La Turchia sceglie l’indipendenza dalla NATO: quale sarà il prezzo di questa libertà?

(di Laura Santilli)

Lo scorso 12 luglio, la #Russia ha iniziato la consegna della prima parte dei propri sistemi di difesa missilistici S-400 alla Turchia. Cosa avrà spinto la Turchia, un membro della #NATO, ad acquistare missili S-400 dalla Russia? Quali sono state le reazioni all’interno dell’Alleanza atlantica e, soprattutto, quali le conseguenze di questa scelta nel rapporto già abbastanza teso, tra #Turchia e Stati Uniti?


1. L’accaduto

Il 12 luglio presso la base militare aerea di Mürted, a nord-est di Ankara, è iniziata la consegna di sistemi missilistici S-400 da parte di aerei cargo russi. Le consegne sono proseguite poi nei giorni successivi via mare, fino allo scorso 16 luglio, per arrivare ad una consegna definitiva di 120 missili.[1] L’ S-400 Triumph, evoluzione del precedente S-300, è un sistema d’arma antiaereo di nuova generazione, ideato e sviluppato dalla NPO Almaz, azienda russa del settore della difesa, prodotto dalla MKB Fakel, azienda di stato russa ed esportato dalla Rosoboronexport. È un sistema d’arma capace di intercettare e colpire aerei da guerra, missili balistici e da crociera.

La #Turchia non è il primo paese a cui la #Russia ha venduto questo sistema di missili da difesa. Nel novembre 2014 infatti, Mosca e Pechino firmarono un accordo da 3 miliardi di dollari per la fornitura di sei battaglioni del sistema S-400, che hanno permesso alla Cina di rafforzare in modo significativo il proprio sistema di difesa. Le prime consegne degli S-400 sono arrivate in #Cina tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018.[2] Inoltre, nell’ottobre 2017, in occasione di una visita di stato in Russia, il re saudita Salman raggiunse un accordo con Putin per la fornitura dello stesso sistema di armi per il suo paese.[3]

Per tornare all’accordo con la #Turchia, esso è stato firmato l’11 aprile 2017 tra i leader dei due paesi, per un totale di 2,5 miliardi, corrispondenti all’acquisto di due batterie di S-400.[4]

Non appena la notizia dell’arrivo in Turchia dei primi lotti di S-400 è stata confermata dal Cremlino e dal governo turco, le dichiarazioni di funzionari #NATO e di esponenti del governo degli Stati Uniti non hanno tardato ad arrivare con dei toni molto accesi.


2. La reazione della NATO

L’acquisto del sistema di difesa S-400 russo da parte della #Turchia, rappresenta una dura scelta per la #NATO. La decisione di un’apertura verso un nuovo sistema di difesa, quello russo, potrebbe compromettere la sicurezza degli asset strategici e di difesa dall’Alleanza atlantica. Il sistema S-400 infatti, potrebbe essere in grado di decifrare ed integrare i codici di operatività dei moduli di #difesa atlantici, dei loro sistemi radar in particolare, ad esempio quelli degli F-35. Questo timore è stato espresso da diversi ufficiali NATO, che temono proprio un indebolimento delle capacità difensive dell’Alleanza.

La #NATO tuttavia non può dirsi sorpresa dall’arrivo degli S-400 in #Turchia, dato che l’accordo per il loro acquisto era già stato stipulato nel 2017, ha invece ormai, la certezza di un tradimento da parte di uno dei suoi membri più strategici dal punto di vista del controllo e della difesa regionale, ponte tra Occidente e Medioriente. [CC1] La Turchia, membro #NATO da sessantasette anni e secondo esercito per grandezza tra i paesi membri dell’Alleanza Atlantica, è inoltre, sede di basi militari NATO, tra le quali quella di Incirlik (vicina alla città di Adana, nel sud della #Turchia e al confine con la #Siria) che ospita armi nucleari americane.

Jim Townsend, ex assistente del segretario alla difesa in Europa della #NATO e ora analista presso il Center for a New American Security, ha dichiarato come questo episodio non sia che l’ennesimo avviso della debolezza politica interna all’Alleanza atlantica, in cui troppo spesso si verificano questi disaccordi politici. La vicenda degli S-400 acquistati dalla #Turchia tuttavia, rappresenta secondo Townsend una sconfitta di un livello differente all’interno dell’Alleanza: l’acquisto infatti, mina e sminuisce in un certo qual senso, il peso della capacità difensiva dalla #NATO. Egli afferma inoltre: “Su questo accaduto non si può negoziare con la Turchia, si è verificato un problema importante e delle azioni dovranno essere prese. Il problema per la NATO è senza precedenti, ma ne creerà uno, nel senso: come si comporterà d’ora in poi la #NATO nei confronti di un membro che ha intrapreso azioni che indeboliscono la capacità di difesa dell’Alleanza?”.[5] La scelta turca quindi, ha creato ormai una premessa: d’ora in poi, soprattutto se le reazioni della NATO alla scelta turca non saranno troppo compromettenti, anche altri paesi membri dell’Alleanza atlantica potrebbero scegliere di acquistare sistemi di #difesa al di fuori di essa. Townsend considera improbabile che la Turchia voglia abbandonare la NATO o che ne sia espulsa, soprattutto perché, da un punto di vista legale, non esiste un meccanismo per espellere un paese dall’Alleanza, o per forzarlo ad uscirne. Cosa fare dunque?

