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La generazione del Bicentenario chiede il cambiamento in Perù

di Carmen Forlenza

1. La crisi: tre presidenti in una settimana


Il 10 novembre il presidente della Repubblica Martin Vizcarra è stato destituito dai membri del Congresso con l’accusa di “indegnità morale”[1]. Si è trattato del secondo tentativo di impeachment, il primo venne presentato in settembre[2], ma la procedura non ottenne il numero di voti necessario. Tra i principali fautori della mozione Manuel Merino, presidente del Parlamento, e membro del partito di centro destra Acción Popular.

La destituzione del presidente Vizcarra, a soli 5 mesi dal termine del suo mandato e nel mezzo della crisi sanitaria ed economica causata dal coronavirus, ha scatenato le proteste. In un’inchiesta svolta dall’ Instituto de estudios peruanos, 9 intervistati su 10 si sono dichiarati contrari alla misura e il 37% del totale ha protestato o partecipando alle marce, o con un classico cacerolazo[3] o esprimendo il suo dissenso su internet.

Figura 1 Plaza de Armas (Plaza Mayor)

L’impeachment è stato portato avanti senza che ci fosse alcun procedimento giudiziario a carico di Vizcarra e, considerando che più della metà dei membri del Parlamento (ben 70 su 130) ha indagini o processi a carico per vari delitti, tra i quali corruzione e violenze, è apparsa all’opinione pubblica l’ennesima espressione di interessi privati della classe politica .

La nomina di Manuel Merino a presidente è stata valutata come un mero gioco di potere all’interno del Congresso, senza alcun riguardo per il bene pubblico e le condizioni della popolazione, già provata da una pandemia che ha causato più di 35.000 morti e aumentato la precarietà.


Molti, incluso il giornale “La Republica” hanno parlato senza mezzi termini di un vero e proprio golpe. I peruviani hanno rifiutato la destituzione di Vizcarra e non hanno riconosciuto il nuovo presidente interino. Manuel Merino è un illustre sconosciuto, proveniente dalla piccola regione di Tumbes, all’estremo nord del Paese ed eletto al Congresso con poco più di 5.000 preferenze, attualmente indagato per corruzione e traffico di voti.

Migliaia di cittadini sono scesi in piazza a protestare chiedendo la rinuncia di Merino. Le manifestazioni di protesta hanno coinvolto non solo Lima ma anche le città di Cusco, Ayacucho, Trujillo e Tumbes. La polizia ha reagito in maniera violenta a manifestazioni pacifiche, usando proiettili di gomma, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua quando i manifestanti si sono mossi in direzione del palazzo del Congresso.


Jack Bryan Pintado Sánchez, e Jordan Inti Sotelo Camargo, di 22 e 24 anni, sono morti per ferite d’arma da fuoco, ci sono stati più di 100 feriti e circa 40 denunce di persone scomparse. Nonostante il ministero degli Interni abbia sempre negato l’uso di armi da fuoco da parte della polizia, i manifestanti hanno denunciato, attraverso video postati su internet in diretta, la presenza di agenti in borghese che si sono infiltrati tra i manifestanti per poi puntar loro contro le pistole.


Manuel Merino è stato costretto così a dimettersi dopo soli 5 giorni al potere. Al suo posto, il congresso ha nominato Francisco Sagasti, membro del Partito Morado di centrodestra, l’unico partito che non aveva votato a favore dell’impeachment.


2. Le proteste


Non si tenevano in Perù mobilitazioni di tale portata dalle manifestazioni contro Fujimori del 2000. Protagonisti della protesta durata dal 9 al 15 novembre sono stati gli studenti universitari, giovani di solito considerati indifferenti alla politica nazionale. La paura del contagio non è stata sufficiente a fermare l’indignazione di chi sentiva il dovere di protestare, perché nel mezzo di una crisi sanitaria ed economica i parlamentari decidevano di dare vita anche ad una crisi politica, invece di sostenere una continuità della presidenza in una fase tanto delicata per il Paese.


In poche ore con il passaparola via WhatsApp, Instagram e altri social, tantissimi giovani si sono chiamati a raccolta per andare in strada, non solo o forse non tanto per difendere la persona di Martin Vizcarra ma la democrazia contro la corruzione dilagante.

