Quei giovani panamensi che sfidarono l’imperialismo “Gringo”

Aggiornamento: 9 feb

di Diego Battistessa

Figura 1 Statua posizionata di fronte al MAC di Panama (Museo di Arte Contemporanea) (Ph. Diego Battistessa)

Il 9 gennaio non è un giorno come gli altri a Panama. Nell’anno 1964, in quello che oggi è ricordato come “el día de los martires” (il giorno dei martiri), giovani studenti marciarono stringendo tra le mani la bandiera di Panama verso la Zona del Canale, all’epoca sotto controllo statunitense come conseguenza del Trattato Hay-Bunau Varilla del 18 novembre 1903.


Quel giorno, secondo i documenti che furono declassificati anni dopo dal governo di Washington, la Polizia della Zona del Canale sparò 600 colpi di fucile, 132 bombe lacrimogene e 1850 proiettili di revolver calibro 0,38. [1] In quegli scontri morirono 22 panamensi e 4 statunitensi, e si registrarono più di 400 feriti. Un giorno drammatico, nel quale si manifestò tutta la spietata e cinica forza bruta dell’imperialismo USA. Un evento che però lasciò un segno indelebile nelle menti e nei cuori dei panamensi e che favorì la revisione degli accordi sulla sovranità territoriale nel Canale: revisione sfociata nell’abolizione del concetto di controllo "perpetuo" sulla Zona del Canale da parte degli Stati Uniti d’America e nella firma dei Trattati Torrijos-Carter nel 1977.


Dopo i fatti del 9 di gennaio 1964 infatti, l’allora presidente della Repubblica di Panama, Roberto Francisco Chiari Remón (conosciuto come Roberto Chiari), compì un atto senza precedenti nella storia del piccolo Stato centroamericano: ruppe le relazioni diplomatiche con gli USA. L’azione di Chiari non solo fu coraggiosa ma creò anche un punto di frattura storica in relazione al vassallaggio esercitato dal gigante nordamericano nei confronti degli Stati sotto la sua orbita di influenza. Il 15 gennaio Chiari lanciò dichiarazioni infuocate, inspirate dal sacrificio dei suoi concittadini caduti sotto il fuoco delle truppe del Canale per aver difeso la bandiera patria: Panama non avrebbe riallacciato relazioni diplomatiche con gli USA a meno di una revisione sostanziale del Trattato Hay-Bunau Varilla.


Quel trattato era stato siglato a soli 15 giorni dall’indipendenza di Panama dalla Colombia (avvenuta il 3 novembre 1903) e dava agli USA: la concessione di costruire il Canale, la concessione perpetua della sua gestione e il possesso perpetuo di una fascia adiacente al percorso del Canale di 16 km (10 miglia) di estensione su ogni lato (Est ed Ovest). La storica panamense Marixa Lasso nel suo recente (2020) e contro-egemonico libro “Erased: The Untold Story of the Panama Canal” ci aiuta a capire come i termini di quel trattato furono volontariamente “mal interpretati” dagli USA, che imposero una lettura unilaterale degli accordi con conseguenze drammatiche sia per gli abitanti di quella che divenne la Zona del Canale sia per il Paese centroamericano in generale.


Roberto Chiari non era però disposto a continuare a dare corso a quello storico sopruso e presto il popolo cominciò a soprannominarlo "Presidente della Dignità". La mossa di Chiari forzò la mano di Washington che cedette alle pressioni e acconsentì alla revisione dei termini degli accordi di inizio secolo. Ad aprile del 1964, Lyndon B. Johnson (prima vicepresidente di J.F. Kennedy e successivamente 36esimo presidente USA) accettò l’apertura di un dialogo per l’eliminazione della causa del conflitto, inviando a Panama il delegato speciale Robert Anderson per avviare i negoziati. Ci vollero ancora 15 anni ma nel 1979 la Zona del Canale venne “cessata” e fu iniziato il processo di passaggio di proprietà degli immobili così come lo smantellamento delle basi militari USA nella zona. Finalmente, in adempimento a quanto stabilito nei Trattati Torrijos-Carter (concernenti la Neutralità Permanete e il Funzionamento del Canale di Panama), a mezzogiorno del 31 dicembre 1999, il governo degli Stati Uniti d’America trasferì il controllo del Canale di Panama al governo panamense.