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Missili Ipersonici tassello del riarmo: caratteristiche e risvolti strategici e politici

Fig.1 Missile ipersonico Zircon (credit: katheon.com)

1. Nuova arma


I missili ipersonici [1] sono assurti alla ribalta, per il grande pubblico, nel marzo 2022, con il loro primo utilizzo sul campo nella guerra russo-ucraina, ma tra gli addetti ai lavori sono oggetto di attenzione e se ne dibatte, con sempre più insistenza, da qualche anno, da quando il presidente russo Vladimir Putin ne dichiarò il possesso in un famoso discorso del 2018.


L’attenzione rivolta a questi nuovi missili risiede nel fatto che grazie alla loro impressionante velocità, questi ordigni sono stati definiti dei “Game Changer”. Questa definizione. nel campo militare, contraddistingue quelle tecnologie, quelle tattiche o strategie che determinano un salto di qualità che rende immediatamente, o nel giro di poco tempo, obsoleto e superato il precedente modo di fare la guerra. pensiamo ad esempio, a cosa è successo con l’introduzione del motore a reazione che ha reso, nel giro, di pochissimo tempo del tutto superato il motore a pistoni, almeno per quel che riguarda gli aerei da combattimento di prima linea.


2. Tipologie e caratteristiche


Un mezzo viene definito ipersonico quando è capace di raggiugere velocità superiori a mach 5, cinque volte la velocità del suono (velocità che dipende da diversi fattori e si assume pari a 1226 kmh). Mach 5, per rendere più intuibile l’ordine di grandezza della velocità, significa circa 2 chilometri al secondo. Invece, le velocità comprese tra mach 1 e mach 5 sono definite supersoniche. Attualmente esistono due mezzi, diversi tra loro, che rientrano nella definizione di armi ipersoniche: i missili con propulsione autonoma e i glide che planano da grandi altezze.Per le loro caratteristiche tecniche, ma per motivi diversi, questi due tipi di velivoli non sono capaci di accelerare da fermo, hanno bisogno, perciò, di un vettore (razzo o aereo) che li porti sino ad un’adeguata altitudine o velocità e che poi li rilasci.

Fig.2: differenze tra motore a reazione, Ramjet e Scramjet (credit:e-ser.eu)

I primi, i missili, riescono a raggiungere queste velocità grazie ai motori ramjet o scramjet (fig.2) e alla forma aerodinamica, più schiacciata rispetto ai missili tradizionali (fig. 1). Il motore scramjet permetterà velocità superiori, teoricamente fino a mach 25. Questi tipi di motori erano allo studio da tempo, ma solo grazie ai progressi dell’ingegneria dei materiali (compositi, fibre di carbonio e resine termoplastiche capaci di resistere e mantenere le loro caratteristiche ad elevatissime temperature) è stato possibile costruirli e portarli al reale utilizzo. Molto probabilmente nel giro di qualche decennio rivoluzioneranno il settore dei missili cruise (quelli che volano parallelamente al terreno). Questi missili possono portare cariche convenzionale o nucleari. Il missile russo Zircon appartiene a questa categoria.


I secondi, Hipersonic Glide Vehicles (HGV), sono privi di motore ma planando da quote molto alte (ma inferiori rispetto alle parabole degli ICBM - Intercontinental Ballistic Missile) e grazie alla struttura aerodinamica raggiungono velocità ipersoniche potendo anche modificare la loro traiettoria fino a raggiungere il loro bersaglio. I glide sono capaci di altissime velocità già oggi, ma rispetto ai missili sono meno rivoluzionari, perché sfruttano solo l’aerodinamica e la gravità per arrivare quelle velocità e, probabilmente, hanno meno margini di miglioramento pur costituendo una minaccia di primissimo ordine. Infatti, va precisato che anche le testate tradizionali rilasciate dagli ICBM possono raggiungere velocità ipersoniche, ma seguendo una traiettoria balistica, quindi prevedibile. Il valore aggiunto dei glide rispetto a quelle testate è la possibilità di cambiare direzione durante la planata.

