: 112794899 (dreamstime.com)

Ubicato in America Centrale, il Nicaragua confina con l'Honduras e la Costa Rica, ed è circondato a ovest ed est rispettivamente dall'oceano Pacifico e dal mar dei Caraibi. Connotato da una ricca biodiversità – e anche da frequenti calamità naturali –, nel XX secolo è diventato bersaglio di occupazioni e interventi statunitensi per via della sua posizione geografica, ottimale per la costruzione di un canale di collegamento tra Atlantico e Pacifico.


Scrive Belli nel suo libro:

“Non so in che giorno del 1849, un celebre magnate nordamericano, Cornelius Vanderbilt, si rese conto della facilità di transito che offriva la geografia del Nicaragua. […] Per fare la Rotta del Transito, Morgan e Garrison si allearono con il filibustiere William Walker, che non solo voleva la concessione del canale, bensì l'intero Paese per esaudire il sogno di un'altra stella sulla bandiera.”


3. Gioconda Belli: ritratto di una borghese in lotta

Gioconda Belli
Immagine 4: Bundesarchiv Bild 183-1989-0519-022, Berlin, Verleihung eines Literatur-Stipendiums - Gioconda Belli - Wikipedia

Nata nel 1948 da una famiglia in parte di origine italiana, Belli studia in Europa per poi tornare in Nicaragua ed entrare a far parte del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) a partire dal 1970 – anno in cui comincia anche a scrivere poesie.


Durante la dittatura di Somoza, viene esiliata in Messico e Costa Rica fino al 1979, anno del trionfo della rivoluzione. Durante l'esilio, svolge vari compiti nelle retrovie del movimento e nella diffusione della lotta alla dittatura.


Dopo essere tornata in Nicaragua, si occupa della comunicazione del partito sandinista: rinuncia nel 1994, trovandosi in disaccordo con la tendenza autoritaria di Daniel Ortega, ex-compagno di guerriglia e in quel momento neo-presidente, che la ritira dalla commissione poiché la riteneva “polemica e difficile”.


In quanto a letteratura, nel 1978 vince il Premio Casa de las Américas con il libro Línea de fuego, opera scritta durante il suo esilio a testimonianza della dittatura. Ma come scrive lei stessa:


“La mia identità fondamentale era essere sandinista; essere poetessa era un'aggiunta conveniente, un talento prezioso per me e utile per la lotta politica. Le mie poesie erano un mix di erotismo e patriottismo che rifletteva le vicissitudini della mia vita quotidiana.”


Il suo primo romanzo, La mujer habitada, viene pubblicato nel 1988, ed in esso leggenda e realtà si mescolano, tra amore e guerriglia, attraverso la storia di due donne vissute in epoche diverse: un’india che combatte contro i conquistadores e una donna moderna che vive sotto una dittatura. Seguono nel 2001 El país bajo mi piel e, nel 2010, El país de las mujeres.


4. Sandino: il rivoluzionario che non diventò dittatore


Come accennato, Belli ha fatto parte della guerriglia sandinista, ma da dove nasce tale guerriglia?


Fra il 1912 e il 1933, il Nicaragua viene occupato militarmente dall'esercito statunitense, poi costretto ad abbandonare il Paese a seguito della Grande Depressione e della guerriglia guidata da Augusto César Sandino, simbolo della resistenza anti-statunitense. Scrive Belli:


“Del canale nicaraguense non rimase che l'ombra della possibilità, però essa fu sufficiente a far sì che gli Stati Uniti si preoccupassero di assicurare il loro dominio e fare da giudice nel piccolo e ribelle Paese. Furono arbitri, soci; dominarono le finanze, le dogane, organizzarono e fecero da supervisori alle elezioni, finché non si imbatterono in un generale magro e piccolino, Augusto César Sandino, il cui esercito di guerriglieri contadini diventò il loro incubo. Fu così che decisero che era meglio che il Nicaragua formasse un suo proprio esercito, si preoccuparono di organizzarlo e trovargli un capo adeguato, ovvero Somoza.”

