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Moria: il fuoco dell’evidenza e le ceneri avvertimento del futuro

Aggiornato il: nov 14

(di Roberta Maddalena)

Petros Giannakouris/Copyright 2020 The Associated Press. All rights riserved

1. Moria in fiamme


Il giorno 8 settembre 2020 ha distolto i riflettori dei mezzi di informazione europei (e mondiali) dai numeri della pandemia Covid-19 perché un altro evento inatteso era in corso. L’hotspot di Moria che accoglie i rifugiati e i migranti sull’isola greca di Lesbo ha preso fuoco, distruggendo il centro e lasciando, secondo le stime dell’UNHCR, circa 12.000 persone (inclusi 4.000 bambini) senza una tenda, servizi igienici e tutto ciò che si era (auto)costruito negli ultimi anni per rendere un po’ vivibile il campo profughi più grande d’Europa. Molti giornalisti ed esperti del settore migrazione hanno definito l’incendio di Moria una “questione di tempo”. Il centro di accoglienza e identificazione, infatti, era stato costruito per accogliere 3.000 persone, ma negli anni il numero di presenti è aumentato vertiginosamente, sfiorando anche punte di 20.000 persone in alcuni momenti, costringendo molti a sistemarsi in un campo informale nell’oliveto adiacente. Come descritto da S. Pellegrini in una precedente analisi, Moria era diventata “una prigione a cielo aperto”, sovraffollata, dalle scarse condizioni igieniche, con servizi insufficienti (elettricità, acqua, medici, ecc.) e insicura (soprattutto per donne e bambini); inoltre da qualche settimana era stato imposto il lock-down dopo la scoperta di alcuni casi di positività al Covid-19. Come per legge da contrappasso, il timore dello scoppio di un focolaio si è trasformato invece in una trappola infuocata che ha fatto fuggire e riversare in strada tutti coloro ai quali era stato impedito di uscire dall’area.

2. Tragedia o evidenza?


Parlare di tragedia o catastrofe di Moria sarebbe quasi lapalissiano. Sebbene sempre presenti, dagli inizi del 2020 le tensioni e le violenze nei diversi hotspots delle isole egee tra la popolazione locale e i profughi, contro le associazioni e organizzazioni del terzo settore che forniscono aiuti, si erano intensificate, sfociando anche in alcuni episodi minori di incendi (si veda sempre l’analisi di S. Pellegrini). La devastazione di Moria è stata l’ennesima conferma delle difficoltà di gestione dei flussi migratori in Europa e in particolare nei Paesi di primo approdo (Grecia, Spagna e Italia) a distanza di anni, dell’inefficienza delle soluzioni adottate, della mancanza della solidarietà tra gli Stati dell’Unione Europea, delle tendenze nazionaliste dei governi (incluso quello attuale greco), dell’esasperazione dei migranti e delle popolazioni locali. Nei giorni successivi all’incendio, sono scoppiate ulteriori proteste: da un lato, i tanti migranti e rifugiati rimasti in strada che chiedevano di potere essere lasciati liberi di muoversi, anziché restare nell’incertezza, sorvegliati dalla polizia e con qualche donazione di cibo; dall’altro, gli abitanti dell’isola che si opponevano alla costruzione di un nuovo campo. In risposta a tutto ciò, su richiesta del governo greco, è stato attivato il meccanismo di protezione civile europeo, attraverso il quale alcuni Stati UE hanno inviato beni di prima necessità; altri Stati hanno accettato il ricollocamento nei loro territori di alcune persone e principalmente di minori; mentre più di 800 persone sono state trasferite in altri centri della Grecia continentale e circa 10.000 persone (secondo gli ultimi dati dell’UNHCR, aggiornati al 2 ottobre) sono state trasferite nel nuovo centro di accoglienza costruito sull’isola.

