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La Strategia Italiana per l’Artico: Un’Opportunità per la Politica Estera Italiana?

Aggiornato il: nov 14

(di Martina Compatangelo)

Introduzione

Da anni si dibatte circa le conseguenze ambientali disastrose causate dal riscaldamento globale. Sebbene l’inesorabile sciogliersi dei ghiacciai presenti nell’Artico rappresenti fonte di preoccupazione internazionale, questi mutamenti morfologici hanno altresì aperto le porte a nuove opportunità strategiche rivendicate da un numero crescente di attori. Nello specifico, il processo di scioglimento della calotta artica ha permesso agli stati coinvolti di avere un maggiore spettro di azione che si concretizza nella possibilità di accedere a nuove rotte di navigazione e in un rinnovato sfruttamento delle ingenti risorse artiche.

Negli ultimi decenni, diversi stati hanno tentato di aggiudicarsi un ruolo chiave nella geopolitica artica, consapevoli di quanto esso rappresenti un polo strategico presso cui si svolgono le principali partite geopolitiche mondiali.[1] Riuscire a guadagnarsi una posizione nell’Artico costituisce, quindi, un’opportunità per accrescere la propria sfera di influenza geopolitica sul resto del mondo, motivo per cui diversi stati, pur essendo geograficamente lontani dalla regione, hanno abbracciato la causa artica al fine di perseguire i propri interessi. Tra questi emerge l’Italia, che dal 2013 si è aggiudicata a pieno titolo l’ingresso come membro osservatore nel Consiglio Artico grazie alle considerevoli attività di ricerca scientifica di cui è stata promotrice.

Pertanto, è necessario analizzare più approfonditamente il ruolo dell’Italia nell’Artico offrendo, anzitutto, una panoramica sul complesso funzionamento della regione, attraverso un breve excursus sulla sua morfologia, sugli strumenti normativi di riferimento e sui maggiori attori artici. Infine, analizzando le principali attività perseguite in ambito scientifico ed economico, si potrà contestualizzare la posizione dell’Italia in questa intricata scacchiera artica.

1. Mutamenti morfologici e nuove opportunità

Per le sue peculiarità morfologiche, il Mar Glaciale Artico è considerato un potente indicatore delle variazioni climatiche globali. Un efficiente monitoraggio dei mutamenti artici è dunque essenziale in quanto consentirebbe di prevedere, ed eventualmente contenere, i cambiamenti climatici nel resto del mondo. Attualmente, l’opinione di scienziati e ricercatori non è rassicurante. Secondo uno studio dell’Osservatorio di Politica Internazionale pubblicato nel 2017, si prevede che lo scioglimento dei ghiacciai proseguirà inesorabilmente fino al punto in cui, tra il 2030 e il 2050, si potrebbe assistere ad estati artiche caratterizzate dalla totale assenza di ghiaccio (zone ice free).

Sebbene la preoccupazione circa il futuro della regione sia sentito a livello internazionale, la riduzione della banchisa artica ha altresì accresciuto l’importanza strategica della regione in quanto è stato permesso all’uomo di velocizzare lo svolgimento di attività come la navigazione, l’estrazione di risorse minerarie e di idrocarburi, lo svolgimento di attività di ricerca e l’impiego delle risorse ittiche offerte dal territorio. Inoltre, è stato possibile ampliare numerose rotte di navigazione e ridurre le tempistiche di percorrenza tra i principali poli marittimi globali.[2]

2. Il Consiglio Artico

L’Artico si presenta come una gigantesca scacchiera il cui funzionamento effettivo è difficilmente inquadrabile. Ad oggi, il Consiglio Artico rappresenta il principale forum intergovernativo mirato alla promozione della cooperazione e dell’interazione tra Stati coinvolti e comunità indigene dell’Artico su questioni comuni come lo sviluppo sostenibile e la protezione ambientale. Formatosi nel 1996 con la Dichiarazione di Ottawa, il Consiglio opera come organo di consenso per affrontare questioni come lo scioglimento dei ghiacciai, la tutela della biodiversità, l’inquinamento da plastica e il black carbon. Il Consiglio è composto da 8 Stati artici[3], 6 partecipanti permanenti in rappresentanza delle popolazioni indigene e 38 Paesi osservatori.

