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Le guerre dell’informazione

RT per “rompere il monopolio anglosassone sui flussi di informazione globali”


di Ivana Manelli

1. Introduzione


In un'intervista per la rete televisiva statale ed agenzia di stampa “RT”, Vladimir Putin ha affermato che al momento della realizzazione del progetto per la creazione del centro mediatico “Russia Today”, lui ed il suo team intendevano creare un mezzo per "fornire una copertura imparziale e indipendente degli eventi in Russia [e ...] rompere il monopolio anglosassone sui flussi di informazione globali". È un dato di fatto, RT è noto per ospitare voci controverse; ha ospitato Julian Assange di WikiLeaks, il negazionista dell'Olocausto Ryan Dawson in qualità di "attivista per i diritti umani", Alex Jones di InfoWars, Nigel Farage, leader dell'UKIP per la Brexit, e Manuel Ochsenreiter, neo-nazista, in qualità di "esperto sul Medio Oriente". Non molto tempo fa, RT Spanish presentava un rapporto che considerava se gli Stati Uniti avessero ideato e progettato l'epidemia di Ebola – una versione moderna della dezinformatsiya sovietica degli anni '80 sulla CIA per l'epidemia di AIDS. Inoltre, i giornalisti di RT hanno definito il governo ucraino una “giunta di destra” ed hanno affermato che i nazionalisti ucraini stessero minacciando gli ebrei. Tuttavia, RT non è uniformemente "antiegemonico". Infatti, RT invita regolarmente personalità di rilievo come Larry King, Chris Hedges e Ed Schultz, i cui contributi servono a rafforzare la legittimità del canale. Con personalità così controverse e personaggi di spicco nel campo dell’informazione, RT ha avuto un innegabile impatto sul business del giornalismo e sul profilo delle agenzie di stampa statali. RT è indubbiamente un media russo unico nel suo genere: è nato in lingua inglese e chiunque, dopo uno sguardo alle sue homepages nelle varie lingue disponibili, e possibile notare la presenza predominante di notizie internazionali. Inoltre, RT è, secondo la BBC, l’agenzia di stampa russa più conosciuta e consultata all’estero. A RT si è più recentemente aggiunta Sputnik (presente anche in italiano), fondata dallo stesso editore Rossiya Segodnya (anche conosciuto come RIA Novosti) e con contenuti decisamente simili. Tuttavia, sappiamo ancora molto poco su come questa agenzia di stampa funzioni.


Secondo un rapporto pubblicato dall'Oxford University Internet Institute nel 2020, i media statali sono per definizione organizzazioni finanziate direttamente dallo stato o editorialmente gestite dai rispettivi governi. Difatti, RT, ex Russia Today, con decine di filiali multilingue in tutto il mondo e un seguito di centinaia di migliaia di utenti su svariati social media, è stata creata dal bilancio fiscale federale russo e continua ad essere finanziata da fondi federali. Sebbene possa non sorprendere, uno studio dell'Università di Harvard ha dimostrato, con l'uso della teoria della scelta pubblica[1] e l'analisi di vari media in 97 paesi, che generalmente i mezzi di comunicazione di massa di proprietà del governo distorcono e manipolano le informazioni per consolidare la figura dei politici in carica politici in carica e precludere agli elettori ed ai consumatori la possibilità di prendere decisioni informate, danneggiando così sia la democrazia che i mercati. Eppure, con il motto “question more” (dubita di più), RT afferma di dare la priorità ad argomenti controversi, quelli che “the mainstream would rather not” (i mainstream preferiscono evitare), per incoraggiare il suo pubblico a “pensare fuori dagli schemi” e “guardare dall'altra parte della barriera”, per fornire una prospettiva diversa ed avere una visione più ampia degli eventi.


Ma questo non è sempre stato l'obiettivo di Russia Today. Quando è stata fondata, infatti, è nata dall'idea di diffondere un'immagine positiva della Russia e della sua cultura all'estero. Tuttavia, nel 2008 qualcosa è cambiato. Russia Today si è rinominata RT, il suo budget si è gonfiato potendo contare su 400 milioni di dollari all'anno ed ha aperto filiali multilingue in tutto il mondo, spostando l'attenzione sulla politica estera piuttosto che sulla “magnificenza russa”. La domanda, quindi, sorge spontanea: RT, di proprietà statale, è davvero un mezzo di informazione super partes ed estraneo alle lotte di potere, come lo descrive il Cremlino “a modello BBC” (anch’essa fondata come agenzia statale ma nominata tra le fonti più affidabili al mondo) o fa parte di una più ampia strategia intenzionata ad indebolire le democrazie occidentali?


