Questione migratoria e controllo del confine moldavo-ucraino nella missione EUBAM

di Alessandro Vitiello

Fonte: Wikipedia

1. Introduzione


In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina nel febbraio 2022, è prepotentemente riemerso il tema dei flussi migratori in transito dall’Ucraina verso la Moldavia. In poche settimane, più di 400 mila persone hanno lasciato l’Ucraina arrivando in Moldavia: un flusso costituito prevalentemente da donne e minori[1]. La crisi migratoria conseguente al conflitto innesca diverse riflessioni, non ultima quella del ruolo dell’Unione europea (UE) in merito in merito alla sicurezza di una frontiera tanto strategica quanto problematica e che, alle sue porte, può innescare a sua volta fenomeni destabilizzanti all’interno dello spazio europeo. Restando sul confine moldavo-ucraino e sulla questione migratoria, dunque, è questa una riflessione sul potere dell’Unione oltre i propri confini (interni o con Paesi terzi), nonché sugli strumenti di cui vanta per poter attuare la propria politica di vicinato.


Dal momento in cui la politica migratoria esterna ha i suoi limiti rispetto al confine in questione, questo articolo si pone perciò l’obiettivo di esplorare, seppur sinteticamente, il quadro operativo offerto dalla missione civile EUBAM dell’UE in Repubblica di Moldavia. La sua azione costituisce principale vettore dell’azione europea di sostegno alla frontiera moldavo-ucraina che, per via della sua segmentazione – dell’assenza cioè di controllo effettivo in alcune aree – può vantare di un maggiore impatto rispetto agli strumenti pattizi più convenzionali. Com’è strutturata l’azione dell’Ue in merito alla questione migratoria in un confine tra Paesi terzi che – come quello tra Moldavia ed Ucraina – la coinvolge operativamente? S’intende orientare la riflessione in particolare su un aspetto, quello legato alla strutturazione di un processo di policy abbastanza complesso, su cui è articolata l’azione esterna dell’Unione in materia di migrazione e controllo della frontiera moldavo-ucraina.


Verrà anzitutto discusso della collocazione di tale missione nell’ambito dell’azione esterna dell’Unione come strumento di diversificazione rispetto a una cornice politico-negoziale.[2] Poi, si analizzeranno le priorità di suddetta missione, collocandovi la questione migratoria. Infine, si tenterà di ricostruire l’ecosistema di governance della sicurezza transfrontaliera moldavo-ucraina.

Fig.1: Il processo di policy della missione EUBAM. Fonte: elaborazione personale

2. Collocare la questione migratoria inerente al confine moldavo-ucraino nell’azione esterna dell’Unione europea


Vi è un rapporto di causazione fondante l’intera riflessione, quello tra migrazione e controllo: in contesti turbolenti, critici sotto il profilo migratorio, aumenta cioè il bisogno di monitoraggio. Questa relazione diretta si esplica con particolare rilievo nelle frontiere: le aree di per sé maggiormente esposte a flussi migratori. In particolare, nell’ambito delle frontiere tra Paesi terzi, l’UE subentra nel tema della migrazione soprattutto per mezzo di una politica tesa a creare meccanismi di controllo dei confini.


Ciò detto, nello studio della politica migratoria europea, va anzitutto distinta la dimensione interna da quella e