Figura 2 “Tutti a casa”, uno degli slogan più diffusi durante le proteste, non solo in Perù ma anche in altri Paesi dell’America Latina. Fonte: lapatilla.com.

Inaspettatamente le proteste pacifiche hanno attraversato tutta le strade della capitale, incluso quartieri residenziali come Miraflores e San Isidro, quasi mai coinvolti dalle manifestazioni. Studenti delle università pubbliche e delle università private, cittadini della capitale e fuori sede provenienti dalle regioni montane o dalle regioni amazzoniche, hanno gridato no alla corruzione.


La difesa della democrazia è stata la prima ragione di discesa in campo. Eppure, nei discorsi dei manifestanti si ritrovano anche altri temi. Tra i più importanti la continuità della riforma universitaria del governo Vizcarra, che ha stabilito degli standard minimi di qualità che le università private devono soddisfare per poter operare. Negli ultimi anni, infatti, c’è stato un proliferare di istituti privati che illudono molti giovani di essere un mezzo per un futuro migliore ma offrono a caro prezzo un’educazione di bassa qualità che non garantisce un accesso reale al mercato del lavoro.


Merino aveva nominato primo ministro Ántero Flores-Aráoz, avvocato difensore di molte di queste università private che, nella sua prima dichiarazione con la nuova carica, aveva affermato di voler dare una seconda possibilità agli istituti che non avevano ottenuto l’idoneità da parte della SUNEDU, la Sovrintendenza nazionale per l’educazione superiore.

Tra gli slogan urlati e i cartelli ricorrente la frase: “Vi siete messi con la generazione sbagliata!”. Ma qual è questa generazione?


3. La generazione del bicentenario


Secondo la citata indagine dell’IES, il 53% dei giovani tra 18 e 24 anni ha partecipato alle proteste. Eppure nessuno si aspettava una mobilitazione del genere, si pensava anzi che i giovani fossero totalmente disinteressati alla politica.


La sociologa Noelia Chávez ha coniato l’espressione “generazione del bicentenario” per indicare le migliaia di giovani scese in piazza a protestare contro Merino e il Parlamento. L’ha utilizzata per la prima volta su Twitter, durante il suo primo giorno di marcia, alla vista della piazza San Martin di Lima piena di persone che manifestavano pacificamente, colpita dai lacrimogeni della polizia, in un post che diceva: “Questa è la generazione del vicentenario, Merino deve andarsene[4].


L’espressione nasce con l’idea di creare un termine ‘politicamente potente’ capace di dare un’identità comune alle persone che partecipavano alle proteste in difesa della democrazia, contestualizzandole alla luce del profondo desiderio della gioventù peruviana di avere un Paese diverso alle soglie del 2021, anno in cui si celebrerà l’anniversario dei 200 anni dall’indipendenza del Perù e dalla nascita della Repubblica.

Figura 3 La marcia dei "ciclisti contro il golpe" a Lima.

Si è trattato di una mobilitazione spontanea, priva di leader, senza la guida di alcun partito, sindacato o altra organizzazione. Non c’è stata alcuna ideologia o manifesto dietro la mobilitazione. “La generazione del bicentenario è la coscienza critica di una società che si è stancata dell’indifferenza e della normalizzazione della corruzione”[5].


La generazione del bicentenario ha i propri codici, ha trovato nuovi meccanismi di partecipazione con i social, considerati molto più democratici e accessibili di mezzi tradizionali come la televisione e la stampa, facilmente monopolizzabili.

La discesa in strada e l’occupazione pacifica delle piazze hanno dato spazio e visibilità a tutti i giovani che hanno sentito la necessità urgente di alzare la voce per un cambio profondo nel Paese. L’uso di gruppi WhatsApp, Instagram, Facebook e TikTok ha prima permesso di convocare amici e conoscenti a manifestare, permettendo una mobilitazione in tempi rapidissimi, poi è stata un efficace strumento per trasmettere informazioni sull’andamento della mobilitazione, prestare aiuto ai feriti e documentare le violenze della polizia. Dalle stesse piattaforme e dai dialoghi e confronti nati durante la mobilitazione, si è passato poi a gioire della caduta di Merino e a discutere su altre istanze.

