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Presentazione libro “Galassia Islamica. Le ragioni del terrore” di Sandro Menichelli

Aggiornato il: giu 18

(di Marco D'Amato)

Credits: Giancarlo Capozzoli

Martedì 10 dicembre, presso la Sala dei Mosaici nell’ufficio in Italia del Parlamento europeo a Roma, si è tenuta la presentazione del libro “Galassia Islamica. Le ragioni del terrore” (Intermedia Edizioni) di Sandro Menichelli, direttore dell’ispettorato di Pubblica Sicurezza presso la Camera dei deputati. L’evento è stato moderato dalla presidente di AMIStaDeS, Irene Piccolo, e ha visto la partecipazione di Francesco Farinelli, Programme Director dell’European Foundation for Democracy (EFD) e di Alessandro Vivaldi, direttore Operazioni e sicurezza di Intellego – Conoscere per decidere.


L’apertura del dibattito è affidata al dott. Farinelli che, sottolineando l’importanza di comprendere la complessità del problema del radicalismo islamico evitando narrazioni troppo semplicistiche, analizza il cursus storico italiano degli anni 70-80 che ha garantito alla nostra intelligence un bagaglio di esperienza utile a contrastare un terrorismo, diverso rispetto a quello islamico. Farinelli ha sottolineato la realtà mutevole del terrorismo islamico, lodando per questo la scelta del termine “Galassia” da parte di Menichelli. In una ottica securitaria europea e italiana, le misure che attualmente mancherebbero riguardano le misure preventive ai fenomeni di radicalizzazione, prendendo ad esempio la risoluzione 2178/2014 dell’Onu recepita in Italia per quanto riguarda i termini securitari ma non educativi. Sull’identikit del soggetto potenzialmente radicalizzato, generalizzando forzatamente l’archetipo, lo si potrebbe inquadrare nella fascia più giovane (età media di 29 anni), di seconda o terza generazione (fa eccezione l’Italia che per le diverse esperienze migratorie oggi conta la presenza delle prime generazioni) e che fonda la sua presunzione di ragione sul fatto che la propria opinione conti come quella di un esperto. La propensione ad essere attirato o meno da questo fenomeno della radicalizzazione, può dipendere certamente da alcune criticità psicologiche ma non necessariamente bisogna considerare tali soggetti come patologicamente “pazzi”.


Il secondo intervento, affidato al dott. Vivaldi, si ricollega alla distinzione esposta nel libro tra “jihadismo” e “terrorismo islamico”, due realtà che non sempre si sovrappongono ma che sono legate in quanto il terrorismo si evolve con la cultura del jihadismo. In Italia questo studio, a livello accademico è di altissimo livello, mentre tende ad essere estremamente semplificato a livello mediatico. Per questo motivo tale riflessione deve essere allargata a tutta la cittadinanza, perché se ne discuta in tutta la sua complessità e in quanto tale deve essere comunicata. Il punto dello studio, secondo Vivaldi, dovrebbe essere non quello di definire il “vero Islam” bensì, inquadrare quale tipo di Islam possa essere “compatibile” con la cultura europea. Il Jihadismo, essendo una cultura si evolverà a seconda degli stimoli interni ed esterni al fine di sopravvivere (ne sono un esempio le nuove forme di reclutamento, quali social network e piattaforme di videogiochi). Per questo motivo la pubblica sicurezza e l’intelligence devono “rincorrere” lo sviluppo tecnologico che è alla base del cambiamento di pensiero. Punto fondamentale, sottolineato da Vivaldi, è il rapporto privilegiato dell’Italia con il Medio Oriente e i paesi arabi, storicamente significativo, e che si esprime sotto diverse forme: ad esempio durante i corsi specifici avviati dalle nostre forze di polizia e carabinieri per insegnare agli operatori a contrastare il terrorismo e la criminalità, viene insegnato anche ad interfacciarsi con delle culture diverse e minoritarie attraverso corsi di lingue.


Infine, l’intervento dell’autore Sandro Menichelli: egli motiva la sua decisione di approfondire un tema così spinoso nel suo libro, specificando l’impossibilità di essere esaustivo nella sua totalità, e volendo quindi raccontare l’esperienza pratica che lo ha messo in relazione diretta con le persone. Per l’autore, la complessità dell’Islam andrebbe imputata ad una trattazione di questa in maniera semplicistica, costruita su luoghi comuni, che non aiuta una corretta analisi del fenomeno. L’Islam infatti, non deve essere inquadrato solamente nell’ambito religioso in quanto si tratta di una ideologia totalizzante che abbraccia anche la società, l’economia e la politica. Per questo motivo bisogna fare attenzione a distinguere un “Islam politico” e un “Islam radicale”. Sul fenomeno del jihadismo, Menichelli opera una forte distinzione tra i teorici del radicalismo islamico di diversi decenni fa e quelli del radicalismo attuale che agiscono con motivazioni e modalità diverse.

Inevitabilmente il tema si è spostato sulla risposta che l’Europa ha dato a tale fenomeno. Secondo Menichelli stiamo assistendo ad una destrutturazione del concetto di “Europa”, accusata di essere governata da tecnocrati lontani dai cittadini e poco solidali, scordandoci che l’Unione europea ha avuto un enorme impatto in tema di sicurezza attraverso numerosi regolamenti, recepiti dagli stati membri. Su questi strumenti l’esperienza italiana ha influito molto, avendo dovuto combattere contro diverse forme di terrorismo, già citate da Farinelli. In conclusione, Menichelli auspica una maggior intervento sul web per arginare questo fenomeno data la sua natura orizzontale che potenzialmente può investire un numero molto ampio di persone. Per raggiungere questo obiettivo è necessario investire in una partnership tra Unione europea e USA, cosa che già in parte sta accadendo.






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