Namibia-idrogeno: il connubio perfetto per la transizione energetica

Aggiornamento: 15 apr

di Alessio Bruni

Il deserto del Namib: la risorsa naturale più preziosa (credit: Times Of India)

1. Introduzione


La Namibia, stato dell’Africa Australe, è un crogiolo di paesaggi e culture differenti, popoli, animali e deserti in contrasto tra loro. Il deserto del Namib, unico nelle sue alte dune e nella sua desolazione, è un immenso open-space caratterizzato da una media di 300 giorni di sole all’anno, i quali hanno reso la Namibia uno tra i Paesi più rilevanti al mondo in termini di irraggiamento solare. L’attuale obiettivo in ottica nazionale è quello di sviluppare un’industria dell’energia locale efficiente e strutturata, con infrastrutture specializzate per la produzione ed il trasporto dell’idrogeno. La Namibia mira a convertire una cittadina portuale ed il suo circondario in un avanzato hub per la produzione dell’idrogeno “verde”, l’energia prodotta da fonti rinnovabili con emissioni di gas serra fortemente ridotte. La capitale Windhoek, che letteralmente significa “angolo di vento”, declina un’altra peculiarità fondamentale del territorio locale: l’incessante esposizione a forti ed incessanti venti.


Se tutte queste caratteristiche vengono integrate da una posizione strategica identificata nello sbocco sull’Oceano Atlantico, il risultato finale è Lüderitz: una cittadina di 15 mila abitanti che potrebbe presto diventare pivotale in seguito all’afflusso di investimenti che sta ricevendo. Gli occhi della Cina e dell’UE, sotto la leadership tedesca, si sono posati su questo ‘paradiso terrestre energetico’ che, da un lato, comporta costi apparentemente proibitivi, mentre dall’altro, sottolinea come la Namibia abbia tutte le carte in regola per smentire lo scetticismo internazionale in tale ambito. Nel corso degli ultimi trent’anni, il panorama politico-economico della Namibia è mutato vertiginosamente in senso positivo. L’attuale governo ha già stipulato alcuni accordi finanziari rilevanti in merito che, tuttavia, necessiteranno di ulteriori investimenti per poter garantire un futuro roseo alla popolazione locale ed adempiere agli impegni globali di riduzione delle emissioni di carbonio. Sarà in grado Windhoek di dare seguito ad annunci e dichiarazioni altisonanti?


2. Namibia: l’antica storia di un Paese giovane


La storia della Namibia è legata indissolubilmente al deserto del Namib, il più antico del mondo, dal quale ne deriva il nome. Il suo entroterra arido e ostile, unito a una conformazione costiera frastagliata, non permise una colonizzazione europea nel XV° secolo da parte dei primi navigatori portoghesi. L’isolamento namibiano terminò solamente a partire dal 1800, quando commercianti sudafricani e missionari tedesco-svedesi decisero di esplorare l’Africa australe.


Nel 1883, il commerciante di tabacco Lüderitz acquisì un territorio da un capo tribù locale e formalizzò, grazie al supporto del governo di Otto Von Bismark. l’annessione della Namibia alla Germania che, successivamente alla conferenza di Berlino, venne denominata Africa del Sud Ovest. La sconfitta tedesca nella Prima Guerra Mondiale determinò il trasferimento di tutti i possedimenti al Sud Africa, sotto il protettorato britannico. Il periodo dell’apartheid ebbe notevoli ripercussioni anche in questa provincia dell’Unione Sudafricana che riuscì ad ottenere l’indipendenza il 21 marzo 1990 con la risoluzione 435 (1978) dell’ONU.


Proprio Lüderitz, la cittadina del sud-ovest namibiano, che ha ereditato il nome del commerciante che l’ha acquisita e rinominata successivamente “Monaco del Deserto” per le sue strutture tipicamente bavaresi, ha l’obiettivo di diventare il polo attrattivo di tutti gli investimenti nel settore energetico previsti dal governo di Windhoek. Lüderitz ha trainato l’economia locale fin XIX° secolo, beneficiando di ingenti quantità di diamanti da commerciare e un’attività di pesca commerciale fiorente; attraverso la trasformazione di quest’ultima in un hub innovativo per la produzione del cosiddetto idrogeno verde, l’attuale governo mira a fare della Namibia un modello per i Paesi in via di sviluppo interessati ad investire nella decarbonizzazione.