Quale identità per l’Europa sud-orientale?

Aggiornamento: 14 dic 2020

(di Riccardo Cattaneo)

La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha causato la presenza di 25 milioni di russi etnici[1] e 36 milioni di russofoni[2] fuori dai confini della neonata Federazione Russa. Questi rappresentano tanto un elemento di instabilità per Paesi post-sovietici quanto una formidabile leva di influenza politica per Mosca. Se in precedenza abbiamo studiato il successo dell’integrazione euro-atlantica dei Paesi baltici, l’attenzione sarà ora rivolta all’Europa sud-orientale, regione che ha invece vissuto una storia di senso diametralmente opposto. Ucraina, Moldavia e Bielorussia sono infatti tra i Paesi che, anche a causa di inefficaci politiche di derussificazione e nation-building, hanno più sofferto l’eredità del loro passato sovietico[3].