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L’Unione europea e il nuovo programma spaziale

Aggiornato il: mag 2

(di Stefano Dossi)

La Commissione europea ha presentato, in data 6 giugno 2018, un programma spaziale di 16 miliardi di euro per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021 – 2027. Questo è solo la più recente fase dell’impegno dell’Unione nel settore dello spazio.


Cenni storici e giuridici

L’Europa è un attore fondamentale quando si parla di spazio. L’industria spaziale del nostro continente è infatti molto avanzata e affonda le sue radici nel secondo dopoguerra. Negli anni ’50 lo sviluppo del settore spaziale si limitava agli investimenti da parte dei singoli Stati europei (principalmente Francia, Italia e Regno Unito). Per contrastare la netta superiorità statunitense in questo settore gli Stati europei decisero, nei primi anni ’60, di creare partenariati per massimizzare le possibilità di sviluppo delle tecnologie spaziali. Nel 1962 nacquero infatti due organizzazioni internazionali europee: ELDO (European Launcher Development Organization) e ESRO (European Space Research Organization). La prima aveva l’obiettivo di sviluppare un lanciatore tutto europeo mentre la seconda si sarebbe occupata dello sviluppo di satelliti sperimentali. L’ELDO fallì nel suo intento dopo l’esplosione del razzo Europa II in fase di lancio nel 1971 ma l’ESRO riuscì a costruire i satelliti, poi posizionati nello spazio attraverso vettori statunitensi. Vista la défalliance dell’ELDO i Francesi proposero di convertire il loro stesso lanciatore in un progetto europeo. Quest’ultimo fu assunto dall’Agenzia spaziale europea (ESA), un’organizzazione internazionale nata nel maggio 1975 dalla fusione di ELDO e ESRO.

Dato l’importante impatto delle tecnologie spaziale sia a livello economico, sia sociale sia in termini di sicurezza e difesa, tra gli anni ’80 e ’90 l’allora Comunità europea (CE) cominciò ad interessarsi al settore. A partire dai primi anni 2000 la CE stinge accordi con l’ESA pubblicando una strategia spaziale congiunta nel 2000 e un documento sulla politica spaziale nel 2003. Da questo momento la Commissione e l’ESA hanno dato avvio a una collaborazione fruttifera per entrambi e ciò si vede bene con riguardo alle iniziative faro dell’Unione europea: Galileo ed EGNOS (navigazione satellitare) e GMES, ora Copernicus (osservazione della Terra). [1]

Nonostante l’impegno delle istituzioni europee nel campo dello spazio, quest’ultimo settore non è mai stato menzionato nei trattati fino al 2007. Con Lisbona infatti lo spazio rientra tra le competenze condivise dell’Unione.[2] La base giuridica attraverso la quale l’Unione può prendere decisioni in questo ambito è l’art. 189 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) i cui primi tra paragrafi recitano:

1. “Per favorire il progresso tecnico e scientifico, la competitività industriale e l'attuazione delle sue politiche, l'Unione elabora una politica spaziale europea. A tal fine può promuovere iniziative comuni, sostenere la ricerca e lo sviluppo tecnologico e coordinare gli sforzi necessari per l'esplorazione e l'utilizzo dello spazio;

2. Per contribuire alla realizzazione degli obiettivi di cui al paragrafo 1 il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono le misure necessarie, che possono assumere la forma di un programma spaziale europeo, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri;

3. L'Unione instaura tutti i collegamenti utili con l'Agenzia spaziale europea;

Il ruolo potenziato dell’Unione nel settore spaziale ha portato all’emersione di criticità con l’Agenzia spaziale europea sia a livello di assegnazione dei contratti sia a livello di governance. È infatti sempre bene ricordare che l’ESA è un’organizzazione internazionale indipendente che conta, tra i suoi Stati membri, anche la Norvegia e la Svizzera che non sono parte dell’UE. Questa situazione crea problemi dato che i programmi spaziali hanno, oltre a una dimensione civile, anche una di sicurezza e militare e gli Stati membri dell’Unione non accettano che paesi terzi possano entrare in contatto con informazioni sensibili.