Fig.3: Rendering di glide, a sinistra, e missile da crociera ipersonico, a destra (credit: Raytheon Technologies)

Quella ipersonica è una tecnologia giovane che ha ampi margini di sviluppo prima di arrivare alla sua maturità. Questo va sottolineato soprattutto per i missili spinti da scramjet, che sembrano destinati a più importanti progressi. Magari anche non pensabili allo stato attuale. Per tornare all’esempio circa gli aerei a reazione, basti pensare alle differenze tra il primo aereo jet di serie (Messerschmitt Me 262) e quelli che erano schierati già 15 o 20 anni dopo nelle aviazioni mondiali, per non parlare della differenza con quelli in volo oggi. Esistono, a titolo di cronaca, anche aziende che hanno iniziato degli studi per un’applicazione dell’ipersonico al trasporto civile, ma un’eventuale riuscita in tal senso sarà possibile solo in un futuro indeterminato.

3. Sviluppo e corsa all’ipersonico


Il periodo di svolta per questi tipi di velivoli è stato il primo decennio di questo secolo, quando le grandi potenze, Usa, Russia e poco dopo Cina hanno accelerato nello sviluppo e nella realizzazione concreta di questi ordigni. Gli Stati Uniti, però, quasi subito hanno tagliato i fondi stanziati perdendo, così, rapidamente terreno sui competitor. Con tutta probabilità a “distrarre” Washington sono stati la gran quantità di denaro bruciata dalle guerre asimmetriche e dai “boots on the ground” in Iraq e Afghanistan. La Russia, invece ci ha creduto, e doveva crederci. Mosca, dopo che gli americani avevano abbandonato il trattato ABM (Anti Ballistic Missile), che vietava lo sviluppo di un sistema antimissili intercontinentali, rischiava di perdere la parità strategica con gli americani circa la deterrenza atomica.


Questo ha portato i russi ad essere attualmente in vantaggio, con vari tipi di ordigni già in arsenale e altri in arrivo, e in avanti sulla ricerca. Certo il minor peso economico russo, distratto ora anche dai costi della guerra in Ucraina, induce a porre una domanda: per quanto tempo ancora potranno tenere la leadership attuale? La Cina, partita leggermente dopo, procede con passo spedito. Ha almeno un’arma in produzione (DF-17, fig.3) e il suo peso economico suggerisce un cammino costellato di successi nel prossimo futuro.


Gli Usa hanno accumulato, per la scelta dei primi anni duemila, un gap rispetto agli altri due contendenti. Gap che ora cercano di colmare gettando tutto il loro peso economico e tecnologico sul campo. È di poche settimane fa la notizia della riuscita di un test del suo Hypersonic Air-breathing Weapon Concept (HAWC), un missile con propulsore scramjet (uno dei diversi progetti americani in itinere sui due tipi di velivoli). Questo, però, testimonia che gli Usa sono ancora a livello di sviluppo e che per poter schierare realmente dei missili ipersonici nei loro arsenali hanno bisogno ancora di tempo.

Fig.3: Il DF-17 cinese (credit PLA)

Non sono solo le tre grandi potenze planetarie ad aver intuito l’importanza dell’ipersonico, anche se distanziati, altri Stati hanno imboccato questa strada. In un’ideale quarta posizione troviamo la Corea del Nord e poi segue l’India. Infine anche il Giappone e il duo europeo Francia-Regno Unito, con un programma congiunto, hanno emanato i primi vagiti. Ovviamente questa pattuglia, però, ha bisogno di molto tempo prima di raggiungere risultati concreti.


I più importanti esperti in materia affermano che l’ipersonico, per ora, trova senso solo come vettore dell’arma atomica. Infatti, come abbiamo visto, anche la sua realizzazione è legata alla deterrenza nucleare e al fatto che sia stata rimessa in gioco dall’uscita degli Usa dal trattato ABM. Inoltre se si guarda alla graduatoria stilata sopra si noterà che tutte, tranne il Giappone, sono potenze nucleari (Tokyo è padrona della tecnologia nucleare e, se volesse, potrebbe sviluppare un’arma atomica in breve tempo).

