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Migrazione transnazionale, la logica dislocata del “vieni e vai”

Aggiornamento: 18 lug 2022

Cristina Morillo, https://www.pexels.com/photo/three-woman-in-front-of-laptop-computer-1181233/ (pexels.com)

1. Introduzione


La tesi secondo la quale ogni persona è destinata a vivere in un unico luogo, dentro confini prestabiliti, non sta più in piedi. Sempre di più, ai nostri giorni, le persone sono parte di un mondo interconnesso e ricco di sfide, che offre a ciascuno di noi le vesti di attori in più società, a chilometri di distanza l’una dall’altra. Alle volte non solo come singoli individui, ma anche in una dimensione gruppale.


L’agire della globalizzazione non si muove soltanto attraverso un’ottica top down ma si ritrova soprattutto in quel fenomeno che Maurizio Ambrosini, noto sociologo e accademico italiano, definisce come “globalizzazione dal basso”. Con questa espressione si fa riferimento a una “globalizzazione a cura delle persone comuni, delle famiglie e delle loro reti di relazione, che reagiscono ad una localizzazione imposta cercando altrove un futuro migliore”. È il caso, tra i tanti, di alcune comunità di migranti di origine africana – e non solo – che, lontani dai Paesi d’origine, si organizzano in gruppi associativi e mettono a frutto legami, conoscenze, contatti e nuove competenze.


Grazie alla capacità di ritrovarsi qui e là, tra il fisico e il digitale e tra confronto e scambio continuo, la transnazionalità interessa tutti i cittadini, tutti i confini geografici stabiliti attraverso i quali non si muovono solo persone, mezzi e capitali ma anche idee, riflessioni e connessioni di cui tutti possiamo beneficiare.


2. Cosa vuol dire transnazionalità?


Parlare di migrazione transnazionale non è oggi rivoluzionario o visionario, anzi!


I primi studi sul tema risalgono alle pubblicazioni di noti nomi del mondo accademico, come Glick Schiller, Basch e Szanton Blanc, che già all’inizio degli anni Novanta introdussero concetti quali il mantenimento di relazioni economiche, socio-politiche e culturali dei migranti sudamericani a New York. L’aspetto pioneristico di queste ricerche ha permesso di comprendere come in molti casi, ieri come oggi, le persone migranti non “tendono né all’assimilazione né all’esclusione nella società ospitate, ma erano – e sono –coinvolti nel transito tra due poli, quello della società di origine e quello della società ospitante, con i quali mantenevano delle relazioni sociali attraverso le frontiere nazionali, creando dei campi sociali transnazionali”.


In passato, il riconoscere tale prospettiva all’interno del vasto mondo delle migrazioni, in un’ottica ancora parecchio ancorata a una visione strettamente nazionale, non era affatto scontato. Eppure, prime forme di transnazionalismo esistevano e, per certi versi, gli scambi epistolari ne sono un primo esempio.


Oggi, è di certo tutt’altra storia e la ricca rete di interconnessione che viviamo ci offre la possibilità di guardare alle migrazioni, o di vivere questi processi in prima persona, come dei percorsi strategici e di investimento personale di lungo periodo. La diminuzione dei costi dei trasporti e la facilità delle comunicazioni con l’avvento di tecnologie sempre più innovative hanno messo sul banco la possibilità di “restare” muovendosi e, in questo, conoscendo, creando ed elaborando. Qui e lì.


3. Migrante transnazionale: un’identità in divenire

(pexels.com)

Riprendendo ricerche e studi di accademici italiani e internazionali, appare comune definire il cosiddetto “migrante transnazionale” come colui che vive una vita duale, provando un doppio senso di appartenenza, interagendo con due o più lingue, avendo più posti nei quali soggiornare per periodi più o meno lunghi, beneficiando di continui legami e reti tanto da una parte che dall’altra.


In doppie (o più) realtà, le sue relazioni con altre parti del mondo contribuiscono quindi ad arricchire e delineare la propria identità, investendo in nuove conoscenze, nel campo esperienziale tutto tondo e, ancora, in capitale economico e sociale sia nella sua sfera privata quanto anche rispetto alle comunità con le quali interagisce, i nuclei familiari e amicali, il mercato del lavoro e le comunità del Paese di partenza.


