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Leopard: la “Silver Bullet”?

Aggiornamento: 24 mar 2023

carro armato
Fig. 1 Carro Leopard1 della Bundeswehr https://www.kmweg.de/systeme-produkte/kettenfahrzeuge/kampfpanzer/leopard-1-a5/

1. Introduzione


Il mondo degli armamenti è probabilmente uno dei campi maggiormente complessi della tecnologia contemporanea, peraltro le caratteristiche degli equipaggiamenti militari influenzano non poco i risultati sul campo di battaglia; se tuttora conta moltissimo il semplice fante o marinaio o altro tipo di specialista, la tecnologia che gli viene messa in mano può cambiare notevolmente il risultato dei suoi sforzi. La guerra Ucraina ha dimostrato che i tempi dei cannoni, dei carri armati e delle armi pesanti non sono terminati con le guerre mediorientali e che l’ “acciaio” non ha affatto smesso di contare nel gioco geopolitico e nella conduzione della guerra. Vale quindi la pena di fornire qualche informazione un po’ più precisa su uno degli argomenti maggiormente presenti sugli scudi dell’informazione: il carro armato Leopard.


2. Il carro armato


Il carro armato compare sui campi di battaglia nel 1916 , durante la battaglia della Somme, in una azione condotta fra i villaggi di Fleurs e Courcelette. Lo scopo dell’introduzione del tank, un veicolo blindato, fornito di un potente armamento e di grande mobilità su ogni terreno, è quello di permettere sfondamenti di fronte con un numero ridotto di perdite; si tratta quindi di un mezzo di supporto alla fanteria.


Terminata la prima guerra mondiale, i più accorti esperti di cose militari, cioè Tedeschi ed Inglesi, si resero conto che il carro armato poteva giocare un ruolo autonomo di fondamentale carattere tattico, cioè disarticolare lo schieramento nemico, minacciare le linee di rifornimento e distruggere la catena di comando nemica. I maggiori teorici di questa dottrina furono l’inglese Basil Liddel Hart e il generale tedesco Heinz Guderian, colui che formalizzò la teoria della guerra di movimento: Blitzkrieg, cioè una guerra che comportava rapide puntate offensive in profondità da parte di unità dotate di carri armati e veicoli blindati, appoggiati da cacciabombardieri. Questo tipo di guerra divenne lo standard della seconda guerra mondiale, con grandi battaglie di carri combattute in Africa Settentrionale e sul fronte Orientale, più o meno negli stessi luoghi dove oggi si sta dispiegando lo scontro fra Russia ed Ucraina.


Per tutto il periodo noto come Guerra Fredda si immaginò che il confronto fra le due superpotenze, in caso di guerra convenzionale, dovesse svolgersi con l’impiego di forze corazzate in Europa centrale, probabilmente nell’area del cosiddetto Varco di Fulda; per questo motivo lo studio dei nuovi armamenti si concentrò molto sullo sviluppo di mezzi corazzati in grado di operare su terreni pianeggianti, come quelli dell’Europa Centrale, sviluppando mezzi di grande mobilità e forniti di un’artiglieria in grado di colpire con precisione il nemico, a distanze medie e brevi dai 400 e i 1500 metri, con munizionamento perforante. Fu in questo contesto che i progettisti della Porsche svilupparono, a metà anni 70, un carro in grado di fronteggiare i carri russi tipo T (T55, T62 ed in seguito T70, T 80 e T90 , le cui caratteristiche combinavano in modo eccellente necessità di movimento, potenza e precisione di tiro, prestando minore attenzione alla protezione.