4. Game changer


I missili ipersonici, come detto, saranno dei game changer, ma perché ricopriranno questo ruolo? Perché grazie alla combinazione di velocità e manovrabilità nessun sistema è in grado di intercettarli. Questo mette fuori gioco i sistemi antimissile con limitate capacità anti ICBM esistenti. Ma quando questa tecnologia, nel medio periodo, si allargherà a tutti i missili da crociera renderà obsoleti tutti i sistemi antimissile attuali.

Fig. 4 schema di sistema antimissile (credit startmag.it)

Il perché è facile intuirlo. L’azione di intercettazione di una minaccia missilistica si compone di quattro fasi (schema fig.4), le fasi sono standardizzate e sempre le stesse anche se variano sistemi, tempi e decisori man mano che la minaccia sale da tattica a strategica. La prima è la scoperta, effettuata dai radar di osservazione; il tracciamento per la valutazione della minaccia; la decisione, che può salire dal livello militare fino a quello politico in caso di minaccia strategica; infine l’azione portata a termine dal lanciatore che intercetta il missile in arrivo. In presenza di un attacco ipersonico, mentre questo processo va avanti il missile ce lo si ritrova nel giardino casa ben prima che venga portato a temine. Per non parlare di quanto potrà essere il tempo di reazione quando la tecnologia sarà matura e potrà esprimere velocità nell’ordine dei mach 25, o chissà.


Inoltre grazie a questa loro caratteristica, finché non ci sarà un sistema di intercettazione, tutte le aree nel raggio di azione dei missili ipersonici diventeranno delle A2D (Antiacces Area Denial). Cioè zone nelle quali non si può entrare, almeno con assetti pregiati, perché non ci si potrà difendere dagli attacchi di armi ipersoniche. Per fare un esempio, potrebbe diventare una zona A2D la costa cinese entro la portata di missili ipersonici o, ancora di più, entro la portata dei missili dal raggio di azione degli aerei che potranno lanciarli in un futuro prossimo. Questo terrebbe i gruppi di portaerei americane lontane dal rappresentare un pericolo per la Cina. Peraltro, quello di creare un’area A2D alla prima catena di isole dalla costa cinese è proprio l’attuale primo obiettivo strategico del dragone.

5. Conseguenze


Al momento, come dicevamo, non esiste possibilità di intercettare questi ordigni ma è intuibile la direzione verso la quale si procederà nel tentativo di sviluppare una risposta ai missili ipersonici. Ovviamente bisognerà fare in modo di accorciare e velocizzare il processo di intercettazione descritto prima (fig. 4). Per far questo sarà necessario ricorrere ai satelliti per le prime fasi (particolari tipi di satellite a particolari orbite), bisognerà utilizzare l’Intelligenza Artificiale e ricorrere, probabilmente, alle armi ad energia diretta, che sono allo studio da decenni e che potrebbero ricevere un’accelerazione nello sviluppo.


Se ne deduce che le armi ipersoniche sono uno di quei tasselli che incentiveranno e velocizzeranno il processo di militarizzazione dello spazio. Processo che sta già avvenendo. Potrebbe persino implicare il dispiegamento di armi in orbita, cosa attualmente vietata dai trattati internazionali. La militarizzazione dello spazio è testimoniata anche da fatto che gli Usa hanno una nuova Forza Armata dedicata allo spazio, i russi hanno rinominato la loro aeronautica Forza Aerospaziale e via via sempre più Paesi fanno scelte simili o, quantomeno, aprono dipartimenti specializzati per lo spazio nelle loro Forze Armate.