Per anni si è parlato di “doppia assenza” rivolgendosi a una persona con background migratorio, proponendo la tesi secondo la quale per un migrante non esiste un pieno riconoscimento né nel Paese d’accoglienza né in quello di partenza. Di queste teorie, proprie al sociologo franco algerino Abdelmalek Sayad, ho parlato in una mia precedente analisi, riprendendo le risposte più recenti che abbracciano invece la logica della “doppia presenza” di un migrante ben sposando il tema della migrazione circolare e del transnazionalismo.


4. Transnazionalismo economico, politico e socio-culturale

Un migrante transnazionale si muove su diverse scale, a più livelli e in questo avvia processi di sperimentazione in diversi ambiti.


I settori elencati dal sociologo Maurizio Ambrosini in Un’altra globalizzazione. La sfida delle migrazioni transnazionali (2008) in una sorta di categorizzazione dei tipi di transnazionalismo, a mio parere strettamente interconnessi, si suddividono in transnazionalismo economico, politico e socio-culturale, ciascuno declinandosi in livelli di istituzionalizzazione dal basso e dall’alto.


Nella vasta gamma di iniziative e approcci legati al mondo del transnazionalismo economico, possono essere presi in esame per meglio comprendere le logiche che sottostanno ai flussi transnazionali il tema delle rimesse, dell’imprenditoria migrante e delle piccole imprese create dai cosiddetti migranti di ritorno volontario nei loro rispettivi Paesi d’origine, dopo un periodo di permanenza (temporaneo o definitivo) in un Paese d’approdo quanto anche i progetti e le iniziative imprenditoriali avviate nelle società d’accoglienza con una mixité di saperi.


Sul piano politico, invece, oggi più che mai sono tanti i gruppi della diaspora in Italia – e non solo – che prendono parte a mobilitazioni e agiscono con prese di posizione a distanza per promuovere una responsabilità civica e una partecipazione attiva per entrambi i Paesi nei quali la propria quotidianità si sviluppa e prende forma.


Infine, seppur anche qui brevemente, è interessante leggere il transnazionalismo nel suo piano strettamente socio-culturale rivedendo un comune sentire che si sviluppa, cresce e si nutre di voci distanti all’interno di stesse realtà, in spazi lontani e in continenti diversi. Qui sono in primo luogo i mezzi di comunicazione e il ruolo di spazi digitali a promuovere e investire sulla condivisione di valori e sulla necessità di riplasmare parti delle proprie tradizionali realtà nei contesti d’accoglienza.


5. Il caso senegalese

Jeune Afrique

Le azioni delle comunità transnazionali, o meglio dei singoli membri di queste ultime, non sono ancora misurabili in maniera dettagliata e aggiornata.


Rispetto al caso senegalese, le fonti disponibili – per quanto poche tanto in Senegal quanto in Italia – confermano che già tra il 1975 e il 2007 più della metà dei migranti senegalesi che vivevano in Italia, in Spagna o in Francia ha organizzato e compiuto un viaggio di ritorno, seppur temporaneo, in Senegal entro il raggiungimento dei cinque anni di permanenza sul territorio di uno di questi tre Stati.


Oggi esistono delle piattaforme e degli enti che si occupano di raccogliere dati legati ai ritorni volontari, temporanei o definitivi, dei migranti. Tuttavia, le difficoltà nella raccolta di dati aggiornati sono abbastanza palesi. Tanti migranti che decidano di tornare in Senegal, non sempre rendono il proprio documento di soggiorno e non è sempre detto che al mancato rinnovo dello stesso segua un rientro o un rimpatrio del migrante. In più, secondo alcuni studiosi è possibile registrare un crescente numero di immigrati senegalesi dedito a risparmiare maggiormente per poter poi investire direttamente in Senegal. A tal fine, le dinamiche transnazionali non riguardano esclusivamente viaggi temporanei quanto processi di confronto, informazione e creazione di rete.