3. Il Leopard 1


Il 9 maggio 1955, la Repubblica Federale Tedesca entra a far parte dell’Alleanza Atlantica (NATO) , la premessa alla creazione di un esercito tedesco: la Bundeshweher. Il progetto di una nuova forza armata nazionale era cominciato nel 1950, ad opera del cancelliere Kondrad Adenauer e da un gruppo di ex alti ufficiali della Wehermacht. Il primo equipaggiamento di mezzi corazzati, indispensabili per dare un senso al ruolo militare della Germania, fu fornito da materiale americano: carri M48 ed in seguito M60, mezzi dimensionalmente e intrinsecamente sproporzionati e inadatti ai terreni d’impiego europei, in particolare rispetto alle dottrine di impiego tedesche, da sempre orientate a privilegiare la mobilità rispetto alla potenza di fuoco ed alla protezione. Per questo motivo nel 1957 viene costituito un gruppo di studio internazionale, il FINABEL, che include Germania, Francia, Italia, Olanda e Lussemburgo, per sviluppare un carro da battaglia europeo. Lo sviluppo da parte di FINABEL non si concluse con un prototipo condiviso, ma consentì di arrivare ad alcune conclusioni importanti per il progetto complessivo; la scelta dell’armamento si orientò sul cannone inglese L7A, Vickers, da 105 mm, lo stesso in dotazione ai mezzi americani schierati sullo scacchiere europeo, per evidenti ragioni di interoperabilità logistica. Nel 1963 dunque viene licenziato un prototipo di carro da 37 tonnellate, fornito di un Motore Diesel Daimler Benz, multicarburante MTU MB837Ba-500, e di un sistema di rotolamento a barre di torsione, a sette ruote, particolarmente adatto a garantire una minore altezza rispetto alla superfice e una migliore mobilità. Nel 1965 l’esercito federale acquisisce 2000 mezzi di questo tipo.


Il Leopard 1 rappresenta un grande successo commerciale, sia per la sua complessiva semplicità che per la successiva dotazione di apparati di tiro stabilizzati, che consentono il fuoco in movimento, e di altri “gadget” tecnologici, quali apparati di visione notturna per il capo carro e sistemi di comunicazione digitali, in fine l’adozione di un cannone Rheinmetall, ad anima liscia da 120 mm. Inoltre, sullo chassis di questo carro vennero implementate versioni speicifche quli :un carro difesa contrarera (Flakpanzer Gepard), una versione gettaponti (Biber); un carro soccorso e movimento terra (Bergeleopard), uno dei quali fu impiegato dall’esercito italiano durante la battaglia dei ponti a Nassiryah in Iraq.


Il Leopard 1 divenne praticamente il carro standard di tutti gli eserciti europei e fu acquisito anche da paesi extra europei, quali Canda, Cile, Australia, Turchia, Libano, Brasile, per un totale di oltre 6000 carri.

Anche per il Leopard la guerra del Kippur rappresentò una occasione di ripensamento; il successo dei missili controcarro filoguidati egiziani nella distruzione dei carri Israeliani condusse a rivedere i concetti relativi al sistema di protezione dei veicoli corazzati. Nel 1973, Stati Uniti e Germania iniziarono uno studio per un MBT comune, l’MBT 70, fornito delle più avanzate tecnologie nel campo delle sospensioni pneumatiche, per garantire la stabilità del mezzo durante il tiro in movimento, e di un cannone da 152 mm a caricamento automatico, in grado di lanciare un missile anticarro Sillelag. Tali studi non si conclusero positivamente ma crearono le premesse per una evoluzione del Main Battle Tank : il Leopard 2

Fig. 2 Leopard 2 https://en.topwar.ru/104903-nemeckiy-osnovnoy-boevoy-tank-leopard-2-etapy-razvitiyachast-4.html

4. Leopard 2

Il Leopard 2 rappresenta un salto qualitativo di “specie” nella struttura e nelle caratteristiche del Main Battle Tank; da un lato recepisce molti elementi ideati per l’MBT70, e dall’altro capitalizza le esperienze della guerra del Kippur.


La mobilità viene esaltata, attraverso l’introduzione del motore Daimler Benz MB 873 Ka 500 a dieci cilindri e l’acquisizione dei cingoli e del treno di rotolamento a 7 ruote.L’armamento vede l’introduzione del cannone ad anima liscia, e viene sperimentata sia la versione da 105 che da 120mm. Il concetto di limitazione del peso viene abbandonato sia per permettere di imbarcare un motore più potente, sia per consentire di montare una corazzatura stratificata, che insieme portano il peso ad eccedere le 50 tonnellate. La torretta viene dotata di un telemetro laser EMES 13 a visione notturna. A partire dall’entrata in servizio, nell’ottobre del 1979, vengono implementate sette versioni che vedono miglioramenti nel sistema di puntamento, nel calcolatore balistico, nel collocamento delle munizioni e negli impianti radio. Fino al marzo 1992, la Krauss Maffei ha prodotto 2215 carri di cui 1800 per la Bundeswehr.