Le armi ipersoniche come l’intelligenza artificiale e i droni fanno parte di una triade, così come il dominio cyber, che imprimerà un’accelerazione allo sviluppo dell’ambito militare. Provando a lanciare lo sguardo oltre la siepe del prossimo futuro, quella stessa triade potrebbe avvicinare il momento in cui la decisione di un’azione militare cinetica sia fatta da una macchina e non da una mente umana, superando di fatto quel limite etico immaginato dalla fantascienza e che ora sta migrando verso la possibilità concreta.

6. Sviluppo militare e politica


Lo sviluppo dell’ipersonico assieme a quello dei droni, dell’intelligenza artificiale e al dominio cyber è un nuovo filone sul quale si sta indirizzando il processo di sviluppo militare. Un processo che da qualche anno ha ripreso dapprima a camminare e poi sempre più a correre. La guerra russo – ucraina lo ha sancito ufficialmente dando la stura all’aumento dei budget della difesa anche nella riluttante Europa. Cosa che renderà ancor più rapida la corsa verso un nuovo modo di intendere la guerra. Questo suggerisce un ragionamento induttivo. Come sappiamo da tempo, da Von Clausewitz almeno, il dominio militare è un’estensione di quello politico. Quindi, quando il dominio militare si mette in movimento con un forte sviluppo non è dovuto, o solo dovuto, allo sviluppo della tecnica, ma anche all’imprimatur della politica.


Un parallelismo può venirci incontro ed essere esemplificativo (naturalmente si sa parallelismi, esempi e paragoni hanno la caratteristica di essere un po’ tagliati con l’accetta o forzati, ma hanno il dono di essere esemplificatori). Al termine delle guerre napoleoniche e a seguito del Congresso di Vienna gli Stati europei raggiunsero un nuovo equilibrio e, quindi, alcuni decenni di stabilità.


Contemporaneamente, anche il progresso in ambito militare rallentò. Ad esempio, i primi test circa i fucili a retrocarica risalgono proprio a quel periodo, con un brevetto del 1812, ma l’adozione di tali armi avvenne alcuni decenni dopo e la diffusione in tutti gli eserciti ancor più tardi. Questo ritardo era dovuto proprio al fatto che la competizione tra Stati era diminuita, quindi le guerre tra essi, e gli eserciti erano al massimo impegnati in guerre asimmetriche ante litteram (fuori Europa o moti insurrezionali del ‘20-21, ‘30-‘31 e ’48).


L’equilibrio tra le potenze europee inizio a rompersi negli anni ’50 del XIX secolo, con la guerra di Crimea, continuò con il processo di unificazione italiano e, soprattutto, saltò con il processo di unificazione tedesco che innescò una potente competizione tra gli Stati europei e, quindi, una corsa agli armamenti. Così, rapidamente, dalla retrocarica per fucili e cannoni, si saltò rapidamente alla mitragliatrice e oltre. Questo portò al primo conflitto mondiale combattuto in modi che erano anni luce lontani da quelli che li avevano preceduti.


l’ipersonico con il suo sviluppo e, soprattutto, con la sua reale adozione negli arsenali mondiali è uno di quei tasselli del processo di sviluppo militare che sembrano testimoniare la ripresa della competizione tra gli Stati e che confermano, con atti pratici, il fatto che è definitivamente saltato l’equilibrio internazionale post caduta dell’Unione Sovietica e che sarà necessario trovare un nuovo equilibrio internazionale. Ovviamente appare arduo intuire quale comportamento assumeranno i singoli Stati. Guardando però alla storia umana, quando un determinato processo tecnologico o politico si innesca è impossibile fermarlo. Quindi fare la scelta rinunciataria o conservativa significa fare la scelta perdente, quella che taglia fuori dalla storia futura.

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Note


[1] Questa analisi prende le informazioni di base soprattutto dalle tesi, esposte in diverse conferenze e webinar, dal Gen. Pasquale Preziosa, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana e tra i massimi esperti in campo internazionale sull’argomento.



Sitografia

  • analisidifesa.it

  • edition.cnn.com

  • editorialedomani.it

  • difesaonline.it

  • formiche.net

  • ilpost.it

  • lindro.it

  • rid.it

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