Secondo l'Oxford University Internet Institute, l'obiettivo del canale è cambiato proprio nel 2008 con il verificarsi del conflitto tra Russia e Georgia. In quell’occasione, il governo russo si è reso conto di poter “armare” il canale per servire i suoi interessi politici. Da qui sarebbe derivata la scelta innanzitutto di rinominare il canale da Russia Today a RT, sperando che il pubblico potesse trascurarne le origini russe. In secondo luogo, questo conflitto avrebbe segnato la prima volta in cui RT ha prodotto disinformazione. In seguito a ciò, afferma l'Internet Institute, RT si è preoccupato sempre meno della Russia, spostando gli obiettivi da allora sul (1) dare credibilità alla politica estera russa, (2) incoraggiare l'idea che i paesi occidentali presentino tanti problemi quanto la Russia, (3) incoraggiare le “conspiracy theories” (teorie complottistiche) su media occidentali al fine di screditarli e delegittimarli[2] (4) infine, creare polemiche e indurre gli spettatori stessi a criticare il canale, incrementandone la notorietà e dunque la risonanza nell’opinione pubblica internazionale. Andiamo, quindi, a delineare come RT stia procedendo per il raggiungimento di tali obiettivi.


2. Politica estera


Un esempio di come il canale abbia dimostrato la sua chiara intenzione di essere un mezzo rappresentativo della politica estera russa è il cambiamento di narrative in risposta ai cambiamenti improvvisi negli affari esteri russi. RT ha solitamente ritratto la Turchia con una luce pseudo-positiva. Nel 2015, quando gli aerei da guerra turchi hanno colpito un aereo militare russo mentre sorvolavano il territorio siriano, RT ha improvvisamente cambiato la sua narrativa iniziando a presentare la Turchia come un nemico ad esempio, diffondendo notizie su come membri dell'ISIS e jihadisti attraversassero indisturbati il confine turco (affermazione mai comprovata) e su come la Turchia stesse causando la crisi immigratoria in Europa. Nove mesi dopo questo incidente, Erdogan e Putin hanno raggiunto un accordo, e quindi RT, con l’ennesima inversione di rotta, ha smesso di ritrarre negativamente la Turchia.


Prima:

Durante:

Dopo:


3. L'Occidente mente


RT rischia di apparire una componente della politica di difesa dello Stato russo. La sua rappresentazione critica dell'Occidente può essere considerata un contrattacco alle narrative e alle posizioni politiche antirusse dell'Occidente. Secondo Kofman e Rojansky, analisti del Wilson Centre e Kennan Institute, l'idea che i media occidentali mentano è uno degli elementi principali dell'ordine del giorno di RT, e plasma in modo significativo le fondamenta ideologiche del canale. Questo è ciò che Rawnsley descrive come “oppositional soft power” (soft power d’opposizione) sostenendo che la Russia usa RT per migliorare la sua immagine minando le narrative proiettate dall'Occidente. In questo senso, se nei media statunitensi c'è una notizia che critica il governo russo, RT risponderà criticando gli Stati Uniti. Ogni volta che la Russia viene accusata di una violazione dei diritti umani, RT trasmette storie che suggeriscono che ci sono casi simili negli Stati Uniti come se si cercasse un bilanciamento continuo dell’immagine delle nazioni offerta all’opinione pubblica, manipolando profondamente la memoria collettiva sugli eventi.




Nei termini della stessa narrativa, un rapporto pubblicato dal King's College di Londra ha rilevato che la NATO è stata caratterizzata come aggressiva e minacciosa, e allo stesso tempo debole e incapace: 280 articoli hanno criticato la NATO come espansionista e aggressiva, illegale o illegittima, come inaffidabile o falsa nei confronti dei propri membri e degli oppositori, o hanno evidenziato casi di fallimenti, errori o incompetenza da parte del personale della NATO. 181 articoli si sono concentrati su disarmonia e conflitto all'interno della NATO e attriti internazionali tra Stati membri. 80 articoli contenevano l'affermazione o l'implicazione che l'adesione alla NATO avesse un effetto dannoso sui membri (in particolare nuovi o più piccoli), e 168 articoli giustificavano il rafforzamento militare russo o le politiche offensive come una risposta valida e necessaria alla NATO. Inoltre, lo stesso rapporto ha dimostrato come la disfunzione politica sia una narrativa fondamentale nella copertura di RT della politica e della società nei paesi occidentali. Dei 2.641 articoli su questioni interne nel Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania, Svezia, Italia e - dall'Europa orientale - Ucraina, 2.157 (81,7%) contenevano uno o più quadri relativi a disfunzioni politiche, fallimenti governativi e immigrazione.


