Parole, armi e anticapitalismo: qui il popolo comanda e il governo obbedisce

Aggiornamento: 2 giorni fa

di Maria Casolin

Figura 1: Tipico cartello all'entrata dei territori zapatisti (Rebellyon.info).

1. Zapata: Tierra y Libertad


"La tierra es de quien la trabaja", "La terra è di chi la lavora". In tempi di espropriazione territoriale e sfruttamento dell'ambiente o della manodopera, questa frase appare più che rivoluzionaria e purtroppo antica. Infatti, se in precedenza era piuttosto conclamato il legame tra uomo e terra, ora essi tendono a trovarsi più che mai distanti e in condizione di reciproco svantaggio proprio a causa di tale allontanamento: la natura appare insofferente ai ritmi di vita dell’uomo contemporaneo, mentre quest’ultimo si presenta evoluto sotto molti punti di vista ma quasi del tutto impreparato in ciò che riguarda il rapporto con la Pachamama dei quechua.


La frase iniziale invece, che sembra richiamare una sorta di socialismo agrario, appartiene a Emiliano Zapata, uno dei comandanti della rivoluzione messicana contro la dittatura militare porfirista - rivoluzione che tra i suoi principali obiettivi aveva quello di restituire le terre ai contadini togliendole così a latifondisti e oligarchi. Dopo la caduta del regime, venne redatto il cosiddetto Plan de Ayala in cui erano elencate le principali idee di Zapata, riassunte poi nel celebre "Tierra y Libertad". L'opposizione di Zapata e del suo Esercito di Liberazione del Sud continuò anche nei confronti di leader successivi, quali Huerta e Carranza: dopo che il primo fu deposto, il secondo mise una taglia sulla testa di Zapata e lo fece assassinare (1919), portando l'esercito a scendere a patti col regime e, subito dopo, a sciogliersi.

Fig. 2: Parte del murales "Dalla Conquista al 1930" di Diego Rivera (Palazzo Nazionale di Città del Messico).

2. EZLN: genesi e primi passi


La storia dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) parte dalle montagne della Selva Lacandona, dove si nascose in clandestinità per circa una decina d'anni. L'EZLN, organizzazione militare fino al 2006, coniugava marxismo e socialismo libertario nell'ottica di una guerriglia; il suo obiettivo principale era creare un mondo nuovo, e alle basi di tale sogno c'erano "la lotta per il lavoro, la terra, l'alimentazione, la salute, l'educazione, l'indipendenza, la democrazia e la giustizia".


Se molti di questi valori possono sembrare scontati o utopici agli occhi di chi legge, vanno ricordati almeno due aspetti: in primo luogo, l'EZLN nasce in Chiapas, ovvero uno degli Stati più poveri del Messico in cui spesso mancano le condizioni di vita più essenziali; in secondo luogo, le premesse di una rivoluzione nel cosiddetto Sud globale non sono né devono per forza essere intrise della presunta ratio occidentale.


Il 1° gennaio 1994 fu il giorno in cui gli zapatisti, prevalentemente indigeni, presero il controllo di sette comuni del Chiapas: in uno di essi, il loro leader, il celebre Subcomandante Marcos, lesse proprio la Prima Dichiarazione della Selva Lacandona e con essa dichiarò guerra al governo del Messico. Sempre quel giorno, infatti, era entrato in vigore il NAFTA (North