Dopo il crollo del Muro di Berlino, nonostante l’abbandono di molti programmi di sviluppo di armamenti, inclusi quelli per un Leopard 3, Germania, Olanda e Svizzera decisero di aggiornare i loro mezzi ad una versione A5, attraverso un programma definito Kampfwertsteigenungen (Combat Capability Improvement Program). Il programma comportava tre distinti livelli:

  • KWS I: sostituzione del cannone da 120 L/44 con la versione L/55 , più lunga e quindi con una maggiore velocità iniziale del proiettile, e con nuove munizioni ad energia cinetica.

  • KWS II; con una migliorata protezione, che portava il peso a 62 tonnellate, e un nuovo sistema di comando e controllo (C2);

  • KWS III con l’introduzione di un nuovo cannone da 140 e di una nuova torretta dalla forma frontale, angolata verso il basso.

Vi furono inoltre riposizionamenti del telemetro e del sistema PERI R17 (periscopio del capocarro). Questa versione, entrata in servizio nel 1995, nel 1996 fu impiegata da reparti Olandesi nel corso dell’Operazione Joint Guard in Bosnia. Nel 2013, 105 di questi carri furono ceduti alla Polonia, e saranno probabilmente alcuni di questi ad entrare in linea con le forze Ucraine.


5. Leopard in Ucraina


Sul mercato esistono numerosissimi modelli di carro armato, prodotti dalle principali nazioni tecnologicamente avanzate; sorge quindi spontaneo chiedersi perché la scelta dello Stato Maggiore ucraino si orientata proprio su questo mezzo. Alla base di tale decisione ci sono ragioni tecniche intrinseche al mezzo e ragioni che potremmo definire accessorie ma altrettanto importanti.


Va premesso innanzitutto che nessun Leopard è mai stato seriamente impegnato in combattimento, quindi, non sappiamo quali potrebbero essere i suoi limiti reali o le sue prestazioni positive; tuttavia il carro è stato sottoposto a numerosissimi test e valutazioni e quindi verosimilmente le sue caratteristiche tecniche non dovrebbero sorprendere, né in un senso né nell’altro, una volta impegnato sul campo di battaglia. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, in termini di velocità di movimento, protezione, precisione e potenza del tiro, operabilità - intesa come necessità di manutenzione e su relativa complessità - il Leopard è a parere della maggior parte degli esperti tra i migliori carri del mondo. Non emergono specifici limiti dovuti all’ambiente, poichè è stato progettato espressamente per combattere dove si sarebbe potuto verificare uno scontro tra le forze NATO e quelle del Patto di Varsavia, e quindi sul terreno dell’altipiano Sarmatico, cioè quella parte di territorio occupata dall’Europa orientale, inclusa l’Ucraina, (il medesimo principio vale anche per l’Abrams originato dagli sviluppi della dottrina dell’Air Land Battle).


Dei suoi avversari in campo sappiamo abbastanza, per lo più si tratta di modelli risalenti agli anni tra il 1970 il 1980, con l’eccezione del T90 che nella versione M è il mezzo più recente delle forze corazzate russe; se quest’ultimo sia un avversario temibile o meno del Leopard lo sapremo solo nel momento in cui i due mezzi si scontreranno, sappiamo però che, con una certa approssimazione, nella prima fase della guerra ne sono stati persi circa 30, per lo più a causa di abbandono da parte degli equipaggi.


La cessione del carro Leopard è stata oggetto di una certa resistenza da parte tedesca, che non solo non voleva cedere mezzi già in servizio nel suo esercito, ma non voleva concedere la cessione di mezzi simili da parte di eserciti di altre nazioni che ne disponevano, essendo tale autorizzazione prevista dai contratti. Le motivazioni di tale titubanza hanno varie spiegazioni, sia politiche che pratiche. Dal punto di vista pratico, questa generosa devoluzione di carri potrebbe non essere un affare per la Rehinmetall. Il motivo principale è che i carri tedeschi oggi hanno praticamente l’esclusiva dell’armamento delle forze armate NATO in Europa, e questo potrebbe non ripetersi, visto il costo non proprio da saldi dei mezzi tedeschi. Vi sono poi altri due motivi, entrambi però molto improbabili, e cioè un reengineering russo di mezzi catturati ovvero una prestazione scarsa sul campo di battaglia. Entrambe queste ipotesi potrebbero tuttavia avere lo scopo più di riempire le pagine degli articoli di giornale dallo scarso contenuto tecnico che di rispecchiare la realtà.