A confermare le difficoltà di stilare dati statistici e numerici precisi, in questa sede brevemente accennate, analisi più qualitative confermano il legame che il senegalese nutre per il suo Paese. È il caso, tra i tanti, di una ricerca abbastanza recente del Centro Studi e Ricerche IDOS, Partire e ritornare, che mostra i risultati di alcune interviste che hanno interessato la regione senegalese di Matam. Il lavoro è parte del progetto di Green Cross Italia “CREA Sénégal. CRéation Emplois dans l’Agriculture Opportunità di lavoro e di ritorno, contrasto alla migrazione irregolare nella valle del fiume Senegal. Dai colloqui si evidenzia che

Nessuno dei migranti senegalesi vuole emigrare definitivamente. Il 73% degli intervistati afferma che i migranti con cui sono in contatto intendono rientrare, mentre la quasi totalità ha risposto che, nel caso in cui decidesse di partire, lo farebbe solo temporaneamente. I ricercatori di Idos hanno somministrato un questionario a persone di diverse età e status socio-economico e realizzato interviste semi-strutturate con i rappresentanti di istituzioni, economia, organizzazioni di cooperazione internazionale e della società civile. [...] L’esperienza migratoria […] è spesso sostenuta da un investimento di tutta la collettività di appartenenza. Per questi migranti, la possibilità di alimentare canali di “ritorno” di un simile investimento, in termini sia di rimesse che di reinvestimento sociale e culturale nel territorio d’origine, ancor prima del loro eventuale “ritorno” fisico, sancisce il successo di quella scommessa di rinascita collettiva di cui sono portatori viventi e che è perciò fondamentale sostenere e favorire quanto più possibile”.

6. Conclusioni


Ragionare in termini di transnazionalismo significa superare, o almeno sciogliere, le tradizionali categorie legate ai flussi migratori, ai migranti e alle condizioni di tanti Paesi di partenza.


Un migrante transnazionale è un vero e proprio attore sociale, protagonista e mediatore di spazi diversi (e lontani) ai quali è legato e per il quale si spende. Un migrante transnazionale è dunque un individuo parte attiva di uno spazio per il quale lavora, nel quale cresce e si forma e con il quale interagisce costantemente sia nello spazio fisico che con i nuovi dispositivi digitali.


Superare la visione strettamente nazionale per promuoverne una d’insieme permette di comprendere un’altra faccia del concetto tradizionale di migrazione, facilitando connessioni e benefici tanto per l’economia del Paese d’approdo che per quella propria alla società ospitante.


Compiere questo passo vuol dire contribuire alla crescita e alla piena realizzazione di società sempre più multietniche, valorizzando il contributo dei migranti tanto nei loro ruoli nelle realtà ospitanti quanto nelle loro terre, contemporaneamente.


La migrazione è quindi profondamente propria alle nostre società e, in questo, resta un dato di fatto la difficoltà di governare realtà diversificate, complesse e parecchio articolate. Questo non esime però dalla responsabilità di osservare con occhio attento e lungimirante le dinamiche proprie alle società e ai cittadini e cavalcare la giusta onda in vista di possibili nuove relazioni per trovare il match perfetto tra realtà diverse non così lontane.

(scarica l'analisi)

ANALISI GERACI-TRANSNAZIONALISMO_final
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Bibliografia

  • Ambrosini M., Un'altra globalizzazione: la sfida delle migrazioni transnazionali. Il mulino, 2008

  • Attanasio P. and Ricci A, Partire e Ritornare. Uno studio sulle migrazioni tra Italia e Senegal, Centro Studi e Ricerche IDOS e Green Cross Italia, Roma, 2018.

  • Diop M. C., Le Sénégal des migrations. Mobilités, identités et sociétés, Paris, Karthala, 2008.

  • Dumont F., Les migrations internationales: les nouvelles logiques migratoires, Paris, Sedes, 1995.

  • Flahaux M. L., The influence of migration policies in Europe on return migration to Senegal, Oxford, International Migration Institute, University of Oxford, 2014.

  • Sakho P., Returns and reintegrations in the Senegalese Labour Market in “International Commentary Senegal between migrations to Europe and Returns”, Vol. X no. 35, Scuola Superiore Sant’Anna, 2014, pp. 47-52.

  • Schiller N. G., Basch L. and Blanc-Szanton C., Towards a definition of transnationalism. Introductory Remarks and Research Questions in “Annals of the New York Academy of Sciences”, n°645.1, 1992, IX-XIV.

Sitografia

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