Migranti e respingimenti: cosa succede alla frontiera franco-italiana?

di Luigi Limone

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1. Introduzione


La creazione dello spazio Schengen ha avuto un impatto considerevole sui flussi migratori verso l'Europa, soprattutto in riferimento alle politiche di rafforzamento delle frontiere esterne di questo spazio, che lo ha portato ad essere etichettato come "Fortezza Europa". Al contrario, i controlli alle frontiere interne sono stati aboliti in virtù dell'articolo 22 del Codice delle frontiere Schengen, che stabilisce che: "Le frontiere interne possono essere attraversate in qualsiasi punto senza che sia effettuata una verifica di frontiera sulle persone, indipendentemente dalla loro nazionalità".


Di conseguenza, anche i cittadini non europei presenti sul territorio europeo beneficiano, almeno sulla carta, della possibilità di spostarsi liberamente, in funzione dei progetti di vita, dei tentativi di trovare un lavoro, della localizzazione di familiari o amici, senza essere ostacolati dai controlli di frontiera. Tuttavia, in un lasso di tempo relativamente breve, questa libertà di movimento è stata limitata per far fronte a “emergenze” legate all’afflusso straordinario di cittadini di Paesi extraeuropei, come sta accadendo lungo la frontiera franco-italiana.


Ormai da quasi sette anni, la Francia mantiene i controlli ai confini interni per dichiarate “ragioni di sicurezza” nonostante il periodo massimo previsto dal codice Schengen sia di ventiquattro mesi. Dalla creazione dello spazio Schengen, questo è stato il primo vero ostacolo al principio dell'abolizione dei controlli alle frontiere interne.


Sebbene la situazione al confine franco-italiano sia meno dibattuta di altre, i tentativi di attraversamento continuano così come continuano i respingimenti e gli abusi da parte della polizia francese e il ricorso da parte dei migranti a reti criminali per evadere i controlli. Le persone continuano a morire, chi investite da treni, chi folgorate sulla linea ferroviaria, e i numeri potrebbero essere destinati a crescere, in relazione soprattutto ai migranti in fuga dall’Afghanistan intenzionati sempre più a raggiungere l’Europa passando attraverso la rotta balcanica.


2. Il codice frontiere Schengen


Nel 2011, durante le cosiddette “Primavere arabe”, molte persone hanno preso il mare per raggiungere l'Europa. Il governo italiano rispose a questo afflusso di persone aprendo la possibilità di concedere loro permessi di soggiorno per motivi umanitari, già previsti dall’ordinamento giuridico italiano come forma di protezione internazionale aggiuntiva al diritto all’asilo e alla protezione sussidiaria.[1] Il governo francese, temendo che queste persone con status regolare in Italia potessero stabilirsi poi sul territorio francese, decise con una circolare di inasprire le condizioni di soggiorno dei cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno europeo. Allo stesso tempo, furono introdotti controlli sulle condizioni di soggiorno degli stranieri provenienti dall'Italia.


Il governo francese si è basato sull'articolo 21 del Codice frontiere Schengen 2006 (oggi corrispondente all'articolo 23 del Codice frontiere Schengen 2016), che prevede l'effettuazione di controlli di identità sul territorio. Tuttavia, questa disposizione stabilisce un quadro di riferimento per l'utilizzo di tali controlli e comunque non autorizza che i controlli d'identità siano effettuati in modo sistematico, né permette che abbiano l'effetto equivalente dei controlli alle frontiere, cosa che sembra essere avvenuta.