4. Teorie complottistiche


A parte le ritorsioni online, il canale ha diffuso notizie false e incitato a prendere in seria considerazione svariate teorie complottistiche prive di prove. Ad esempio, RT in lingua spagnola ha pubblicato un rapporto che considerava la possibilità che gli Stati Uniti avessero progettato l'epidemia di Ebola. Secondo lo stesso rapporto pubblicato dal Policy Institute del King's College di Londra, RT ha divulgato non meno di sette teorie complottistiche sull’avvelenamento di Sergei e Yulia Skripal del marzo 2018. RT Deutsch ha riferito che un politico italiano ha chiesto l'arresto di Bill Gates per "crimini contro l'umanità" durante l'attuale crisi sanitaria globale. RT Deutsch deride queste accuse definendole "teorie assurde", tuttavia le descrive in dettaglio, comprese le affermazioni secondo cui la Bill and Melinda Gates Foundation stia cercando di accelerare i piani per le vaccinazioni forzate e che le sue dannose “campagne di vaccinazione” contro malattie precedenti hanno “sterilizzato milioni di donne in Africa”. Un altro articolo di RT Deutsch critica il governo tedesco per aver elogiato la Fondazione Gates senza considerare le loro operazioni “disumane”, descrivendo le accuse relative allo sviluppo di vaccini e alla sterilizzazione dei giovani in India. Ciò dimostra come RT, pur non apertamente sostenendo una determinata teoria complottistica, possa incitare il coinvolgimento del pubblico.


Per quanto riguarda la diffusione di fake news, tra altre, la RT politics ha confezionato un'intervista di Misha Kapustin, il rabbino di Simferopol in Crimea, in modo da dare l'impressione che stesse lasciando la Crimea nel 2015 a causa di un'ondata di antisemitismo da parte dei nazionalisti ucraini. In effetti, Kapustin ha condannato le azioni della Russia nella regione, incoraggia sanzioni occidentali contro la Russia ed ha apertamente detto al Times of Israel che stava effettivamente lasciando la Crimea a causa dell'aggressione russa. “Non vi è alcun pericolo imminente per gli ebrei in Crimea”, ha affermato il capo del Comitato ebraico ucraino in una dichiarazione pubblica; “La situazione è stata manipolata dal governo russo per far credere al mondo che ci stanno proteggendo”. Inoltre, anche “troll farms” (Brigate del Web) e robot sponsorizzati dal Cremlino sono stati collegati a RT, usati specificamente per creare e diffondere storie false online, come ad esempio la notizia delle false epidemie di Ebola negli Stati Uniti e attacchi dell'ISIS ad alcune città statunitensi.


Secondo la teoria dell'esposizione selettiva, determinati individui tendono a favorire le informazioni che rafforzanole loro opinioni preesistenti, evitando al contempo informazioni contrastanti. Considerata RT come una fonte legittima di notizie, la continua esposizione ad essa può cementare false credenze nella mente delle persone, favorendo il populismo, l'estremismo di destra e sinistra, ovviamente, la disinformazione e la diffusa sfiducia nelle istituzioni.


5. Guerra dell’informazione


Se lo scopo di RT è quello di confondere lo spazio dell'informazione e seminare dubbi e confusione, forse questi sforzi stanno avendo successo in termini di visione russa della guerra di “informazione-psicologica”. Secondo il contrammiraglio in pensione Vladimir Pirumov, ex capo della Direzione per la guerra elettronica dello stato maggiore della Marina russa, la guerra dell’informazione significa “garantire obiettivi politici nazionali sia in tempo di pace che in tempo di guerra attraverso mezzi e tecniche di influenzamento delle risorse informative appartenenti alla parte opposta”. I sistemi di informazione del nemico non sono gli unici obiettivi della guerra dell'informazione; essa mira anche a influenzare la psiche delle popolazioni nemiche attraverso “disinformazione (inganno), manipolazione (situazionale o sociale), propaganda (conversione, separazione, demoralizzazione, diserzione, prigionia), lobbismo, controllo delle crisi e ricatto”. L'edizione del 2011 del manuale “Operazioni di guerra psicologica dell'informazione: mini-enciclopedia e guida” insegna alle reclute dell'intelligence ed agli studenti di scienze politiche ad agire come “radiazioni invisibili”, dove “la popolazione non sente nemmeno di star essendo sfruttata”. La ricercatrice lettone Janis Berzins, scrivendo sul futuro della guerra russa, prevede un passaggio da “scontri diretti a guerra senza contatto”, da “guerra nell'ambiente fisico a una guerra nella coscienza umana e nel cyberspazio”. Le armi in questa guerra senza contatto e perpetua potrebbero essere canali televisivi, compagnie energetiche, banche, Brigate del Web, gruppi di espatriati russi che possono incitare disordini all'estero - in altre parole, una “combinazione di campagne politiche, economiche, informative, tecnologiche ed ecologiche”.