Sebbene i paesi che godono dello status di osservatori non posseggano un effettivo potere decisionale, il loro contributo si esplica attraverso le attività di sei gruppi di lavoro (working groups). Questi ultimi svolgono infatti attività mirate di ricerca come il contenimento dei rischi di inquinamento, la tutela della biodiversità e la promozione dello sviluppo sostenibile nel rispetto dell’ecosistema artico e delle popolazioni indigene.

Recentemente, il numero di stati non artici è notevolmente aumentato. L'ammissione di cinque Stati asiatici[4], in particolare, ha provocato un sostanziale cambiamento nella governance del territorio. Secondo l'opinione comune, questa estensione è intrinsecamente legata sia ai mutamenti morfologici dell'Artico che ai cambiamenti geopolitici globali che hanno visto l’emergere di nuove potenze asiatiche. Il bilanciamento tra il rispetto della sovranità degli Stati artici e l’intraprendenza di quelli non artici è dunque diventato essenziale. A tal proposito, nel dicembre 2017 il Centro di Ricerca per la Cooperazione Polare (PCRC) ha ospitato in Giappone un convegno sul ruolo degli stati non artici e, dopo due giornate di discussione, ha sancito la necessità di perseguire un approccio geograficamente e funzionalmente inclusivo.

3. Collaborazione tra Paesi Artici e non

Come precedentemente emerso, gli attori coinvolti nello scenario artico sono numerosi e diversificati, motivo per cui diventa fondamentale trovare un equilibrio tra le parti per evitare l’escalation di eventuali conflitti. Sebbene il Consiglio Artico sia incaricato di gestire le relazioni diplomatiche e di cooperazione tra Paesi, attualmente non sussistono strumenti legali in grado di regolamentare le attività perseguite nel territorio al di fuori della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS).[5] Questa peculiarità è coerente con lo spirito cooperativo instauratosi nella regione al termine della Guerra Fredda e che persiste tuttora. Tuttavia, le recenti tensioni tra Russia e Occidente hanno altresì dato vita a nuove sfide politiche e contenziosi legali a cui la comunità internazionale è chiamata a rispondere con prontezza per evitare l’insorgere di conflitti. Per comprendere le dinamiche relazionali tra i paesi artici, è necessario descrivere brevemente il ruolo delle principali potenze artiche[6] a cui è possibile aggiungere la Cina in rappresentanza del blocco asiatico.


Russia

La Russia vanta una posizione geograficamente dominante in quanto metà del suo territorio confina con l’Artico. Il 40% delle riserve di gas russe è infatti racchiuso in queste terre, le cui risorse formano circa un quinto del PIL totale del paese. La strategia russa è dunque incentrata su due pilastri fondamentali, che a prima vista possono sembrare discordanti tra loro. Da un lato, l’Artico rappresenta uno sfogo alle mire espansionistiche della nazione, un modo dunque di esercitare influenza geopolitica sul resto del mondo e sfruttare le risorse di petrolio e gas naturale. Non c’è dunque da sorprendersi del fatto che la Russia abbia recentemente militarizzato l’Artico russo. A questo pilastro si oppone un notevole spirito collaborativo incentrato sull’assioma che solo attraverso la cooperazione pacifica sarà possibile gestire le questioni artiche. Infine, lo scioglimento dei ghiacci polari rappresenta un grande potenziale per la Russia che risparmierebbe 6.400 Km rispetto alle attuali rotte nordiche.


Stati Uniti

Sebbene la Russia sia geograficamente dominante, il ruolo di egemone artico appartiene agli Stati Uniti i quali, più per coincidenze geografiche che per reali interessi, controllano le vie di accesso e di uscita da e per l’Artico e gestiscono la loro politica estera nell’Artico grazie all’OPA (Office of Ocean and Polar Affair). La loro presenza è dunque minore ma estremamente strategica, nonché agevolata dall’annessione dell’Alaska[7] e dalla forte influenza esercitata sulla Groenlandia (de facto territorio danese). Nonostante gli Stati Uniti si siano disinteressati per anni agli affari artici[8], il loro interesse sembra essersi rinnovato in risposta alle politiche aggressive adottate dalla Russia. Gli Stati Uniti si sono dunque attivati per militarizzare i confini e stilare una nuova strategia di difesa per l’Artico.