Il programma spaziale dell’UE

Per rendere più organica l’azione UE nello spazio e appianare i problemi appena citati la Commissione ha presentato, nel contesto del nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, il programma spaziale dell’Unione Europea. Sotto forma di regolamento, esso unisce sotto un unico ombrello tutti gli atti legislativi riguardanti l’azione dell’UE nello spazio. Gli obiettivi principali sono: 1) assicurare la leadership europea salvaguardando l’evoluzione e lo sviluppo delle iniziative faro europee come Galileo, EGNOS e Copernicus e porre le basi per lo sviluppo di programmi più focalizzati sulla sicurezza come GOVSATCOM e SSA di cui si parlerà in seguito; 2) rafforzare l’industria attraverso la creazione di partenariati finalizzati all’innovazione e il sostegno alle PMI e alle start-up in questo ambito; 3) l’accesso autonomo allo spazio attraverso lo sviluppo di tecnologie di lancio innovative (come i lanciatori riutilizzabili) e il contributo alla creazione di un’infrastruttura di lancio europea; 4) semplificare il sistema di governance tra la Commissione europea, l’ESA e l’Agenzia dell’Unione europea per il programma spaziale.[3]

I fondi che la Commissione intende stanziare ammontano a 16 miliardi (per un periodo di 7 anni). Ciò denota un netto aumento rispetto al settennio precedente (12.6 miliardi). L’allocazione del bilancio nella proposta di regolamento è la seguente:

· 9,7 miliardi di € per Galileo ed EGNOS, i programmi di navigazione satellitare, con l’obiettivo di assicurare l’evoluzione di questi e lo sviluppo di infrastrutture di terra e satellitari;

· 5.8 miliardi di € per Copernicus, il programma di osservazione della Terra che permetteranno di mantenere una capacità di alto livello nel monitoraggio ambientale. Ciò include non solo la raccolta di dati sul cambiamento climatico ma anche, per esempio, il monitoraggio dell’attività sismica o vulcanica e dunque l’allarme tempestivo in caso di disastro naturale;

· 500 milioni di € per i programmi GOVSATCOM e SSA. Il primo, lanciato nel 2016 prevede la condivisione tra gli Stati membri UE delle capacità di comunicazione satellitare. Il fine è permettere a enti governativi di poter sempre comunicare, anche in situazioni di emergenza (cioè quando tutte le altre modalità di comunicazione sono interrotte). Il secondo mira invece a creare una capacità europea di sorveglianza dell’ambiente spaziale. Gli ambiti coperti dal programma sono: il debris spaziale (i detriti), i fenomeni meteorologici spaziali e gli oggetti che passano vicini alla Terra (sia naturali che artificiali).

Per quanto concerne il rapporto tra l’ESA e l’Unione il regolamento riconosce che l’Agenzia spaziale ha un’esperienza insostituibile nel settore spaziale. Sebbene nel testo vi sia una divisione dei ruoli più particolareggiata, questa non è sufficiente per superare le attuali criticità in materia di governance. La proposta di regolamento afferma però che nel futuro prossimo le due organizzazioni concluderanno ulteriori accordi.

Il testo è stato votato nella Plenaria del Parlamento europeo a dicembre e ora si trova nella fase dei triloghi (Parlamento. Commissione e Consiglio) per trovare un punto di contatto tra il Parlamento e gli Stati membri. Nel testo approvato in prima lettura a Strasburgo i parlamentari hanno chiesto, tra le altre cose, un aumento di 0,2 miliardi di € del bilancio per Copernicus e un incremento di 700 milioni per i programmi GOVSATCOM e SSA.

In conclusione, il testo presentato rappresenta sì una uno sviluppo novità rispetto al passato in quanto raccoglie tutte le attività spaziali dell’Unione ma non dà ancora risposta ai tanti interrogativi che rendono spesso macchinose le decisioni in questo ambito. Ciò che è certo è che le tecnologie spaziali sono ormai trasversali a tutte le politiche dell’Unione e di gran valore economico, cosa che rende l’industria spaziale e il suo progresso essenziali per il benessere dei cittadini europei.

[1] Per maggiori informazioni sui programmi si veda https://europa.eu/european-union/topics/space_en.


[2] Ciò, ai sensi dell’ art. 4, implica che in questo settore “l’Unione ha competenza per condurre azioni, in particolare la definizione e l'attuazione di programmi, senza che l'esercizio di tale competenza possa avere per effetto di impedire agli Stati membri di esercitare la loro.”


[3] L’Agenzia europea per il programma spaziale dell’Unione europea nasce nel 2004 col nome, che tuttora ha, di agenzia del sistema europeo globale di navigazione satellitare (GSA). La GSA ha un ruolo importante ma limitato all’interno di Galileo ma per ora nessuno in Copernicus. Tuttavia il nuovo programma prevede un rafforzamento dell’Agenzia.

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