Se i Russi fossero in grado di copiare i Leopard lo avrebbero già fatto e l’industria russa non lo è. L’equivalente del Leopard 2 , cioè il T14 Armada, è già in produzione; se ne sa poco, ma quel poco che si sa non è particolarmente preoccupante, e peraltro ad affrontare gli eventuali Leopard sarebbe il meno giovane T90M, che comunque è un carro sufficientemente temibile ma inferiore al Leopard. Per quanto riguarda l’aspetto politico alla base delle resistenze tedesche, questo ha a che fare con il fatto che la nazione economicamente più potente d’Europa, continua ad essere un nano politico e le affermazioni circa la Zeitnewende, o “svolta Storica” in materia di difesa, non vanno molto più in là di una rimessa a nuovo di una struttura militare piuttosto scalcagnata. In una intervista con l’Editor in Chief di Bloomberg John Micklethwait, Scholz ha esplicitamente dichiarato che la Germania si sarebbe mossa solo in concerto con le “nazioni amiche”, concerto che evidentemente deve esprimersi nei fatti, più che nelle dichiarazioni; per questo Biden ha annunciato l’invio dei carri Abrams. Anche con riferimento a questo annuncio ci sono dei “ma”.


Innanzitutto, gli Abrams non arriveranno dalle scorte già schierate in Europa, ma direttamente dalle linee produttive, con tempi se non biblici, quanto meno di lumaca. Nel frattempo, sul campo dovrebbero arrivare le versioni A5 del Leopard, che sono nella disponibilità dei Polacchi, e probabilmente altre versioni, che sono nelle riserve degli eserciti est europei decisamente più entusiasti all’idea di supportare la vicina e in questo momento, “sorella” Ucraina. A questi mezzi dovrebbero affiancarsi alcuni (15) carri Inglesi Challenger e forse veicoli ruotati francesi AMX, siamo però di forte a numeri molto contenuti, che tutto sommato dovrebbero arrivare a forse, nella migliore delle ipotesi, 300 mezzi, la cui diversità crea qualche serio problema di tipo logistico. È già chiaro che tutti questi altruistici sacrifici non si concretizzeranno prima di marzo, nel frattempo non c’è da aspettarsi che i Russi aspettino ( mi si perdoni il gioco di parole). Infatti in queste ore la pressione nelle zone attorno a Bachmut è in aumento e la resistenza Ucraina sempre meno intensa, quello che c’è da aspettarsi è una grande azione più che dimostrativa, per il 24 febbraio o in quell’intorno, visto che le offensive militari non sono compleanni e accadono quando e dove meno te lo aspetti.


A condurre questa eventuale azione dovrebbero essere numerosi carri T90 M, prodotti dalle industrie russe, riconvertite senza alcuna titubanza all’economia di guerra, in ragione di 50 al giorno, contro i 23 Leopard all’anno della Rehinmetall. Per fermarli ci vorrebbero almeno 500 carri, che dovrebbero essere già bell’e pronti, con equipaggi addestrati e sostenuti da ricchi depositi di munizioni di vario genere, pezzi di ricambio, officine e quant’altro nelle retrovie, cosa che a quanto pare non si trova nella pianura sarmatica alle spalle del fronte del Donbas. Di per sè il carro tedesco potrebbe ben far fronte ai suoi colleghi russi e probabilmente posto in mani competenti impartirebbe loro anche una solenne lezione.


Le mani competenti sono quelle che contano di più, lo dimostrarono gli Israeliani nella guerra dei sei giorni e in quella del Kippur durante le quali affrontarono un allora piuttosto up to date T55 e T62, con non recentissimi Centurion, AMX 10 e persino vecchi Sherman aggiornati nelle creative officine di Tel Aviv, per giunta in numero largamente inferiore, ma condotti da soldati molto meglio preparati di quelli arabi, i quali comunque se la videro piuttosto brutta.


Vuol dire dunque che assisteremo a breve ad un “rotta” dell’eroico esercito Ucraino? Non è detto, considerando alcuni, anche se non molti, fattori a loro favorevoli. Non sarà di certo una passeggiata, ma è anche opportuno valutare quale sia l’obiettivo del Cremlino: se fosse solo la conquista ed il consolidamento del controllo Russo sul Donbas, questa potrebbe essere la svolta verso una trattativa; diversamente , la “generosa” offerta euro-germano statunitense potrebbe essere “troppo tardi e troppo poco”.


(scarica l'analisi)

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