Secondo l’ex assistente del segretario alla difesa in #Europa della NATO: “La consegna è ormai iniziata e si concluderà. Una volta conclusa la consegna, il governo turco avrà bisogno di tecnici russi che arrivino per assemblare e rendere operativi gli S-400. Successivamente, le forze militari turche avranno bisogno di addestramento e tutti questi passaggi richiedono tempo.” Townsend prosegue: “La #NATO dovrà essere abile nel fare in modo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan esca fuori dal suo angolo e inizi a giocare a carte scoperte. Allora la domanda è: la NATO riuscirà ad essere paziente, oppure sarà troppo arrabbiata per giocare bene le sue carte?”.[6]


3. Un’ulteriore rottura nel rapporto con gli Stati Uniti

L’arrivo ad Ankara degli S-400 non è stata che la goccia che ha fatto traboccare il vaso nei rapporti tra #Turchia e Stati Uniti, ormai tesi da diversi anni. Riguardo alla decisione della Turchia sull’acquisto del sistema di difesa russo, gli #USA si sono mostrati chiaramente molto rigidi, fin dai primi contatti sulla stipulazione del contratto d’acquisto dei missili. In più occasioni infatti, gli Stati Uniti hanno minacciato sanzioni economiche nei confronti della Turchia, intimandole di imporle sanzioni in accordo al Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA), un atto del governo statunitense entrato in vigore nel 2017 che potrebbe interferire nel settore delle spese per la #difesa turche e nel suo settore bancario. Tuttavia, il governo turco si è sempre difeso in questo senso richiamando ragioni di difesa e sicurezza regionali per l’acquisto degli S-400. Una motivazione questa, che non ha convinto il governo americano, il quale ha congelato la consegna dei cento F-35 che la #Turchia aveva già acquistato e inoltre, ha sospeso l’addestramento dei piloti turchi. Il timore maggiore per gli Stati Uniti è che il sistema di difesa degli S-400 potrebbe essere utilizzato dall’esercito turco accanto agli F-35. La loro preoccupazione infatti, è che gli S-400 possano raccogliere dati tecnici sensibili sugli F-35 che sarebbero così utilizzabili da Mosca[7].

Il rapporto tra i due Paesi tuttavia, è instabile da diversi anni e le questioni politiche irrisolte tra i due governi sono molteplici. L’anno in cui le tensioni tra la #Turchia e gli Stati Uniti si sono imposte sullo scenario internazionale è il 2016: il fallito golpe del 16 luglio in Turchia fu attribuito dal presidente #Erdogan al movimento Hizmet (il Servizio), guidato dall’imam Fethullah Gülen, il quale risiede ormai da più di venti anni in Pennsylvania. Il governo turco, soprattutto dopo il colpo di stato del luglio 2016, ha richiesto a più riprese l’estradizione di Gülen, ma gli Stati Uniti non l’hanno mai concessa. Nell’ultimo anno inoltre, il presidente turco ha accusato più volte alcune banche e istituti finanziari americani di far parte di una “lobby dei tassi di interesse” che ha speculato contro la lira turca, mettendo il paese sotto una pressione finanziaria forte. A questa tensione bilaterale tra i due paesi, se ne sono aggiunte altre sul piano internazionale, in particolare sul fronte siriano. Nel 2011 gli #USA e la Turchia, con le monarchie del Golfo, erano allineati nel tentativo di abbattere il regime di #Assad, ma gli accadimenti hanno preso un corso diverso da quello immaginato dagli alleati. La Turchia è arrivata a uno scontro con la Russia quando ha abbattuto un caccia Sukhoi russo, ma #Putin è stato abile nello sfruttare l’episodio per riannodare il dialogo con Erdogan e convincerlo che la #Russia gli era più utile dell’alleato americano. Non solo. Gli Stati Uniti hanno sostenuto militarmente le SDF (Forze Democratiche Siriane) guidate dalle YPG (in curdo: Yekîneyên Parastina Gel, Unità di Protezione Popolare) curde-siriane, nemico strutturale di #Erdogan perché alleata del PKK, la principale organizzazione militante dei curdi in #Turchia. Nell’intricata faccenda siriana, non deve dunque sorprendere che l’annunciato ritiro da parte del presidente Trump dei marines di stanza nel nord della Siria, la regione del Kurdistan siriano, costituitosi dal 2012 con il nome di Rojava, non sia di fatto mai avvenuto. Se gli Stati Uniti abbandonassero il nord della Siria infatti, offrirebbero alla Turchia la possibilità di annullare il progetto democratico della regione siriana del Rojava, come avvenuto già nel 2018 quando con l’operazione “Ramoscello d’ulivo” è stata avviata una pesante operazione militare appoggiata dalla Turchia, che ha poi portato alla caduta del cantone curdo-siriano di Afrin.