Immagine 5: Nicaragua rinde homenaje a Sandino › Mundo › Granma - Órgano oficial del PCC

Sandino, chiamato “Generale degli Uomini Liberi” e proveniente da una famiglia umile, diventa leader della resistenza nicaraguense e dà poi vita al sandinismo, un'ideologia patriottica e antimperialista di tendenza socialista e nazionalista sviluppatasi in contrapposizione alla dittatura di Somoza e all'ingerenza statunitense.


Sandino era capace di arrivare al cuore della gente tramite un linguaggio più religioso che politico, e lascia una grande eredità culturale e politica che fa della sovranità nazionale e della giustizia sociale il suo nucleo.


Dopo aver visto trionfare la resistenza, Sandino inizia a governare il Paese: nel 1934, però, viene ucciso da membri della Guardia Nacional (1934), e Somoza diviene capo dello Stato.


5. Somoza: il dittatore burattino


Belli non conosce Sandino di persona, poiché viene ucciso circa dieci anni prima della nascita di lei, ma innegabilmente la storia di quest'uomo è legata a quella dell'autrice, che scrive:


“Di nuovo Davide avrebbe sconfitto Golia. Come Sandino col suo piccolo e pazzo esercito nelle montagne del nord del Nicaragua nel 1933, così noi avremmo sconfitto i Contras e gli Stati Uniti, nel caso ci avessero invasi.”

CIA, Guerra sucia
Immagine 6: LA GUERRA SUCIA DE LA CIA EN NICARAGUA (1/3) - El Pulso

Gli antagonisti, ora, non sono più (solo) gli Stati Uniti bensì anche Somoza – vero e proprio burattino degli yankee – e i Contras. I Contras sono l'esempio più lampante di questa ingerenza estera: tale guerriglia, attiva tra il 1980 e il 1989, viene sostenuta e finanziata dagli Stati Uniti soprattutto durante l'amministrazione Reagan, che devia verso loro dei fondi provenienti da una vendita segreta di armi all'Iran (scandalo Irangate). Parte di questa guerriglia erano vecchi membri della Guardia Nacional fedele a Somoza, e la loro principale attività consisteva nel creare uno stato di agitazione, spesso uccidendo figure importanti del governo sandinista dando l'impressione di una resistenza interna.


Somoza muore nel 1956 e gli succede il figlio, dando vita a una dittatura familiare durata più di quarant'anni.


6. Contro la dittatura, la Rivoluzione Sandinista


“Non era sorta altra alternativa che non fossero i sandinisti, un gruppo clandestino che negli anni sessanta si fece conoscere dopo una serie di azioni militari nelle montagne del Paese e che si diceva continuatore dell'eredità nazionalista del generale Sandino. Ma i sandinisti non erano un'alternativa per noi. Erano guerriglieri. Proponevano la lotta armata, la violenza, il socialismo.

Rivoluzione sandinista
Immagine 7: Nicaragua: 40 años de la revolución sandinista | EL PAÍS (elpais.com)

Gioconda Belli, infatti, appartiene all'alta borghesia, e non entra subito nella guerriglia, abituata com'è alla sua realtà dorata e “perbene”. È Camilo Ortega (fratello di Daniel, attuale presidente) che le chiede di unirsi al Fronte Sandinista; lei lo racconta così:


“Avevo già letto tutti i libri necessari per arrivare a convincermi che in Nicaragua non c'era altra via d'uscita oltre alla lotta armata e alla rivoluzione. […] Mi ero convertita al socialismo. Ma unirmi al sandinismo era una proposta molto rischiosa. Avevo dubbi: se la teoria della guerriglia avesse funzionato solo a Cuba; di che tipo di sistema si trattava – il modello sovietico restringeva eccessivamente la libertà individuale, secondo me; come fare la rivoluzione senza proletariato.

“Ma io ho una figlia...”

“Proprio perché hai una figlia”, mi disse. “Per lei dovresti farlo, perché non le tocchi fare ciò che non hai fatto tu.”


Il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale inizia a operare in Nicaragua a partire dal 1961, proponendosi come movimento guerrigliero di ispirazione marxista che prendeva il nome da Sandino: il figlio di Somoza, sotto pressione, è costretto ad annunciare libere elezioni per il 1963 e a vietare che membri della propria famiglia gli succedano. Ciononostante, quando nel 1967 egli muore, il suo posto viene preso dal fratello.