3. Soluzioni poco sostenibili


Le azioni avviate per far fronte all’incendio non sembrano prospettare una risposta più sostenibile e duratura nel tempo perché sono di natura emergenziale e molto simili a quelle intraprese finora. In particolare, il nuovo campo, secondo l’opinione di molti, è peggiore di quello di Moria perché è stato costruito vicino al mare e, quindi, potrebbe essere pericoloso per i bambini ed esporrebbe le persone al freddo e ad altre condizioni meteorologiche avverse con l’arrivo dell’inverno. Inoltre, secondo l’UNHCR, i servizi igienici sono insufficienti rispetto al numero di persone presenti, che sono così più vulnerabili al Covid-19. Nonostante Atene e Bruxelles sostengano che si tratti di una soluzione temporanea, secondo alcuni giornalisti lo Stato greco avrebbe firmato un contratto di affitto del terreno, dove sorge il nuovo campo, fino al 2025[1]. Se fosse davvero così, dovremmo attenderci una seconda Moria? Le probabilità che il nuovo centro di accoglienza resti aperto a lungo sono molte, considerando le preesistenti e persistenti difficoltà di gestione dei flussi, alle quali si aggiunge l’attuale crisi sanitaria che attanaglia l’Europa e il mondo intero. In Grecia, il campo di Moria, così come il centro di Kara Tepe, sempre sull’isola di Lesbo, e tutti gli altri hotspots sulle altre isole egee, sono vittime di un lento processo di screening e valutazione delle richieste di asilo che dura anni. Di conseguenza, le domande si accumulano, le persone continuano ad arrivare e i centri restano sovraffollati[2]. Bisogna, inoltre, anche menzionare il sistema di Dublino III e lo scarso impegno degli altri Stati europei ad accettare le quote obbligatorie di ricollocamento che affida la maggior parte della gestione dei migranti e dei profughi ai primi Paesi di arrivo (Grecia, Italia e Spagna in primis).

4. Un nuovo Patto


Intanto, il 23 settembre la Commissione UE ha presentato il nuovo Patto sull’immigrazione e l’asilo. Durante la presentazione, la presidente von der Leyen e il vicepresidente e commissario per la promozione dello stile di vita europeo Schinas hanno fatto riferimento all’incendio di Moria come ad un ammonimento, una lezione su ciò che dovrà essere evitato in futuro. Il Commissario Schinas, infatti, in più occasioni ha affermato che la gestione attuale dei flussi migratori nell’Unione europea è basata su un “non-sistema” (Dublino III e quote obbligatorie mai rispettate), che il Patto intende superare creandone uno fondato sulla solidarietà e la responsabilità tra gli Stati Membri. Per garantire ciò, tra le tante proposte, il nuovo Patto prevede anche quella che il professore S. Peers ha definito (in una sua analisi pubblicata sul blog EU Law Analysis ) un “menù” di tre azioni che gli Stati Membri possono adottare per supportare quelli più esposti ai flussi come la Grecia e l’Italia. Gli Stati, infatti, potranno decidere di mandare aiuti, accettare il ricollocamento delle persone o di sponsorizzare il ritorno nei Paesi di origine di coloro che non avrebbero il diritto di avere un permesso per restare nell’Unione europea[3]. Riconoscere il fallimento ed eliminare il Regolamento di Dublino III e le quote obbligatorie (mai attese) è certamente un passo in avanti. Resta però il dubbio su come le misure previste dal nuovo Patto possano effettivamente ridurre il sovraffollamento negli hotspots e garantire il rispetto dei diritti umani.

5. Conclusioni


Allo stato attuale delle cose, l’incendio di Moria ha peggiorato le già difficili condizioni in cui vivono i migranti e i rifugiati di Lesbo. Nonostante il trasferimento di qualche migliaio di persone, l’isola resta sovraffollata. Secondo le autorità greche, l’incendio nel centro (così come quello verificatosi una settimana dopo sull’isola di Samos) è stato provocato dai suoi stessi abitanti per attirare l’attenzione sulle loro condizioni e per ottenere il trasferimento verso altri Stati. Se così fosse, resterebbe pur sempre una sconfitta dello stato di diritto europeo basato sul rispetto dei diritti umani, dal momento che queste persone avrebbero compiuto il gesto disperato di dar fuoco a quel poco che hanno per farsi ascoltare ed essere trattati con dignità.