L’acquisto degli S-400 russi è forse servito a mettere sotto scacco gli Stati Uniti e a porre un primo decisivo passo verso una cooperazione militare con la vicina #Russia?


4. Come può spiegarsi la scelta turca?

Le motivazioni della scelta del governo turco sono molteplici e bisogna essere attenti a non ridurle a un semplice desiderio di maggiore autonomia in materia di #difesa, che si configurerebbe quindi in una scelta pratica, senza alcuna scelta razionale strategica alla base.

La decisione dell’acquisto dei missili S-400 non darà alla #Turchia una maggiore autonomia in materia di difesa infatti, proprio perché la renderà dipendente almeno nel breve-medio periodo dalla Russia. La Turchia inoltre, è già dipendente dalla #Russia in materia energetica: essa infatti, rifornisce la Turchia per la metà del fabbisogno di #gas naturale del Paese e la prima linea del progetto del gasdotto TurkStream, completata nel 2018, aumenta l’importanza strategica del governo russo nella regione e sul mercato energetico. Anche in materia di energia nucleare, se si considera l’impianto nucleare turco Akkuyu, situato nella parte meridionale del paese, attualmente gestito dalla compagnia russa Rosatom, è chiaro che Mosca ha un ruolo decisivo nello sviluppo e nella gestione dell’energia turca.

Per quale motivo allora, la #Turchia avrebbe dovuto scegliere di creare, attraverso l’acquisto dei sistemi di difesa S-400, un ulteriore vincolo di dipendenza con il governo russo?

La scelta potrebbe essere stata dettata forse, dalle sfide di sicurezza che la Turchia potrebbe trovarsi a dover affrontare nel medio-lungo periodo, come la questione curda e quella dei jihadisti dispersi nella regione turca dopo la parziale sconfitta dell’#Isis. Se queste due questioni dovessero divenire molto critiche nella regione mediorientale, è probabile che si configurerebbe come necessario l’intervento di potenze esterne quali la #Russia e gli Stati Uniti; in quest’ottica, la #Turchia potrebbe ritrovarsi a dover condurre un conflitto contro l’alleato occidentale: ecco dunque, che differenziare il proprio apparato militare con l’acquisto del sistema di difesa S-400, rappresenterebbe una sorta di “corruzione politica”, una sicurezza nel garantirsi l’appoggio russo qualora il governo turco dovesse intervenire nella questione siriana ad esempio. Da un punto di vista politico ormai, la Turchia è molto più vicina alle posizioni russe che a quelle americane: sia nella risoluzione di problemi regionali, come il caso curdo, sia nella gestione di dossier come quello iraniano o la crisi venezuelana. Oltre a queste importanti ragioni di natura politica, securitaria ed energetica, la Russia ha inoltre, un altro grande punto di forza nei confronti della Turchia: l’interesse personale del presidente #Erdogan di restare a lungo al potere e per realizzare il suo obiettivo, egli dovrà cercare e scegliere bene i suoi alleati anche al di fuori di quelli convenzionali.



[1] Chiara Cruciati, “Gli S-400 sono arrivati in Turchia, NATO in subbuglio”, su Near Est News Agency, 13 luglio 2019.

[2] Franz-Stefan Gady, “Russia Starts Delivery of S-400 Missile Defense Systems to China”, su The Diplomat, 22 gennaio 2018.

[3] Middle East Monitor, “Ambassador: Saudi-Russia missile deal in final stages”, 21 febbraio 2018.

[4] Alberto Negri, “Erdogan piccona la vecchia Nato”, su Il quotidiano del sud, 13 luglio 2019.

[5] Aaron Mehta, “Turkey has the S-400. The Trump administration is silent.”, su Defense news, 13 luglio 2019.

[6] Ibidem.

[7] Si veda il video della CNN.



Bibliografia:

- Chiara Cruciati, “Gli S-400 sono arrivati in Turchia, NATO in subbuglio”, su Near Est News Agency, 13 luglio 2019.

- Franz-Stefan Gady, “Russia Starts Delivery of S-400 Missile Defense Systems to China”, su The Diplomat, 22 gennaio 2018.

-Kerim Has, “Turkey, Russia, and the Looming S-400 Crisis”, su Middle East Institute online review, 10 luglio 2019.

- Aaron Mehta, “Turkey has the S-400. The Trump administration is silent.”, su Defense news, 13 luglio 2019.

- Middle East Monitor, Ambassador: Saudi-Russia missile deal in final stages”, 21 febbraio 2018.

- Alberto Negri, “Erdogan piccona la vecchia Nato”, su Il quotidiano del sud, 13 luglio 2019.


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