Canada

Il Canada ricopre un ruolo cardine dal momento che il territorio canadese è abitato da circa 200.000 persone, di cui la metà appartenenti a comunità indigene. Una delle priorità canadesi è dunque quella di mantenere il proprio ruolo di leader artico attraverso lo sfruttamento delle risorse presenti nei porti dell’isola di Baffin e Nanisivik e l’avviamento di un centro di addestramento militare artico nell’insediamento di Resolute Bay,[9] fondamentale per la percorribilità del Passaggio a Nord Ovest. Tra i paesi Artici, il Canada è infatti quello che trarrebbe maggior beneficio dall’apertura del suddetto passaggio con un risparmio di 4.000 km rispetto alle rotte attuali.


Norvegia

Attraverso l’arcipelago delle isole Svalbard dove sono concentrate intense attività di ricerca scientifica, la Norvegia ricopre un ruolo privilegiato nella scacchiera artica. Essendo l’unico paese scandinavo membro della NATO, è il luogo in cui si concentrano le attività statunitensi antirusse. Nonostante negli anni Russia e Norvegia abbiano tentato di portare avanti una politica collaborativa, quest’ultima si è incrinata a seguito della crisi della Crimea. Tali avvenimenti hanno infatti spinto il governo norvegese a stanziare 260 milioni di dollari per il potenziamento della difesa sul fronte russo. La Norvegia riveste inoltre un ruolo essenziale per l’approvvigionamento europeo di fonti energetiche.


Danimarca

La Danimarca vanta il ruolo di potenza artica grazie all’isola della Groenlandia. Nonostante le recenti pressioni esercitate dal presidente statunitense Donald Trump, l’isola più grande del mondo rimane ad oggi giurisdizione danese. La strategia artica portata avanti dal Regno di Danimarca ha un duplice obiettivo: salvaguardare l’ecosistema artico nel rispetto delle popolazioni autoctone e promuovere una cooperazione più stretta tra i diversi attori internazionali.


Cina

Tra gli stati non artici è sicuramente degna di menzione la Cina il cui interessamento nelle regioni artiche ha subito un progressivo intensificamento. Essa si definisce curiosamente ‘stato vicino all’Artico’[10] in quanto si prevede che lo scioglimento dei ghiacciai avrà un pesante impatto sulle condizioni ambientali, energetiche e commerciali del paese. Pur mantenendo un basso profilo, la Cina ha dunque deciso di attestarsi come grande potenza legittima e legittimata in un luogo lontano dalle sue sfere di influenza tradizionali. Grazie a considerevoli investimenti, a partire dagli anni ’90 la Cina ha intrapreso quattro spedizioni di ricerca e possiede una stazione di ricerca nell’arcipelago delle Svalbard.

4. La Strategia italiana per l’Artico

Strategia politico-economica

Il ruolo dell’Italia nelle questioni artiche rappresenta un'eccezione al cronico immobilismo della politica estera italiana nel contesto internazionale odierno. Con l’ammissione nel 2013 a membro osservatore del Consiglio Artico, l’Italia ha confermato la volontà di contribuire alle attività Artiche con le proprie conoscenze scientifiche, riuscendo al contempo a mantenere ottimi rapporti diplomatici con i paesi rivieraschi. L’ammissione al Consiglio rappresenta da una parte un’importante conferma e riconoscimento del proprio ruolo nel forum artico e, dall’altra, una rinnovata responsabilità richiedente un ulteriore rafforzamento delle attività nazionali. Oltre ad essere firmataria della Convenzione UNCLOS, l’Italia è sostenitrice di altri strumenti internazionali che sfiorano in modo indiretto le questioni artiche[11] nonché una delle prime firmatarie del Trattato di Svalbard sulla loro giurisdizione internazionale. Inoltre, la crescente attenzione dell’Italia nei confronti dei territori Artici è stata comprovata dalla stesura della prima “Strategia Nazionale per l’Artico” redatta nel 2015 dal MAECI, la quale stabilisce le linee guida delle attività italiane in termini di innovazione scientifica, tutela dell’ecosistema e delle popolazioni indigene, sfruttamento delle risorse e importanza della cooperazione internazionale. Sebbene lo status di osservatrice del Consiglio Artico non le attribuisca alcun potere decisionale, l’Italia ricopre un ruolo diplomatico internazionale rilevante che le consente di imporsi come mediatrice tra l’Europa e le superpotenze artiche e, talvolta, di risolvere eventuali conflitti interni in modo pacifico.