La generazione del bicentenario è apparsa come una nuova protagonista della democrazia peruviana, con i giovani in prima linea com’era già accaduto nelle manifestazioni che hanno avuto luogo dall’autunno dell’anno scorso fino agli inizi della pandemia in Cile, in Ecuador e in Colombia.


Inaspettatamente, una cittadinanza attenta e attiva, ha fatto cadere un presidente. A questo punto la generazione del bicentenario potrebbe disperdersi di nuovo e allontanarsi dalla scena politica oppure continuare a rimanere unita e visibile per chiedere di più: elezioni trasparenti, l’eliminazione dell’immunità parlamentare, la garanzia di un’istruzione di qualità, la riforma di una polizia che ha aggredito manifestanti pacifici senza conseguenze, e modifiche alla Costituzione vigente, come accaduto in Cile.


4. Conclusioni


Il discusso impiego della procedura di impeachment ha causato il malcontento popolare e fatto nascere una grande mobilitazione nazionale guidata dai giovani universitari della capitale. Le proteste hanno messo in luce l’esistenza di una giovane cittadinanza attiva e indignata con la classe politica per la sua disconnessione dalla realtà della gente comune.


I peruviani sono tornati in piazza, dopo le ultime grandi manifestazioni del 2000 in opposizione a Fujimori, contro la corruzione della classe politica e potrebbe anche portare avanti una discussione su un processo costituente su esempio del Cile per sostituire l’attuale Costituzione neoliberale, eredità della dittatura fujimorista, che ha ridotto drasticamente il ruolo dello Stato nell’economia, favorendo gli interessi delle grandi imprese.


Come scrive il giornalista Marco Aviles su “Ojo publico” è ora di superare la disconnessione, la separazione tra cittadinanza e politica e dopo il successo di queste manifestazioni, è auspicabile che i componenti della generazione del bicentenario non si ritirino nuovamente nella propria vita privata ma promuovano un cambio nel sistema, passando da una condanna degli abusi della classe politica all’esercizio di un apporto positivo alle politiche nazionali e al dibattito pubblico.


Il Perù è stato l’ultimo Paese latinoamericano in cui i giovani sono scesi in campo contro un sistema che considerano ingiusto, dopo i loro coetanei in Cile, Colombia ed Ecuador ma saranno i primi ad andare alle urne con le elezioni generali dell’aprile 2021.


Non è chiaro se e come si trasformerà questo attivismo studentesco, con la pandemia che impedisce momenti di aggregazione e discussione strutturati, che di solito confluiscono in movimenti. Però secondo cifre ufficiali le peruviane e i peruviani tra i 20 e i 34 anni costituiscono circa il 40% dell’elettorato. I candidati alle prossime elezioni saranno probabilmente consapevoli dell’esame di una nuova generazione di peruviani impegnati e ora coscienti di quello che possono ottenere, come generazione che si fa carico anche della frustrazione delle generazioni precedenti. Infatti anche se i partiti politici non si erano finora né rivolti né dedicati ai giovani con politiche mirate, il neo presidente ad interim Francisco Sagasti nel suo discorso di insediamento ha dichiarato che il 2021 deve essere caratterizzato da politiche tese a costruire un Perù migliore, e rispondere alle richieste avanzate con la mobilitazione, riconoscendo che :“Questo grande movimento cittadino oggi appartiene ai giovani, alla generazione del bicentenario”.


Sapranno le ragazze e i ragazzi della generazione del bicentenario esercitare un peso sulle prossime elezioni e portare in agenda le loro istanze di cambiamento? Riuscire non solo a denunciare la corruzione della classe politica ma a rinnovarla?


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Note

[1] L’accusa è relazionata ad un presunto caso di tangenti che avrebbe ricevuto nel 2014, quando era governatore della regione Moquegua. [2]L’accusa era di aver favorito il cantante Richard Swing per un contratto di prestazione di servizi al Ministero della cultura. [3] “Cacerolazo” è un termine colloquiale della lingua spagnola che indica una forma di protesta popolare, in cui si produce rumore percuotendo oggetti domestici e di uso comune come tegami e pentole. [4] Nel testo originale “Esta es la Generación del Bicentenario, Merino tiene que salir” [5] Nel testo originale: “La generación del bicentenario es un movimiento que no busca liderazgos: es la conciencia crítica de una sociedad que se ha cansado de la indiferencia y la normalización de la corrupción”


Bibliografia/Sitografia

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