La guerriglia sandinista riprende con più vigore nel 1972 – anche grazie al supporto cubano e sovietico –, sfociando nella guerra civile; quando, nel 1979, gli Stati Uniti ritirano il proprio appoggio, i somozisti perdono il potere: è questo l'anno della vittoria della rivoluzione, ed è anche l'anno in cui Gioconda Belli torna dall'esilio iniziato nel 1976.


Dopo 45 anni di dittatura familiare, il neo-governo sandinista progetta una "crociata nazionale per l'alfabetizzazione", suo più grande successo. Vengono messe in atto anche delle migliorie del sistema sanitario attraverso la costruzione di ospedali e campagne di vaccinazione. In quanto all'ambito agrario, le proprietà della famiglia Somoza e di alcuni ex-dirigenti sono ridistribuite agli agricoltori o convertite in aziende agricole statali.


7. Tra la rivoluzione e la neo-dittatura

Immagine 8: TODAY NICARAGUA- Credible and Independent Since 2012 -Daniel Ortega: A Cold War Relic

“Per la prima volta vedevo pugni alzati nelle piazze, gente che gridava «Viva Sandino», «Viva il FSLN». L'appoggio e l'effervescenza che avevo sognato tante volte arrivavano proprio nel momento in cui mi sentivo più distante e critica, in cui nutrivo forti dubbi sul modo in cui veniva organizzata la ribellione. […] Non mi deludeva la rivoluzione, mi deludevano i suoi capi.


Qui, poco dopo la vittoria della rivoluzione, Gioconda Belli racconta di aver iniziato dubitare del modus operandi di alcuni compagni e di certe tendenze all'interno del sandinismo, in particolare dei “Terceristas”, sezione estremista del FSLN guidata da Daniel e Humberto Ortega. Scrive Belli: “Gli altri dovevano piegarsi a loro basandosi sull'idea che le crepe interne sarebbero state mortali nello scontro ad armi impari con gli USA. Paradossalmente, gli USA diedero agli Ortega la scusa perfetta per silenziare il dibattito all'interno del sandinismo.” Aggiunge che “si sentivano enormemente astuti, e con questa attitudine affrontarono sfide pericolose che avrebbero meritato una maturità che l'abbaglio del potere non permise loro di raggiungere.”


Già intorno al 1981, dunque, Belli parlava con toni amari di questa rivoluzione che aveva trionfato e che stava diventando partito; afferma: “invece di forgiare un patto sociale, provammo a imporre il nuovo ordine perché supponevamo che fosse l'unico modo di essere fedele alla maggioranza povera. Nonostante ci considerassimo molto buoni, l'autoritarismo era, purtroppo, una nostra eredità.”


Parallelamente a questi pensieri e avvenimenti, Reagan inizia il suo mandato come presidente degli USA condannando la presa di potere dei sandinisti. Poco dopo blocca prestiti, impedisce ad altri organismi di fare credito al Paese e lo mette dunque in seria difficoltà economica tramite sanzioni; in occasione di un Superbowl, accusa il sandinismo di ricevere Migs sovietici, cominciando, dal giorno dopo, a rompere la barriera del suono dello spazio aereo nicaraguense con degli F16.


8. Ortega: il rivoluzionario che diventò dittatore

Ortega
Immagine 9: Iniciativa por el Cambio | Facebook

“Daniel Ortega mi guardava di sottecchi. Mi lanciava sguardi strani e provocatori che io evitavo. Rosario [compagna di Ortega ndr], che era una donna forte quando la conobbi, si era trasformata in un essere pauroso, un fascio di nervi. Si mordeva le unghie ininterrottamente e seguiva Daniel come un'ombra, spersonalizzata e triste.”


Così lo descrive Belli mentre racconta di una cena con membri del FSLN e altri esponenti del socialismo mondiale, tra cui anche Fidel Castro.