Per quanto concerne l’aspetto economico, l’Italia ha adottato una strategia ambiziosa agevolata dalla presenza storica del colosso energetico ENI e dall’esperienza pluriennale nel settore della coltivazione ed estrazione di idrocarburi in ambienti ostili. Tra i progetti più rilevanti, è necessario menzionare le attività di ENI nella regione norvegese di Goliat, dove giacciono riserve di petrolio corrispondenti a circa 250 milioni di barili.[12] Questo progetto rappresenta l’iniziativa nel settore Oil&Gas più ambiziosa dell’intera zona artica, per cui sono stati investiti circa 43 miliardi di euro a cui andranno aggiunti ulteriori investimenti per il mantenimento della piattaforma.


Ricerca scientifica

Il punto di forza della strategia italiana consiste nelle numerose attività di ricerca scientifica che sono state condotte negli anni. Le ricerche nella regione artica sono gestite dal Centro Nazionale delle Ricerche (CNR), un prestigioso ente di ricerca con la missione di internazionalizzare il sistema nazionale di ricerca e di fornire tecnologie all’avanguardia nel settore sia pubblico che privato. Grazie al CNR sono state realizzate due piattaforme osservative nell’insediamento di Ny-Ålesund.[13]

Specificatamente, il Polar Network del CNR gestisce la Base Artica Dirigibile Italia, una base permanente presso cui vengono svolte attività di ricerca in vari settori di interesse per la regione. Attraverso l’osservazione dei fenomeni atmosferici e delle proprietà chimiche e fisiche dell’ambiente circostante, il sito lavora congiuntamente ad altri gruppi di ricerca internazionali con il fine di determinare le componenti del bilancio energetico in superficie, le loro variazioni temporali e il ruolo svolto dai diversi processi che coinvolgono l'aria, la neve, il ghiaccio e la terra (permafrost e vegetazione).

Finanziata dal CNR e dal Dipartimento Terra e Ambiente (DTA), la Base gestisce anche la Amundsen-Nobile Climate Change Tower[14]. La torre, alta 32 metri, facilita la comprensione del know-how dei complessi processi che collegano le diverse componenti del clima (atmosfera, criosfera, litosfera, biosfera, idrosfera). Presso la base è infine presente il laboratorio Gruvebadet che svolge attività di monitoraggio attraverso il campionamento aerosol di proprietà ottiche, chimiche e fisiche.

Inoltre, l’Italia è coinvolta in una serie di iniziative di ricerca europee. Tra le più significative per il ruolo di partner ricoperto dall’Italia dal 2009 è possibile identificare il progetto EUROFLEETS mirato alla creazione di un’infrastruttura composita di mezzi navali per scopi di ricerca. L’obiettivo del progetto è dunque quello di promuovere un una gestione integrata ed economicamente vantaggiosa in modo da poter monitorare i mari artici su scala regionale ed oceanica.



Conclusione e prospettive future

Tra i paesi non artici, l’Italia riveste una posizione fondamentale ed è stata in grado di distinguersi per la sua professionalità nel campo della ricerca scientifica. La presenza italiana è andata progressivamente consolidandosi grazie anche ad un approccio propositivo mirato alla collaborazione pacifica con i paesi rivieraschi ed alla salvaguardia dell’ecosistema artico, attraverso la promozione di attività nel rispetto della fauna artica e delle popolazioni indigene. Sarà dunque fondamentale, per il nostro paese, tentare di mantenere questo status, nella consapevolezza che esso rappresenta una preziosa opportunità per ridare vigore ed una rinnovata reputazione alla politica estera italiana.

