top of page

Ci eravamo tanto amati: Il ritorno della Russia nel continente africano

Aggiornamento: 12 set 2021

Putin e alcuni dei capi di stato africani durante il vertice Russia-Africa a Sochi (ottobre 2019) Fonte: Valery Sharifulin / TASS Host Photo Agency

1. Introduzione


Presenza diplomatica, vendita di armi ed esportazione di know-how in campo bellico: così Vladimir Putin intende tornare a giocare un ruolo di primo piano in Africa, come durante gli anni della Guerra Fredda. Uno degli obiettivi principali del presidente russo è infatti sempre stato quello di restituire al suo paese lo status di potenza globale, perso con la caduta dell’Unione Sovietica.


Da qualche anno l’attenzione del Cremlino si è spostata sull’Africa, considerata un terreno ancora fertile dove coltivare una duratura e proficua cooperazione.


Dopo decenni di assenza dallo scacchiere internazionale, Mosca sembra quindi decisa a riconsolidare la propria presenza nel continente per estendere la sua sfera d’influenza e recuperare il terreno perduto negli ultimi vent’anni.


2. Il “ritorno” in Africa


Nel corso della Guerra Fredda, il continente africano è stato uno dei principali teatri di contesa tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Fino al crollo del muro di Berlino, l'Africa ha rappresentato una terra di competizione, dove le due superpotenze si sono combattute a colpi di guerre per procura[1], provocando o fomentando numerosi conflitti locali.


A partire dagli anni Cinquanta, l’ideologia comunista divenne un modello per molti Paesi africani e Mosca si propose come alleato e sostenitore per quanti cercassero libertà e autodeterminazione dal giogo coloniale occidentale. I legami più saldi tra Unione Sovietica e i Paesi africani si svilupparono infatti negli anni della decolonizzazione, quando il blocco sovietico sostenne le decisioni prese in seno alla Conferenza di Bandung[2]: da allora, la Russia si è rivolta ai movimenti anti-coloniali dei Paesi afro-asiatici con offerte di sostegno politico e finanziario. Tuttavia, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Africa perse il suo ruolo strategico e non riuscì più a rientrare nell’agenda politica di Mosca: l’impronta russa nel continente è sparita per oltre vent’anni.


3. Solidarietà o interessi?


Il rinnovato attivismo russo in Africa è un fenomeno abbastanza recente, strettamente legato allo scoppio della Crisi in Crimea del 2014. Da allora, la Russia ha cercato di allargare il proprio raggio di azione al di fuori dell’area post-sovietica, con una serie di politiche opportunistiche volte a saldare nuove partnership diplomatiche ed economiche. Sulla scia di tali obbiettivi, il Cremlino opera in Africa con una strategia a macchia di leopardo, sfruttando diverse opportunità per guadagnare influenza nei Paesi del continente, proponendo un modello di cooperazione alternativo a quello occidentale e cinese.


Non c'è dubbio che oggi gran parte del coinvolgimento della Russia in Africa sia legato alla volontà del presidente Putin di rilanciare lo status di grande potenza del suo Paese. Mosca intende recuperare terreno sulla concorrenza - soprattutto cinese - e farsi posto nel continente che è stata costretta a trascurare negli ultimi anni. Questa volontà è stata confermata dal primo vertice di cooperazione tra Russia e Africa, tenutosi nell’ottobre 2019 a Sochi, sulle rive del Mar Nero, e che ha visto la partecipazione di ben 43 capi di Stato africani. Quest’incontro ha segnato il punto culminante del rinnovato interesse del Cremlino per il continente africano (e le sue risorse), ma ha anche sollevato diversi interrogativi sulla nuova strategia russa nel continente. Quali interessi ha la Russia in Africa e quali sono i suoi strumenti per perseguirli?


4. Cooperazione russa e cinese in Africa: perché non è la stessa cosa


Rispetto al mondo Occidentale, il Cremlino offre ai governi locali forme di supporto non vincolate alla promozione di modelli democratici ed al rispetto dei diritti umani, come dichiarato dallo stesso Putin. D’altro canto, la Russia non è l’unico attore internazionale a non legare forme d’aiuto economico a riforme politiche. Pechino, ad esempio, è protagonista di una massiccia offensiva economica e diplomatica nel continente a partire dal 2000.


Come la Cina, la Russia è tornata in Africa negli ultimi anni per ragioni economiche e politiche, ostentando un approccio di non interferenza negli affari interni di altri Paesi. Entrambe sono grandi potenze in grado di scuotere lo status quo e suscitare preoccupazione - soprattutto in Occidente - per i loro malcelati interessi e le conseguenze delle loro politiche in l'Africa.

Nonostante questi punti in comune, non è corretto far coincidere la politica estera russa in Africa con quella cinese.