Ortega, da subito membro della guerriglia sandinista e parte attiva della rivoluzione, diventa dirigente del FSLN nel 1962. Nel 1985, diviene presidente per la prima volta e si ispira alla politica di Castro, ma la ricostruzione sociale ed economica viene ostacolata dall'embargo imposto dagli USA. Nel 1990 vince il partito di Violeta Chamorro, anche per via di numerose accuse contro Ortega e un nascente astio con la Chiesa Cattolica; vi è poi un susseguirsi di governi che attuano una politica corrotta: forse proprio per tale corruzione, nel 2006 ritorna al potere Ortega, riconfermato poi alle elezioni del 2011, del 2016 e del 2021.

Da subito stringe un'alleanza con Cuba e Venezuela e aderisce all'Alleanza Boliviana creata da Fidel Castro e Chávez. Proprio su Castro, Belli spende alcune righe del proprio libro, avendolo incontrato durante l'esilio: riporta che egli sosteneva una guerra di posizione nel sud del Nicaragua, che nei sandinisti c'era rispetto per i cubani, ma che “la nostra guerra la volevamo fare noi. Forse gli Ortega erano disposti a fare il suo gioco, ma loro non erano il sandinismo.” In uno dei dialoghi con Fidel, riferisce inoltre di aver avuto le prove che il Tercerismo dei fratelli Ortega era sostenuto economicamente da Cuba in maniera molto più significativa rispetto ad altre tendenze sandiniste meno bellicose: il comandante negherà tale realtà.


9. Mandati, critiche e repressioni

Proteste
Immagine 10: Nicaragua: Definitionssache | amerika21

Nella primavera del 2018, c'è un momento di grande tensione: il governo stabilisce riforme di previdenza sociale che danno il via ad alcune proteste poi represse dalle forze armate: muoiono 328 cittadini.


Al riguardo, in un'intervista con Deutsche Welle, Ortega risponde imputando le proteste a un tentato colpo di Stato appoggiato dagli USA; quando l'intervistatrice gli chiede se una persona può innamorarsi del potere, risponde: “Una cosa è innamorarsi del potere e un'altra è essere impegnati in una causa, il che porta una persona a continuare a lottare anche quando non è al potere. Noi abbiamo lasciato il governo nel 1990 e abbiamo trascorso 17 anni lì, andando alle elezioni, non ci è mai venuto in mente di fare un colpo di Stato.”


In seguito alle repressioni del 2018, il 17 giugno dello stesso anno Gioconda Belli invia una lettera a Rosario, moglie di Ortega, di cui si riportano alcuni estratti:


“Attraverso i canali della TV e i media della tua famiglia, sono state messe in uso le più sporche tecniche di propaganda per trasformare la popolazione scontenta in “bande delinquenziali della destra”. [...] Mai dimenticheremo che nel Giorno delle Madri sono morte diciotto persone innocenti. Credi che ci convincerai che quelli della marcia si siano sparati da sé? [...] Ammetto che non ho pensato che il potere distruggesse in modo così assoluto la tua poesia, che la donna a cui in passato ho dato rifugio dilapidasse non solo il suo presente, ma anche il suo futuro. Né tu né Daniel passerete alla storia nella pagina colorita e magnifica che avresti immaginato. Né la storia né il popolo vi assolveranno mai.


Nonostante tutto ciò, nel 2021 Ortega arriva al suo quinto mandato, che va considerato anche alla luce di un notevole astensionismo e dell'incarcerazione di alcuni membri dell'opposizione soprattutto negli ultimi anni.


10. Belli e Ortega: due idee diverse di sinistra


Nella conclusione del suo libro, Belli, che ora vive negli Stati Uniti, scrive che ogni tanto ritorna in Nicaragua per continuare le lotte che l'hanno portata a rinunciare al Fronte Sandinista e a unirsi ad un movimento per rinnovarlo:


“Per me il fine non giustificava i mezzi. La rivoluzione perseguiva una liberazione non solo politica, ma anche etica. La mia diffidenza verso le tattiche dei dirigenti terzeristi cresceva più passava il tempo. Anche se Humberto Ortega era astuto, secondo me si incastrava in un groviglio da cui, anche se risultava trionfante, difficilmente sarebbe uscito senza perdere la sua umanità e i suoi principi.”

