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L’idea di Oneweb: Internet dallo spazio

Aggiornato il: gen 21

(di Stefano Dossi)

L’idea di Oneweb: Internet dallo spazio

La società privata OneWeb ha effettuato il lancio dei primi sei satelliti di una numerosa costellazione che permetterà una copertura a banda larga globale.

I dispositivi sono stati portati in orbita dal razzo Soyuz, lanciato dalla base di Kourou nella notte tra il 27 e il 28 febbraio. Il piano prevede una costellazione di 900 satelliti, di cui 650 dovranno essere attivi entro metà 2021. Esistono già servizi internet “spaziali” ma la connessione è molto lenta a causa del posizionamento dei satelliti. La maggior parte di essi infatti si trova infatti nell’orbita geostazionaria, cioè a 36 000 km dalla superficie terrestre e questo fa sì che il segnale sia poco reattivo poiché deve percorrere una distanza rilevante con conseguenti ritardi nella trasmissione dei dati.

L’idea di Oneweb è invece di collocare satelliti più piccoli, con un peso massimo di 150 kg, nella LEO (Low Earth Orbit) – a circa 1200 km di altezza - in modo tale da evitare questo problema. Ovviamente, più i dispositivi sono vicini alla Terra, minore sarà la porzione di superficie terrestre coperta. Per questo motivo il piano dell’azienda prevede la costruzione di ben 900 satelliti, di cui 650 dovranno essere in orbita entro la metà del 2021. Parallelamente all’infrastruttura spaziale saranno costruiti ricevitori al suolo i quali, una volta ricevuto il segnale dai satelliti, lo ritrasmetteranno via cavo.

OneWeb non è l’unica società che si sta impegnando su questo fronte. Progetti simili sono al vaglio di diverse aziende aerospaziali ma in particolare di SpaceX. Starlink, questo il nome dell’ambiziosa rete satellitare, si basa sulla stessa idea: creare una enorme costellazione satellitare per fornire internet a banda larga ovunque sul globo. L’azienda di Elon Musk ha lanciato il mese scorso due satelliti di prova, i primi di ben 12 000 previsti, constatando però che vi sono ancora molti aggiustamenti da fare prima di cominciare la produzione in massa.

Una volta attiva e sicura, la costellazione OneWeb potrebbe permettere di ridurre la dipendenza dal sistema di cavi Internet che attraversa la terra e gli oceani portando attualmente il 97% dei dati intercontinentali. La quasi totale dipendenza da questi vettori sottomarini crea anche timori legati alla sicurezza e alla difesa. Si pensi, per esempio, se un paese ostile decidesse di tagliare i cavi internet a danno di un altro paese. Quest’ultimo avrebbe pesantissime conseguenze su tutti i livelli e sarebbe vulnerabile a possibili attacchi.

Mappa dei cavi sottomarini

Oltre alle considerazioni di carattere più politico è importante notare che una copertura Internet globale costituirebbe un catalizzatore economico e sociale importante per quelle aree che attualmente si trovano isolate e dunque per le persone che vi abitano: tutte le scuole del mondo potrebbe essere connesse alla rete e dunque aver accesso, tra le altre cose, a programmi in distance learning. Più internet implicherebbe anche una maggiore uguaglianza di genere poiché molti studi ci dicono che la maggioranza della popolazione senza accesso alla rete è femminile (circa 58% di cui il 60% abita in zone rurali). Infine, una banda larga estesa a copertura globale può garantire servizi di telemedicina e una risposta rapida ai disastri naturali, ovunque accadano.

Tutto ciò sarà possibile grazie agli sviluppi tecnologici nella miniaturizzazione dei satelliti che sono sempre più piccoli e semplici da controllare. Tuttavia, questi progressi portano con sé molte preoccupazioni legate alla congestione dell’ambiente spaziale. Queste enormi costellazioni in programma andrebbero infatti ad aggiungersi al numero già esorbitante di oggetti spaziali aumentando il rischio di collisioni.

È importante notare che nello spazio non vi sono solo satelliti funzionanti ma si trovano anche vecchi dispositivi ormai spenti e molti detriti (il così detto debris). Secondo i dati dell’Agenzia spaziale europea al di fuori della nostra atmosfera vi sono 34 000 oggetti più lunghi di un centimetro, 900 000 tra 1 cm e 10 cm e 128 milioni con una lunghezza compresa tra 1 mm e 1 cm. Ognuno di questi può recare danni più o meno gravi, o addirittura irreparabili, ai satelliti orbitanti e in funzione a causa della velocità di movimento (se avete visto il film Gravity potete capire i rischi del debris). Per questo motivo la NASA, dopo aver pubblicato una relazione nella quale si constatano gli effetti di queste mega-costellazioni sulla sicurezza dell’ambiente spaziale, ha invitato tutte le imprese del settore aerospaziale a ideare sistemi di rientro, affinché i satelliti, una volta terminata la loro attività, tornino nell’atmosfera.

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