Il primo vertice tra Russia e Paesi africani è arrivato con un ritardo di circa 20 anni rispetto all’esordio del forum sulla cooperazione sino-africana (Focac), istituito nell’autunno del 2000. Confrontare il significato e l'impatto del primo Focac con il vertice di Sochi di due anni fa è quindi complicato, soprattutto perché parliamo di due "Afriche" diverse. Se all’indomani del nuovo millennio il continente dipendeva quasi unicamente dagli aiuti e dai modelli di sviluppo occidentali, oggi i Paesi africani sono molto più internazionalizzati e in grado di cogliere le opportunità che ogni partner internazionale presenta. In un certo senso, se l'arrivo della Cina negli anni 2000 rappresentava un’inedita alternativa all'Occidente, il recente arrembaggio della Russia nel continente africano costituisce un evento meno clamoroso e rivoluzionario.

Il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi e il presidente russo Vladimir Putin durante il vertice Russia-Africa a Sochi (ottobre 2019) Fonte: Valery Sharifulin / TASS Host Photo Agency

Nonostante gli sforzi per presentarsi come una grande potenza, ad oggi il peso della Russia in Africa è ancora relativamente debole, difficile da confrontare con quella della Cina o di altri attori. Il commercio della Russia con l'Africa è raddoppiato negli ultimi cinque anni per un totale di oltre 20 miliardi di dollari. Una presenza economica in costante crescita, ma che impallidisce davanti ai 300 miliardi di scambi tra la Ue e l’Africa, o paragonata ai circa 200 miliardi di dollari di scambi commerciali che intrattengono Cina e Africa.


5. Risorse preziose


A causa delle numerose sanzioni internazionali, la Russia è stata costretta a guardare al di là delle consuete regioni di investimento. Le politiche energetiche della Russia e la necessità di trovare nuovi mercati di approvvigionamento per la sua industria nazionale, hanno così portato alla firma di numerosi contratti per l'estrazione e lo sfruttamento delle risorse naturali tra le principali società russe e i governi africani.


Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Russia si era trovata in parte privata di risorse vitali per la sua economia, che ora importa in gran parte dall’Africa (manganese, cromo e bauxite). Oggi, oltre 30 grandi società russe (aziende come Norilsk, Sintez, Lukoil) hanno investito notevolmente in Africa e partecipano allo sviluppo di progetti di risorse naturali africane. La diplomazia energetica russa ha negoziato accordi di esplorazione petrolifera con Ghana e Madagascar, ad esempio, e ha ottenuto concessioni per costruire centrali elettriche in paesi come l'Egitto e l'Etiopia.


6. Una valanga di armi


vendita di armi ricopre oggigiorno un ruolo prioritario tra i vari strumenti utilizzati dal Cremlino per esercitare influenza a livello internazionale. Mosca è da tempo il principale fornitore di armi del continente africano (controllando il 35% del mercato) e ha accordi di cooperazione militare con sempre più Paesi africani. Questi prevedono varie forme di cooperazione, tra cui vendita di armi, accesso ai porti marittimi e basi aeree, formazione presso accademie militari russe, antiterrorismo e presenza di consiglieri militari russi sul territorio. Il portafoglio di ordini di armi russe dall’Africa è in costante crescita: Algeri ne riceve per un miliardo di dollari l’anno, l’Egitto e la Cirenaica del maresciallo Haftar si confermano partner imprescindibili. Anche in Mali operano elicotteri da combattimento e caschi blu russi, mentre il Chad ospita numerosi consiglieri militari del Cremlino Tallonata dalla Cina, in Africa subsahariana, la Russia si conferma da 8 anni a questa parte il principale fornitore di armi nell’area. La Repubblica Democratica del Congo ha riattivato un accordo con Mosca del 1999, che ha aperto la strada a 300 consiglieri militari russi.


7. Conclusioni


Ventotto anni dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Mosca ha reinvestito su nuove basi il continente africano. L’ Africa è diventata strategica in almeno due modi: per i benefici economici legati alle sue risorse naturali, e per disporre di un grande mercato di esportazione di armi e assistenza militare.


Il “ritorno” della Russia nel continente è ancora limitato e marginale, a eccezione di alcuni Paesi e settori economici chiave; ma proprio da qui, dall’Africa, Putin vuole ripartire per lanciare la sua sfida e tornare a vantare il ruolo di potenza mondiale.


(scarica l'analisi)

Il ritorno dell Russia in Africa - Pellegrini
.pdf
Download PDF • 299KB

Note

[1] Una guerra per procura (in inglese proxy war) è un conflitto armato tra due stati, o attori non statali, che agiscono su provocazione o in vece di altre fazioni che non sono direttamente coinvolte nelle ostilità. [2] La conferenza afroasiatica di Bandung si tenne dal 18 al 24 aprile 1955, a Bandung in Indonesia. Vi parteciparono in tutto 29 Paesi del "Sud del mondo" allo scopo di cercare una coesione e riunire tutti i paesi contrari alla colonizzazione.


Bibliografia/Sitografia

286 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page