Note [1] da qui il termine ‘Corsa all’Artico’. [2]Tra queste, si ipotizza la possibile apertura del cosiddetto Passaggio a Nord-Ovest nonché una riduzione notevole dei tempi di percorrenza del Passaggio a Nord-Est e della Rotta Transpolare. [3]Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Islanda e Svezia. [4] Cina, India, Giappone, Corea del Sud e Singapore. [5] Siglata nella città giamaicana di Montego Bay nel 1982. [6] La presente analisi si limita all’analisi dei paesi che condividono dei confini con il Mar Glaciale Artico (vedi mappa). Vengono dunque esclusi tre paesi membri del Consiglio Artico: Islanda, Svezia e Finlandia. [7] 3 Gennaio 1959. [8] Comunemente definiti ‘the reluctant Arctic actor’. [9] Dimora della popolazione indigena Inuit. [10] In cinese ‘jin Beiji guojia’. [11] Tra le tematiche approfondite in questi strumenti internazionali è possibile identificare: inquinamento delle navi, salvaguardia delle vite in mare, protezione della diversità biologica. [12] Il permesso di estrazione è stato sancito dal Plan for Development and Operation (PDO) approvato nel 2009 dal Parlamento norvegese. [13] Situato nell’isola di Spitsbergen nell’arcipelago delle Svalbard. [14] Soprannominata così in onore dei ricercatori Roald Amundsen (Norvegia) e Umberto Nobile (Italia). Bibliografia

A. BASSIGNANA, L’artico: territorio di conflitti e cooperazione, Venezia, 2020

T. CABUS et M. RAITA, Conference report: The role of non-Arctic states/actors in the Arctic legal ordermaking, 2017

Camera dei deputati, Servizio Studi XVIII Legislatura, La Strategia Italiana per l’Artico, 2 luglio 2018

J.C. COMISO et C.L. PARKINSON, Satellite Observed Changes in the Arctic, Physics Today, 57(8), 38 – 44

L. DIALTI, M. GUIDERI, R. IVALDI, L. PAPA, Dinamiche della copertura glaciale artica e rotte di navigazione: studio sulla regione artica, Istituto Idrografico della Marina Militare, Genova, 2015

M. DI LIDDO et F. MANENTI, Competizione tra Stati e corsa alle risorse: la geopolitica dell’Artico, Osservatorio di Politica Internazionale, Roma, 2017

A. GALBARINI, L’immobilismo della politica estera italiana nel contesto internazionale odierno, Roma, 2020

A. HOLLAND, American’s Role in the Arctic: Opportunity and Security in the High North, Washington, 2014, American Security Project

M. L. LAGUTINA, Strategy of the Italian Republic in the Arctic, St. Petersburg, 2016, Arctic and North, n.24

J. RAHBEJ-CLEMMENSEN, Denmark in the Arctic: Bowing to three masters, London, 2011, Atlantic Perspective 35, no. 3

Sitografia

Artic council: https://arctic-council.org/en/

Centro nazionale delle ricerche: https://www.cnr.it/it

Consiglio nazionale delle ricerche: http://artico.itd.cnr.it/index.php/sezione-4/artic-council-wsgs-la-strategia-italiana

Institute of atmospheric sciences and climate, the Amundsen-Nobile climate change tower: http://192.167.167.253/en/infrastructures/amundsen-nobile-climate-change-tower

Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale, Eurofleets/OGS Explora: https://www.inogs.it/it/content/eurofleetsogs-explora

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: https://www.esteri.it/mae/it/

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Base Italiana Dirigibile Italia – Ny-Ålesund: https://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/aree_geografiche/europa/base-italiana-dirigibile-italia.html

Norway’s Arctic Strategy, between geopolitics and social development: https://www.regjeringen.no/contentassets/fad46f0404e14b2a9b551ca7359c1000/arctic-strategy.pdf

Office of ocean and polar affairs: https://www.state.gov/about-us-office-of-ocean-and-polar-affairs/

Osservatorio di politica internazionale: http://www.parlamento.it/osservatoriointernazionale

Polar Cooperation Research center: http://www.research.kobe-u.ac.jp/gsics-pcrc/index.html

Programma di ricerche in Artico (PRA), 2018/2020: https://www.miur.gov.it/documents/20182/1826369/Programma+di+Ricerche+in+Artico+%28PRA%29+2018-2020+e+relativo+Programma+Annuale+2018.pdf/138d68ec-9d84-dc46-92c9-d1772e180ffa?version=1.0&t=1555665509545

The Arctic Institute, center for circumpolar security studies: https://www.thearcticinstitute.org/



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