Sandinismo queer
Immagine 11: Sandinismo queer: (des)orientación de género en la guerrilla sandinista | La tinta

Lei, che un tempo aveva combattuto contro Somoza e gli Stati Uniti, oggi condanna Ortega anche per la sua contrapposizione agli stessi: “Ortega parla sempre dell'imperialismo, ma credo che sia un'eredità di un discorso mai superato degli anni '70-'80, in cui si continua a voler far sembrare gli USA come la causa di tutti i nostri mali ed errori”, ha detto nell'intervista per BBC News Mundo.


Ha inoltre affermato che “i giovani del Nicaragua parlano del sandinismo oggi come noi parlavamo di Somoza”, e, riflettendo su come dalla “rivoluzione più bella del continente” (come la definiva Galeano) si sia arrivati allo scenario attuale, dice: “Se uno ci pensa, anche nella Rivoluzione Francese è successa una cosa simile: c'è stata una rivoluzione che ha segnato un'epoca nel mondo. E, ciononostante, dopo arrivarono il Terrore, Napoleone, la Restaurazione... e passarono altri 80 anni prima che la Francia creasse una vera repubblica. Con questo voglio dire che la storia è molto lunga e noi ne viviamo solo piccoli frammenti.


Ha poi concluso: “Non mi pento di aver appoggiato la rivoluzione sandinista. Non ho mai sentito che stessi appoggiando Daniel Ortega, perché la rivoluzione non è stata Daniel Ortega. Lui ha ricevuto un posto importante dentro quella rivoluzione e non ha saputo vivere all'altezza della responsabilità che gli è stata data.”


Conclusioni


Nell'intervista, Belli dice anche: “Questi tre Paesi [Nicaragua, Cuba, Venezuela ndr] sono diventati la degradazione del sentimento umanista che sento dovrebbe essere proprio della sinistra. Quell'enorme esodo cubano di tanti anni non si spiega in nessun modo se non constatando che la gente si sente limitata nella propria libertà e felicità. La stessa cosa è successa in Venezuela. E sta succedendo lo stesso in Nicaragua. Quindi, che senso ha dire che la sinistra va difesa se milioni di persone se ne devono andare dal proprio Paese per essere felici? Io credo che si possa fare un nuovo progetto di sinistra, ma bisogna reinventarsi. La sinistra latinoamericana è caduta nella trappola dell'autoritarismo.”


Dal canto suo, Ortega continua a ribadire che quanto sta accadendo è il prezzo da pagare per l'ingerenza statunitense e il non arrendersi a essa.

Ortega
Immagine 12: Ortega: el nuevo Somoza de Nicaragua - 2022 El Demócrata (eldemocrata.do)

Su questi diversi tipi di sinistra, Belli scrive:


«Non siamo comunisti», sostenevamo, opponendoci all'immagine con cui gli Stati Uniti ci definivano. E la verità era che, nonostante avessimo studiato molto marxismo-leninismo, nonostante provassimo amore e rispetto per Cuba, Fidel e addirittura l'Unione Sovietica, il nostro sogno era fare qualcosa di diverso. Indubbiamente il sandinismo era frutto del radicalismo dell'epoca, di una coscienza eroica convinta della propria verità e decisa a cambiare il mondo a favore degli sfruttati e degli oppressi, tuttavia volevamo farlo come la prima rivoluzione di una sinistra tropicale, irriverente, originale e magnanima.”


Sono passati decenni da che la rivoluzione ha vinto, Ortega continua a governare con un certo appoggio popolare, mentre persone come Gioconda Belli, che avevano creduto nella lotta, ora se ne distaccano. E, malinconicamente, alla fine del suo libro, Belli conclude così:


“Mi piacerebbe pensare che con il tempo la Rivoluzione avrebbe superato le proprie tempeste e raggiunto un equilibrio giusto. Purtroppo mai sapremo che strada avrebbe preso il Paese se noi nicaraguensi ci fossimo presi la piena responsabilità del nostro destino, senza ingerenze estere.”


(scarica l'analisi)

Di rivoluzionari e dittatori
. Il Nicaragua tra occhi e penna di Gioconda Belli_Maria Casol
Download IL NICARAGUA TRA OCCHI E PENNA DI GIOCONDA BELLI_MARIA CASOL • 1.43MB

Bibliografia e sitografia


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