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Note

[1] Si tratta di una notizia non ancora confermata, riportata in un articolo di M. Karakoulaki su Deutsche Welle pubblicato il 26 settembre 2020, https://www.dw.com/en/greece-moria-refugees-new-camp-conditions/a-55053895

[2] Le medesime condizioni di sovraffollamento e di poca vivibilità degli hotspots si registrano anche nelle altre isole greche dell’Egeo, in particolare Samos e Chios.

[3] La scelta di una delle tre opzioni dipenderà anche dalla situazione in cui si trovano gli Stati di prima accoglienza (se in emergenza o meno). Inoltre, il meccanismo del “return sponsorship” prevede che se la persona non avrà fatto ritorno nel proprio Paese di origine entro 8 mesi, lo Stato Membro sponsor lo dovrà prendere in carico nel proprio territorio.

Bibliografia/Sitografia


A.CAMILLI, L’inferno senza speranza dell’isola di Lesbo, Internazionale, 11 settembre 2020, https://www.internazionale.it/reportage/annalisa-camilli/2020/09/11/lesbo-moria-incendio


ARTE reportage, Greece: The Moria Refugee Camp on Lesbos, https://www.arte.tv/en/videos/094793-000-A/greece-the-moria-refugee-camp-on-lesbos/


BBC, Moria migrants: Fire destroys Greek camp leaving 13,000 without shelter, 9 settembre 2020, https://www.bbc.com/news/world-europe-54082201


COMMISSIONE EUROPEA, DG ECHO, EU channels further aid for refugees on Lesbos, 14 settembre 2020, https://ec.europa.eu/echo/news/eu-channels-further-aid-refugees-lesbos_en


Commissione europea, Pacchetto migrazione e asilo: Documenti relativi al nuovo patto sulla migrazione e l'asilo, 23 Settembre 2020, https://ec.europa.eu/info/publications/migration-and-asylum-package-new-pact-migration-and-asylum-documents-adopted-23-september-2020_it


DW, trad. T. JONES, After Moria, EU to try closed asylum camps on Greek islands, https://www.dw.com/en/after-moria-eu-to-try-closed-asylum-camps-on-greek-islands/a-55032182


E. COSSE, Greece’s Moria Camp Fire: What’s Next? Refugees Now Sleeping on the Streets Need Protection and Assistance, Human Rights Watch, 9 settembre 2020, https://www.hrw.org/news/2020/09/12/greeces-moria-camp-fire-whats-next


European Parliament Multimedia Centre, LIBE - The new Pact on Asylum and Migration: Opening statements by Margaritis SCHINAS Vice-President of the European Commission in charge of promoting our European Way of Life and Ylva JOHANSSON, European Commissioner for Home Affairs, 24 settembre 2020, https://multimedia.europarl.europa.eu/de/libe-new-pact-on-asylum-and-migration-debate-schinas-johansson-part-1_I195342-V_v


European Parliament Multimedia Centre, New Pact on Asylum and Migration: extracts from the debate, 24 settembre 2020, https://multimedia.europarl.europa.eu/en/new-pact-on-asylum-and-migration-debate_I195373-V_v


https://www.youtube.com/watch?v=KuI73f4wr4A


https://www.youtube.com/watch?v=vDikCMjkF_E


Human Rights Watch, Greece/EU: Bring Moria Homeless to Safety. Collective European Action Needed for Migrants Stranded on Lesbos,16 settembre 2020, https://www.hrw.org/news/2020/09/16/greece/eu-bring-moria-homeless-safety


S. PEERS, First analysis of the EU’s new asylum proposals, EU Law Analysis, 25 settembre 2020, http://eulawanalysis.blogspot.com/2020/09/first-analysis-of-eus-new-asylum.html


UNHCR, Greece flash update - Moria fire emergency, 2 ottobre 2020, https://data2.unhcr.org/en/documents/details/79339

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