Secondo gli accademici Hall e Ambrosio, il conflitto attuale tra Comunismo e Capitalismo è ereditato da quello perpetratosi durante la Guerra Fredda, e con lo svilupparsi di nuove tecnologie, le autocrazie moderne si trovano a dover sviluppare nuove strategie per mantenere il desiderio di democrazia al di fuori dei propri confini.


A seguito delle azioni russe in Crimea e nel Donbass del 2014, il termine “Guerra ibrida” è stato attribuito all’utilizzo di strategie di Guerra miste (propaganda, disinformazione, Guerra dell’informazione, forze speciali) per ottenere quelle che poi sono state rinominate operazioni militari “non lineari”. Essendo a conoscenza del materiale curato da RT durante lo sforzo russo per l’annessione della Crimea, il collegamento di RT alle aspirazioni russe nel campo della politica estera e della guerra dell’informazione sembrerebbe essere lampante.


L'Aspen Institute Central Europe si è spinto fino a definire RT come parte della “guerra russa di nuova generazione”, basandosi sull'idea che lo spazio di battaglia principale sia la mente. Di conseguenza, le guerre di nuova generazione devono essere dominate dall'informazione e dalla guerra psicologica, al fine di ottenere superiorità nel controllo di truppe ed armi, deprimendo moralmente e psicologicamente il personale delle forze armate nemiche e la popolazione civile. L'obiettivo principale non è semplicemente ridurre la necessità di dispiegare una forte potenza militare. L'obiettivo è, invece, quello di far sì che la popolazione militare e civile dell'avversario sostenga l'attaccante a scapito del proprio governo e del proprio paese. È anche interessante notare la nozione di “guerra permanente”, che denota unnemico permanente. Nell'attuale struttura geopolitica, il chiaro nemico è la civiltà occidentale, i suoi valori, la cultura, il sistema politico e l'ideologia. In altre parole, i russi hanno posto l'idea di influenzare al centro della loro pianificazione operativa e hanno utilizzato tutte le leve possibili per raggiungere questo obiettivo: abili comunicazioni interne; operazioni di inganno; operazioni psicologiche e comunicazioni esterne ben costruite. In Ucraina, hanno dimostrato un'innata comprensione delle tre principali audience da loro individuate e del loro probabile comportamento: la maggioranza di lingua russa in Crimea e nell'Ucraina orientale; il governo ucraino; e la comunità internazionale, in particolare la NATO e l'UE. Armati di queste informazioni sapevano cosa fare, quando e quali sarebbero stati i risultati, dimostrando che l'antica arte sovietica del controllo riflessivo è viva e vegeta al Cremlino.


6. Conclusione


Certamente siamo tutti a conoscenza di svariate reti televisive e testate giornalistiche più o meno apertamente orientate a sostenere un determinato partito politico o di determinate ideologie, ma RT si spinge un po’ più in là rispetto a quello a cui siamo abituati. Quello che possiamo quindi concludere dall’analisi del comportamento di RT è che la rete televisiva promuove effettivamente una narrativa antioccidentale attraverso i suoi programmi quotidiani e che, spesso, il loro contenuto vuole apertamente sostenere ambizioni russe al di fuori del paese. Quello che possiamo chiederci, però, è chi guarda effettivamente RT? Secondo l'Oxford University Internet Institute, l'obiettivo principale di RT è un pubblico con tendenze antioccidentali e antiestablishment preesistenti. Il canale dà a questo tipo di pubblico una voce, notizie da amplificare e una fonte che rafforza le loro convinzioni e le loro agende politiche. Anche se RT potrebbe non avere ancora il potere di cambiare l'opinione pubblica in un senso più ampio, le sue campagne potrebbero essere dannose per le democrazie occidentali a lungo termine. Inoltre, se RT incarna il desiderio russo di un nuovo approccio alla guerra, come ci proteggiamo da essa e in che modo organizzazioni come la NATO intendono affrontarla? Secondo Sara Ferragamo, analista del centro studi AMIStaDes, la risposta nel nostro continente si trova in una collaborazione più stretta tra l’Unione Europea e la NATO. Purtroppo, però, l’audience di RT va ben oltre il continente europeo e altre agenzie di stampa russe come Sputnik si impegnano man mano a sostenerne gli obiettivi. Siamo quindi destinati ad una perenne Guerra Fredda?


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Note

[1] La teoria della scelta pubblica si basa sul presupposto che sebbene le persone che agiscono nel mercato politico abbiano una certa preoccupazione per gli altri, il loro motivo principale, siano essi elettori, politici, lobbisti o burocrati, è l'interesse personale. [2] L’attenzione di RT alle teorie complottistiche è chiaramente aderente allo slogan “question more” del canale.


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