La protezione delle rotte cinesi nell’Oceano Indiano

di Paolo Andrea Gemelli

Fig.1: Adobe Image Stock

1. Introduzione


Con lo sviluppo della propria economia, la Cina ha mostrato un crescente interesse per il mare sia per ragioni politiche che economiche. In questo contesto, la marina militare cinese (People Liberation Army Navy - PLAN) è chiamata a svolgere un ruolo chiave.


Questa necessità si è manifestata attraverso sforzi del governo cinese volti alla trasformazione della flotta tradizionalmente legata a operazioni costiere in una marina orientata alle blue waters con ambizioni globali. Tra i nuovi obiettivi della PLAN spicca la tutela degli interessi economici cinesi nel mondo, e in particolare la protezione delle linee di comunicazione marittime (Sea Lines Of Communications - SLOC) vitali per il mercato delle esportazioni e per l'approvvigionamento energetico.


Il commercio marittimo, che rappresenta il 90% delle sue importazioni ed esportazioni e garantisce lo sviluppo economico, è diventato dunque una priorità. Inoltre, la crescita economica cinese dipende fortemente dalle risorse naturali importate, in particolare dal petrolio: “La Cina fa affidamento sulle importazioni di petrolio via mare per oltre il 40% del suo consumo di petrolio”, ed è probabile che questa dipendenza continui a crescere [1].


La sicurezza delle SLOC, che forniscono l'accesso all'Europa e al Medio Oriente (ME), è quindi diventata fondamentale per garantire lo sviluppo della Cina [2]; tuttavia il numero di choke points lungo le rotte commerciali ha reso Pechino molto preoccupata per la sicurezza del suo "flusso ininterrotto di energia, minerali e cibo" [3].


Inoltre, il numero crescente di investimenti cinesi e la relativa popolazione di "cinesi d'oltremare" ha incrementato la vulnerabilità della Cina [4] aumentando a sua volta la necessità di proteggere i propri interessi e i propri cittadini [5].


Numerosi analisti si sono concentrati sull’approccio della marina militare cinese al tema della sicurezza marittima, comprendendo le operazioni di contrasto alla pirateria, l’assistenza umanitaria, le operazioni di soccorso in caso di calamità e le operazioni di evacuazione del personale civile. Il quadro che emerge evidenzia che, mentre la capacità operativa nell'Oceano Indiano è migliorata nel corso degli anni, la capacità di proiezione nella regione e di reale difesa delle rotte commerciali in caso di crisi rimane limitata.


La presenza ancora modesta, le ridotte capacità di difesa antiaerea e antisottomarino (ASW) e le difficoltà di ordine logistico rappresentano in questo contesto le principali criticità che appaiono ancora più evidenti se confrontate con quelle dei due principali attori dell’area dell’oceano Indiano: Stati Uniti e India.

Fig.2: Le principali rotte commerciali, SLOC, di interesse cinese (foto Office of Naval Intelligence)

2. SLOC e choke points nell’Oceano Indiano


Le rotte princ